{"id":468098,"date":"2026-04-30T15:20:19","date_gmt":"2026-04-30T15:20:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/468098\/"},"modified":"2026-04-30T15:20:19","modified_gmt":"2026-04-30T15:20:19","slug":"italia-spofonda-al-56-posto-nel-world-press-freedom-index","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/468098\/","title":{"rendered":"Italia spofonda al 56\u00b0 posto nel World Press Freedom Index"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa <strong>libert\u00e0 di stampa<\/strong> nel mondo ha raggiunto il suo livello pi\u00f9 basso da 25 anni\u201d. A lanciare l\u2019allarme \u00e8 Reporters sans fronti\u00e8res (Rsf), Ong con sede a Parigi, nel <strong>World Press Freedom Index 2026<\/strong>, il report annuale sullo stato di salute dei media a livello globale. La classifica viene stilata in base a <strong>cinque indicatori<\/strong>: economico, legale, securitario, politico, sociale. \u201cQuello maggiormente in calo quest\u2019anno riguarda la cornice legale\u201d, sottolinea la direttrice editoriale di Rsf, <strong>Anne Bocand\u00e9<\/strong>. Preoccupante \u00e8 anche <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/05\/02\/nel-mondo-la-liberta-di-stampa-e-al-minimo-storico-litalia-scende-al-49esimo-posto-il-report-di-rsf\/7972129\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la situazione in <strong>Italia<\/strong> che \u00e8 passata dal 49esimo posto<\/a> nel 2025 al <strong>56esimo<\/strong> (superata, tra le altre, dalla Costa d\u2019Avorio, dal Ghana e dal Gambia).<\/p>\n<p>Tra i principali problemi per la Penisola c\u2019\u00e8 la minaccia di <strong>organizzazioni mafiose<\/strong> verso i giornalisti, cos\u00ec come di <strong>gruppi estremisti<\/strong>. Il resoconto parla per\u00f2 anche del \u201ctentativo della <strong>classe<\/strong> <strong>politica<\/strong> di ostacolare la libera informazione in <strong>materia<\/strong> <strong>giudiziaria<\/strong> con una \u2018<strong>legge bavaglio<\/strong>\u2018\u201d.<\/p>\n<p>\u201dLa libert\u00e0 di stampa in Italia continua ad essere <strong>minacciata<\/strong> dalle organizzazioni mafiose, in particolare, nel sud del Paese\u201d, si legge nel report. Per questo l\u2019Ong ricorda che una ventina di<strong> giornalisti <\/strong>vivono<strong> sotto protezione<\/strong> permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni. Ma a preoccupare \u00e8 anche la situazione politica del Paese. \u201cI professionisti dei media ricorrono talvolta all\u2019<strong>autocensura<\/strong>, sia per via della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali <strong>azioni<\/strong> <strong>legali<\/strong> come le cause per<strong> diffamazione<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>Una situazione, sottolinea il rapporto, che si aggrava per i giornalisti che si occupano di <strong>cronaca giudiziaria<\/strong>. Il riferimento \u00e8 alla \u201clegge bavaglio\u201d, \u201capprovata dalla maggioranza della premier <strong>Giorgia Meloni<\/strong>\u201c. Si tratta dell\u2019insieme di norme, approvate definitivamente a fine 2024 (d.lgs. 198\/2024), che vietano la pubblicazione integrale o per estratto delle ordinanze di custodia cautelare fino al termine delle indagini preliminari o dell\u2019udienza preliminare. Da Rsf sottolineano anche l\u2019aumento delle <strong>querele Slapp,<\/strong> ovvero le <strong>cause<\/strong> <strong>temerarie<\/strong>. \u201cLo sprofondamento dell\u2019Italia \u00e8 lo specchio di una situazione di <strong>grande<\/strong> <strong>sofferenza<\/strong> della libert\u00e0 di stampa nel nostro Paese. La libert\u00e0 di informazione viene rispettata solo a parole, nei fatti continua ad essere penalizzata sia dal punto di vista legislativo sia da quello economico\u201d. Cos\u00ec ha commentato <strong>Alessandra Costante<\/strong>, segretaria generale <strong>Fnsi<\/strong>.<\/p>\n<p>Rsf nel suo resoconto annuale fa poi riferimento anche alla <strong>Rai<\/strong>: \u201cLa principale emittente pubblica del Paese, sta subendo <strong>crescenti<\/strong> <strong>interferenze<\/strong> dirette volte a trasformarla in uno <strong>strumento di comunicazione politica <\/strong>al <strong>servizio del governo<\/strong>\u201c. La Ong fa riferimento anche a una \u201ccerta <strong>paralisi<\/strong> <strong>legislativa<\/strong>\u201d che ostacolerebbe di adottare norme che potrebbero tutelare e migliorare la situazione della stampa italiana. Una condizione resa anche peggiore dalle <strong>condizioni contrattuali dei lavoratori<\/strong> nel mondo dei media. Una crescente <strong>precariet\u00e0<\/strong> che \u201csta minando pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua indipendenza\u201d.<\/p>\n<p>Il contesto italiano si inserisce comunque in una situazione globale preoccupante. Per Rsf, pi\u00f9 della met\u00e0 dei Paesi (<strong>52,2%<\/strong>) \u00e8<strong> in una situazione \u201cdifficile\u201d o \u201cmolto grave\u201d<\/strong>: un dato in drastico aumento in 25 anni, considerando che nel 2002 erano appena il <strong>13,7%<\/strong>. Ad oggi solo l\u20191% della popolazione mondiale pu\u00f2 vantarsi di vivere in un Paese dove la condizione della stampa \u00e8 definibile come \u201cbuona\u201d. Al primo posto dei virtuosi c\u2019\u00e8 la <strong>Norvegia<\/strong>, a cui fanno seguito <strong>Paesi Bassi<\/strong> ed <strong>Estonia<\/strong>. Al contrario invece nella classifica all\u2019ultimo posto compare l\u2019<strong>Eritrea<\/strong>, alla 180esima posizione per il terzo anno di seguito. Sopra lo Stato africano si trovano <strong>Corea del<\/strong> <strong>Nord<\/strong> (179esima) e <strong>Cina<\/strong> (178esima).<\/p>\n<p>La rimonta pi\u00f9 importante \u00e8 della <strong>Siria post-Assad<\/strong> che nel 2026 ha <strong>scalato 36 posizioni<\/strong> sull\u2019anno precedente. Mentre invece il calo pi\u00f9 marcato nel 2026 (-37 posizioni) si registra per il <b>Niger<\/b> (120\u00aa posizione). Il ripetersi dei conflitti non aiuta e il report ricorda ad esempio la <strong>guerra in Palestina<\/strong> per la quale a <strong>Gaza<\/strong>, dall\u2019ottobre 2023, sono stati <strong>uccisi da Israele pi\u00f9 di 220 giornalisti<\/strong>. Ma il problema non sono solo gli scontri armati: \u201cLo sviluppo di <strong>arsenali<\/strong> <strong>legislativi<\/strong> sempre pi\u00f9 <strong>restrittivi<\/strong>, in particolare, legati alle politiche di sicurezza nazionale sta erodendo, dal 2001, il diritto all\u2019informazione, democrazie incluse\u201d, avverte Rsf.<\/p>\n<p>Tra le democrazie pi\u00f9 colpite infatti ci sono gli <strong>Stati Uniti<\/strong> che hanno perso \u2013 come l\u2019Italia \u2013 sette posizioni sul 2025 (<strong>64esimo posto<\/strong>), ritrovandosi in classifica tra <strong>Botswana<\/strong> e <strong>Panama<\/strong>. Vittima dell\u2019effetto <strong>Donald Trump<\/strong>, il Paese \u201cha reso <strong>sistematici<\/strong> <strong>gli<\/strong> <strong>attacchi<\/strong> regolari contro la stampa e i giornalisti\u201d. Nel report viene citato ad esempio il giornalista salvadoregno <b>Mario<\/b> <strong>Guevara<\/strong>, arrestato e poi espulso nell\u2019ottobre 2025. Rsf mette anche in guardia sulla riduzione del personale della <b>US Broadcasting Corporation<\/b> (USAGM), che ha portato al ridimensionamento di emittenti importanti anche a livello internazionale come Voice of America (VOA), Radio Free Europe\/Radio Liberty (RFE\/RL) e Radio Free Asia (RFA). Si tratta di media che spesso rappresentano l\u2019unica voce libera e affidabile nei Paesi in cui operano. \u201cFino a quando tollereremo l\u2019asfissia del giornalismo, gli ostacoli sistematici ai giornalisti e l\u2019erosione continua della libert\u00e0 di stampa?\u201d, si chiede Anne Bocand\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cLa libert\u00e0 di stampa nel mondo ha raggiunto il suo livello pi\u00f9 basso da 25 anni\u201d. 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