{"id":470664,"date":"2026-05-02T08:03:15","date_gmt":"2026-05-02T08:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/470664\/"},"modified":"2026-05-02T08:03:15","modified_gmt":"2026-05-02T08:03:15","slug":"margherita-lanteri-cravet-ho-perso-due-figlie-una-di-12-anni-e-una-di-22-ma-non-ho-sprecato-il-dolore-la-cura-creare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/470664\/","title":{"rendered":"Margherita Lanteri Cravet: \u00abHo perso due figlie, una di 12 anni e una di 22, ma non ho sprecato il dolore. La cura? Creare\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Silvia Avallone<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Maia \u00e8 morta a 12 anni per un glioma della linea mediana, Micol a 22 per un incidente d\u2019auto mentre era in vacanza. La madre, Margherita Lanteri Cravet, ha scritto &#8220;Dopo torno&#8221; per tenere vivi i ricordi e, insieme, le sue ragazze<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mentre camminiamo lungo il sentiero verso il fiume Idice, le piante stanno ricominciando a fiorire, \u00e8 marzo, e la campagna \u00e8 inondata di sole. <b>Margherita Lanteri Cravet<\/b> mi fa strada. Conosce bene questo luogo che vent\u2019anni fa era un centro sportivo abbandonato e che <b>Massimo Di Menna<\/b>, suo marito, nel pieno della malattia della loro terza figlia, Maia, ha voluto acquistare e sistemare. Per lei, e per la comunit\u00e0. Anche se i medici non avevano dato loro speranze.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Margherita e Massimo hanno perso Maia nel 2020, per un glioma della linea mediana, a 12 anni. Tre anni dopo, hanno perso anche la prima figlia, Micol, in un incidente d\u2019auto durante una vacanza in Marocco, a 22 anni<\/b>. Questo posto nel frattempo \u00e8 rinato. Oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia di abbandono, anzi: ci sono, oltre a boschi e parchi, una fattoria con diversi animali, un ristorante, un bar, una palestra, un teatro e molti spazi laboratoriali aperti a tutti, associazioni no profit e cittadini, con particolare attenzione alle persone fragili.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Margherita e Massimo non si sono risparmiati. Lui in questo progetto generoso: il Campus dei Campioni, centro sociale immerso nella natura. Lei nel coltivare i suoi talenti per l\u2019arte e la scrittura. <b>Neppure Mia, la loro seconda figlia, si \u00e8 fermata.<\/b> Studia all\u2019estero medicina. Ha vent\u2019anni e la vita davanti. Quella vita che diamo per scontata, come fosse eterna. La nostra, e quella dei figli: che vorremmo proteggere, che non ci appartiene.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mi trovo qui, in ascolto, perch\u00e9 Margherita ha scritto un libro bellissimo, abbagliante: <b>Dopo torno (Pendragon), uscito lo stesso giorno, il 13 marzo, in cui Maia avrebbe compiuto 18 anni. <\/b>E perch\u00e9 quello che le \u00e8 successo \u00e8 la paura pi\u00f9 grande di ogni genitore, e anche la mia. Ma di paura non si pu\u00f2 vivere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci fermiamo dentro una polla di luce, nel punto in cui l\u2019Idice si biforca e il rumore dell\u2019acqua ci accarezza. <b>Sappiamo entrambe che la morte esiste, e che la scrittura \u00e8 uno dei pochi modi per vincerla. <\/b>Per trattenere, in parole belle, le persone che non possiamo pi\u00f9 abbracciare, eppure ci riempiono l\u2019anima. Pi\u00f9 volte Margherita si indica il petto e lo ripete, piangendo e sorridendo insieme: le mie figlie sono qui.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abMia e Micol sono il mio dolore\u00bb mi dice. \u00ab<b>Un dolore che risplende di slanci e dolcezza. <\/b>Mai potrei soffocarlo, perch\u00e9 le voglio presenti nella mia vita ogni istante. Non mi sono rinchiusa in casa n\u00e9 ho esternato il mio dolore con gli altri. L\u2019ho portato in giro in mezzo alla gente, sorridendo, chiacchierando. Il dolore per me \u00e8 un compagno fedele, mi mostra come stanno le cose, tiene vivi i ricordi, mi rende forte e saggia, mi fa sentire pi\u00f9 intensamente le sensazioni positive, mi ricorda che il tempo va a precipizio. \u00c8 grazie al dolore che ho scritto questo libro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un romanzo in cui le figlie tornano al mondo. <b>Nessuno dei vivi pu\u00f2 vederle n\u00e9 toccarle, ma loro s\u00ec. <\/b>Possono fare scherzi ai passanti e assistere alle conversazioni intime di chi \u00e8 sopravvissuto, litigare e ridere forte. Dopo torno proviene da un doppio lutto devastante, ma \u00e8 pieno di gioia, di attaccamento alla vita, persino di leggerezza.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLeggerezza come la intendeva Calvino\u00bb puntualizza Margherita, \u00abessenzialit\u00e0, rinuncia al superfluo. <b>Reazione al peso del vivere.<\/b> Al nonsenso, all\u2019orrore\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come si fa a vivere dopo? Non sopravvivere, ma proprio vivere, dopo una perdita cos\u00ec grande? Come si fa a perdonare la vita per averci fatto cos\u00ec male? A non farsi trascinare dalla rabbia e dalla tristezza?<\/b><br \/>\u00abRabbia, no, non ne provo. Non saprei contro chi rivolgerla. Non \u00e8 colpa di nessuno se Maia si \u00e8 ammalata, n\u00e9 se Micol \u00e8 morta nell\u2019incidente. Il glioma della linea mediana che ha ucciso la piccola non \u00e8 dovuto a una causa specifica n\u00e9 \u00e8 genetico. Nel caso della maggiore si \u00e8 trattato di fatalit\u00e0, di un concorso di circostanze sfortunate. Potrei arrabbiarmi con Micol, che il giorno prima avevo pregata di non prendere l\u2019auto a noleggio dato che non guidava mai, ma a che pro? Non mi pu\u00f2 sentire e non si pu\u00f2 tornare indietro. D\u2019altronde, io stessa pi\u00f9 di una volta sono salita su auto guidate da amici ubriachi, ben cosciente del pericolo, ma talmente ebbra di vita da pensare: \u201cSe anche morir\u00f2, mi basta avere vissuto questa serata perfetta\u201d. Idiota, no?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi non si \u00e8 messo in pericolo allo stesso modo? Chi non ha rischiato quest\u2019unica vita?\u00a0Ma quando arriva un figlio, la vita aumenta. E anche il rischio. Da quando sono madre, ho gli stessi difetti di prima, le stesse passioni. Ma la felicit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 solo mia. Ha una condizione. <b>Ogni giorno mi ritrovo a pregare il destino: tutto, purch\u00e9 loro siano in salvo. <\/b>Diventare genitori \u00e8 un mestiere tremendo. Ami chi devi lasciare andare. E ti preoccupi visceralmente per un mondo che non puoi controllare, per vite che non sono la tua.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come hai coltivato l\u2019accettazione?<\/b>, le chiedo, ammesso che questa sia la parola giusta.<br \/>\u00abNon l\u2019ho coltivata. Si \u00e8 imposta. Ho avuto nove mesi, il tempo di una gravidanza, per rassegnarmi alla perdita di Maia, pochi secondi per rendermi conto che Micol era morta sul colpo in un Paese straniero, e qualche giorno per capire che l\u2019unica cosa da fare era aspettare \u2013 pi\u00f9 di un mese \u2013 di riportarla a Bologna senza vita. Non posso nemmeno parlare di tristezza. Strazio, annichilimento. L\u2019urlo pi\u00f9 feroce e agghiacciante non basta a dargli voce. Accettare totalmente la realt\u00e0 in ogni suo frammento acuminato, passarci attraverso e ricomporre i brandelli, \u00e8 quello che ho fatto. Il punto di partenza per risollevarsi. Ricostruire con quello che resta. Come risorse: l\u2019amore per la vita, la voglia di scoprire, di non fermarsi. A Milano, all\u2019Istituto Tumori, sceglievamo le canzoni che Maia avrebbe ascoltato durante la radioterapia, improvvisavamo picnic e mettevamo in scena storie durante le sue sedute di chemio, andavamo in giro per la citt\u00e0 appena si sentiva meglio. Ci incaponivamo a fabbricare ricordi luminosi. Non possiamo controllare il corso di tutti gli eventi, ma con quale spirito affrontarli dipende da noi: in questo siamo liberi. Nella nostra fragilit\u00e0 estrema possiamo mostrare dignit\u00e0 e grandezza\u00bb.<br \/><b><br \/>Quello che pi\u00f9 ostinatamente cerco \u00e8 l\u2019incontro con persone che mi testimonino come la vita resti pi\u00f9 vasta, ribelle e luminosa <\/b>di qualunque male. Come l\u2019umanit\u00e0 possa abbracciarlo piangendo, litigandoci. Eppure, non lasciargli l\u2019ultima parola.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abMi sento privilegiata. Dopo la perdita di Maia ho potuto buttarmi a capofitto nelle mie passioni, trascurate per decenni, da madre lavoratrice con tre figlie e un marito dedito al lavoro. <b>Sono fortunata per la mia smania creativa<\/b>: pittura, scrittura, teatro, uncinetto, gioielli. L\u2019entusiasmo di fare mi ha salvata. Creare \u00e8 la cura pi\u00f9 potente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Margherita ha 56 anni. Oltre alle sue molte passioni, si occupa per lavoro della comunicazione per il Comune di Bologna. Ha folti ricci, vestiti colorati, e occhi chiari che esprimono senza difese sia la vitalit\u00e0 che la sofferenza. Il lutto rimane. Eppure, lei ha fatto in modo che le restituisse s\u00e9 stessa.<br \/>\u00ab<b>Dopo l\u2019incidente di Micol sarei dovuta soccombere, ma ero sopravvissuta una volta e sapevo che su di me potevo contare: guardandomi dentro per attingere forza, le ho ritrovate l\u00ec, le mie figlie<\/b>. E ho deciso di dedicarmi alla scrittura: scrivendo di loro, per magia, riga dopo riga, riacquistavano vita, sostanza del mio presente. C\u00e9line, nel suo Viaggio al termine della notte, scrive: \u201c\u00c8 forse questo che si cerca nella vita, la pi\u00f9 grande pena possibile per diventare s\u00e9 stessi prima di morire\u201d. Mai cercata, ovviamente, per\u00f2 \u00e8 vero, mi sono conosciuta fino in fondo, e ho recuperato la mia passione pi\u00f9 remota e profonda: la scrittura\u00bb.<br \/><b><br \/>Non c\u2019\u00e8 un modo giusto per attraversare il dolore.<\/b> Come non ce n\u2019\u00e8 uno per vivere, amare, scrivere. Ognuno deve trovare il proprio fuoco, e illuminare il resto. Margherita \u00e8 uno spirito libero, indipendente. Mi sta insegnando che possiamo sempre e ancora ripartire da noi. Dai nostri desideri, dalle nostre ambizioni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abNessuno in famiglia si \u00e8 fermato\u00bb mi racconta mentre torniamo verso l\u2019edificio del Campus. \u00abOgnuno ha continuato a costruire il proprio percorso, a lavorare per la realizzazione dei suoi progetti, ed \u00e8 stato provvidenziale. <b>Se uno dei tre fosse crollato, forse avrebbe trascinato nel baratro anche gli altri e non ci saremmo pi\u00f9 risollevati. <\/b>Invece ognuno \u00e8 stato di sprone e conforto per gli altri. Un aiuto enorme, molto pi\u00f9 che trascorrere giornate a piangere insieme\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il dolore, di per s\u00e9, lasciato a s\u00e9 stesso, senza una nostra reazione costruttiva, credo non ci migliori, e non unisca. \u00abNon ci ha uniti di pi\u00f9 infatti \u2013 <b>un dolore cos\u00ec gigantesco va affrontato da ognuno a suo modo, in fondo alle proprie viscere, alle radici di s\u00e9 stessi<\/b> \u2013, ma nemmeno ci siamo allontanati. Mia si \u00e8 imposta di reagire (e di darmi l\u2019esempio): a 17 anni, il giorno dopo il funerale di Maia, ha stabilito che saremmo andate insieme all\u2019Istituto Tumori a Milano a salutare i medici e gli infermieri che avevano curato la sorellina, in modo da porre termine, mi disse, alla vicenda e ricominciare. Per andare al funerale del suo migliore amico che si era suicidato, ebbe l\u2019idea di fare scalo a Catania (volo Bologna-Zurigo) e quella mattina trascorremmo quattro ore nel sole della Sicilia a fare colazione al mercato del pesce e a visitare la citt\u00e0, prima di arrivare alla nostra cupa destinazione, nel gelo della Svizzera\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Raggiungiamo il cancello della fattoria, entriamo. <\/b>Gli animali, mi spiegher\u00e0 pi\u00f9 tardi suo marito, sono stati scelti uno a uno per la pet therapy. Tra loro c\u2019\u00e8 una capra che non credevano fosse incinta, e poi ha partorito due capretti. Restiamo in piedi a guardarli nella luce primaverile. Ci sono buchi che non si possono riempire. Ma questo non significa che, intorno, non possano sbocciare con il tempo dei fiori.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando Margherita mi racconta<b> i giorni durissimi all\u2019Istituto Tumori di Milano, <\/b>pronuncia di nuovo una parola che gi\u00e0 mi aveva colpita: \u201cprivilegiata\u201d. \u00abMi sono sentita una privilegiata, s\u00ec, tutelata dal mio contratto di lavoro stabile che mi permetteva di mantenerlo e di usufruire di aspettativa retribuita, sostenuta da mezzi che mi davano la possibilit\u00e0 di abitare con mia figlia in un appartamento in una citt\u00e0 cara come Milano. Ma intorno a me ho visto molte situazioni differenti. <b>Madri sole che avevano perso il lavoro, e che non riuscivano a sostenere i costi di un alloggio<\/b> nonostante fosse indispensabile tornare ogni giorno in ospedale per le terapie. Occorre prevedere aiuti materiali, strutture a disposizione delle famiglie, docenti di supporto ai ragazzi che non possono frequentare la scuola, sostegno psicologico, organizzare una rete solidale tra le famiglie coinvolte, coordinare le associazioni attive in questo campo come Bimbo Tu, Ageop, ABIO\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">S\u00ec, bisogna aiutare. Non lasciare nessuno indietro, solo. Ci vuole un\u2019intera comunit\u00e0 intorno a ogni famiglia, colmando ogni divario, curando ogni dolore. Dare alla luce un figlio, significa, anche, darlo in pasto al pericolo. <b>Malattie, incidenti, violenze. <\/b>Convivere con l\u2019angoscia. Eppure, abbiamo scelta? <br \/>\u00abMeglio senza vincoli e in giro per il mondo che protetti e oppressi da sensi di colpa e paure! Mio padre ha provato a tenermi sotto controllo, ma poi mi ha permesso di venire a studiare, dalla Liguria, qui a Bologna e ho goduto di totale libert\u00e0. Difficile negare ai figli quello che hai avuto. Certo, ho sempre cercato di metterle sul chi va l\u00e0, ma senza venire ascoltata, temo. I ragazzi si sentono immortali. Splendido e spaventoso. Mia viaggia sola anche in paesi del Terzo Mondo, io sto in pena, ma come impedirglielo? Noi non siamo solo genitori, ma tanto altro. <b>Con l\u2019esempio dobbiamo mostrare ai nostri figli che diamo valore alla nostra vita indipendentemente da loro<\/b>. In questo modo si sentiranno leggeri, liberi, ci stimeranno e riempiranno la loro vita di significato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 ora di pranzo. Saliamo all\u2019ultimo piano dell\u2019edificio del Campus, dove si trova il ristorante e pizzeria con la splendida vista sulla campagna e sul fiume. Ordiniamo entrambe una lasagna. Rimaniamo due ex studentesse fuori sede innamorate di Bologna come il primo giorno. Ci raggiunge Massimo, professore di economia all\u2019universit\u00e0 e ingegnere, che infonde anima e corpo a questo luogo affinch\u00e9 sia d\u2019aiuto a pi\u00f9 persone possibili, porto accogliente per tessere incontri e amicizie, per fiorire in mille esperienze creative, sportive, educative. Per rendere onore a questa vita. <br \/>Prima di andarmene, mi torna nitido il ricordo di una fotografia che Margherita mi aveva inviato tempo fa, di loro cinque insieme. Un\u2019intera famiglia bellissima, unita, felice. D\u2019istinto, avevo pensato che quella felicit\u00e0 catturata dall\u2019obiettivo fosse, in qualche misura, eterna. Glielo chiedo: <b>la vita che vi ha tolto Maia e Micol non potr\u00e0 mai togliervi la felicit\u00e0 del tempo che vi ha dato insieme, vero?<\/b> Ed \u00e8 la stessa felicit\u00e0 che si respira anche nel libro, la stessa che non hai paura di provare continuando a vivere con pienezza.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab\u00c8 quello che resta, quindi va celebrato. Ho cercato di prolungarlo nel romanzo, e spero con tutto il cuore che per molto tempo la gente legga la storia di queste due sorelle che hanno vissuto solo dodici e ventidue anni e della loro sorellina coraggiosa. Volevo a ogni costo lasciare soprattutto a Mia testimonianza scritta del nostro tempo tutti insieme. Ci sono anche i rimpianti: il pensiero che, sapendo che tutto sarebbe finito, avremmo potuto essere una famiglia pi\u00f9 serena. Se potessi tornare indietro, sarei sicuramente pi\u00f9 paziente. Certo, non mi posso rimproverare di avere riservato poco tempo alle figlie, questo no. <b>Il tempo non torna indietro: finch\u00e9 viviamo, meglio donarne il pi\u00f9 possibile a chi amiamo. <\/b>Dono che facciamo a noi stessi, perch\u00e9 \u00e8 grazie a questo che saremo ricordati, e che conserveremo tanti ricordi preziosi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Insieme a quella foto, Margherita mi aveva scritto un messaggio: <b>\u00abNon abbiamo sprecato il dolore\u00bb. <\/b>\u00c8 una frase che mi \u00e8 rimasta impressa, e che mi accompagna. Come le ultime parole con cui mi ha abbracciato prima di salutarci: \u00abNeanche l\u2019amore \u00e8 stato sprecato. Ci soccorre, ci arde dentro. Insieme a tutte le cose belle che ancorano nel presente la felicit\u00e0 perduta. Che danno scacco alla morte\u00bb.<\/p>\n<p>    IL LIBRO<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il 13 marzo, nel giorno in cui Maia, la figlia pi\u00f9 piccola scomparsa nel 2020, avrebbe compiuto 18 anni \u00e8 uscito Dopo torno (Pendragon editore) il romanzo in cui Margherita Lanteri Cravet racconta il suo doppio dolore: due figlie morte a tre anni di distanza l\u2019una dall\u2019altra. Dopo Maia, un incidente stradale in Marocco ha spezzato la vita della primogenita, Micol, 22 anni.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-02T07:54:19+02:00\">2 maggio 2026 ( modifica il 2 maggio 2026 | 07:54)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Silvia Avallone Maia \u00e8 morta a 12 anni per un glioma della linea mediana, Micol a 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