{"id":471808,"date":"2026-05-03T02:17:20","date_gmt":"2026-05-03T02:17:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/471808\/"},"modified":"2026-05-03T02:17:20","modified_gmt":"2026-05-03T02:17:20","slug":"tassi-invariati-lagarde-fa-lopossum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/471808\/","title":{"rendered":"tassi invariati. Lagarde fa l&#8217;opossum?"},"content":{"rendered":"<p>Si naviga a vista. \u00c8 questo l\u2019ordine che il Consiglio della Banca centrale europea ha trasmesso in sala macchine. \u00abAbbiamo deciso all\u2019unanimit\u00e0 di lasciare invariati i tassi al 2%\u00bb, ha detto la presidente della Bce, <strong>Christine Lagarde<\/strong>. \u00abCi si vede tra sei settimane\u00bb. Francoforte rimanda quindi a giugno una qualsiasi mossa di politica monetaria per <strong>l\u2019Eurozona.<\/strong> Per quella data si avr\u00e0 uno scenario pi\u00f9 chiaro. Non solo sui prezzi delle materie prime. Dalla dinamica dei salari, alle assunzioni, alle revisioni dei prezzi di vendita. Tutto sar\u00e0 utile per ufficializzare un qualcosa che gi\u00e0 si percepisce nell\u2019aria. Crescita dell\u2019inflazione, quindi aumento del costo del denaro. \u00abImpariamo dal passato per non agire troppo presto o troppo tardi\u00bb, ha aggiunto Lagarde, facendo riferimento al rischio di un intervento anticipato, come nel 2011, e quello di una risposta tardiva, come alcuni osservatori attribuiscono al 2022. Si attende di vedere prima come si comporteranno gli Usa. A giugno sar\u00e0 un anno esatto dalla precedente<strong> guerra contro l\u2019Iran.<\/strong> Come spiegher\u00e0 Trump tutto questo al mondo?<\/p>\n<p>Intanto, la Fed ha fatto la stessa scelta. Tassi invariati, fra il 3,50% e il 3,75%, ma pi\u00f9 per ragioni politiche e che econometriche. A cambio avvenuto, Powell-Welsh, l\u2019istituto centrale americano preferisce la linea della cautela. Nonostante, l\u2019inflazione Usa a marzo al 3,5% sia in linea con le attese. La linea attendista del mondo finanziario non coincide con il pessimismo di quello politico. Almeno qui in Europa. Mentre Lagarde, ieri, faceva il pesce in barile, la numero 1 della diplomazia Ue,<strong> Kaja Kallas<\/strong>, rincarava la dose su quanto detto dalla presidente della Commissione Ue, <strong>Ursula von der Leyen<\/strong> il giorno prima. L\u2019Europa non sa quanto potr\u00e0 resistere. Sembra che in guerra ci sia Bruxelles e non Teheran. D\u2019altra parte, tra noi e loro, c\u2019\u00e8 la differenza che l\u2019Iran \u00e8 sotto attacco \u00e8 vero \u2013 al netto della tregua \u2013 ma gli introiti dei pedaggi di Hormuz e l\u2019impennata dei prezzi del petrolio per gli Ayatollah sono comunque soldi in entrata. Noi, in quanto consumatori netti, paghiamo e basta.<\/p>\n<p>Certo, gli extraprofitti ci sono anche per le compagnie petrolifere. Questa settimana il greggio ha toccato picchi mai pi\u00f9 visti dalle fasi iniziali della<strong> guerra russo-ucraina<\/strong>. Nella mattinata di ieri, il Brent \u00e8 arrivato a 126 bollari al barile, per poi scendere a 109. A incidere sul brevissimo termine, sono le notizie di una possibile ripresa dei<strong> negoziati Usa-Iran.<\/strong> In una prospettiva pi\u00f9 lunga per\u00f2, l\u2019incertezza fa da padrona. La struttura del mercato \u00e8 in completa trasformazione. L\u2019uscita degli Emirati arabi dall\u2019Opec \u00e8 l\u2019ultimo tassello di una serie di scossoni che, si presume, non sono ancora finiti. Sulle prime, la caduta di Maduro aveva reso euforici gli operatori. Suggestionati da <strong>Trump,<\/strong> avevano visto nella rimessa sul mercato del greggio venezuelano un\u2019occasione di investimento. La realt\u00e0 della scarsa qualit\u00e0 del prodotto e dei costi di raffinazione aveva raffreddato gli animi. Con la guerra in Iran e quindi l\u2019ennesima risalita delle quotazioni \u2013 il trend in corso di cui sopra \u2013 ha riportato il sorriso.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, gli introiti che vanno anche beneficio di Teheran e di Mosca non a tutti fanno piacere. Anzi, sempre ieri la dichiarazione dei russi di voler restare nell\u2019Opec+ fa pensare che il trust voluto a suo tempo dai sauditi possa passare di mano. Da Riyadh, nostra amica, al tandem Teheran-Mosca, dietro cui non si cura nemmeno di nascondersi c\u2019\u00e8 Pechino. L\u2019exit strategy degli emirati fa pensare che nel Golfo ci sia qualcuno che sta pensando di liberalizzare il mercato. Sarebbe un\u2019ottima cosa. Se tutti fossero d\u2019accordo. La prima conseguenza sarebbe un abbassamento dei prezzi del petrolio, nonostante la guerra.<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" alt=\"Avatar photo\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/picasso.webp.webp\"  class=\"avatar avatar-80 photo\" height=\"80\" width=\"80\" decoding=\"async\"\/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/p>\n<p>Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. \u00c8 passato poi alla comunicazione d\u2019impresa e istituzionale. Ora, \u00e8 tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed \u00e8 autore del podcast \u201cEurovision\u201d. Ha scritto \u201cIl Medio Oriente cristiano\u201d (Cooper, 2010), \u201cIl grande banchetto\u201d (Paesi edizioni, 2023), \u201cLa diplomazia della rissa\u201d (Franco Angeli, 2025).<\/p>\n<p class=\"copyright-notice\">\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\tAntonio Picasso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si naviga a vista. \u00c8 questo l\u2019ordine che il Consiglio della Banca centrale europea ha trasmesso in sala&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":471809,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,6537,177,3723,6501,1537,90,89,9860,3746],"class_list":["post-471808","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-bce","tag-business","tag-fed","tag-interessi","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lagarde","tag-tassi"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116508246362777415","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/471808","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=471808"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/471808\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/471809"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=471808"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=471808"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=471808"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}