{"id":475087,"date":"2026-05-05T06:34:30","date_gmt":"2026-05-05T06:34:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/475087\/"},"modified":"2026-05-05T06:34:30","modified_gmt":"2026-05-05T06:34:30","slug":"il-lavoro-paziente-e-continuativo-della-fondazione-dries-van-noten-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/475087\/","title":{"rendered":"Il lavoro paziente e continuativo della Fondazione Dries Van Noten"},"content":{"rendered":"\n<p>In un ecosistema culturale stratificato come quello veneziano, che subisce e al contempo influenza il destino di una citt\u00e0 strutturalmente e socialmente fragile, l\u2019arrivo di un nuovo interlocutore pu\u00f2 contribuire a ridisegnare le traiettorie di urgenze ormai endemiche \u2013 spopolamento, overtourism, perdita del senso di comunit\u00e0. Se le istituzioni pubbliche e private faticano a intercettare le necessit\u00e0 di una cittadinanza ridotta all\u2019osso, preferendo attirare un pubblico fugace o di settore, le realt\u00e0 indipendenti, pur distinguendosi per spirito di iniziativa e consapevolezza critica, trovano poco spazio in un tessuto urbano sempre pi\u00f9 disabitato ed eroso da masse turistiche fuori controllo. Le aspettative verso le nuove voci che si uniscono al discorso culturale sono dunque alte e <strong>Dries Van Noten <\/strong>sembra intenzionato a non deluderle. Due anni dopo il congedo dal ruolo di direttore creativo della propria maison, lo stilista belga sceglie Venezia e <strong>Palazzo Pisani Moretta<\/strong> come dimora per la Fondazione ideata insieme a Patrick Vangheluwe. Inaugurata il 25 aprile 2026 con \u00abThe Only True Protest is Beauty\u00bb \u2013 una ricognizione sul potenziale innovativo della bellezza attraverso i linguaggi dell\u2019artigianato \u2013 la <strong>Fondazione Dries Van Noten<\/strong> individua nel saper fare uno strumento di dialogo con chi decide di rimanere a Venezia.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Quali ambiti, nel sistema culturale veneziano, ritiene pi\u00f9 adatti all\u2019intervento di chi ha scelto Venezia per creare un nuovo spazio dedicato all\u2019arte e alla creativit\u00e0? E quali urgenze e punti di forza ha individuato in questo contesto?<\/strong><br \/>Venezia offre una continuit\u00e0 viva tra passato e presente che si percepisce fisicamente, nelle pietre, nella luce, nel ritmo della vita quotidiana. L\u2019artigianato qui non \u00e8 confinato negli archivi, ma \u00e8 ancora praticato, \u00e8 oggetto di discussione ed \u00e8 in continua evoluzione. Per chiunque stia sviluppando uno spazio creativo, questo \u00e8 un punto di partenza straordinario. La comunit\u00e0 universitaria, i giovani veneziani che stanno silenziosamente tornando, gli artisti internazionali che scelgono di stabilirsi qui piuttosto che limitarsi a esporre, tutto questo crea una densa atmosfera di curiosit\u00e0 che sembra genuinamente viva e pronta al dialogo. L\u2019urgenza, a mio avviso, \u00e8 garantire che questa energia abbia una direzione. Venezia rischia di diventare una citt\u00e0 che si ammira dall\u2019esterno piuttosto che una citt\u00e0 in cui si possa davvero vivere e costruire. Nel tempo, la pressione del turismo, il costo degli spazi, la difficolt\u00e0 di sostenere una pratica sono ostacoli reali per le giovani generazioni. Ci\u00f2 che le istituzioni culturali possono fare, e ci\u00f2 che cerchiamo di fare alla Fondazione, \u00e8 creare le condizioni affinch\u00e9 rimanere a Venezia non solo sia possibile, ma abbia anche un senso. Non preservando la citt\u00e0 come una cartolina, ma trattandola come un ambiente vivo, in cui la conoscenza viene condivisa, le competenze trasmesse e le nuove idee hanno spazio per mettere radici accanto a quelle vecchie.<\/p>\n<p><strong>Il sistema culturale veneziano ha le sembianze di un arcipelago di isole, al pari della citt\u00e0 che lo contiene. Istituzioni, fondazioni pubbliche e private, gallerie, realt\u00e0 indipendenti. In quale modo la Fondazione Dries Van Noten si inserisce in questo contesto?<\/strong><br \/>La scena culturale veneziana \u00e8 straordinaria perch\u00e9 ogni istituzione ha sviluppato una propria identit\u00e0. Ci presentiamo con grande rispetto, senza alcuna ambizione di ridefinire ci\u00f2 che gi\u00e0 funziona cos\u00ec bene. Speriamo di offrire semplicemente la nostra particolare sensibilit\u00e0, un\u2019attenzione all\u2019artigianato nel senso pi\u00f9 ampio del termine, come filo conduttore in grado di collegarsi naturalmente con molte delle conversazioni gi\u00e0 in corso qui, tra arte, design, moda, musica, gastronomia e altro ancora, il tutto fondendosi con le tradizioni vive della citt\u00e0 stessa. I ponti si costruiranno da soli, credo, attraverso la curiosit\u00e0 condivisa piuttosto che una strategia formale. Quando si crea uno spazio in cui il fare viene preso sul serio attraverso discipline e generazioni, le persone trovano il modo di avvicinarsi l\u2019una all\u2019altra. Questo \u00e8 ci\u00f2 che speriamo.<\/p>\n<p><strong>Il tessuto sociale veneziano \u00e8 fragile: la comunit\u00e0 residente si assottiglia anno dopo anno e il peso del turismo schiaccia e rimodella le caratteristiche di un\u2019offerta culturale sempre pi\u00f9 polarizzata attorno ai grandi eventi. Nel Manifesto della Fondazione, Venezia \u00e8 definita \u00abun organismo vivo e in continua evoluzione\u00bb. Cosa intende fare per mettersi in ascolto della comunit\u00e0 che contribuisce in maniera determinante a tenere in vita questo organismo?<\/strong><br \/>\u00c8 una questione che affrontiamo con grande seriet\u00e0. Una fondazione che si limita a partecipare al circuito internazionale dei grandi eventi, per quanto brillanti, rischia di diventare parte integrante proprio di quella pressione a cui dovrebbe opporsi. Venezia come centro vitale ha senso solo se le persone che vivono qui, gli artigiani, gli studenti, le famiglie che da generazioni mantengono viva questa citt\u00e0, sentono che ci\u00f2 che facciamo li riguarda. La nostra risposta vuole essere una presenza discreta e costante. Collaborare con le scuole locali, coinvolgere gli studenti nelle nostre attivit\u00e0, dare spazio nel nostro negozio ai giovani creatori veneziani, costruire relazioni con gli artigiani nel tempo piuttosto che farvi ricorso per una singola occasione. Ascoltare, in pratica, significa tornare dalle stesse persone, seguire il loro lavoro, lasciare che siano le loro esigenze a plasmare ci\u00f2 che facciamo, piuttosto che il contrario. Siamo ancora all\u2019inizio di questo processo, ma l\u2019impegno c\u2019\u00e8 e intendiamo onorarlo attraverso le scelte che facciamo.<\/p>\n<p><strong>Il programma di attivit\u00e0 annunciato dalla Fondazione punta sull\u2019artigianato e sul saper fare. \u00c8 un\u2019occasione per riportare stabilmente in citt\u00e0 maestranze vittime dello spopolamento e di una grave carenza di investimenti e opportunit\u00e0 nel settore?<\/strong><br \/>Lo spero, e penso che sia uno dei contributi pi\u00f9 significativi che una fondazione come la nostra possa dare. Non con gesti eclatanti, ma creando le condizioni affinch\u00e9 un artigiano possa effettivamente portare avanti la propria attivit\u00e0. Commissioni, residenze, un negozio che generi reali opportunit\u00e0 economiche, collaborazioni che mettano in contatto i giovani con maestri ancora in attivit\u00e0. Si tratta di strumenti modesti se considerati singolarmente, ma che insieme possono iniziare a cambiare le cose. Quello che ho imparato in una vita di lavoro con gli artigiani \u00e8 che la conoscenza scompare silenziosamente, non tutta in una volta. Un laboratorio chiude, un apprendista non si materializza mai, una tecnica che ha richiesto secoli per svilupparsi smette di essere trasmessa. Siamo disposti a prendere impegni a lungo termine piuttosto che organizzare eventi occasionali. Se tra dieci anni una manciata di artigiani avr\u00e0 trovato nella Fondazione un motivo per restare, o un motivo per tornare, sar\u00e0 un successo.<\/p>\n<p><strong>Gli studenti e le giovani generazioni sono una risorsa preziosa per la vita di Venezia, eppure non sempre gli attori del sistema culturale sanno intercettarne e salvaguardarne le esigenze. Qual \u00e8 la chiave per instaurare un dialogo duraturo con loro?<\/strong><br \/>La chiave \u00e8 nell\u2019ascoltare prima di pianificare. I giovani sono sensibili alla differenza tra l\u2019essere coinvolti in modo autentico e l\u2019essere usati come pubblico o, peggio ancora, come simbolo di rilevanza. Se li inviti a partecipare, ma le decisioni sono gi\u00e0 state prese, se ne accorgono e se ne vanno. Ci\u00f2 che crea un dialogo duraturo \u00e8 affidare loro un ruolo reale, qualcosa che abbia peso e conseguenze, in cui il loro punto di vista influenzi effettivamente il risultato. Per noi significa coinvolgere gli studenti non come visitatori ma come partecipanti, nel negozio, nel modo in cui la Fondazione si presenta alla citt\u00e0. Le loro esigenze sono spesso molto pratiche: spazio per lavorare, accesso a materiali e maestri, opportunit\u00e0 economiche che rendano il soggiorno a Venezia una scelta praticabile pi\u00f9 che un sacrificio romantico. Se riusciamo ad affrontare anche solo in parte tutto questo in modo concreto, il dialogo viene da s\u00e9. I giovani non hanno bisogno di essere convinti che l\u2019artigianato e la creativit\u00e0 siano importanti. Hanno bisogno che venga loro dimostrato che qualcuno \u00e8 disposto a investire su di loro in modo serio e costante.<\/p>\n<p><strong>Spesso, in una citt\u00e0 complessa come Venezia, le istituzioni culturali finiscono per esacerbare il concetto di nicchia, rivolgendosi a un pubblico specializzato e di passaggio, mentre fuori dalle proprie mura imperversano l\u2019overtourism e l\u2019inevitabile indebolimento della comunit\u00e0 locale.\u00a0<\/strong><br \/>\u00c8 una tensione che ogni istituzione qui deve affrontare con onest\u00e0 e non penso che esistano risposte facili. Credo, per\u00f2, che la differenza tra un\u2019istituzione responsabile e una indifferente spesso si riduce a qualcosa di piuttosto semplice: se si vede la citt\u00e0 come un contesto o come una comunit\u00e0. Se Venezia \u00e8 semplicemente uno splendido sfondo per ci\u00f2 che avresti fatto comunque, inevitabilmente aumenterai la pressione anzich\u00e9 alleviarla. Se consideri sinceramente le persone che vivono qui come parte di ci\u00f2 che stai costruendo, le scelte che fai cominciano ad assumere un aspetto ben diverso. In termini concreti, questo si traduce in una programmazione che si estende per tutto l\u2019anno e non solo durante i momenti di punta della vita culturale, in prezzi e formati che non escludono il pubblico locale, in collaborazioni con scuole e artigiani che generano opportunit\u00e0 concrete piuttosto che una visibilit\u00e0 simbolica, e in un negozio che sostiene economicamente i giovani creatori locali. Nessuna di queste azioni \u00e8 spettacolare; la responsabilit\u00e0 verso un luogo si costruisce attraverso l\u2019accumulo, attraverso le piccole scelte coerenti che nel tempo segnalano se si fa veramente parte di una comunit\u00e0 o se la si sta semplicemente attraversando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In un ecosistema culturale stratificato come quello veneziano, che subisce e al contempo influenza il destino di una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":470615,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-475087","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116520580956722181","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/475087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=475087"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/475087\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/470615"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=475087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=475087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=475087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}