{"id":474879,"date":"2026-05-05T03:02:18","date_gmt":"2026-05-05T03:02:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/474879\/"},"modified":"2026-05-05T03:02:18","modified_gmt":"2026-05-05T03:02:18","slug":"il-grande-successo-di-un-film-che-racconta-il-mito-ma-solo-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/474879\/","title":{"rendered":"Il grande successo di un film che racconta il mito (ma solo a met\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Morto un re, non sempre se ne fa un altro. Dopo Michael Jackson la corona del pop non se le \u00e8 messa in testa nessuno, forse perch\u00e9 nessuno pi\u00f9 di lui &#8211; almeno nell&#8217;ultimo mezzo secolo &#8211; \u00e8 stato una perfetta miscela di tre ingredienti che fanno impazzire l&#8217;umanit\u00e0. Soldi. Sesso. Musica. E oggi, dopo 17 anni da una morte assurda per arresto cardiaco, dovuto all&#8217;intossicazione di un anestetico somministratogli dai medici perch\u00e9 soffriva d&#8217;insonnia, il re del pop continua a far girare dobloni, canzoni e, ovviamente, polemiche.<\/p>\n<p>\u00c8 bastato che il film pi\u00f9 atteso della stagione arrivasse in sala perch\u00e9 il mondo intero andasse al cinema. Nel solo weekend di apertura in Nord America Michael ha incassato la bellezza di 97 milioni di dollari, saliti presto a 217 su scala planetaria. In una parola, bingo. Se si preferisce, record. Polverizzate le cifre di Bohemian rhapsody che celebrava Freddie Mercury e i Queen. Nella prima settimana al botteghino, segn\u00f2 122 milioni, ovvero la met\u00e0 di Jackson. La corsa fin\u00ec a 910 di cui 216 in Nord America e 694 nel resto del mondo. Per sapere come andr\u00e0 il film di Fuqua al pallottoliere bisogner\u00e0 attendere la fine della programmazione. Raramente per\u00f2 un biopic ha innestato una giostra di emozioni e un tintinnar di monetine diventate capitali tutt&#8217;altro che irrisori. Con Michael Jackson \u00e8 sempre stato cos\u00ec e, come si vede, Michael non fa eccezione, pur sbriciolando altri big di pop, rock, soul dal repertorio vertiginoso come Elton John (Rocketman) Amy Winehouse (Back to black), Robbie Williams (Better man), Bob Dylan (A complete unknown) o Bruce Springsteen (Liberami dal nulla), ai quali sono state dedicate opere cinematografiche con repertori saccheggiati per trasformare i cinema in discoteche.<\/p>\n<p>E qui sta il punto. A differenza dei titoli citati, Michael \u00e8 un santino. Se per tutti sono state raccontate virt\u00f9 artistiche e vizi pubblici pi\u00f9 che privati, il pi\u00f9 piccolo dei Jackson five ne esce come vittima del padre padrone. Tutto si pu\u00f2 dire per\u00f2, tranne che il re del pop sia in attesa di beatificazione. Arrestare il racconto a met\u00e0 anni &#8217;80 prima del successo di We are the world e trent&#8217;anni di brividi e angosce lasciati nell&#8217;ombra dopo le accuse di abusi sessuali esponeva il regista Antoine Fuqua a una possibile scia di polemiche, puntualmente scoppiate.<\/p>\n<p>Il film si conclude con una didascalia furbetta: &#8220;La storia continua&#8221;. Una promessa, forse. E infatti ci sarebbero ben due sequel all&#8217;orizzonte con l&#8217;incognita di come trattare quegli anni bui che scivolano su spinose questioni legali. La rincorsa alla verit\u00e0 \u00e8 costretta allo slalom. Sentenze. Patteggiamenti. Clausole. Cavilli. La fermata \u00e8 strategica. Dietro l&#8217;assoluzione della popstar, avvenuta nel 2005, ci fu una nota marginale al patteggiamento con la prima vittima di abusi.<\/p>\n<p>Il dispositivo vietava agli eredi Jackson di citare in qualsiasi film o serie tv l&#8217;accordo raggiunto. Un dettaglio che comport\u00f2 la perdita di 50 milioni di dollari, serviti per sequenze girate al Neverland ranch, poi tagliate e rimontate. Non solo. Tra i critici pi\u00f9 accaniti ha alzato la voce Dan Reed, regista del docufilm Leaving Neverland, che ha ribaltato una frase di Fuqua &#8211; &#8220;A volte le persone fanno brutte cose per un po&#8217; di soldi&#8221; &#8211; rispondendo: &#8220;In materia lui \u00e8 un fuoriclasse&#8221;.<\/p>\n<p>Michael non cita n\u00e9 James Safechuck n\u00e9 Wade Robson, protagonisti del documentario, in battaglia legale con gli eredi Jackson che nel 2019 avevano intentato una causa contro Hbo, la piattaforma che proponeva il film di Reed. Non finisce qui. La storia ricomincia. E le polemiche pure. Edward, Dominic e Aldo Cascio, insieme alla sorella Marie Nicole, amici intimi del re del pop e assidui frequentatori del Neverland ranch, hanno chiamato il New York Times sostenendo che a otto anni sarebbero stati molestati e abusati, forse sotto l&#8217;effetto di droga. &#8220;Abbiamo condiviso il letto nudi in una vacanza a Disneyland Paris&#8221; ha detto Dominic. &#8220;Ha rubato la mia virilit\u00e0&#8221; ha aggiunto Edward. Peccato che nel 2010 avessero negato comportamenti scorretti dell&#8217;artista in un&#8217;intervista a Oprah Winfrey. Ora ritrattano. &#8220;Eravamo manipolati. Adescati.\n<\/p>\n<p> Jackson ci aveva convinti a difenderlo&#8221;. La replica della famiglia ha la firma del legale Marty Singer: &#8220;I Cascio sono fonti inattendibili alla disperata caccia di denaro&#8221;. Intanto Michael vola al cinema e al botteghino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Morto un re, non sempre se ne fa un altro. 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