{"id":473524,"date":"2026-05-04T07:10:24","date_gmt":"2026-05-04T07:10:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/473524\/"},"modified":"2026-05-04T07:10:24","modified_gmt":"2026-05-04T07:10:24","slug":"cambiano-le-regole-dei-videogiochi-per-i-minori-in-europa-ora-letichetta-avvisera-i-genitori-anche-dei-rischi-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/473524\/","title":{"rendered":"Cambiano le regole dei videogiochi per i minori: in Europa ora l\u2019etichetta avviser\u00e0 i genitori anche dei rischi social"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Da giugno il sistema europeo di classificazione per et\u00e0 introduce undici nuovi criteri in quattro categorie inedite: non pi\u00f9 solo su contenuti e linguaggio ma anche i meccanismi di engagement e di interazione con gli altri utenti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per oltre vent\u2019anni il sistema <b>PEGI <\/b>\u2014 Pan European Game Information \u2014 ha guidato i genitori nella scelta dei <b>videogiochi appropriati<\/b> per i propri figli, con le ormai familiari etichette PEGI 3, 7, 12, 16 e 18. Dall\u2019esterno, tutto sembra rimasto uguale. Ma dal prossimo giugno qualcosa cambia in modo sostanziale: undici nuove domande, distribuite in quattro categorie inedite, entreranno a far parte del questionario che ogni casa produttrice deve compilare prima di portare un titolo sul mercato europeo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 <b>Dirk Bosmans<\/b> , direttore del PEGI, a spiegare la logica di fondo: i genitori chiedono da anni risposte non solo sui contenuti tradizionali, ma anche su <b>aspetti concreti della vita digitale quotidiana<\/b> dei loro figli. \u00abI genitori vogliono sapere: il mio bambino pu\u00f2 spendere soldi nel gioco? Quanto? Sta passando troppo tempo davanti allo schermo? Con chi sta parlando? Queste domande esistevano gi\u00e0. <b>Ora abbiamo gli strumenti <\/b>per rispondere\u00bb, spiega il direttore nell&#8217;intervista rilasciata pochi giorni fa a Corriere.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Come funziona il sistema di classificazione: domande semplici, conseguenze precise<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il meccanismo alla base del sistema PEGI \u00e8 pi\u00f9 rigoroso di quanto possa sembrare dall\u2019esterno. Ogni azienda che vuole distribuire un videogioco in Europa deve rispondere a <b>un questionario strutturato in forma di domande binarie: s\u00ec o no<\/b>. Le risposte determinano automaticamente la <b>fascia d\u2019et\u00e0 assegnata al prodotto<\/b>, seguendo un percorso ad albero che non lascia margine all\u2019interpretazione soggettiva.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Bosmans ne illustra il funzionamento con un esempio concreto legato alla <b>violenza<\/b>, valido anche per le nuove categorie: se il gioco contiene <b>violenza realistica <\/b>contro personaggi umanoidi, il rating sar\u00e0 PEGI 16 o 18. Se la <b>violenza \u00e8 fantasiosa<\/b> e rivolta a personaggi non umani, si scender\u00e0 a PEGI 7 o 12. Lo stesso approccio \u00e8 ora applicato agli acquisti in-game e alle meccaniche di engagement. Un gioco che prevede <b>pressioni temporali sugli acquisti<\/b> &#8211; come un countdown timer o un battle pass a scadenza &#8211; ottiene automaticamente almeno un PEGI 12.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0A verificare la correttezza delle risposte fornite dalle aziende sono due istituti indipendenti: il<b> NICAM nei Paesi Bassi <\/b>e la <b>Games Rating Authority<\/b> nel Regno Unito, dove professionisti giocano ai videogiochi per mestiere e confrontano le dichiarazioni con i contenuti effettivi.\u00a0I dati storici mostrano che il sistema funziona: il <b>75% delle autodichiarazioni aziendali \u00e8 completamente accurato<\/b>. Del restante 25%, la maggior parte (circa il 17-18%) ha applicato <b>un rating pi\u00f9 restrittivo<\/b> del necessario, mentre solo l\u20198% ha sottovalutato la propria classificazione. Ci racconta Bosmans: \u00abTre aziende su quattro rispondono al questionario in modo perfetto. Di quelle che sbagliano, la grande maggioranza <b>pecca di eccessiva cautela<\/b>: si auto-assegnano un PEGI 16 e noi diciamo loro che il PEGI 12 \u00e8 sufficiente. Solo una piccola parte va corretta verso l\u2019alto\u00bb.<\/p>\n<p>    Un gioco su dieci cambier\u00e0 fascia d\u2019et\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019impatto pratico di queste modifiche \u00e8 gi\u00e0 stato misurato in Germania, dove l\u2019<b>ente USK <\/b>ha anticipato regole simili su mandato di una legge nazionale entrata in vigore tre anni fa. I dati emersi parlano chiaro: il <b>30% dei videogiochi dovr\u00e0 rispondere \u201cs\u00ec\u201d ad almeno una delle nuove domande<\/b>, e di questi un titolo su tre ricever\u00e0 un rating pi\u00f9 alto. Il risultato complessivo \u00e8 che circa il 10% di tutti i giochi sul mercato europeo sar\u00e0 riclassificato verso l\u2019alto. Alcuni titoli oggi PEGI 3 <b>potrebbero diventare PEGI 16<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abPotreste pensare che il 10% non sia molto. Ma \u00e8 sicuramente significativo. E riguarda alcuni dei titoli pi\u00f9 in vista. La categoria PEGI 16 <b>crescer\u00e0 in modo deciso<\/b> rispetto alle altre fasce\u00bb, continua Bosmans. Sul tema delle<b> loot box\u00a0<\/b>&#8211;\u00a0 le \u201cscatole premio\u201d acquistabili con denaro reale il cui contenuto \u00e8 casuale e sconosciuto al momento dell\u2019acquisto &#8211; i dati PEGI degli ultimi cinque anni mostrano che questo meccanismo \u00e8 presente in non pi\u00f9 del 3-3,5% dei videogiochi totali. Non \u00e8 un fenomeno diffuso, ma tende a concentrarsi esattamente n<b>ei titoli pi\u00f9 popolari e pi\u00f9 giocati dai minori<\/b>.<\/p>\n<p>    Giochi su disco e giochi digitali: due procedure diverse<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La crescita esponenziale del mercato digitale ha imposto a PEGI una revisione profonda delle proprie procedure operative. Quindici anni fa l\u2019organizzazione classificava tra i 2.000 e i 2.500 titoli all\u2019anno. Oggi ne arrivano<b> circa 2.500 al giorno<\/b>, la maggior parte<b> su piattaforme mobile<\/b>. \u00c8 fisicamente impossibile applicare a ogni titolo le tradizionali cinque-dieci giornate di valutazione manuale.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo motivo PEGI distingue ora <b>due percorsi<\/b>: i giochi distribuiti su supporto fisico (disco o cartuccia) seguono ancora l\u2019iter completo, perch\u00e9 la classificazione deve essere nota prima della stampa delle confezioni e della distribuzione in tutta Europa. I giochi esclusivamente digitali, invece, <b>completano il questionario durante il processo di caricamento sull\u2019app store<\/b>, e la verifica avviene a posteriori, con priorit\u00e0 assegnata<b> ai titoli pi\u00f9 scaricati<\/b>. Un vantaggio del digitale: se emerge un errore di classificazione, la correzione avviene con un clic, senza dover ritirare stock fisici dai negozi di mezzo continente.<\/p>\n<p>    Libert\u00e0 creativa e protezione dei minori: una scelta, non un divieto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il sistema PEGI si fonda su un principio che vale la pena comprendere bene: <b>non esiste un divieto<\/b>, ma una scelta con conseguenze. Un\u2019azienda che vuole piena libert\u00e0 creativa e commerciale pu\u00f2 inserire qualsiasi contenuto nel proprio gioco, ma <b>dovr\u00e0 accettare un rating elevato<\/b> che restringe il pubblico di riferimento. Chi invece vuole raggiungere tutte le fasce d\u2019et\u00e0, compresi i bambini pi\u00f9 piccoli, dovr\u00e0 rinunciare ad alcuni contenuti.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Bosman \u00e8 netto su questo punto: \u00ab<b>Non puoi avere entrambe le cose<\/b>: piena libert\u00e0 di contenuto e piena libert\u00e0 di pubblico. I sistemi di classificazione per et\u00e0 sono la risposta moderna alla censura del Novecento. La censura non ha mai insegnato nulla a nessuno. <b>La classificazione, invece, educa<\/b>: dice a tutti cosa \u00e8 appropriato per chi, lasciando liberi di scegliere, ma con conseguenze chiare\u00bb. Un punto delicato riguarda i minori che giocano a titoli pensati per adulti. Bosman \u00e8 diretto anche su questo: un\u2019azienda che produce un gioco PEGI 18 non lo indirizza ai bambini, ma non pu\u00f2 escludere che alcuni bambini lo giochino. In quel caso, <b>la responsabilit\u00e0 ricade sui genitori<\/b>.<\/p>\n<p>    Gli strumenti a disposizione dei genitori: dal sito all\u2019app, fino alla pubblicit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il sito <a href=\"https:\/\/pegi.info\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">PEGI.info<\/a>\u00a0e l\u2019app ufficiale permettono di consultare il rating di qualsiasi titolo e offrono guide pratiche per c<b>onfigurare i controlli parentali<\/b> su Nintendo Switch, PlayStation e Xbox. Bosman sottolinea quanto questi strumenti siano cambiati, raccontando la propria esperienza diretta come padre. \u00abQuando mio figlio \u00e8 a casa e io sono al lavoro, mi manda un messaggio: pap\u00e0, ho fatto i compiti e suonato la chitarra, posso giocare un\u2019ora? Con un\u2019app sul telefono gli dico s\u00ec o no. Posso vedere che i suoi contenuti sono limitati al PEGI 16, che non pu\u00f2 spendere soldi, ma che ha cinque euro a settimana. I controlli parentali sono diventati davvero accessibili: <b>i genitori oggi non hanno pi\u00f9 l\u2019alibi di non capirli<\/b>\u00bb, continua Bosmans.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oltre agli strumenti digitali, PEGI si affida a una strategia di comunicazione che sfrutta i budget pubblicitari dell\u2019industria videoludica. L\u2019organizzazione, che deve raggiungere <b>quasi 500 milioni di persone in Europa<\/b> con risorse limitate, ha imposto alle aziende l\u2019obbligo di includere il rating PEGI in tutti i materiali promozionali: spot televisivi, annunci in rivista, cartelloni e video YouTube a pagamento. Il risultato, costruito in due decenni, \u00e8 significativo. \u00abOggi l\u201980% dei genitori europei con figli che giocano ai videogiochi <b>conosce il sistema PEGI e lo utilizza<\/b>. Non \u00e8 il 100%, quindi abbiamo ancora lavoro da fare. Ma anni e anni di presenza nelle pubblicit\u00e0 dell\u2019industria hanno fatto pi\u00f9 di qualsiasi campagna istituzionale avremmo potuto permetterci\u00bb, conclude il Direttore del PEGI.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>    Un sistema in continua evoluzione: revisioni gi\u00e0 pianificate<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le nuove linee guida non sono un punto d\u2019arrivo. PEGI ha gi\u00e0 pianificato <b>una prima revisione entro la fine del 2026<\/b> e una valutazione pi\u00f9 ampia nel 2027. Una delle sfide principali dei prossimi anni <b>sar\u00e0 formare e orientare i nuovi sviluppatori indipendenti <\/b>&#8211; spesso privi di esperienza con le procedure di certificazione &#8211; che oggi popolano piattaforme come Roblox, Fortnite e Google Play.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abUna volta c\u2019era un gruppo ristretto di professionisti del settore. Oggi dobbiamo fare i conti anche con due fratelli che sviluppano un\u2019app nel garage di casa. E devono rispondere agli stessi questionari. Educare sviluppatori e publisher<b> sar\u00e0 un lavoro doppio nei prossimi due anni<\/b>.\u00bb, conclude Bosmans. Nel frattempo, l\u2019indicazione per i genitori \u00e8 semplice: guardare l\u2019etichetta PEGI non solo per il numero, ma anche per i descrittori che la accompagnano. Da giugno, quegli stessi descrittori parleranno anche di acquisti, pressioni e interazioni social. Un vocabolario nuovo per rispondere a domande che molte famiglie si pongono gi\u00e0 da tempo.<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-30T18:35:24+02:00\">2 maggio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da giugno il sistema europeo di classificazione per et\u00e0 introduce undici nuovi criteri in quattro categorie inedite: non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":473525,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[173],"tags":[5881,839,4197,4158,108100,45692,21273,2548,4072,263812,5609,788,96456,263809,17217,263813,13581,631,155595,263814,13602,2573,13583,3027,934,263815,8076,166032,63633,728,263816,5316,4916,8792,1109,263817,9798,704,4754,2912,4876,3073,2152,5377,3085,3889,56942,3074,75971,2731,5228,28699,2753,32338,263818,4421,2024,1148,4551,30686,3738,74205,1537,90,89,2451,263819,5153,1412,8417,13750,11798,2508,263820,4483,856,166038,155594,3965,12581,26124,263811,6092,25387,7876,6201,9608,494,14522,62779,37501,16886,17739,1360,195,198,199,197,200,201,2434,2099,263810,9899,194,196,13,10521,1467,4969],"class_list":["post-473524","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-scienza-e-tecnologia","tag-acquisti","tag-almeno","tag-alto","tag-app","tag-applicato","tag-assegnata","tag-automaticamente","tag-avviene","tag-azienda","tag-azienda-vuole","tag-aziende","tag-bambini","tag-bosman","tag-bosmans","tag-categorie","tag-categorie-inedite","tag-censura","tag-cinque","tag-classificazione","tag-classificazione-eta","tag-conclude","tag-conseguenze","tag-contenuti","tag-contenuto","tag-continua","tag-continua-bosmans","tag-controlli","tag-controlli-parentali","tag-creativa","tag-dati","tag-descrittori","tag-dieci","tag-digitale","tag-digitali","tag-direttore","tag-direttore-pegi","tag-disco","tag-divieto","tag-domande","tag-engagement","tag-esperienza","tag-esterno","tag-eta","tag-etichetta","tag-europa","tag-europeo","tag-fasce","tag-fascia","tag-fascia-eta","tag-figli","tag-funziona","tag-game","tag-genitori","tag-giocano","tag-giocano-videogiochi","tag-giochi","tag-gioco","tag-giugno","tag-imposto","tag-indipendenti","tag-industria","tag-inedite","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-liberta","tag-liberta-creativa","tag-meccanismo","tag-mercato","tag-mercato-europeo","tag-minori","tag-mostrano","tag-nuove","tag-nuove-domande","tag-nuovi","tag-organizzazione","tag-parentali","tag-pegi","tag-personaggi","tag-piattaforme","tag-piena","tag-piena-liberta","tag-posso","tag-pressioni","tag-procedure","tag-professionisti","tag-propria","tag-punto","tag-qualsiasi","tag-questionario","tag-rating","tag-rispondere","tag-risposte","tag-scelta","tag-science","tag-science-and-technology","tag-scienceandtechnology","tag-scienza","tag-scienza-e-tecnologia","tag-scienzaetecnologia","tag-si","tag-sistema","tag-sistema-pegi","tag-strumenti","tag-technology","tag-tecnologia","tag-titoli","tag-videogiochi","tag-violenza","tag-vuole"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/473524","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=473524"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/473524\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/473525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=473524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=473524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=473524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}