{"id":472150,"date":"2026-05-03T08:33:20","date_gmt":"2026-05-03T08:33:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/472150\/"},"modified":"2026-05-03T08:33:20","modified_gmt":"2026-05-03T08:33:20","slug":"dottor-chatbot-cosa-vogliamo-sapere-sulla-nostra-salute-e-quanto-seguiamo-i-suoi-consigli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/472150\/","title":{"rendered":"\u00abDottor chatbot\u00bb: cosa vogliamo sapere sulla nostra salute (e quanto seguiamo i suoi consigli)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Ruggiero Corcella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Ogni giorno, milioni di persone pongono domande all\u2019intelligenza artificiale su temi di salute. Interpelliamo i chatbot sulle cure, dopo aver ricevuto una diagnosi, o diamo loro \u00abin pasto\u00bb i sintomi per avere lumi sui trattamenti giusti. E arriviamo addirittura a cambiare i farmaci che prendiamo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella sanit\u00e0 digitale, <b>istituzioni e societ\u00e0 viaggiano ormai a due velocit\u00e0<\/b>. La prima avanza con passo lento e prudente. La seconda invece accelera e sperimenta. \u00c8 <b>la metafora della \u00abtartaruga e della lepre\u00bb<\/b> con cui un <a href=\"https:\/\/rockhealth.com\/insights\/the-tortoise-and-the-hare-of-care-health-ai-insights-from-rock-healths-2025-consumer-adoption-survey\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">sondaggio di Rock Health,<\/a><b> su 8mila pazienti americani adulti,<\/b> descrive l\u2019irruzione dell\u2019intelligenza artificiale (AI) nella vita quotidiana dei pazienti. <br \/>Ebbene, <b>un intervistato su tre (32%) <\/b>dichiara di essersi rivolto almeno una volta ai chatbot basati sull\u2019intelligenza artificiale <b>per ottenere informazioni sulla salute,<\/b> il doppio rispetto a un anno fa (16%). Altri canali digitali pi\u00f9 consolidati per le informazioni sulla salute (ad esempio, la ricerca online, i siti web sulla salute) sono ancora pi\u00f9 diffusi e, a titolo di confronto, il loro utilizzo \u00e8 cresciuto di tre punti percentuali nell\u2019ultimo anno.\u00a0<\/p>\n<p>    Un mercato che fa gola alle \u00abbig tech\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per molti, l\u2019AI \u00e8 diventata rapidamente parte integrante della gestione della propria salute.<b> Il 64% degli utenti di intelligenza artificiale<\/b> la utilizza per porre domande sulla salute con una frequenza settimanale o superiore. \u00ab<b>Stiamo assistendo a un ingresso \u201cbottom-up\u201d nel sistema della salute<\/b>: persone che utilizzano piattaforme come ChatGPT, Claude e Gemini per ottenere risposte cliniche, spesso al di fuori di qualsiasi governance sanitaria strutturata\u00bb, mette in guardia <b>Federico Semeraro<\/b>, presidente di European resuscitation council ed esperto di AI. \u00abQuesto <b>crea un cortocircuito tra innovazione tecnologica e responsabilit\u00e0 clinica<\/b>, con implicazioni rilevanti soprattutto sul piano della privacy e della sicurezza dei dati\u00bb.\u00a0 Insomma, i\u00a0\u00abpappagali stocastici\u00bb &#8211; termine felicemente coniato dalla linguista computazionale<b> Emily M. Bender <\/b>che insieme alla sociologa <b>Alex Hanna <\/b>ha ora pubblicato \u00abL\u2019inganno dell\u2019intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo\u00bb (Fazi Ed.)- stanno imponendo la loro presenza in modo sempre pi\u00f9 pervasivo.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    ChatGPT Salute e gli altri<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Negli ultimi due-tre anni (2023-2025), le \u00abBig Tech\u00bb hanno accelerato <\/b>sul lancio di chatbot di intelligenza artificiale, sempre pi\u00f9 utilizzati anche per informazioni sanitarie. OpenAI, con ChatGPT Salute, ha aperto la diffusione globale, seguita da Google con Gemini  e Microsoft con Copilot, integrati  nei principali servizi digitali. Anche Amazon e Apple stanno sviluppando soluzioni sempre pi\u00f9 orientate  alla salute digitale e al monitoraggio continuo. Un&#8217;estensione di quel\u00a0\u00abpotere digitale come potere globale\u00bb, molto ben descritto da <b>Luisa Torchia nel libro\u00a0\u00abPotere digitale\u00bb di recente pubblicazione nella collana Saggi de\u00a0\u00abIl Mulino\u00bb editore.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    Li usiamo lungo tutto il percorso di cura<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019intelligenza artificiale \u00e8 gi\u00e0 entrata nel cuore delle decisioni sanitarie. I dati del sondaggio di Rock Health mostrano che<b> i chatbot vengono utilizzati in modo trasversale lungo tutto il percorso di cura<\/b>, dalla comparsa dei <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/sintomo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sintomi<\/a> alla gestione delle terapie.<\/p>\n<p>    Che cosa chiediamo all&#8217;AI<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le richieste pi\u00f9 frequenti riguardano<b> le\u00a0<\/b><b>opzioni di trattamento<\/b> (fino al 60%) e<b> la diagnosi basata sui sintomi<\/b> (circa 55-57%), seguite dalle <b>informazioni su farmaci ed effetti collaterali<\/b>. Ma ci\u00f2 che colpisce \u00e8 la progressiva estensione dell\u2019uso anche ad ambiti meno \u00abclinici\u00bb:<b> prevenzione, stile di vita, comprensione degli esami,<\/b> fino alla preparazione delle visite mediche.<br \/>Il ricorso all\u2019AI, inoltre, cresce con l\u2019aumentare delle condizioni croniche. <b>Tra chi ha quattro o pi\u00f9 patologie, oltre la met\u00e0 utilizza i chatbot per comprendere esami<\/b>, gestire la propria condizione e orientarsi nelle cure. Anche<b> il supporto alla salute mentale<\/b> e il recupero post-intervento diventano pi\u00f9 frequenti.<br \/><b>Quasi tre quarti degli interpellati dichiarano di essersi rivolti a ChatGPT<\/b><br \/>(il 22 aprile OpenAI ha lanciato anche <b>ChatGPT for Clinicians<\/b>, progettata per assisterli in attivit\u00e0 cliniche come la ricerca medica e la documentazione. Ha inoltre rilasciato <b>HealthBench Professional<\/b>, uno strumento di valutazione per la verifica dell&#8217;efficacia di modelli linguistici complessi in ambito clinico), ovvero il 23% di tutti gli intervistati, a differenza del 5% che si \u00e8 servito di chatbot offerti dai fornitori di servizi sanitari o del 4% che ha utilizzato chatbot offerti dalle compagnie assicurative.<\/p>\n<p>    Utenti giovani ma non solo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A utilizzare questi strumenti sono <b>soprattutto i pi\u00f9 giovani<\/b>, ma non solo. Si tratta di utenti pi\u00f9 attivi, pi\u00f9 coinvolti, pi\u00f9 abituati a monitorare la propria salute. Tengono traccia di<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/sonno\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> sonno<\/a>, <b>attivit\u00e0 fisica, dieta, stress<\/b>, producendo una quantit\u00e0 crescente di dati personali che alimenta ulteriormente l\u2019uso dell\u2019AI. Come sottolinea <b>Giorgio Quer<\/b>, direttore dell\u2019Intelligenza Artificiale e professore di Medicina Digitale allo Scripps Research, <b>questo livello di monitoraggio continuo rappresenta al tempo stesso un\u2019opportunit\u00e0 e un rischio<\/b>: \u00abPu\u00f2 generare ansia per problemi non clinicamente rilevanti ma anche aiutare a intercettare segnali importanti che precedono lo sviluppo di una malattia e che altrimenti verrebbero trascurati\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Un segnale preoccupante: ci fidiamo troppo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parallelamente <b>cresce la fiducia verso questi strumenti,<\/b> ma in modo non sempre proporzionato alla loro reale affidabilit\u00e0. <b>Gli utenti dell\u2019AI tendono a considerare attendibili le informazioni provenienti da chatbot<\/b> (56%), <b>app<\/b> (55%),<b> social media <\/b>(36%) molto pi\u00f9 dei non utenti.<br \/>Secondo <b>Simona Giubilato<\/b>, coordinatrice dell\u2019Area dedicata all\u2019Intelligenza Artificiale in Cardiologia di Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), \u00e8 un segnale preoccupante: \u00abL\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 ancora pronta per assumere un livello di responsabilit\u00e0 clinica di massa\u00bb.<b> Il rischio pi\u00f9 insidioso, spiega, non \u00e8 tanto l\u2019errore evidente quanto quello invisibile<\/b>, \u00abformulato con tono autorevole e privo di segnali di incertezza\u00bb, che pu\u00f2 indurre il paziente a fidarsi senza mettere in discussione la risposta ricevuta.<br \/>Il problema \u00e8 amplificato dal fatto che <b>questi sistemi comunicano con sicurezza e fluidit\u00e0,<\/b> mentre la medicina reale \u00e8 fatta di dubbi, probabilit\u00e0 e valutazioni progressive.\u00a0<\/p>\n<p>    Sono spariti i\u00a0\u00abdisclaimer\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come sottolinea il sondaggio, a complicare ulteriormente il quadro contribuisce<b> la progressiva scomparsa dei \u00abdisclaimer\u00bb, quelle avvertenze che ricordavano all\u2019utente di non trovarsi di fronte a un medico<\/b>. \u00ab\u00c8 vero ed \u00e8 preoccupante \u2014 conferma Giubilato \u2014. I disclaimer negli output degli LLM (Large Language Model) sono crollati dal 26,3% nel 2022 allo 0,97% nel 2025, mentre nei VLM (Vision Language Model) sono scesi dal 19,6% nel 2023 all\u20191,05%.<b> Entro il 2025, la maggior parte dei modelli non mostrava alcun disclaimer<\/b>\u00bb. Nel frattempo, la distanza tra l\u2019AI utilizzata dai cittadini e quella impiegata nei contesti clinici resta enorme. \u00abLa differenza \u00e8 paragonabile a quella tra leggere un consiglio su un forum e sottoporsi a un esame medico\u00bb esemplifica il<b> professor Carlo Tacchetti<\/b>\u00a0direttore, insieme al professor Antonio Esposito, del Programma Strategico AI dell\u2019 Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove \u00e8 stato recentemente attivato anche un corso di laurea magistrale in Health Informatics diretto dallo stesso Esposito, a conferma dell\u2019impegno nella formazione dei nuovi professionisti della medicina digitale. \u00abL\u2019AI clinica, infatti, \u00e8 sottoposta a criteri rigorosi di validazione, sicurezza, trasparenza e supervisione umana, mentre <b>gli strumenti usati dai consumatori operano in una zona grigia<\/b>, senza certificazioni e con rischi elevati di errore o \u201callucinazioni\u201d\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Il nodo della trasparenza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il nodo \u00e8 proprio quello della trasparenza, come evidenzia la <b>professoressa Elena Bignami<\/b>, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) ed esperta di AI: \u00abGli strumenti privati funzionano con algoritmi chiusi e l\u2019utente non pu\u00f2 valutare la qualit\u00e0 delle informazioni\u00bb. <br \/>Per questo, sostiene, \u00ab<b>\u00e8 necessario sviluppare piattaforme pubbliche, sicure e integrate<\/b>, capaci di gestire dati sensibili e dialogare con il sistema sanitario. In prospettiva, il valore non sar\u00e0 solo nella potenza dei modelli, ma nella qualit\u00e0 dei dati e nella loro integrazione\u00bb.<\/p>\n<p>    Dopo le riposte, cambiamo i nostri comportamenti di salute<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma che cosa succede, dopo che si \u00e8 consultato un chatbot? Qui il sondaggio rivela quale sia gi\u00e0 oggi il reale impatto dell\u2019AI. <b>Otto interpellati su dieci (81%), infatti, riferiscono che l\u2019interazione con i chatbot li ha spinti comunque a prendere una decisione.<\/b> E se \u00e8 vero che la maggior parte ha cercato ulteriori informazioni online o attraverso diverse fonti (42%) oppure si \u00e8 rivolta a un\u2019assistenza formale (il 40% ha consultato un medico), quasi altrettanti hanno provato a cambiare comportamento in tema di salute (32%) o hanno persino modificato le terapie farmacologiche (18%). \u00abDobbiamo per\u00f2 capire qual \u00e8 l\u2019effetto finale \u2014 chiosa Quer \u2014, quali siano i vantaggi e i rischi nell\u2019usare o meno un determinato strumento.<b> Sono necessari studi clinici, che randomizzino la popolazione <\/b>in individui a cui \u00e8 proposto l\u2019uso di AI e altri a cui non viene proposto\u00bb. Resta una domanda cruciale: <b>chi stabilisce quando un sistema \u00e8 abbastanza sicuro per essere utilizzato su milioni di persone?<\/b> \u00abNon pu\u00f2 essere una decisione lasciata esclusivamente al mercato o ai produttori tecnologici. Aziende come OpenAI, Anthropic e Microsoft stanno entrando rapidamente nel settore della salute, ma lo stanno facendo attraverso un percorso \u201cconsumer-driven\u201d, non attraverso i tradizionali processi di validazione clinica\u00bb, conclude Semeraro.<\/p>\n<p>    I rischi: assistenti virtuali troppo\u00a0\u00abadulatori\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/science.aec8352\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Uno studio pubblicato su Science<\/a> evidenzia un rischio crescente dell\u2019AI: <b>la \u00absicofanzia\u00bb, cio\u00e8 la tendenza dei chatbot ad adulare e confermare gli utenti<\/b>. Analizzando 11 modelli linguistici, i ricercatori guidati da Myra Cheng hanno rilevato che l\u2019AI approva le azioni degli utenti il 49% pi\u00f9 spesso degli esseri umani, anche in presenza di comportamenti scorretti o dannosi. Tre esperimenti su oltre 2.400 partecipanti mostrano che<b> basta una sola interazione con un\u2019AI adulatrice per aumentare la convinzione di avere ragione<\/b> e ridurre la disponibilit\u00e0 a scusarsi o riparare relazioni. Paradossalmente, <b>proprio queste risposte distorsive vengono percepite come pi\u00f9 affidabili, di qualit\u00e0 superiore e pi\u00f9 piacevoli<\/b>, spingendo gli utenti a fidarsi e a tornare a usarle: un meccanismo che incentiva gli sviluppatori a mantenere l\u2019adulazione. <br \/>Il fenomeno non dipende dallo stile o dal fatto che la risposta sia attribuita a una macchina o a un umano: l\u2019effetto persuasivo resta. <b>Secondo lo studio, questo comportamento pu\u00f2 indebolire responsabilit\u00e0, autocritica e capacit\u00e0 di gestire i conflitti,<\/b> soprattutto in un contesto in cui sempre pi\u00f9 persone si affidano all\u2019AI per consigli personali. <br \/><b>Il rischio \u00e8 sistemico: un circolo vizioso in cui l\u2019AI rafforza convinzioni errate mentre gli utenti la preferiscono proprio per questo<\/b>. Gli autori chiedono quindi nuove strategie di progettazione, valutazione e regolazione per limitare un fenomeno che, pur aumentando l\u2019engagement, pu\u00f2 avere effetti negativi duraturi sul benessere individuale e sociale. \u00abLe interazioni con chatbot \u201csicofantici\u201d possono aumentare la polarizzazione delle opinioni e l\u2019eccessiva fiducia degli utenti e questo si riflette in comportamenti concreti. Il problema della fiducia mal risposta \u00e8 amplificato da un fattore su cui \u00e8 importante riflettere: <b>i chatbot comunicano con la sicurezza di chi sa, i medici con l\u2019incertezza di chi ragiona<\/b>. L\u2019eloquenza fluente viene percepita come competenza. L\u2019Fda ha esplicitamente identificato la sycophancy, come uno dei rischi principali dei dispositivi di AI generativa in ambito sanitario\u00bb, dice Giubilato.<\/p>\n<p>    Ci piacciono anche perch\u00e9 non ci sentiamo giudicati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il successo dei chatbot sanitari si spiega anche con fattori sociali ed economici. Secondo <a href=\"https:\/\/www.kff.org\/public-opinion\/kff-tracking-poll-on-health-information-and-trust-use-of-ai-for-health-information-and-advice\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">un recente sondaggio KFF<\/a> ( non profit statunitense, dedicata all\u2019analisi delle politiche sanitarie) <b>il 65% degli utenti li utilizza per ottenere risposte immediate, mentre molti li scelgono per evitare tempi di attesa o costi elevati delle visite mediche<\/b>. Di particolare rilevanza \u00e8 il dato sui giovani: tra i 18 e i 29 anni, oltre il 40% utilizza l\u2019AI per la salute. E sono proprio loro i pi\u00f9 propensi a non consultare un medico, dopo aver ricevuto un consiglio da un chatbot. Anche le fasce pi\u00f9 vulnerabili &#8211; persone a basso reddito o senza copertura sanitaria &#8211; mostrano un maggiore ricorso a questi strumenti. In alcuni casi, l\u2019AI diventa l\u2019unica fonte accessibile di informazione sanitaria. C\u2019\u00e8 poi <b>la percezione di neutralit\u00e0<\/b>: molti dichiarano di sentirsi pi\u00f9 a proprio agio nel porre domande sensibili a un sistema digitale, senza il timore di sentirsi giudicati.\u00a0<\/p>\n<p>    Come evitare che la sanit\u00e0 pubblica resti indietro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I cittadini, quindi, adottano strumenti generalisti come ChatGPT molto pi\u00f9 rapidamente delle istituzioni sanitarie. E il rischio, come si diceva all&#8217;inizio,\u00a0 \u00e8 quello di una sanit\u00e0 a due velocit\u00e0: <b>come si pu\u00f2 evitare che il sistema pubblico resti strutturalmente indietro?<\/b><br \/>\u00abGli strumenti \u201cprivati\u201d per ora sono facili, immediati e hanno interfaccia facili e intuitivi &#8211; risponde la professoressa Bignami &#8211; . Ma hanno ancora algoritmi chiusi, cio\u00e8 non \u00e8 possibile conoscere i dati all\u2019interno. Questo \u00e8 un problema, anzi IL problema: perch\u00e9<b> l\u2019utente pu\u00f2 solo fidarsi (o cadere nel tranello del \u201ctutto e subito\u201d) senza capire la qualit\u00e0 del dato<\/b>, cio\u00e8 la bont\u00e0 dei passaggi dell\u2019algoritmo che sta usando, e cio\u00e8 l\u2019affidabilit\u00e0 della risposta che sta leggendo.<b> Il Servizio sanitario nazionale, e in particolare i servizi sanitari regionali, hanno scelto di rispettare la normativa europea<\/b> in temini di AI, di GDPR e quindi di avere gli algoritmi in chiaro. Pi\u00f9 lungo, pi\u00f9 complesso, forse meno efficace dal punto di vista estetico, ma pi\u00f9 sicuro (per la protezione dei dati) e di maggiore qualit\u00e0 (nell\u2019informazione finale)\u00bb.\u00a0<br \/>\u00abSe il divario diventa troppo ampio, il rischio \u00e8 che i pazienti inizino a fidarsi pi\u00f9 di un LLM (Large Language Model) non validato che del proprio medico, percepito come lento o &#8220;analogico\u201d &#8211; aggiunge il professor Tacchetti &#8211; .<b> Per evitare che la sanit\u00e0 pubblica resti strutturalmente indietro, la soluzione, tuttavia,  non \u00e8 l\u2019accelerazione dei processi di validazione (che devono restare rigorosi), ma un cambiamento delle modalit\u00e0 con cui il sistema sanitario nazionale adotta l\u2019innovazione<\/b>. In primis, non possiamo affidare alle singole regioni o addirittura alle ASL lo sviluppo o l&#8217;adozione di soluzioni o software di gestione dati , ma deve essere una struttura statale centralizzata che deve offrire soluzioni e strumenti sicuri e validati a livello nazionale, per favorire l\u2019interoperabilit\u00e0 dei dati generati per il bene comune. Se l&#8217;istituzione fornisce lo strumento, il medico lo usa; se non lo fornisce, il medico (e il paziente) useranno ChatGPT. <b>Alcune delle attivit\u00e0 necessarie per raggiungere l\u2019obiettivo sono:<\/b> potenziare centri che sviluppino soluzioni, invece di disperdere risorse in mille rivoli; favorire e sponsorizzare reparti dove accanto alle procedure standard <b>si testino soluzioni generate con l\u2019AI<\/b>, senza interferire con la decisione finale, in modo da valutarne il potenziale vantaggio in termini di costi, tempi e accuratezza delle prestazioni; <b>potenziare la formazione dei medici nell\u2019ambito AI<\/b> (e non solo quelli del futuro, visto che il futuro \u00e8 gi\u00e0 qui) per creare una cultura dell\u2019utilizzo consapevole, eticamente e professionalmente corretto dell\u2019IA in sanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-02T19:40:05+02:00\">2 maggio 2026 ( modifica il 2 maggio 2026 | 19:41)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Ruggiero Corcella Ogni giorno, milioni di persone pongono domande all\u2019intelligenza artificiale su temi di salute. 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