{"id":471056,"date":"2026-05-02T14:06:12","date_gmt":"2026-05-02T14:06:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/471056\/"},"modified":"2026-05-02T14:06:12","modified_gmt":"2026-05-02T14:06:12","slug":"criptovalute-boom-del-riciclaggio-350-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/471056\/","title":{"rendered":"Criptovalute, boom del riciclaggio: 350 miliardi"},"content":{"rendered":"<p>Per capire che cosa sia davvero il Mondiale 2026 che si svolger\u00e0 tra giugno e luglio negli Stati Uniti, pi\u00f9 che guardare ai tabelloni, alle fasce o alle citt\u00e0 ospitanti conviene guardare ai conti e all\u2019impressionante giro di soldi che ci gira intorno. Perch\u00e9 la storia economica della Coppa del Mondo \u00e8, in larga misura, la storia di come gli sponsor abbiano smesso di essere un contorno prestigioso per diventare uno dei pilastri dell\u2019intero sistema FIFA. Oggi appare ovvio. Ma non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Prima serve una premessa. Ospitare un Mondiale resta un investimento di prestigio, oltre che un\u2019operazione economica. Per molti Paesi la Coppa del Mondo \u00e8 un\u2019occasione per rafforzare l\u2019immagine internazionale e attrarre turismo, ma i risultati non sono sempre uguali. In Germania 2006, secondo il governo tedesco, il torneo avrebbe generato 300 milioni di euro aggiuntivi per il turismo, 2 miliardi per il commercio al dettaglio e 50 mila nuovi posti di lavoro. Negli Stati Uniti, il Mondiale del 1994 produsse invece un surplus di 60 milioni di dollari tra biglietti, sponsorizzazioni e licenze. In altri casi, per\u00f2, i benefici sono stati molto pi\u00f9 incerti: il Sudafrica, per esempio, avrebbe speso 1,48 miliardi di dollari per costruzione e ristrutturazione degli stadi senza ottenere un ritorno finanziario davvero significativo.<\/p>\n<p>Rispetto agli sponsor, in ogni caso, sugli anni Cinquanta e Sessanta, in realt\u00e0, \u00e8 difficile fare un calcolo esatto. Esistono dati storici sul torneo, sugli spettatori e sulla diffusione televisiva, ma non emerge con chiarezza una contabilit\u00e0 comparabile dei ricavi per singola edizione. \u00c8 un vuoto che indica gi\u00e0 qualcosa: a quei tempi il Mondiale era una manifestazione imporante sul piano simbolico, politico e anche diplomatico, ma non era ancora la macchina commerciale strutturata che conosciamo oggi. La sponsorizzazione moderna della Coppa del Mondo prende forma pi\u00f9 tardi, soprattutto quando la Fifa inizia a costruire programmi globali pi\u00f9 organizzati e pi\u00f9 esclusivi. Coca-Cola, sul suo sito, ricorda di essere entrata nel \u201cnuovo progetto globale di sponsorizzazione\u201d nel 1976, uno dei segnali del passaggio verso una commercializzazione pi\u00f9 sistematica. <\/p>\n<p>La vera svolta, infatti, si vede negli anni Ottanta. Le ricostruzioni storiche sul marketing sportivo osservano che Fifa si mosse in una direzione sempre pi\u00f9 simile a quella adottata dalle Olimpiadi di Los Angeles 1984: meno partner, pi\u00f9 esclusivit\u00e0, pi\u00f9 valore commerciale per ciascuna categoria. Non si trattava solo di vendere spazi pubblicitari, ma di creare un sistema di diritti strutturati, con sponsor capaci di finanziare in modo sempre pi\u00f9 consistente l\u2019evento e la federazione. <\/p>\n<p>Il Mondiale di Messico 1986 mostra gi\u00e0 una prima maturazione di questo modello. Le fonti storiche disponibili elencano 15 sponsor ufficiali del torneo, tra cui Budweiser, Canon, Coca-Cola, Fujifilm, Gillette, JVC, Philips e Seiko. E\u2019 difficile trovare un dato esatto sugli introiti di allora, ma il numero stesso di azienda segnala che la Coppa del Mondo era gi\u00e0 entrata in una fase di commercializzazione internazionale ben pi\u00f9 definita rispetto ai decenni precedenti. <\/p>\n<p>Con Italia \u201990 il salto di scala diventa pi\u00f9 visibile anche in termini economici. Gi\u00e0 nel 1988 il Los Angeles Times scriveva che alcuni sponsor internazionali \u2014 fra loro Anheuser-Busch, Canon, Coca-Cola, Fuji Film, Gillette, JVC e Philips \u2014 avevano investito circa 10 milioni di dollari ciascuno, secondo le stime citate dal comitato organizzatore. Nello stesso momento risultavano concesse 27 licenze commerciali per 8,8 milioni di dollari in royalties. E il potenziale televisivo del torneo veniva stimato in una platea cumulata di 26 miliardi di contatti in 170 Paesi; per la sola finale si parlava di 1,1 miliardi di spettatori. Numeri che oggi sembrano quasi \u201cnormali\u201d per la FIFA, ma che allora raccontavano gi\u00e0 un evento capace di attrarre capitali globali su una scala prima impensabile. <\/p>\n<p>Con USA 1994 il Mondiale entra ancora pi\u00f9 chiaramente dentro la logica del grande business moderno. I National Archives statunitensi ricordano che dieci grandi corporation \u2014 tra cui Coca-Cola, Mastercard, General Motors e McDonald\u2019s \u2014 si impegnarono come sponsor ufficiali del torneo. Gli organizzatori stimavano che l\u2019evento avrebbe potuto generare fino a 4 miliardi di dollari per l\u2019economia statunitense. The Sport Journal ricorda che il torneo gener\u00f2 un surplus di 60 milioni di dollari da biglietti, sponsorizzazioni e licensing agreements combinati. In altre parole, il Mondiale americano non fu soltanto un successo di pubblico: fu la prova che la Coppa del Mondo poteva diventare una piattaforma commerciale pienamente integrata in un grande mercato nazionale. <\/p>\n<p>Negli anni Novanta, intanto, cresceva anche il mercato complessivo delle sponsorizzazioni sportive. Nel 1994 la spesa globale per sponsorship sportive, di intrattenimento e cause sociali avrebbe superato 2,8 miliardi di dollari. Quel dato non riguarda solo la FIFA, naturalmente, ma aiuta a capire il contesto: il Mondiale si trovava dentro un mercato che stava accelerando rapidamente, e la sua centralit\u00e0 come evento globale lo rendeva uno dei beneficiari naturali di quella crescita. <\/p>\n<p>Il passaggio decisivo, per\u00f2, arriva nel nuovo secolo, quando la sponsorizzazione smette di essere soltanto una somma di grandi contratti e diventa un\u2019architettura globale a pi\u00f9 livelli. Per il quadriennio 2007-2010, culminato con Sudafrica 2010, The Sport Journal, citando Ieg, parla di 1,6 miliardi di dollari di ricavi da sponsorship nei tre livelli di partnership Fifa. \u00c8 il momento in cui il business commerciale della Coppa del Mondo entra pienamente nell\u2019ordine del miliardo e consolida la propria struttura industriale. <\/p>\n<p>Da l\u00ec in poi il salto \u00e8 ancora pi\u00f9 netto. Per il ciclo 2019-2022, chiuso con Qatar 2022, la FIFA ha registrato ricavi complessivi record pari a 7,568 miliardi di dollari. Di questi, 1,795 miliardi provenivano dai marketing rights, cio\u00e8 dai diritti commerciali e di sponsorizzazione. La Fifa ha sottolineato che tutti i 14 slot disponibili tra FIFA Partners e FIFA World Cup Sponsors erano stati venduti, insieme a 18 Regional Supporters, risultato che ha portato a ricavi marketing definiti senza precedenti per quel ciclo. Qui non siamo pi\u00f9 nel mondo dei dieci milioni per sponsor di Italia \u201990: siamo in un sistema in cui il marketing vale quasi 1,8 miliardi in quattro anni. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 a questo punto che il 2026 diventa decisivo. Per il ciclo 2023-2026, inizialmente, la FIFA aveva fissato l\u2019obiettivo di ricavi a 11 miliardi di dollari. Poi lo ha rivisto al rialzo fino a 13 miliardi. Alla fine del 2024, quindi ben prima del torneo, dichiarava di avere gi\u00e0 contrattualizzato il 62% del budget del quadriennio. Nello stesso 2024 la FIFA ha registrato 483 milioni di dollari di ricavi annuali, dei quali 304 milioni, cio\u00e8 il 63%, derivavano dai diritti marketing. Tradotto: ancora prima che il Mondiale cominci, le sponsorizzazioni sono gi\u00e0 la prima voce del conto economico annuale della federazione. <\/p>\n<p>\u00c8 su questo sfondo che va letta la lista degli sponsor del prossimo Mondiale: adidas, Coca-Cola, Visa, Hyundai-Kia, Lenovo, Qatar Airways, Aramco, pi\u00f9 gli innesti di Bank of America, Verizon, Frito-Lay e altri partner legati alla geografia nordamericana. Non sono soltanto marchi che comprano visibilit\u00e0. Sono marchi che presidiano funzioni: il pagamento, il viaggio, la connettivit\u00e0, il consumo domestico, la ritualit\u00e0 del tifo. <\/p>\n<p>Ecco allora il punto. Il Mondiale 2026 non sar\u00e0 soltanto il pi\u00f9 grande di sempre sul piano sportivo, con 48 squadre e 104 partite distribuite in 16 citt\u00e0 di tre Paesi. Sar\u00e0 soprattutto il punto pi\u00f9 alto, fin qui, di una lunga trasformazione economica che forse rischia di cambiare per sempre il mondo del calcio. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per capire che cosa sia davvero il Mondiale 2026 che si svolger\u00e0 tra giugno e luglio negli Stati&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":471057,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,177,47365,1537,90,89],"class_list":["post-471056","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-business","tag-crypto","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116505371428887586","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/471056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=471056"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/471056\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/471057"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=471056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=471056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=471056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}