{"id":468582,"date":"2026-04-30T22:11:16","date_gmt":"2026-04-30T22:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/468582\/"},"modified":"2026-04-30T22:11:16","modified_gmt":"2026-04-30T22:11:16","slug":"le-alternative-allo-stretto-di-hormuz-ma-nessuna-pipeline-sostituira-il-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/468582\/","title":{"rendered":"le alternative allo Stretto di Hormuz. Ma nessuna pipeline sostituir\u00e0 il mare"},"content":{"rendered":"<p>Roma, 30 aprile 2026 \u2013\u00a0La prima verit\u00e0 economica \u00e8 che i colli di bottiglia non si sostituiscono davvero. Si aggirano, si compensano, si assicurano, si finanziano a costi pi\u00f9 alti. Ma quando un passaggio come Hormuz, Suez, Bab el-Mandeb, Malacca o Panama si inceppa, la <strong>globalizzazione<\/strong> perde la sua promessa fondamentale: consegnare <strong>merci<\/strong>, <strong>energia<\/strong> e <strong>materie prime <\/strong>nel tempo previsto e al prezzo previsto. Le alternative esistono, ma quasi mai hanno la stessa capacit\u00e0, la stessa rapidit\u00e0 e la stessa efficienza. Per questo il tema non \u00e8 pi\u00f9 soltanto militare o geopolitico: \u00e8 diventato una variabile macroeconomica, con effetti su inflazione, margini industriali, bollette, carburanti e crescita.  Il caso decisivo \u00e8 lo <strong><a rel=\"follow nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.quotidiano.net\/economia\/petrolio-hormuz-prezzo-benzina-diesel-brsiz1zd\" target=\"_blank\">Stretto di Hormuz<\/a>. <\/strong>Da l\u00ec passa il cuore energetico del Golfo: nel 2025 quasi <strong>20 milioni di barili al giorno <\/strong>di greggio e prodotti petroliferi, circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio. <strong>Le vie alternative<\/strong>, secondo l\u2019Agenzia internazionale dell\u2019energia, possono <strong>spostare solo una parte del flusso:<\/strong> tra 3,5 e 5,5 milioni di barili al giorno di capacit\u00e0 disponibile. Tradotto: anche usando al massimo gli <strong>oleodotti<\/strong>, resta scoperta una quota enorme delle esportazioni di Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Iraq, Qatar, Bahrain e Iran. Hormuz, dunque, non ha un vero doppione terrestre. Ha solo valvole di emergenza.<\/p>\n<p>La petroline saudita <\/p>\n<p>La principale \u00e8 la <strong>Petroline saudita<\/strong>, l\u2019oleodotto Est-Ovest che collega Abqaiq a Yanbu, sul <strong>Mar Rosso<\/strong>. \u00c8 l\u2019infrastruttura strategica costruita proprio per dare a Riad un\u2019uscita alternativa al Golfo Persico. La capacit\u00e0 di progetto \u00e8 di <strong>5 milioni di barili al giorno<\/strong>, con indicazioni saudite di un aumento fino a 7 milioni; ma l\u2019IEA avverte che flussi sostenuti a quel livello non sono stati pienamente testati. All\u2019inizio del 2026 l\u2019utilizzo stimato era intorno ai 2 milioni di barili al giorno, lasciando tra 3 e 5 milioni di capacit\u00e0 teoricamente libera, a seconda delle condizioni operative e della capacit\u00e0 dei terminali sul Mar Rosso.<\/p>\n<p> <img alt=\"Le nuove rotte di Hormuz\" loading=\"lazy\" width=\"1920\" height=\"1080\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" style=\"color:transparent;max-width:100%;height:auto\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/le-nuove-rotte-di-hormuz.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Le nuove rotte di Hormuz<\/p>\n<p>L\u2019oil pipeline\u00a0emiratino <\/p>\n<p>La seconda via \u00e8 l\u2019<strong>Abu Dhabi<\/strong> Crude Oil Pipeline, che porta il greggio degli <strong>Emirati<\/strong> da Habshan a Fujairah, cio\u00e8 fuori dallo Stretto, direttamente sul <strong>Golfo di Oman<\/strong>. La capacit\u00e0 nominale \u00e8 di 1,5 milioni di barili al giorno, con capacit\u00e0 corrente segnalata vicino a 1,8 milioni. Ma gli Emirati gi\u00e0 esportano da quella rotta circa 1,1 milioni di barili al giorno: lo spazio aggiuntivo in caso di crisi sarebbe quindi di circa <strong>700mila barili<\/strong>. \u00c8 molto per Abu Dhabi, poco per il mercato globale. L\u2019Iran ha inaugurato il terminale di Jask e la pipeline Goreh-Jask, teoricamente da 1 milione di barili al giorno, ma l\u2019IEA non la considera oggi una vera alternativa operativa per l\u2019export iraniano.<\/p>\n<p>L\u2019oleodotto egiziano <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il caso Sumed, l<strong>\u2019oleodotto egiziano<\/strong> che collega il <strong>Mar Rosso <\/strong>al Mediterraneo e consente di aggirare il <strong>Canale di Suez <\/strong>per una parte del greggio. \u00c8 un\u2019infrastruttura importante, con due linee parallele e una capacit\u00e0 complessiva indicata dall\u2019EIA in 2,34 milioni di barili al giorno. Ma anche Sumed non risolve tutto: serve se le navi possono arrivare al <strong>Mar Rosso e<\/strong> se il problema \u00e8 Suez; non sostituisce Hormuz e non cancella il rischio Bab el-Mandeb. \u00c8 una scorciatoia tecnica, non una garanzia sistemica.<\/p>\n<p> <img alt=\"Chi guadagna dalla crisi del Golfo\" loading=\"lazy\" width=\"1920\" height=\"1080\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" style=\"color:transparent;max-width:100%;height:auto\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/chi-guadagna-dalla-crisi-del-golfo.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Chi guadagna dalla crisi del Golfo<\/p>\n<p>Il gas e le varianti\u00a0impossibili <\/p>\n<p>Il limite maggiore riguarda il gas. Per il petrolio esistono oleodotti e scorte strategiche. Per il <strong>Gnl<\/strong> del <strong>Qatar<\/strong> e degli <strong>Emirati<\/strong>, invece, le alternative sono quasi nulle: circa il 93% dell\u2019export qatariota e il 96% di quello emiratino passano da Hormuz, pari a quasi un quinto del commercio globale di gas liquefatto. Il <strong>gasdotto Dolphin<\/strong>, che porta gas dal Qatar a Emirati e Oman, non pu\u00f2 sostituire i volumi destinati al mercato mondiale del Gnl; gli impianti di liquefazione alternativi dell\u2019area sono gi\u00e0 sostanzialmente saturi. Qui la vulnerabilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 secca: se Hormuz si chiude, non si devia semplicemente la nave. Si perde offerta.<\/p>\n<p>La rotta sudafricana <\/p>\n<p>Fuori dal Golfo, la principale alternativa ai colli di bottiglia marittimi resta la rotta lunga. La crisi del Mar Rosso lo ha mostrato con chiarezza: quando Bab el-Mandeb e Suez diventano rischiosi, le navi passano dal <strong>Capo di Buona Speranza<\/strong>. \u00c8 una soluzione, ma non gratuita. Allunga i <strong>tempi<\/strong>, aumenta il <strong>consumo di carburante<\/strong>, immobilizza pi\u00f9 navi, accresce i <strong>premi<\/strong> <strong>assicurativi<\/strong> e riduce la capacit\u00e0 effettiva della flotta. L\u2019Unctad ha stimato che, a met\u00e0 2024, il tonnellaggio transitato da Suez fosse sceso del 70% e quello nel Golfo di Aden del 76%, mentre gli arrivi al Capo di Buona Speranza erano saliti dell\u201989%. La deviazione intorno all\u2019Africa ha aumentato la domanda globale di navi del 3% e quella di portacontainer del 12%.<\/p>\n<p>I\u00a0casi di Malacca e Panama <\/p>\n<p><strong>Malacca<\/strong> e <strong>Panama<\/strong> mostrano gli altri due volti della vulnerabilit\u00e0. Malacca \u00e8 il grande corridoio energetico dell\u2019Asia: nel primo semestre 2025 vi sono passati 23,2 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, pi\u00f9 di Hormuz. Le alternative esistono \u2014 gli stretti indonesiani di Sunda e Lombok, il gasdotto e l\u2019oleodotto Myanmar-Cina \u2014 ma sono pi\u00f9 lunghe, meno efficienti o solo parziali. <strong>Panama<\/strong>, invece, dimostra che un <strong><a rel=\"follow nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.quotidiano.net\/economia\/choke-points-colli-di-bottiglia-economia-globale-6f93ab33\" target=\"_blank\">choke point<\/a> <\/strong>pu\u00f2 essere messo in crisi non da una guerra ma dal clima: la siccit\u00e0 ha ridotto i transiti e costretto alcune navi a rotte pi\u00f9 lunghe e costose, con effetti diretti sui noli.<\/p>\n<p>La pesante lezione per l\u2019Europa <\/p>\n<p>Per l\u2019<strong>Italia<\/strong> e per l\u2019<strong>Europa<\/strong> la lezione \u00e8 chiara. Le alternative ai colli di bottiglia non sono un\u2019assicurazione piena, ma una polizza con franchigia altissima. Oleodotti, scorte, rotte alternative, rigassificatori, fornitori diversi e maggiore produzione interna possono ridurre il danno, non eliminarlo. Quando si blocca un passaggio strategico, il prezzo non lo pagano solo gli armatori o le compagnie petrolifere: lo pagano le imprese con costi logistici pi\u00f9 alti, le famiglie con carburanti e bollette pi\u00f9 care, gli Stati con nuove misure di sostegno e le banche centrali con un\u2019inflazione pi\u00f9 difficile da domare.  La nuova sicurezza economica passa dunque da una parola meno elegante dell\u2019efficienza, ma pi\u00f9 necessaria: <strong>ridondanza<\/strong>. Avere <strong>pi\u00f9 rotte, pi\u00f9 terminali, pi\u00f9 scorte, pi\u00f9 fornitori,<\/strong> pi\u00f9 capacit\u00e0 portuale. La globalizzazione del \u201cjust in time\u201d ha ridotto i costi finch\u00e9 il mondo era stabile. La globalizzazione dei colli di bottiglia impone invece di pagare un premio permanente alla resilienza. Hormuz lo dimostra meglio di ogni altro passaggio: <strong>gli oleodotti possono attenuare lo shock, ma non sostituire il mare.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma, 30 aprile 2026 \u2013\u00a0La prima verit\u00e0 economica \u00e8 che i colli di bottiglia non si sostituiscono davvero.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":468583,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[2901,14,164,165,194354,25556,166,7,15,76061,166904,32516,205990,18380,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-468582","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-alternative","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-hormuz","tag-lunghe","tag-mondo","tag-news","tag-notizie","tag-oleodotti","tag-pipeline","tag-rotte","tag-sostituira","tag-stretto","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116495953946281627","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/468582","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=468582"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/468582\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/468583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=468582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=468582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=468582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}