{"id":47118,"date":"2025-08-14T13:08:16","date_gmt":"2025-08-14T13:08:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/47118\/"},"modified":"2025-08-14T13:08:16","modified_gmt":"2025-08-14T13:08:16","slug":"mancanze-strutturali-e-discriminazioni-le-barriere-alle-cure-di-urgenza-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/47118\/","title":{"rendered":"Mancanze strutturali e discriminazioni. Le barriere alle cure di urgenza in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Tre persone su cinque in Afghanistan non possono pagare le cure e per ottenerle spesso si indebitano, chiedendo denaro in prestito o vendendo i propri beni. Una su quattro invece deve posticipare o annullare un intervento chirurgico perch\u00e9 non pu\u00f2 permettersi di pagarlo. Per le donne la situazione continua a essere molto critica, soprattutto per quanto riguarda la sfera della maternit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono i principali risultati che emergono dal report <a href=\"https:\/\/en.emergency.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/EMERGENCYs-Report_Access-to-ECO-Care-in-Afghanistan_June-2025.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cAccesso alle cure d\u2019urgenza, critiche e chirurgiche in Afghanistan. Prospettive del popolo afgano e degli operatori sanitari di 11 province<\/a>\u201d, realizzato da Emergency in collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione in medicina dei disastri, assistenza umanitaria e salute globale (Crimedim).<\/p>\n<p>A quattro anni dal ritorno al potere dei Talebani, nell\u2019agosto del 2021, e a causa dei conflitti che coinvolgono oggi il Medio Oriente, l\u2019Afghanistan sembra non essere pi\u00f9 una priorit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale. L\u2019analisi di Emergency si pone quindi l\u2019obiettivo di riportare l\u2019attenzione su quanto sia fondamentale che la comunit\u00e0 internazionale e il governo afghano facciano la propria parte per garantire un futuro alla popolazione.<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>Nello specifico la ricerca, condotta tra settembre e ottobre 2024, si \u00e8 concentra sull\u2019accesso della popolazione ai servizi di emergenza, intensivi e chirurgici che includono anche la ginecologia e l\u2019ostetricia (in inglese emergency, critical and operative services, Eco). \u201cRiteniamo che queste siano delle cure su cui sia assolutamente fondamentale continuare a investire -racconta ad Altreconomia Francesca Bocchini, referente dell\u2019advocacy per gli affari umanitari e la migrazione della Ong-. Riuscire a erogare questi servizi in ambito ospedaliero crea infatti un effetto a cascata anche per le cure di base e i servizi di prevenzione\u201d.<\/p>\n<p>Questo rapporto rappresenta inoltre la prosecuzione di un lavoro di analisi che aveva portato alla pubblicazione nel 2023 di un precedente lavoro dal titolo \u201cAccesso alle cure in Afghanistan: la voce degli afgani in 10 province\u201d. In quell\u2019occasione Emergency aveva iniziato a indagare quali fossero stati i cambiamenti nell\u2019accesso alle cure di base degli afghani dopo il cambio di governo, quindi dopo la presa del potere dei Talebani. I numeri emersi mostravano chiaramente come le barriere geografiche, economiche e sociali rendessero complicato l\u2019acquisto di medicinali, lo svolgimento di esami diagnostici, il reperimento di personale formato adeguatamente e il raggiungimento delle strutture soprattutto dalle aree pi\u00f9 remote del Paese.<\/p>\n<p>Il sistema sanitario afghano \u00e8 stato infatti gravemente colpito da pi\u00f9 di quattro decenni di guerra e occupazione, anni in cui la gran parte delle risorse del Paese \u00e8 stata diretta alle operazioni militari e non al miglioramento dell\u2019assistenza sanitaria. Come si legge nel report sono state dunque le Ong a fornire i servizi sanitari piuttosto che lo Stato.<\/p>\n<p>Il nuovo rapporto \u00e8 stato condotto invece prendendo in considerazione le 11 province in cui Emergency lavora, che ospitano quasi 16 milioni di afghani (il 39% della popolazione totale), dove sono stati somministrati 1.551 questionari anonimi a pazienti e accompagnatori in 20 strutture della Ong, 32 questionari a informatori qualificati tra il suo personale e 11 interviste semi-strutturate negli ospedali pubblici con i direttori degli ospedali provinciali, i primari di chirurgia e di ginecologia. Sono quindi tre i punti di vista attraverso cui si delineano le caratteristiche del sistema sanitario afghano in materia di servizi di emergenza, intensivi e chirurgici: quello dei pazienti, quello del personale di emergenza locale di Emergency e quello dei professionisti del settore pubblico.<\/p>\n<p>In linea generale, le risposte raccolte confermano le tendenze emerse precedentemente, aggiungendo un ulteriore tassello: se gi\u00e0 l\u2019accesso all\u2019assistenza sanitaria di base \u00e8 complicato, quello ai servizi Eco, che richiedono infrastrutture ed equipaggiamenti dedicati e maggiore specializzazione e formazione per lo staff, lo \u00e8 ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019accesso alle cure continua a essere difficile o molto difficile -spiega infatti Bocchini-. Tra i principali risultati c\u2019\u00e8 per\u00f2 la necessit\u00e0 di continuare a fornire cure traumatologiche e nello specifico quelle che erano erogate durante i tempi del conflitto. Da un lato perch\u00e9 continuano a esserci ordigni inesplosi, dall\u2019altro perch\u00e9 abbiamo assistito a un aumento del trauma civile principalmente a causa di incidenti stradali. Probabilmente si verificavano anche prima, ma allora si dava priorit\u00e0 all\u2019urgenza di chi aveva ferite d\u2019arma da fuoco o da taglio. \u00c8 necessario inoltre non perdere le competenze che si sono accumulate fino ad ora\u201d.<\/p>\n<p>Un focus specifico \u00e8 dedicato alla situazione delle donne nel Paese che, come specifica Bocchini, \u201csono una categoria particolarmente vulnerabile e quindi esprimono pi\u00f9 degli uomini la difficolt\u00e0 ad accedere alle cure e soprattutto si sentono pi\u00f9 insicure, dove per insicurezza non si intende solo il timore per l\u2019incolumit\u00e0 fisica, ad esempio, a causa di un ordigno inesploso\u201d. Il 73,3% delle donne hanno descritto infatti l\u2019accesso come difficile, contro il 61,4% degli uomini.<\/p>\n<p>Tra le principali barriere alla possibilit\u00e0 di curarsi sono stati evidenziati dai pazienti i mezzi di trasporto e la distanza, il 79,1% degli intervistati ha infatti riportato di aver dovuto recarsi in un\u2019altra citt\u00e0, provincia o anche Paese per le cure chirurgiche. Per l\u2019assistenza materna il dato si attesta al 76,2%.<\/p>\n<p>\u201cLe persone sono quasi sempre obbligate a spostarsi per raggiungere i luoghi di cura. Le ambulanze pubbliche o private sono utilizzate in una componente molto residuale e questo, soprattutto per un tipo di cura come quello d\u2019urgenza, denota una mancanza strutturale del sistema -prosegue Bocchini-. Ci si sposta nella maggior parte dei casi a piedi oppure chi ha la possibilit\u00e0 lo fa con un proprio mezzo di trasporto, auto o moto. Questo comporta molto spesso dei ritardi nell\u2019accesso anche alle cure, anche quelle di follow-up. Dopo un intervento chirurgico o dopo, ad esempio, il parto o un intervento ginecologico sarebbe infatti molto importante effettuare visite di controllo. Nella maggior parte dei casi queste visite vengono organizzate ma un paziente su cinque non si \u00e8 poi presentato oppure non sapeva di doverlo fare, un dato piuttosto importante in cui influiscono anche i costi\u201d.<\/p>\n<p>Il 57,5% dei partecipanti ha riportato infatti di aver affrontato difficolt\u00e0 finanziarie nel momento in cui cercava cure Eco e il 54,4% problemi generali di pagamento per l\u2019assistenza sanitaria. Il 66% inoltre ha dovuto prendere in prestito denaro o vendere effetti personali per coprire i costi delle cure di emergenza.<\/p>\n<p>\u201cLa situazione economica \u00e8 peggiorata moltissimo negli ultimi anni e sicuramente rimane uno degli ostacoli pi\u00f9 rilevanti. Pi\u00f9 della met\u00e0 delle persone che hanno partecipato allo studio dicono che hanno problemi a pagare le cure che teoricamente dovrebbero essere gratuite per la maggior parte delle persone ma poi di fatto viene chiesto loro di pagare per i farmaci, per il trattamento stesso, per il trasporto per raggiungere le strutture e quindi di fatto l\u2019accesso non \u00e8 gratuito\u201d.<\/p>\n<p>Il report si chiude poi con una serie di raccomandazioni che, come spiega Bocchini, sono state elaborate a partire dagli input ricevuti dai pazienti ma soprattutto dei direttori degli ospedali ascoltati.<\/p>\n<p>\u201cQuesti hanno confermato tutte le carenze citate e hanno espresso diverse necessit\u00e0, tra cui la possibilit\u00e0 di avere un sistema di riferimento pre-ospedaliero -aggiunge Bocchini-. Quindi il paziente dovrebbe essere trasferito direttamente dalla propria abitazione privata o dal luogo in cui si trova verso gli ospedali, in modo corretto e in tempi adeguati. Per questo \u00e8 anche necessario un sistema di comunicazione tra ospedali per cui deve essere possibile sapere se in una struttura \u00e8 presente un equipaggiamento o una specialistica. Un\u2019altra richiesta \u00e8 stata quella di avere personale formato che \u00e8 uno dei pilastri dell\u2019intervento di Emergency. Ci siamo anche rivolti alla comunit\u00e0 internazionale perch\u00e9 non abbandoni il Paese econtinui a investire nella salute, erogando i fondi necessari. Ad oggi la risposta umanitaria, quindi solo i bisogni pi\u00f9 urgenti, sono finanziate al 21%, un dato piuttosto basso. Dall\u2019altra parte chiediamo alle autorit\u00e0 afghane, che hanno e devono avere una responsabilit\u00e0 e un ruolo nell\u2019erogazione delle cure, di riformare il sistema facendo in modo che sia garantita la qualit\u00e0 dei servizi in tutte le componenti che fanno parte del sistema sanitario, quindi dalla prevenzione all\u2019erogazione delle cure primarie, al sistema di riferimento per mezzo delle ambulanze, alle \u00a0cure specialistiche\u201d.<\/p>\n<p>Infine non pu\u00f2 mancare un riferimento all\u2019inclusione delle donne, delle bambine e delle ragazze, sia nel settore educativo sia nel mercato del lavoro e sulle conseguenze sulla possibilit\u00e0 di curararsi.<\/p>\n<p>\u201cAl momento le donne possono ancora lavorare all\u2019interno delle strutture sanitarie, per\u00f2 noi siamo molto preoccupati per il futuro, perch\u00e9 se le bambine continuano a non poter studiare oltre alla scuola elementare ci troveremo presto in una condizione per cui non avremo nessuno da formare -conclude Bocchini-. Noi vediamo che questo ha degli impatti sulla salute materna ma non solo, perch\u00e9 in mancanza di personale femminile \u00e8 possibile che non sia concesso alle donne di essere visitate. Si innesta cos\u00ec un circolo vizioso per cui la met\u00e0 della popolazione rischia di essere, oltre che discriminata dal punto di vista della partecipazione pubblica, anche vittima di un potenziale aumento di mortalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u00a9 riproduzione riservata<\/p>\n<p>\n                Il tuo supporto aiuta a proteggere l&#8217;indipendenza di Altreconomia.<br \/>\n                Qualsiasi donazione, piccola o grande, \u00e8 fondamentale per il nostro futuro.\n            <\/p>\n<p>            <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/dona\/\" class=\"btn d-print-none\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Sostieni<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tre persone su cinque in Afghanistan non possono pagare le cure e per ottenerle spesso si indebitano, chiedendo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":47119,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1481],"tags":[40813,40814,6029,40815,2065,2066,40816,37489,8591,239,2063,2064,1537,90,89,40817,240,40818,40819,40820],"class_list":{"0":"post-47118","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-assistenza-sanitaria","8":"tag-accesso-alle-cure","9":"tag-afghanistan","10":"tag-ambulanze","11":"tag-assistenza-materna","12":"tag-assistenza-sanitaria","13":"tag-assistenzasanitaria","14":"tag-donne-afghane","15":"tag-emergency","16":"tag-ginecologia","17":"tag-health","18":"tag-health-care","19":"tag-healthcare","20":"tag-it","21":"tag-italia","22":"tag-italy","23":"tag-ostetricia","24":"tag-salute","25":"tag-servizi-di-emergenza","26":"tag-servizi-intensivi-e-chirurgici","27":"tag-servizio-sanitatario"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47118","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=47118"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47118\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/47119"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=47118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=47118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=47118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}