{"id":472581,"date":"2026-05-03T15:46:17","date_gmt":"2026-05-03T15:46:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/472581\/"},"modified":"2026-05-03T15:46:17","modified_gmt":"2026-05-03T15:46:17","slug":"paul-il-piccolo-borghese-che-era-avanti-anni-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/472581\/","title":{"rendered":"Paul, il piccolo borghese che era avanti anni luce"},"content":{"rendered":"<p>Il primo a lasciare i Beatles \u00e8 John Lennon. Il primo a farlo pubblicamente \u00e8 Paul McCartney. Su Paul ricade tutta la rabbia. Una rabbia collettiva, sproporzionata. Nei primi anni Settanta McCartney \u00e8 uno degli uomini pi\u00f9 impopolari d&#8217;Inghilterra. L&#8217;accusa (falsa) \u00e8 di aver distrutto qualcosa di sacro. Lo choc per la fine del gruppo fu cos\u00ec forte che alcuni commentatori parlarono di &#8220;inizio del declino della Gran Bretagna&#8221;.<\/p>\n<p>Man on the Run, il documentario diretto da Morgan Neville su Amazon Prime, ricostruisce quel decennio con precisione quasi chirurgica. \u00c8 un film sulla caduta e sulla resurrezione, sul prezzo che si paga per essere stati al centro dell&#8217;universo. McCartney vi appare come testimone di se stesso: lucido, ironico, capace di guardare alla propria storia senza autocommiserazione n\u00e9 nostalgia compiaciuta.<\/p>\n<p>Quando i Beatles si sciolgono legalmente, nel 1974 dopo anni di battaglie in tribunale, il mondo della musica \u00e8 gi\u00e0 cambiato. La controcultura ha ceduto alla disillusione post-Woodstock, i movimenti studenteschi cercano figure di riferimento. John Lennon si \u00e8 offerto: sale sul palco della politica radicale, abbraccia l&#8217;attivismo come nuova vocazione. La sua immagine di intellettuale engag\u00e9 si consolida mentre Paul alleva pecore in una fattoria della Scozia. Il contrasto \u00e8 impietoso, almeno in apparenza.<\/p>\n<p>McCartney non si ritira per paura o per inerzia. Si ritira perch\u00e9 ha bisogno di affondare le mani nella terra. Dopo anni di vita surreale nei Beatles, di tourn\u00e9e allucinatorie, di ogni singolo gesto trasformato in evento globale, il contatto con qualcosa di concreto diventa una necessit\u00e0 fisica e morale. La fattoria di High Park, nel Kintyre scozzese, non \u00e8 una fuga. \u00c8 una cura.<\/p>\n<p>L&#8217;ispirazione non scompare. Si trasforma. McCartney compone in solitudine assoluta: si chiude in bagno, si nasconde nel sottoscala con chitarra, penna e carta. Poi incide i nuovi brani con macchinari rudimentali, suonando tutti gli strumenti da solo. \u00c8 un approccio che all&#8217;epoca appare dilettantistico. I critici non risparmiano niente: McCartney (1970) viene demolito, Ram (1971) trattato come uno scherzo di cattivo gusto.<\/p>\n<p>Cinquant&#8217;anni dopo il giudizio si \u00e8 ribaltato. Ram \u00e8 oggi considerato un lavoro rivoluzionario e McCartney \u00e8 annoverato tra i padri fondatori dell&#8217;estetica lo-fi che esploder\u00e0 due decenni pi\u00f9 tardi con il grunge (incluso il primo album dei Nirvana, Bleach), con i Sonic Youth e con tutta la galassia indie degli anni Novanta. McCartney si \u00e8 rivelato, per l&#8217;ennesima volta, un innovatore.<\/p>\n<p>Nel frattempo, la guerra con Lennon diventa feroce. Al centro c&#8217;\u00e8 Allan Klein, il manager voluto da John, che McCartney accusa di sottrarre i fondi della band. Si accorge anche di aver firmato un contratto capestro che rende la separazione quasi impossibile. La reazione \u00e8 quella di un uomo che ha deciso di non avere pi\u00f9 paura: porta tutti in tribunale. Prima, per\u00f2, scrive a Klein una lettera rimasta nella storia del rock: &#8220;Caro maiale, non hai niente a che fare con i miei affari. Quindi lasciami in pace&#8221;.<\/p>\n<p>La guerra legale si trascina per anni. John risponde con canzoni How Do You Sleep?, i suoi versi taglienti come lame e con dichiarazioni che trasformano una disputa contrattuale in una resa dei conti generazionale. Paul viene dipinto come il traditore, il borghese, l&#8217;opportunista. Ma Paul e John si conoscono dall&#8217;adolescenza. Il loro rapporto ha alti e bassi, litigi violenti, incomprensioni reiterate. Quando la voce si alza troppo, John si leva gli occhiali e dice: &#8220;Sono sempre io, il tuo John di Liverpool.&#8221; Non \u00e8 sentimentalismo. \u00c8 la mappa di un territorio comune che nessun contratto pu\u00f2 cancellare. Nel 1974 Paul vince la causa. L&#8217;anno successivo anche John ammette che l&#8217;amico aveva ragione. Continueranno a frequentarsi. L&#8217;ultima volta si vedono a casa di Lennon, al Dakota Building di New York. L&#8217;edificio diventer\u00e0 tristemente noto il 9 dicembre 1980, giorno dell&#8217;omicidio di John Lennon.<\/p>\n<p>Nel mezzo di tutto questo, McCartney fonda i Wings. La band nasce con un principio anti-beatlesiano: nessuna formazione fissa, nessuna mitologia consolidata. L&#8217;unica eccezione \u00e8 Danny Laine, nucleo stabile del progetto per tutta la sua durata. Linda Eastman, la moglie di Paul, entra nella band nonostante non sia una musicista di professione: una scelta che i critici stroncheranno con un accanimento che oggi apparirebbe semplicemente sessista. Il giro d&#8217;Inghilterra che i Wings intraprendono agli inizi \u00e8 un esperimento di follia organizzata: il gruppo si presenta a sorpresa nelle universit\u00e0 e nei piccoli locali. Prima tappa, l&#8217;universit\u00e0 di Nottingham. Quando il pullman si ferma davanti all&#8217;edificio, nessuno ci crede. McCartney scende di persona. I professori accorrono e formulano la domanda inevitabile: quanto vogliono come compenso? La risposta \u00e8 degna di un apologo zen. Il gruppo si terr\u00e0 l&#8217;incasso della serata. Il prezzo dei biglietti \u00e8 di cinquanta pence. Praticamente gratis.<\/p>\n<p>Non tutto, in quegli anni, \u00e8 rinascita. C&#8217;\u00e8 l&#8217;arresto per possesso di marijuana in Giappone nel 1980: dieci giorni in carcere a Tokyo, l&#8217;intero tour asiatico annullato. Solo la cella, il silenzio, il tempo che non passa. E poi c&#8217;\u00e8 la scena che nessuno dimentica. La mattina del 9 dicembre, i giornalisti aspettano McCartney fuori dagli studi di registrazione dove sta lavorando. John Lennon \u00e8 stato ucciso poche ore prima davanti al Dakota Building. Paul esce, risponde alle domande con lo sguardo di chi non ha ancora metabolizzato quello che \u00e8 successo. Dice qualcosa di vago, di insufficiente, di umano. La stampa lo attaccher\u00e0 anche per questo: troppo freddo. Come se esistesse un protocollo corretto per reagire alla morte violenta dell&#8217;amico di una vita.<\/p>\n<p>Ma Man on the Run non \u00e8 una storia di lutti. \u00c8 una storia di rinascita. Band on the Run, l&#8217;album del 1973 registrato a Lagos con una band ridotta all&#8217;osso dopo l&#8217;abbandono di mezzo gruppo, \u00e8 la svolta definitiva. Un lavoro di inaspettata coerenza e forza, capace di riconciliare McCartney con il pubblico e con i critici. Vince il Grammy. Restaura una reputazione che sembrava compromessa. Dimostra che la caduta degli anni precedenti non era un declino, ma una metamorfosi.\n<\/p>\n<p> Il film lo racconta con la consapevolezza di chi sa che le metamorfosi vere sono invisibili mentre accadono. McCartney non aveva un piano. Aveva voglia di crescere. E una curiosit\u00e0 ostinata per la musica che nessun tribunale, nessun critico, nessuna guerra mediatica aveva potuto intaccare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il primo a lasciare i Beatles \u00e8 John Lennon. Il primo a farlo pubblicamente \u00e8 Paul McCartney. 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