{"id":46551,"date":"2025-08-14T06:40:09","date_gmt":"2025-08-14T06:40:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46551\/"},"modified":"2025-08-14T06:40:09","modified_gmt":"2025-08-14T06:40:09","slug":"cosa-ce-sul-tavolo-di-trump-e-putin-al-vertice-di-ferragosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46551\/","title":{"rendered":"cosa c&#8217;\u00e8 sul tavolo di Trump e Putin al vertice di Ferragosto"},"content":{"rendered":"<p>A sorpresa ha scelto l\u2019<strong>Alaska<\/strong>. Una location completamente diversa da Roma, la citt\u00e0 eterna che avrebbe potuto fare da cornice al faccia a faccia tra <strong>Donald Trump<\/strong> e <strong>Vladimir Putin<\/strong>. Il no di Mosca, per\u00f2, ha fatto evaporare l\u2019ipotesi italiana. A quel punto la Casa Bianca ha optato per la base militare <b\/> <strong>Elmendorf\u2013Richardson<\/strong> di <strong>Anchorage<\/strong>, la citt\u00e0 pi\u00f9 grande dell\u2019Alaska. Una scelta evocativa e sorprendente. Intanto perch\u00e9 l\u2019Alaska era russa fino al 1867: Putin, quindi, sar\u00e0 ospitato in un territorio che apparteneva all\u2019impero dello Zar. Ma che da 158 anni fa parte degli <strong>Stati Uniti<\/strong>: l\u2019inquilino del Cremlino si trover\u00e0 quindi a giocare fuori casa, in una base militare fondamentale per gli Usa durante la <strong>Guerra<\/strong> <strong>Fredda<\/strong>, scelta nel 1971 per ospitare l\u2019incontro tra <strong>Richard Nixon<\/strong> e l\u2019imperatore giapponese <strong>Hirohito<\/strong>. Va detto, per\u00f2, che non dovr\u00e0 poi viaggiare molto: nel punto pi\u00f9 vicino dello <strong>Stretto di Bering<\/strong>, infatti, il confine americano dista appena tre chilometri da quello russo. Come dire: ci sono trasferte peggiori per uno che \u00e8 ricercato dalla <strong>Corte penale internazionale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il summit che eslude l\u2019Ue e Kiev<\/p>\n<p>Al netto delle note storiche, per\u00f2, la scelta di <strong>Anchorage <\/strong>ha sorpreso gli osservatori europei per altri motivi. Intanto perch\u00e9 il fuso della capitale dell\u2019Alaska \u00e8 dieci ore indietro rispetto a quello di Bruxelles, <strong>Parigi<\/strong>, Roma e <strong>Berlino<\/strong>, mentre sono addirittura undici le ore di differenza con Kiev. Trump e Putin, dunque, discuteranno della possibile fine della <strong>guerra in Ucraina<\/strong> mentre in Europa sar\u00e0 notte fonda. I leader Ue saranno costretti all\u2019insonnia, visto che l\u2019inquilino della Casa Bianca ha promesso d\u2019informarli alla fine del suo faccia a faccia. La stessa cosa far\u00e0 con <strong>Volodymyr Zelensky<\/strong>, escluso dal summit di <strong>Ferragosto<\/strong>, nonostante l\u2019incontro serva ufficialmente per discutere dell\u2019invasione del suo Paese. Come dire: per risolvere la crisi ucraina basta un bilaterale tra Trump e Putin, in un luogo lontanissimo dall\u2019Europa, ma praticamente attaccato al confine russo. Un altro indizio che suggerisce come al vertice in Alaska non si discuter\u00e0 solo di Kiev. \u201cOltre all\u2019Ucraina si parler\u00e0 dell\u2019Artico, punto cruciale delle <strong>relazioni bilaterali<\/strong>. C\u2019\u00e8 un confronto serrato nella regione, potenziale <strong>teatro di uno scontro armato<\/strong>. Le attivit\u00e0 militari sia della Russia che degli Usa sono in aumento\u201d, ha spiegato l\u2019altro giorno <b>Dmitrij Suslov, <\/b>consigliere del Cremlino per la politica estera, intervistato da Paolo Valentino sul Corriere della Sera. \u201cL\u2019Artico \u00e8 ormai da tempo al centro degli <strong>interessi geopolitici mondiali<\/strong>, \u00e8 evidente che sar\u00e0 tra i punti principali del vertice di Ferragosto\u201d, dice a ilfattoquotidiano.it l\u2019analista <strong>Emanuela Somalvico<\/strong>, direttore dell\u2019Osservatorio di intelligence sull\u2019<strong>Artico <\/strong>della Socint, la Societ\u00e0 italiana d\u2019intelligence. \u201cLa scelta dell\u2019Alaska \u2013 aggiunge \u2013 secondo me indica chiaramente come gli <strong>Stati Uniti<\/strong> vogliano comunicare a Putin e al resto del mondo la volont\u00e0 di tornare a essere presenti nella regione\u201d.<\/p>\n<p>The Alaska Purchase<\/p>\n<p>In questo senso, dunque, la <strong>crisi ucraina<\/strong> potrebbe essere solo il movente per giustificare il faccia a faccia tra Usa e Stati Uniti, desiderosi di normalizzare le loro relazioni dopo un triennio di alta tensione. \u201cL\u2019Artico potrebbe essere la chiave per porre fine alla <strong>guerra in Ucraina<\/strong>?\u201d, si \u00e8 chiesto James Tidmarsh sul The Spectator. Nel 1867 fu per pagare i debiti contratti proprio nella guerra di <strong>Crimea<\/strong> che lo zar <strong>Alessandro II<\/strong> decise di cedere l\u2019Alaska agli Stati Uniti: ottenne <strong>7,2 milioni di dollari<\/strong>, che al cambio di oggi sarebbero almeno <strong>130<\/strong>. All\u2019inizio <strong>the Alaska Purchase<\/strong> provoc\u00f2 reazioni negative da entrambe le sponde dello <strong>Stretto di Bering<\/strong>: i russi si sentirono depredati, gli americani accusarono il governo di aver gettato denaro. In realt\u00e0 per gli Usa fu un affare, visto che gi\u00e0 alla fine del secolo in Alaska si apr\u00ec la <strong>caccia all\u2019oro<\/strong>. I giacimenti del prezioso metallo giallo ripagarono ampiamente l\u2019investimento. Quasi centosessant\u2019anni dopo, invece, \u00e8 nero l\u2019oro che gli Usa estraggono dal sottosuolo dell\u2019Alaska. A <strong>Prudhoe Bay<\/strong>, sul mare di Beufort, sorge il pi\u00f9 grande giacimento petrolifero del Nord America: da qui arriva il 10% del greggio estratto ogni anno in tutti gli Stati Uniti. Solo una piccola percentuale di quello che si nasconde nel profondo Nord del globo: secondo le stime dell\u2019<strong>United States Geological Survey<\/strong>, il servizio geologico americano, i fondali del Mare Artico nascondono i pi\u00f9 <strong>ricchi giacimenti<\/strong> di greggio e <strong>gas naturale<\/strong> non ancora individuati nel mondo. Si tratta di circa <strong>90 miliardi di barili<\/strong> di petrolio: fonti di approvvigionamento finora mai raggiunte a causa delle difficolt\u00e0 di accesso. Una situazione che sta cambiando rapidamente.<\/p>\n<p>La nuova rotta del nord<\/p>\n<p>Il riscaldamento globale, infatti, sta facendo arretrare la <strong>calotta glaciale<\/strong>, rendendo pi\u00f9 facilmente raggiungibili zone un tempo remote. \u201cTutto ci\u00f2 in futuro potrebbe offrire ulteriori opportunit\u00e0 per il <strong>trasporto marittimo<\/strong> e le <strong>infrastrutture portuali<\/strong>. Un prossimo sviluppo infrastrutturale nell\u2019area polare \u00e8 quindi destinato ad aprire la possibilit\u00e0 di <strong>investimenti significativi<\/strong> da parte di attori locali e internazionali. Le <strong>rotte navigabili<\/strong> potrebbero inoltre fornire accesso inatteso alle <strong>risorse ittiche<\/strong>, cos\u00ec come l\u2019accesso alle <strong>risorse minerarie<\/strong> diventer\u00e0 pi\u00f9 praticabile\u201d, scrive Somalvico nel suo Prospettiva Artico. Nuove sfide per l\u2019Intelligence, pubblicato dalla fondazione Margherita Hack. Lo scioglimento dei ghiacciai, in pratica, sta rendendo pi\u00f9 semplice la navigazione nel <strong>mar Glaciale Artico<\/strong>: finora si poteva attraversare solo con le famose <strong>navi rompighiaccio a propulsione atomica<\/strong> della <strong>Russia,<\/strong> titolare della pi\u00f9 grande flotta del mondo composta da pi\u00f9 di 50 imbarcazioni. Il cambiamento climatico, quindi, ha creato una <strong>nuova rotta marittima<\/strong> che avvicina l\u2019<strong>Asia<\/strong> all\u2019<strong>Europa<\/strong> seguendo un percorso pi\u00f9 breve rispetto a quello che passa dal <strong>Canale di Suez<\/strong> e dallo <strong>stretto di Gibilterra<\/strong>. Si tratta della <strong>Northern Sea Route<\/strong>, il percorso davanti alla costa russa che collega l\u2019Europa all\u2019Asia con circa <strong>8mila miglia<\/strong> di navigazione, rispetto alle <strong>13mila<\/strong> della rotta del <strong>Canale di Suez<\/strong>. Anche a causa dei continui agguati degli <strong>Houthi<\/strong> alle navi che passano nel <strong>Mar Rosso<\/strong>, la rotta del Nord inizia a diventare sempre pi\u00f9 un\u2019alternativa reale per le flotte commerciali. Soprattutto per quelle cinesi e russe. I dati del <a href=\"https:\/\/chnl.no\/news\/main-results-of-nsr-transit-navigation-in-2024\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Center for High North Logistics<\/strong><\/a>, fondazione norvegese che studia soluzioni logistiche nella regione artica, raccontano come nel 2024 dal passaggio marittimo siano transitate <strong>97 spedizioni<\/strong> con <strong>3,1 milioni di tonnellate<\/strong> di merci in totale. Un nuovo record, dopo il minimo storico toccato nel 2022, dovuto lo scoppio della guerra in <strong>Ucraina<\/strong>. L\u2019invasione, infatti, ha avuto ovviamente ripercussioni anche sul fronte polare: la rottura dei rapporti tra i Paesi occidentali e la messa al bando del petrolio russo hanno avvicinato ancora di pi\u00f9 Mosca a Pechino. E infatti il 60% dei viaggi sulla <strong>Northern Sea Route<\/strong> \u00e8 servito a trasportare <strong>greggio<\/strong> dai porti russi a quelli cinesi. Un aumento del traffico che da tempo ha spinto la stampa internazionale a parlare di <strong>Polar Silk Road<\/strong>, la <strong>via della Seta polare<\/strong>. \u201cUna delle questioni principali del vertice di Trump e Putin sar\u00e0 la <strong>gestione della rotta del Nord<\/strong>. Soprattutto alla luce dell\u2019attivismo della Cina, che proprio in questo momento ha in mare tutti le sue <strong>cinque navi rompighiaccio<\/strong>\u201c, spiega Somalvico.<\/p>\n<p>La via della Seta polare<br \/>\nMa la <strong>cooperazione sino-russa<\/strong> non riguarda solo questioni economiche e commerciali. La guerra in Ucraina, infatti, ha messo in stand-by i lavori del <strong>Consiglio Artico<\/strong>, il forum di cooperazione che dal 1991 analizza e prova a risolvere i problemi della regione. Ne fanno parte i Paesi che si affacciano sul\u2019oceano glaciale: quindi la <strong>Russia<\/strong>, il Canada, la <strong>Danimarca<\/strong>, la Finlandia, <strong>l\u2019Islanda<\/strong>, la Norvegia, gli <strong>Stati Uniti<\/strong> (proprio attraverso l\u2019Alaska) e la Svezia. \u201cI lavori non si sono mai bloccati completamente, diciamo che si sono rallentati. Certo per forza di cose la Russia ha un\u2019influenza particolare, essendo titolare del <strong>50%<\/strong> del territorio. Va detto, per\u00f2, che il Consiglio non ha poteri di governance sulla regione, ma si occupa di questioni climatiche e sociali\u201d, spiega il direttore dell\u2019Osservatorio di intelligence. Del Consiglio fanno parte anche i membri osservatori permanenti, cio\u00e8 i Paesi scelti perch\u00e9 hanno un qualche interesse nell\u2019Artico, anche se non si affacciano direttamente. Tra questi c\u2019\u00e8 anche l\u2019Italia, che tramite il <strong>Consiglio nazionale delle ricerche<\/strong> gestisce la <strong>base artica Dirigibile<\/strong> <strong>Italia<\/strong> a <strong>Ny-\u00c5lesund<\/strong>, nelle <strong>isole Svalbard<\/strong>. Dal 2004 una stazione di ricerca scientifica nell\u2019arcipelago appartiene anche la Cina: si chiama <strong>Yellow River Station<\/strong> e concede a Pechino di essere un membro osservatore permanente del Consiglio Artico. \u201cE nel 2023 la Russia ha firmato con la Cina un accordo di collaborazione relativo alla <strong>sicurezza del territorio<\/strong>\u201c, racconta Somalvico. \u201cLa questione dal punto di vista degli Stati Uniti \u00e8 sempre quella \u2013 aggiunge l\u2019analista \u2013 riuscire ad <strong>arginare il ruolo della Cina<\/strong> nell\u2019Artico riprendendo i rapporti con Mosca\u201d. \u00c8 per mettere un freno alla silenziosa escalation polare di Pechino che Trump ha deciso di organizzare il vertice di Ferragosto con Putin. E proprio per questo motivo ha scelto l\u2019Alaska. Del resto il presidente degli Stati Uniti ha spesso dimostrato di avere una passione per il prodondo Nord: basti pensare ai messaggi minatori lanciati pi\u00f9 volte in <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/02\/03\/perche-trump-vuole-groenlandia-mafie-artico-inchiesta\/7846968\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">direzione della <strong>Groenlandia<\/strong><\/a>, oggetto del desiderio dell\u2019inquilino della Casa Bianca. Alle minacce di <strong>annessione<\/strong> non sono finora seguiti i fatti. Ma d\u2019altra parte la corsa all\u2019Artico \u00e8 appena cominciata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A sorpresa ha scelto l\u2019Alaska. 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