{"id":47323,"date":"2025-08-14T15:17:13","date_gmt":"2025-08-14T15:17:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/47323\/"},"modified":"2025-08-14T15:17:13","modified_gmt":"2025-08-14T15:17:13","slug":"un-action-lineare-con-ottimi-puzzle-e-spettacolare-quanto-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/47323\/","title":{"rendered":"un action lineare con ottimi puzzle e spettacolare quanto basta"},"content":{"rendered":"<p>Con l&#8217;avanzare della tecnologia e la sempre maggiore diffusione di strumenti come l&#8217;Unreal Engine 5, diventa sempre pi\u00f9 facile creare produzioni di una certa complessit\u00e0 anche per team non particolarmente grandi, come abbiamo visto qualche mese fa con Clair Obscur Expedition 33 (eccovi la <a href=\"https:\/\/www.everyeye.it\/articoli\/recensione-clair-obscur-expedition-33-gdr-supera-aspettativa-65499.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">recensione di Clair Obscur Expedition 33<\/a>). Qualcosa di simile \u00e8 successo anche per <b>Echoes of the End<\/b> che, pur non raggiungendo le vette del gioco di ruolo dei francesi di Sandfall Interactive, si \u00e8 rivelato comunque un prodotto interessante, anche in virt\u00f9 del prezzo budget con cui viene proposto sin dal lancio.  Scopriamo perch\u00e9, al netto di alcuni evidenti difetti, l&#8217;opera prima di Myrkur Games ci ha divertito.<\/p>\n<p>Un&#8217;Islanda fantasy<\/p>\n<p>Le vicende narrate in Echoes of the End si svolgono nel regno di Aema, dove sono ben visibili i risultati di un lungo e sanguinoso conflitto tra due fazioni, che ha portato alla nascita di un impero da una parte e alla creazione di piccoli villaggi nascosti nella foresta dall&#8217;altra. Noi facciamo parte proprio di questo gruppo di reietti, ma non siamo certo un comune uomo del popolo: <b>la protagonista, chiamata Ryn, \u00e8 infatti una Vestigia, termine che sta a indicare persone dotate di poteri incredibili ma estremamente difficili da controllare<\/b>, tanto da rendere queste figure temute persino dai loro cari. <\/p>\n<p>Le disavventure di Ryn cominciano durante una pattuglia in giro per la foresta in compagnia di suo fratello, che finisce nel peggiore dei modi possibili: l&#8217;impero rivale si \u00e8 avventurato oltre i propri confini per impossessarsi del potere delle Egide, enormi strutture di cristallo la cui magia funge da risorsa energetica ed \u00e8 quindi al centro delle brame di chiunque disponga del potere per assorbirle, come le Vestigie. Ed \u00e8 proprio qui che la protagonista si ritrova faccia a faccia con una nemica molto pi\u00f9 potente di lei, che riesce a metterla fuori gioco e a rapire suo fratello Cor. Inizia cos\u00ec un lungo viaggio alla ricerca del ragazzo, durante il quale la nostra guerriera non sar\u00e0 sola. Al suo fianco troveremo infatti Abram Finlay, uno studioso proveniente da lontano con cui i rapporti saranno inizialmente tesi, ma che sfida dopo sfida tenderanno ad ammorbidirsi. <b>Tutte quelle dinamiche legate al rapporto tra i due sono nemmeno troppo velatamente ispirate a quelle tra Kratos ed Atreus nel primo God of War<\/b> facente parte della saga norrena. Troviamo persino l&#8217;espediente della barca, che si presenta in un paio d&#8217;occasioni, durante le quali l&#8217;uomo prova a raccontare qualche aneddoto o comunque prova a chiacchierare con la ragazza, esattamente come nel titolo di riferimento. Peccato solo che, per quanto alcune idee siano interessanti, l&#8217;intreccio narrativo e gli stessi personaggi stentano a coinvolgere il giocatore, che si ritrova in balia degli eventi senza affezionarsi a quelle figure o ad avere quella curiosit\u00e0 di scoprire dove vuole andare a parare la storia (crediamo di aver dimenticato dell&#8217;esistenza di Cor a un certo punto dell&#8217;avventura), che tra l&#8217;altro ha ben pochi colpi di scena, tutti pi\u00f9 che scontati.<b> Questo non significa che manchino le ragioni che rendono Echoes of the End piacevole da giocare dall&#8217;inizio alla fine<\/b>, ma di certo la storia non fa parte di queste.<\/p>\n<p>Combat system e progressione<\/p>\n<p>Parlando di gameplay, Echoes of the End \u00e8 un action adventure parecchio lineare, la cui struttura di gioco prevede il costante alternarsi di combattimenti e puzzle<b>. Come potete facilmente immaginare, il combat system del titolo Myrkur Games combina l&#8217;uso dell&#8217;unica e sola arma in dotazione alla protagonista, la spada, ad una serie di poteri che riguardano prevalentemente la telecinesi<\/b>, con la possibilit\u00e0 di generare esplosioni oppure di agganciare i bersagli e scagliarli verso un dirupo o contro i loro stessi alleati.<br \/>L&#8217;idea alla base di questo tipo di interazioni \u00e8 decisamente interessante, cos\u00ec come lo \u00e8 quella di far esplodere le torri di guardia per eliminare sul colpo i ranger nemici. <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/images.everyeye.it\/img-singole\/articolo-178913.webp\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/articolo-178913-850.webp.webp\" class=\"img_100\"\/><\/a><\/p>\n<p>Peccato per\u00f2 che la realizzazione del sistema di combattimento, per quanto gradevole, abbia alcune falle. Un problema su tutti \u00e8 l&#8217;assenza delle cancel: in poche parole, ogni azione non pu\u00f2 essere in alcun modo cancellata e bisogna ad esempio attendere che l&#8217;animazione di un fendente termini per poter attivare la parata o la schivata. Dal momento che parry ed evasione sono due meccaniche di grande importanza, \u00e8 facile comprendere come gli scontri diventino a tratti frustranti, costringendo il giocatore a restare sulla difensiva in attesa del momento di fare la parata perfetta, oppure di attaccare a testa bassa sapendo di subire danni che non pu\u00f2 evitare. Tale problematica si riflette anche sulle combo avanzate, che richiedono pi\u00f9 tempo di quella base per poter essere eseguite nella loro interezza, rendendo di fatto molto meno conveniente ricorrere a queste danze di morte, a prescindere dalla loro efficacia in termini di danno inflitto. Non a caso, i punti abilit\u00e0 ottenuti sconfiggendo nemici li abbiamo investiti principalmente nei poteri e nelle migliorie per la salute, che hanno avuto benefici decisamente pi\u00f9 utili rispetto alle combinazioni di colpi extra.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/images.everyeye.it\/img-singole\/articolo-178914.webp\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/articolo-178914-850.webp.webp\" class=\"img_100\"\/><\/a><\/p>\n<p><b>Vi \u00e8 da considerare poi anche la presenza del buon Abram, che si comporta esattamente come Atreus<\/b> sul campo di battaglia: a lui \u00e8 infatti dedicato un apposito tasto, che alla pressione permette di elettrificare i bersagli con effetti che variano in base ai potenziamenti sbloccati. Nelle fasi pi\u00f9 avanzate dell&#8217;avventura, lo studioso dar\u00e0 un maggiore contributo e, ad esempio, potr\u00e0 afferrare i nemici per consentire a Ryn di finirli con un brutale colpo finale.  Avremmo gradito anche una maggiore variet\u00e0 di nemici e boss, visto che in entrambi i casi si tende ad affrontare avversari quasi sempre uguali fra loro e ci sono un paio di boss fight che si ripetono addirittura due o tre volte. <\/p>\n<p>I puzzle sono ottimi<\/p>\n<p>La punta di diamante della produzione sono gli enigmi. Sorprendentemente, questo aspetto di <b>Echoes of the End non risulta semplicemente azzeccato, ma curato sin nei minimi particolari<\/b>. Quello che vogliamo dire \u00e8 che ogni singolo puzzle proposto al giocatore presenta nella quasi totalit\u00e0 dei casi un livello di complessit\u00e0 perfetto: per risolvere ogni sfida bisogna infatti impegnarsi, ma non vi \u00e8 nulla di eccessivamente difficile che vi terr\u00e0 ore davanti allo schermo in cerca della soluzione. Non solo, perch\u00e9 seguendo una filosofia dei titoli old school, <b>Echoes of the End introduce nuove meccaniche in ogni capitolo (ne sono 10 in totale, ciascuno con una durata di circa un&#8217;ora o poco pi\u00f9)<\/b>, cos\u00ec da rendere i puzzle sempre freschi ed interessanti.<\/p>\n<p>Se gli sviluppatori hanno deciso di ispirarsi a God of War per tanti aspetti, sono stati ben attenti a non ereditare dagli ultimi capitoli la fastidiosa distribuzione di consigli non richiesti da parte del compagno. In questo caso, infatti, Abram se ne star\u00e0 zitto e buono e star\u00e0 al giocatore decidere se premere un tasto per ricevere un suggerimento.  Abbiamo apprezzato sia questa scelta, sia l&#8217;intelligenza con cui \u00e8 stata implementata tale dinamica, visto che i suggerimenti iniziali sono molto vaghi e diventano espliciti solo premendo il tasto pi\u00f9 volte. <b>Ci sono piaciute molto anche le fasi platform<\/b>, che per forza di cose si incastrano spesso e volentieri con i puzzle. Ryn \u00e8 in grado di eseguire doppi salti, schivate aeree e altre mosse speciali che si sbloccano nel corso della storia e che vanno ad ampliare le possibilit\u00e0 offerte in termini di movimento. Peccato solo per le animazioni, che rendono fasi come l&#8217;arrampicata non particolarmente belle da vedere, seppur siano piacevoli da giocare. Pur trattandosi di un gioco lineare, sono tanti anche i segreti sparsi in giro per il percorso, grazie ai quali si possono trovare forzieri che forniscono materiale legato alla lore o potenziamenti permanenti a Mana e Salute (vi ricorda per caso qualcosa?). Segnaliamo anche un&#8217;insolita presenza in massa di sezioni in discesa libera, probabilmente una vera e propria passione nascosta dei game designer, che ne hanno piazzate decine tra un capitolo e l&#8217;altro, forse esagerando un po&#8217;.<\/p>\n<p>Uno spettacolo a met\u00e0<\/p>\n<p>Altro punto di forza di Echoes of the End \u00e8 il comparto grafico. <b>Il gioco utilizza in maniera impeccabile l&#8217;Unreal Engine 5<\/b>, dando vita a scenari che mescolano fantasy e scenari mozzafiato ispirati all&#8217;Islanda, tutti spettacolari. Vi capiter\u00e0 a pi\u00f9 riprese di restare a bocca aperta di fronte ad antiche rovine, paesaggi naturali o villaggi devastati dalle fiamme, tutti davvero splendidi da vedere. Lo stesso vale per i modelli dei personaggi principali, curati sin nei minimi dettagli, come il tessuto del cappotto di Abram, i cui materiali sono resi in maniera davvero incredibile. Insomma, se giocato con le impostazioni grafiche al massimo delle possibilit\u00e0, il gioco sapr\u00e0 stupirvi pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/images.everyeye.it\/img-artwork\/echoes-of-the-end-v1-1189197.webp\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/echoes-of-the-end-v1-1189197-600x16.webp.webp\" alt=\"\"\/><\/a><a href=\"https:\/\/images.everyeye.it\/img-artwork\/echoes-of-the-end-v1-1189195.webp\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/echoes-of-the-end-v1-1189195-600x16.webp.webp\" alt=\"\"\/><\/a><\/p>\n<p><b>Purtroppo l&#8217;aspetto grafico gode di un&#8217;attenzione ben superiore rispetto a quello tecnico in generale<\/b>. Vi abbiamo gi\u00e0 parlato a pi\u00f9 riprese delle pessime animazioni, ma possiamo citarvi anche i bug che fanno impazzire l&#8217;IA del compagno o i mini freeze (completamente avulsi dalle impostazioni grafiche) che ci hanno accompagnato per l&#8217;intero arco della storia, talvolta impedendoci di saltare al momento giusto. Ottimo infine il doppiaggio in inglese, accompagnato dai soli sottotitoli in lingua italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Con l&#8217;avanzare della tecnologia e la sempre maggiore diffusione di strumenti come l&#8217;Unreal Engine 5, diventa sempre pi\u00f9&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":47324,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-47323","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=47323"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47323\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/47324"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=47323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=47323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=47323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}