{"id":46688,"date":"2025-08-14T08:19:11","date_gmt":"2025-08-14T08:19:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46688\/"},"modified":"2025-08-14T08:19:11","modified_gmt":"2025-08-14T08:19:11","slug":"la-colonia-la-ritirata-silenziosa-da-un-presente-troppo-frenetico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46688\/","title":{"rendered":"La colonia: la ritirata silenziosa da un presente troppo frenetico"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/formiche_in_cerchio.jpg\" alt=\"Una colonia di formiche\" title=\"formiche disposte in cerchio\"\/><\/p>\n<p>In un panorama editoriale popolato <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/consigli-libri-thriller-estate\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">da romanzi<\/a> sulle derive settarie incardinati nel genere horror o thriller psicologico, <a href=\"https:\/\/www.edizionieo.it\/book\/9788833579252\/la-colonia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La colonia<\/a> di Annika Norlin (2025, Edizioni E\/O) rappresenta un\u2019anomalia. Nessun culto sanguinario, poca manipolazione mentale, forse anche inconsapevole e una leader carismatica suo malgrado, a sua volta in fuga dalle implicazioni del comando.<br \/>Eppure l\u2019inquietudine serpeggia tra le pagine, ed \u00e8 legata alla pacatezza silenziosa di chi ha smesso di lottare contro il mondo e ha semplicemente scelto di uscirne. La colonia racconta una <strong>fuga dal rumore, dall\u2019efficienza, dal sovraccarico sensoriale e cognitivo che caratterizza la vita metropolitana contemporanea<\/strong>, ma lo fa con toni dimessi, meditativi, intrisi di malinconia pi\u00f9 che di tensione narrativa.<\/p>\n<p>L\u2019abbandono del mondo civilizzato, un passo alla volta<\/p>\n<p>Il romanzo alterna le osservazioni di Emelie, voce narrante intimista e smarrita, con brani scritti e raccontati dai membri del gruppo con cui si trover\u00e0 a interagire, in particolare da giovane L\u00e5ke, che non ha mai conosciuto un mondo diverso da quello isolato della Colonia. Emelie \u00e8 una giornalista freelance, calata fino al midollo in un contesto metropolitano, che ha vissuto per anni immersa nella macchina dell\u2019efficienza e dell\u2019autosfruttamento: sostituzioni, promesse di impiego, riunioni, multitasking. \u201cAvevo molte spese \u2013 racconta \u2013 il mutuo era oneroso, ma amavo ogni singolo metro quadrato di quella casa, che attestava la mia autonomia. Ero pronta ad ammazzarmi di lavoro per poter continuare ad averla. Ero la tiranna di me stessa. Ero cos\u00ec orgogliosa della mia vita. Se qualcuno mi avesse guardata da fuori, avrebbe persino potuto credere che sapessi cosa stavo facendo\u201d.<\/p>\n<p>Neanche per un secondo Emelie si \u00e8 chiesta se quello che faceva e sentiva fosse giusto, finch\u00e9, inevitabilmente, qualcosa si \u00e8 spezzato: la sua narrazione iniziale \u00e8 un ritratto nitido di burnout: palpitazioni, insonnia, irritazione cronica, senso di colpa. Non c\u2019\u00e8 una frattura netta, un trauma, un crollo hollywoodiano, una scena madre da raccontare agli amici: semplicemente una mattina Emelie non riesce pi\u00f9 ad alzarsi, perch\u00e9 il disagio accumulato nel tempo travalica il confine della sopportazione.<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    L\u2019inquietudine \u00e8 l\u00ec, come pure l\u2019irritazione, e insieme fanno una piccola riunione, e tu non hai nessun posto dove scappare, nessuno. Sei bloccato dentro te stesso, nel tuo stesso corpo disgustoso<br \/>\n<\/strong><br \/>\n                        Annika Norlin<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Da qui la decisione di ritirarsi nel nord della Svezia, nei boschi attorno alla terra della nonna morta. Una ritirata silenziosa di cui mette a parte solo una conoscente: gli amici e i colleghi con cui passava tutto il suo tempo non la cercano, ma si limitano a sostituirla, come si fa con gli oggetti che non rispondono pi\u00f9 alle aspettative degli utenti, come se prendersi il lavoro di un altro all\u2019ultimo minuto o uscire per una festa fino all\u2019alba anche quando il corpo urla \u201cfermati!\u201d non fosse abbastanza per avere un ruolo nella vita degli altri.<\/p>\n<p>Un altro mondo \u00e8 possibile?<\/p>\n<p>Dalla sua tenda nel bosco, Emelie nota un gruppo di sette persone che vive nella foresta in modo radicalmente diverso: mangiano insieme, ringraziano i pesci che pescano prima di consumarli, si lavano a vicenda, si toccano senza nessuna malizia e dormono sotto le stelle pur avendo una casa. <strong>Gli appassionati del genere avranno riconosciuto alcuni <\/strong><strong>topoi\u00a0<\/strong><strong>dei libri sulle sette, ma qui non c&#8217;\u00e8 nulla di esoterico o inquietante<\/strong>, risulta semplicemente un comportamento molto strano. Ed ecco che si fa strada l\u2019ipotesi di una convivenza pi\u00f9 lenta, non codificata, che si costruisce man mano nei gesti minimi, che si trasformano in riti collettivi: dividere il pane, passare una spugna sul braccio dell\u2019altro, raccogliere le patate senza parlare. Ed ecco che Emelie viene accolta nel gruppo, perch\u00e9, come gli altri membri, \u00e8 una fuggiasca, che pu\u00f2 perdersi nell\u2019eterno presente di questa Colonia.<\/p>\n<p>Un eterno presente che non risolve, ma protegge<\/p>\n<p>\u00c8 importante rilevare anche <strong>ci\u00f2 che manca: la retorica della salvezza. Tutti i personaggi sono scappati da qualcosa, ma nessuno parla mai di guarigione<\/strong>, nessuno fa proselitismo, nessuno inizialmente si interroga sul futuro, malgrado siano passati anni dalla costituzione del gruppo originario. La colonia esiste semplicemente come spazio di sospensione, il mondo esterno non \u00e8 un nemico da combattere, ma qualcosa a cui non si pu\u00f2 tornare, anche se ogni personaggio ha un motivo diverso che gli fa vedere la vita tradizionale come impraticabile.<\/p>\n<p>Il titolo stesso, La colonia, evoca ambiguit\u00e0. Rimanda a un mondo parallelo, autarchico, ma anche ai ricordi infantili: le colonie estive, i campeggi, la cura collettiva. \u00c8 un universo chiuso, ma non chiuso da sbarre o dottrine, semplicemente dalla volont\u00e0 di chi ha bisogno di una pausa dal mondo, e anche chi, nella seconda parte della storia, vorrebbe uscirne non riesce a decidersi, perch\u00e9 nella colonia si sente protetto, e l\u2019alternativa a quel mondo pu\u00f2 essere molto peggiore. Emelie, la protagonista, non viene risucchiata da una setta, non subisce lavaggi del cervello, si presenta gi\u00e0 rotta, e trova in questo nuovo modo di vivere una soluzione, non necessariamente la migliore, al suo disagio: nessuno la trattiene, e anche se, con il favore dell\u2019alcol, viene colta da dubbi sulla piega che prendono i rapporti nella colonia, non vuole scappare. Eppure nessuno glielo impedirebbe: se volessimo vedere la colonia come una trappola, ci si sarebbe messa da sola.<\/p>\n<p>La simbologia del formicaio<\/p>\n<p>Tra i fili conduttori del romanzo spicca una presenza minuscola e insistente: le formiche. Appaiono ovunque, come metafora flessibile e ambivalente. All\u2019inizio, Emelie descrive la sua vita cittadina come un &#8220;formicolio&#8221;: i corpi schiacciati nel bus, i passi nelle scale mobili, il ritmo incessante.<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    Sono chiusi nei loro mondi, diretti verso qualcosa d\u2019importante, lo si percepisce. In tutti gli sguardi c\u2019\u00e8 una direzione. Si \u00e8 tutti parte del formicolio<br \/>\n<\/strong><br \/>\n                        Annika Norlin<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ma quando una donna del gruppo sosta davanti a un formicaio per minuti interi, con lo sguardo ipnotizzato, il senso si ribalta<strong>: le formiche non sono pi\u00f9 il simbolo di ritmi brulicanti e alienati, ma diventano quello di interdipendenza, di reti silenziose collaborative, di un ordine rispettato a beneficio della collettivit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>La metafora del formicaio attraversa tutto il romanzo come una corrente sotterranea: Norlin non la esplicita mai fino in fondo, ma la lascia agire per accostamenti, intuizioni, gesti minimi. Il formicaio \u00e8 ambivalente: da un lato rimanda a una societ\u00e0 iper-organizzata, instancabile, apparentemente impersonale, cio\u00e8 quella che Emelie ha lasciato; dall\u2019altro diventa emblema di una rete organica, dove ogni movimento ha senso solo in relazione agli altri. \u00c8 questa ambivalenza che rende la metafora cos\u00ec potente: in quel brulicare ansiogeno, c\u2019\u00e8 anche qualcosa di contemplativo, di ipnotico, perfino di rassicurante. Le formiche non parlano, non giudicano, non chiedono nulla, eppure costruiscono, cooperano, persistono a livello di gruppo nonostante tutto.<\/p>\n<p>Nel romanzo, quindi, il formicaio non \u00e8 n\u00e9 infernale n\u00e9 utopico: \u00e8 una struttura che funziona senza padroni, senza slogan, senza obiettivi esterni, e in questo somiglia proprio alla colonia. L\u2019identificazione delle formiche con i membri del gruppo non \u00e8 totalizzante, ma suggerisce una possibilit\u00e0 di pensarsi parte di un tutto, senza perdere la propria singolarit\u00e0. \u00c8 anche una forma di resistenza: diventare minuscoli per sottrarsi allo sguardo degli altri, di chi non \u00e8 in grado di capire.<\/p>\n<p>La maledizione del leader<\/p>\n<p>Pu\u00f2 esistere un gruppo dove non emerga un leader? Forse no, ma anche in questo caso La colonia\u00a0si discosta dallo stereotipo: tra le figure pi\u00f9 enigmatiche del gruppo c&#8217;\u00e8 Sara, la donna che sembra esercitare una forma di leadership silenziosa e in qualche modo rispettosa. Non d\u00e0 ordini, non offre spiegazioni, eppure gli altri la seguono: l\u2019hanno messa nella posizione di decidere per loro, glielo hanno chiesto come avevano fatto altre persone nel mondo che lei aveva abbandonato anche per questo. Emelie la osserva a lungo, cercando di capirne il ruolo, e scopre che la sua influenza non nasce dalla parola, ma dalla costanza dei gesti. <strong>Sara cucina, accende fuochi, cura gli altri. \u00c8 la prima a svegliarsi e l\u2019ultima ad addormentarsi. Non cerca il potere, anzi, in qualche modo sembra che per lei sia un peso: \u00e8 carismatica suo malgrado<\/strong> e, sempre suo malgrado \u00e8 una leader, proprio perch\u00e9 non vuole esserlo.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante come Norlin costruisca questa figura femminile senza mai idealizzarla: Sara pu\u00f2 essere brusca, schiva, perfino scostante, e in alcune pagine sembra quasi infastidita dalla presenza di Emelie, come se percepisse in lei una minaccia latente all\u2019equilibrio precario della colonia. Ma proprio in questa imperfezione risiede la sua credibilit\u00e0: Sara \u00e8 una donna stanca, a tratti provata, senza una direzione da seguire o degli obiettivi che la caratterizzino, ma ancora capace di offrire agli altri quello di cui hanno bisogno. Non fonda la colonia, non la dirige: la abita. E, abitandola, la custodisce.<\/p>\n<p>N\u00e9 utopia, n\u00e9 distopia<\/p>\n<p>Un altro elemento che rende La colonia cos\u00ec interessante \u00e8 il suo rifiuto delle categorie assolute. Non \u00e8 una distopia, ma nemmeno un\u2019utopia: <strong>non c\u2019\u00e8 la denuncia furiosa del mondo capitalista, n\u00e9 l\u2019esaltazione na\u00eff della vita semplice, il bosco non \u00e8 migliore della citt\u00e0 ma \u00e8 solo, in certi momenti, pi\u00f9 sopportabile<\/strong>. Emelie non diventa una persona nuova, non guarisce, ma almeno impara a stare ferma, a convivere con il vuoto.<\/p>\n<p>Il gruppo, a sua volta, non \u00e8 esente da ombre. Non tutto \u00e8 spiegabile, e alcune dinamiche restano volutamente opache, altre sono addirittura negative. L\u00e5ke, vive l\u2019esclusione dolente di chi non \u00e8 fuggito, ma \u00e8 nato nella colonia: per lui il mondo esterno non esiste, a volte danza da solo, a metri di distanza da tutti gli altri. La donna che sembra sua madre, anche se questo non sembra importare molto a nessuno, lo tratta con durezza, mentre i membri pi\u00f9 anziani sembrano esercitare un\u2019autorit\u00e0 silenziosa su di lui. Non si tratta di un\u2019armonia perfetta, ma di una coesistenza con luci e ombre, e questo la rende pi\u00f9 credibile, pi\u00f9 viva.<\/p>\n<p>Dal diario di L\u00e5ke emerge una lingua infantile, piena di errori, ripetizioni, formule ma anche di stupore. \u00c8 attraverso i suoi occhi che vediamo l\u2019altra faccia della colonia, un luogo di protezione, s\u00ec, ma anche di esclusione. Lui vuole solo che qualcuno gli dica che \u00e8 bravo, che qualcuno lo ascolti, che gli dia un ruolo, ma siccome non si \u00e8 mai trovato a dover scappare da qualcosa non si \u00e8 mai integrato del tutto in questo formicaio, \u00e8 l\u2019unico che non lo ha scelto.<\/p>\n<p>Un romanzo sulla fuga silenziosa<\/p>\n<p>La colonia \u00e8 un romanzo sottile e spiazzante proprio perch\u00e9 non punta sulla sorpresa, ma sulla riflessione. Non spiega, non denuncia, non salva, si limita a mostrare con una scrittura piana e asciutta cosa succede quando si smette di credere che vivere significhi correre, produrre, ottimizzare. I personaggi non sono eroi n\u00e9 martiri, sono solo persone che hanno smesso di provarci, e nel loro quieto abbandono, nel loro ritiro silenzioso, si intravede una forma di pacata critica alla civilt\u00e0.<\/p>\n<p>La colonia \u00e8 un libro che parla del desiderio di sparire senza fare rumore, e, nella sua delicatezza, lascia un\u2019impronta fortissima. Non racconta la fuga in un culto esoterico, ma la fuga da un culto anche pi\u00f9 pervasivo, per quanto raramente sia riconosciuto come tale: quello della normalit\u00e0 produttiva e soverchiante, che non si preoccupa di lasciare indietro chi non ce la fa. Il fatto che tutto questo venga narrato senza clamore rende la lettura ancora pi\u00f9 perturbante, perch\u00e9 ci suggerisce che, forse, chi ha scelto di stare nel bosco non \u00e8 un pazzo n\u00e9 un illuso. Forse \u00e8 solo qualcuno che ha trovato un modo per ribellarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In un panorama editoriale popolato da romanzi sulle derive settarie incardinati nel genere horror o thriller psicologico, La&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":46689,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[40496,1608,203,204,1537,90,89,40498,1609,6791,40497],"class_list":{"0":"post-46688","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-annika-norlin","9":"tag-books","10":"tag-entertainment","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-la-colonia","16":"tag-libri","17":"tag-romanzi","18":"tag-romanzi-gialli"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46688","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=46688"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46688\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/46689"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=46688"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=46688"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=46688"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}