{"id":474957,"date":"2026-05-05T04:19:12","date_gmt":"2026-05-05T04:19:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/474957\/"},"modified":"2026-05-05T04:19:12","modified_gmt":"2026-05-05T04:19:12","slug":"un-viaggio-lungo-45-anni-e-un-milione-di-volti-ritratti-spezia-con-gli-occhi-di-pistelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/474957\/","title":{"rendered":"Un viaggio lungo 45 anni. E un milione di volti ritratti. Spezia con gli occhi di Pistelli"},"content":{"rendered":"<p><strong>Clic.<\/strong> La visita del presidente della Repubblica Sandro Pertini. <strong>Clic.<\/strong> L\u2019incendio sulla Leonardo Da Vinci. <strong>Clic.<\/strong> Carlo e Diana in arsenale. <strong>Clic.<\/strong> Padre Dionisio abbracciato dai suoi orfanelli. <strong>Clic.<\/strong> La grande nevicata dell\u201985. Sono solo alcuni degli scatti con cui <strong>Claudio Pistelli<\/strong>, fotoreporter e giornalista, ha raccontato la cronaca e la storia locale e dell\u2019Italia intera. Un viaggio lungo 45 anni, durante i quali ha realizzato circa un milione di fotografie. <strong>La Spezia<\/strong> si prepara a celebrarlo con la mostra \u2019Cronaca. La citt\u00e0, i fatti, i personaggi nell\u2019era del bianco e nero\u2019 promossa dalla Fondazione Carispezia, che sar\u00e0 visitabile nei locali dell\u2019ente in via Chiodo 36 alla Spezia dal 9 maggio al 7 giugno (orari: luned\u00ec-venerd\u00ec 15.30-19.30, sabato, domenica e festivi 10-13, 15.30-19.30).<\/p>\n<p>Pistelli, ci pu\u00f2 dare un\u2019anteprima?<\/p>\n<p>&#8220;Ci saranno oltre 300 fotografie stampate in bianco e nero, su cinque monitor se ne alterneranno altre, su uno di questi andranno gli scatti a colori. Ci saranno, in un altro, tanti colleghi che parleranno di me e del nostro lavoro; mi sarebbe tanto piaciuto inserire anche Massimo Benedetti, purtroppo recentemente scomparso. Una sala sar\u00e0 dedicata a Mauro Frascatore: un vero e proprio tributo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha rappresentato per lei Mauro?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Lavorare gomito a gomito con lui \u00e8 stato bellissimo: il nostro non era un rapporto concorrenziale, ma amichevole, quotidiano, di amicizia e collaborazione. Quando iniziarono i suoi problemi ai polmoni, mi arrampicavo dove lui non arrivava e scattavo con la sua macchina. Ci siamo conosciuti quando lui lavorava per Ciavolino e io per La Nazione, dove poi avrebbe preso il mio posto: Mauro era la scelta migliore che avrebbero potuto fare, aveva una passione grandissima, abbiamo lavorato insieme e benissimo per tantissimi anni, dal 1979 al 2022&#8221;.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 stato difficile selezionare le fotografie?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Ringrazio Marco Condotti, curatore della mostra, che mi ha aiutato. Tutto \u00e8 partito dal suggerimento di un amico commercialista: dopo aver smesso di lavorare nel 2023, mi ha convinto a tirare fuori il mio archivio, cos\u00ec ho acquistato uno scanner per negativo e iniziato a guardare quello che avevo fatto dal 1978 ad oggi, prima per La Nazione, poi per Il Secolo XIX&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Fotografa ancora?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Beh, direi che questi 45 anni di foto fra bianco e nero e colore sono abbastanza! Mi succede di avere l\u2019istinto di farlo e scatto col telefonino&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quanto era diverso il suo lavoro rispetto a oggi?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Ricevevo le telefonate dal direttore e c\u2019era da scattare in tutti i sensi. Comandavano le \u2019tre s\u2019: sesso, soldi, sangue. Le immagini erano crude, forti, venivano pubblicati cadaveri, feriti, cosa oggi inimmaginabile. Poi c\u2019era anche il problema di sviluppare e stampare in fretta: asciugavamo con il phon, nel pomeriggio trasmettevamo con il telefoto. E se si guastava, toccava correre a Genova in macchina&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 lo scatto a cui \u00e8 pi\u00f9 legato?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Forse ce n\u2019\u00e8 uno che mi impressionato pi\u00f9 di altri: a fine anni Ottanta mi chiam\u00f2 Paolo Brosio, dicendo che stava arrivando un\u2019ambulanza da Monterosso. Un uomo aveva sparato a un bimbo e poi aveva rivolto l\u2019arma contro di s\u00e9, ma non era morto. Al pronto soccorso me lo sono trovato davanti, sorretto da due infermieri. Gli mancava met\u00e0 faccia, aveva i lembi del viso che penzolavano e gocciolavano sangue. Ho visto tante scene tremende, quando non lavoravo, mi portavo una piccola macchina fotografica in tasca&#8221;.<\/p>\n<p><strong>E la foto di Lady Diana sul manifesto della mostra?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Nel 1985, lei e Carlo erano in viaggio di nozze sul Britannia. In Arsenale si tenne una cerimonia con il Capo di Stato Maggiore della Marina, il ministro della Difesa Spadolini e visitarono il Vespucci; mi spostai nella porta centrale, da cui la coppia reale avrebbe transitato per raggiungere Firenze; uscirono con una Maserati, mi misi alle spalle il museo Navale e riuscii a catturare il momento in cui lei ha fatto un saluto alla gente che l\u2019aspettava&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 cambiato il valore della professione?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Non \u00e8 che cambia, non esiste pi\u00f9. Quando si verificavano gli omicidi, si entrava sulla scena del delitto, invece, gi\u00e0 da qualche anno, non vedevamo pi\u00f9 niente. Io mi infilavo nelle ambulanze, e pensandoci oggi era troppo, ma ora siamo dall\u2019altro lato e la legge sulla privacy ha dato una botta a tutta l\u2019informazione. E poi \u00e8 cambiata la percezione dei giornali: una volta Il Secolo vendeva diecimila copie e La Nazione qualcosa in pi\u00f9 e le campagne contavano. Oggi gli uffici stampa ti dicono quello che vogliono&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sceglierebbe ancora questo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Avrei dovuto anche scrivere da subito: oggi sarei redattore e avrei pi\u00f9 tutele, ma s\u00ec, lo sceglierei un\u2019altra volta. Cambierei solo questo&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Clic. La visita del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Clic. L\u2019incendio sulla Leonardo Da Vinci. Clic. 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