{"id":470308,"date":"2026-05-02T01:02:25","date_gmt":"2026-05-02T01:02:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/470308\/"},"modified":"2026-05-02T01:02:25","modified_gmt":"2026-05-02T01:02:25","slug":"oriente-occidente-di-rampini-emirati-e-israele-le-due-sparta-del-medio-oriente-si-alleano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/470308\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Emirati e Israele, le \u00abdue Sparta\u00bb del Medio Oriente si alleano"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">La <b>guerra in Iran<\/b> ridisegna gli <b>equilibri geopolitici<\/b>, con esiti a volte sorprendenti. L\u2019elenco di vincitori e perdenti non \u00e8 cos\u00ec scontato come sembra. La Russia, per esempio, a prima vista \u00e8 in vantaggio grazie all\u2019aumento del prezzo del greggio. Per\u00f2\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_aprile_30\/mosca-la-parata-sottotono-del-9-maggio-senza-mezzi-militari-e-cadetti-il-cremlino-scopre-di-essere-vulnerabile-0df68668-c5ca-4670-aa87-f69f04593xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">subisce danni su altri fronti<\/a>: l\u2019Ucraina di <b>Zelensky<\/b> ha colto l\u2019opportunit\u00e0 per farsi degli <b>alleati molto ricchi nel Golfo<\/b> arabico-persico, ai quali ha offerto la propria consulenza nella difesa anti-droni. Inoltre la Russia, come l\u2019Iran, \u00e8 tra le vittime della clamorosa decisione degli <b>Emirati Arabi Uniti di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/26_aprile_28\/tramonta-opec-emirati-arabi-uniti-6362b45c-5b6b-40a9-a019-caa2355f7xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">uscire dall\u2019Opec+<\/a><\/b>, il cartello oligopolistico dei Paesi petroliferi allargato a Mosca. Questa mossa rompe in modo sostanziale ogni residua coesione e collaborazione tra produttori di petrolio.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un \u00abpiccolo gigante\u00bb come <b>Abu Dhabi<\/b> recupera piena libert\u00e0 di movimento e le sue scelte di produzione, esportazione, nonch\u00e9 di costruzione di nuove infrastrutture terrestri per <b>aggirare Hormuz<\/b>, avranno conseguenze a lungo termine sui mercati dell\u2019energia. Va vista insieme a un altro sviluppo clamoroso: <b>l\u2019alleanza militare fra Emirati e Israele<\/b>. Il patto di difesa unisce <b>\u00able due Sparta\u00bb del Medio Oriente<\/b>. Il riferimento alla celebre citt\u00e0 guerriera dell\u2019antica Grecia non \u00e8 casuale. <b>Benjamin Netanyahu<\/b> cit\u00f2 Sparta in un suo discorso alla Knesset. Ma spesso gli esperti di geopolitica del Medio Oriente hanno usato la metafora di Sparta per descrivere gli Emirati, una <b>micro-potenza <\/b>dal punto di vista della estensione geografica e della popolazione, ma un attore di peso per le capacit\u00e0 finanziarie, che da anni investe negli armamenti. Non abbastanza, per\u00f2, visti<b> i danni che missili e droni iraniani<\/b> hanno inflitto agli Emirati. Di qui la scelta: Abu Dhabi e Dubai non solo confermano l\u2019alleanza con gli Stati Uniti, ora rafforzano quella (ben pi\u00f9 audace) con Israele. Un coronamento logico, ma non del tutto scontato, degli <b>Accordi di Abramo<\/b> con cui gli Emirati avevano normalizzato sei anni fa le loro relazioni diplomatiche con Tel Aviv.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo contesto si capisce meglio che la decisione degli Emirati di uscire dall\u2019Opec non \u00e8 un episodio tecnico legato al mercato petrolifero. \u00c8 un <b>gesto politico<\/b> di portata storica, che segnala la nascita di un <b>nuovo ordine mediorientale<\/b> sotto la pressione della guerra con l\u2019Iran. In apparenza si tratta di una scelta economica, legata alla volont\u00e0 di liberarsi dai vincoli delle quote produttive. In realt\u00e0 \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 una<b> dichiarazione di autonomia strategica<\/b>, un atto di rottura con il passato, un riposizionamento geopolitico che ridefinisce le alleanze nella regione.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per decenni il Medio Oriente fu segnato da una linea di frattura semplice: da un lato il mondo arabo, dall\u2019altro Israele. <b>Oggi quella linea si sta dissolvendo<\/b>. La guerra con l\u2019Iran ha accelerato un processo gi\u00e0 in atto da anni, facendo emergere una nuova <b>convergenza tra Israele e alcune monarchie del Golfo<\/b>, in primo luogo gli Emirati. Questa convergenza \u00e8 ormai anche militare. Israele ha dispiegato il suo formidabile sistema di difesa <b>Iron Dome<\/b> sul territorio emiratino, con truppe sul campo per gestirlo: un salto qualitativo che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli Emirati sono usciti da questa fase della guerra con una conclusione<\/b>: non possono contare sulla solidariet\u00e0 araba come pilastro della propria sicurezza. Quando l\u2019Iran ha lanciato migliaia di droni e missili contro il loro territorio \u2014 pi\u00f9 che contro qualsiasi altro bersaglio \u2014 la risposta degli altri Paesi del Golfo \u00e8 stata esitante. Questo ha prodotto una frattura psicologica prima ancora che politica. Abu Dhabi ha percepito una vulnerabilit\u00e0 esistenziale, una minaccia diretta al proprio <b>modello economico fondato su stabilit\u00e0, apertura e globalizzazione<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui la scelta di rafforzare senza ambiguit\u00e0<b> l\u2019asse con Washington e con Israele<\/b>. \u00c8 un\u2019alleanza fondata non su affinit\u00e0 ideologiche, ma su un calcolo freddo: chi pu\u00f2 garantire protezione reale in caso di guerra. Gli Accordi di Abramo firmati nel 2020 sotto la prima Amministrazione Trump appaiono oggi non pi\u00f9 come un gesto diplomatico isolato, ma come l\u2019anticipazione di un cambiamento strutturale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019uscita dall\u2019Opec si inserisce in questo quadro. L\u2019organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio era stata per decenni uno strumento di potere collettivo del mondo arabo. Oggi, agli occhi degli Emirati, quel modello appare obsoleto. Le quote produttive limitano la capacit\u00e0 di reagire rapidamente a shock come quello provocato dalla guerra. In un momento in cui lo<b> Stretto di Hormuz<\/b> \u00e8 stato di fatto paralizzato e le rotte energetiche sono diventate vulnerabili, la priorit\u00e0 \u00e8 massimizzare la flessibilit\u00e0, aumentare la produzione e investire in infrastrutture alternative, come oleodotti che bypassino i punti di strozzatura strategici.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 anche una dimensione competitiva. Gli Emirati da tempo mal sopportano la leadership saudita nel Golfo e il <b>ruolo dominante di Riad all\u2019interno dell\u2019Opec<\/b>. La rivalit\u00e0 con l\u2019Arabia Saudita si gioca su pi\u00f9 piani: economico, geopolitico, tecnologico. Lo s<b>ceicco Mohammed bin Zayed<\/b> (presidente degli Emirati) e il principe saudita <b>Mohammed bin Salman<\/b>, un tempo alleati stretti, sono diventati concorrenti nella corsa a trasformare i loro Paesi in hub globali per finanza, turismo e innovazione. La decisione di uscire dall\u2019Opec \u00e8 anche un modo per sottrarsi alla disciplina imposta da Riad e affermare una propria linea indipendente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dietro c\u2019\u00e8 una trasformazione dell\u2019identit\u00e0 emiratina. Nato come una federazione di piccole monarchie, il Paese ha costruito in pochi decenni una potenza economica globale. Negli ultimi anni ha sviluppato anche una dimensione militare e strategica sempre pi\u00f9 assertiva: Sparta, appunto. Nonostante dimensioni ridotte, gli Emirati proiettano potenza ben oltre i loro confini: interventi in Yemen, ruolo nella guerra civile libica, sostegno al colpo di Stato in Egitto nel 2013. Una politica estera interventista che si giustifica con la volont\u00e0 di <b>contrastare l\u2019islamismo politico<\/b>, riflette anche un\u2019ambizione pi\u00f9 ampia di influenzare gli equilibri regionali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra con l\u2019Iran ha rafforzato questa tendenza. Di fronte a un nemico che ha dimostrato capacit\u00e0 di colpire infrastrutture vitali \u2014 porti, aeroporti, impianti petroliferi \u2014 gli Emirati hanno scelto di reagire non solo difensivamente, ma anche ridefinendo il proprio posizionamento strategico. <b>Hanno chiuso istituzioni iraniane<\/b> sul loro territorio, <b>limitato i legami economici con Teheran<\/b>, e spinto per una risposta internazionale pi\u00f9 dura, anche a livello delle Nazioni Unite. Pure questa \u00e8 una svolta sostanziale: Dubai era rimasta a lungo un porto franco per traffici finanziari degli ayatollah iraniani, al riparo o in elusione dalle sanzioni americane. Questo ruolo \u201ccorsaro\u201d della piazza finanziaria emiratina si chiude, e <b>Teheran perder\u00e0 uno dei suoi canali occulti per aggirare l\u2019embargo Usa<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul piano globale, questa evoluzione ha implicazioni rilevanti. Un aumento della produzione emiratina potrebbe contribuire a <b>calmierare i prezzi del petrolio<\/b>, come ha sottolineato con favore Washington. Il sistema energetico internazionale sta entrando in una fase pi\u00f9 frammentata e competitiva, in cui i grandi produttori agiscono sempre pi\u00f9 come attori individuali piuttosto che come cartello coordinato.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-30T16:13:11+02:00\" content=\"2026-04-30\">30 aprile 2026, 16:04  &#8211; modifica il 30 aprile 2026 | 16:13<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra in Iran ridisegna gli equilibri geopolitici, con esiti a volte sorprendenti. 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