{"id":476155,"date":"2026-05-05T21:04:15","date_gmt":"2026-05-05T21:04:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/476155\/"},"modified":"2026-05-05T21:04:15","modified_gmt":"2026-05-05T21:04:15","slug":"cosa-ha-scoperto-la-ricerca-italiana-il-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/476155\/","title":{"rendered":"cosa ha scoperto la ricerca italiana \u2013 Il Tempo"},"content":{"rendered":"<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/155023373-52fcfe0b-72fc-4a5a-91f3-903705855c31.jpg\" class=\"lazy\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"\" class=\"author\">Stella Grillo<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t05 maggio 2026<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un momento preciso in cui un tumore smette di essere una massa localizzata e diventa un pericolo sistemico. \u00c8 quando le sue cellule imparano a muoversi, a infiltrarsi nei tessuti circostanti, a colonizzare organi lontani. Ed \u00e8 proprio in questo meccanismo di invasione, che che un gruppo di ricercatori italiani ha trovato qualcosa di importante. A marzo 2026, sulla rivista scientifica Cell Death &amp; Disease, il team del <strong><a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/it\/comunicato-stampa\/14267\/tumore-al-seno-scoperto-un-interruttore-molecolare-che-frena-la-progressione-del-cancro\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">CNR-IEOMI di Napoli<\/a><\/strong>, l&#8217;Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche, ha pubblicato uno studio che identifica per la prima volta una funzione inedita di una proteina chiamata Shp1. Questa \u00e8 una proteina gi\u00e0 conosciuta in oncologia, ma non \u00e8 mai stata studiata in questo contesto specifico: la sua capacit\u00e0 di agire come un vero interruttore molecolare per bloccare i segnali che rendono aggressivo il tumore al seno.<\/p>\n<p><strong>Il nemico invisibile: l&#8217;interleuchina 8<\/strong><\/p>\n<p>Per capire la portata della scoperta, bisogna parlare di un protagonista meno celebre ma estremamente pericoloso: l&#8217;interleuchina 8, o IL-8. L\u2019IL-8 non \u00e8 una cellula tumorale, n\u00e8 \u00e8 un gene mutato. \u00c8 una proteina prodotta nell&#8217;ambiente che circonda il tumore, quello che in biologia si chiama microambiente tumorale, e che agisce come un segnale chimico, come un messaggio che il tumore invia alle proprie cellule affinch\u00e8 questo si espandi. Quando i livelli di IL-8 sono elevati, le cellule cancerose diventano pi\u00f9 capaci di penetrare nei tessuti, di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni (l&#8217;angiogenesi, che nutre il tumore), e di innescare quel processo temuto che porta alle metastasi. Ci\u00f2 rappresenta uno dei meccanismi chiave attraverso cui i tumori al seno pi\u00f9 aggressivi diventano difficili da trattare.\u00a0IL-8 trasmette il proprio segnale legandosi a un recettore specifico sulla superficie delle cellule tumorali, chiamato CXCR2. Questo agisce come una chiave che entra in una serratura: il legame attiva una cascata di reazioni all&#8217;interno della cellula, che alla fine si traduce in comportamenti pi\u00f9 invasivi. Per anni, gli scienziati hanno cercato di capire come interrompere questo circuito. Lo studio del CNR-IEOMI ha trovato qualcosa di meglio: ha scoperto che la cellula stessa possiede gi\u00e0 un meccanismo per farlo.<\/p>\n<p><strong>La proteina che fa da freno<\/strong><\/p>\n<p>La proteina \u201cShp1\u201d non \u00e8 una scoperta recente, anzi. \u00c8 gi\u00e0 nota in letteratura per le sue funzioni oncosoppressive, quindi per la sua capacit\u00e0 di contrastare la crescita tumorale. Il suo ruolo era gi\u00e0 stato associato a migliori esiti clinici in diversi tipi di cancro, incluso il tumore al seno. Ma nessuno aveva mai dimostrato con precisione come agisse in questo contesto specifico, quello della segnalazione mediata da IL-8. Il team del CNR-IEOMI di Napoli ha colmato questa lacuna con una descrizione molecolare di notevole dettaglio. Quello che hanno scoperto \u00e8 che Shp1 controlla direttamente la stabilit\u00e0 di CXCR2, il recettore di IL-8. Quando Shp1 \u00e8 attiva e funzionante, riesce a mantenere sotto controllo i livelli di questo recettore sulla superficie cellulare, limitando la capacit\u00e0 di IL-8 di trasmettere il proprio segnale pro-invasivo, riducendo il numero di volte in cui la &#8220;chiave&#8221; (IL-8) pu\u00f2 agire per far espandere il tumore. La catena di eventi, ricostruita dai ricercatori, funziona come un domino. IL-8 si lega al suo recettore sulla superficie della cellula tumorale e, facendo cos\u00ec, d\u00e0 il via a una serie di reazioni a cascata che finiscono per disattivare Shp1, il freno, e contemporaneamente per distruggere il recettore stesso. Detto in modo diverso: il segnale si autoesaurisce, ma solo dopo aver tolto di mezzo il suo principale ostacolo. \u00c8 un sistema di controllo che, in condizioni normali, servirebbe a evitare una stimolazione eccessiva. Il problema \u00e8 che nei tumori pi\u00f9 aggressivi questo meccanismo si inceppa: Shp1 rimane cronicamente silenziata, il recettore non viene\u00a0mai davvero eliminato e il segnale invasivo continua a girare senza che nessuno lo spenga.<\/p>\n<p><strong>Il paradosso molecolare: il tumore che si autoregola<\/strong><\/p>\n<p>Qui la storia si fa ancora pi\u00f9 interessante \u2014 e pi\u00f9 complessa. Perch\u00e9 questo meccanismo ha una natura bidirezionale che rivela quanto il cancro sia, in certa misura, capace di autoregolarsi. Il tumore, attraverso IL-8, ha la capacit\u00e0 di disattivare il proprio freno naturale. \u00c8 un loop di feedback in cui la proteina invasiva e quella protettiva si contendono il controllo. In condizioni normali, o in tumori meno aggressivi, Shp1 prevale. In tumori con un microambiente ricco di IL-8, \u00e8 quest&#8217;ultima a prendere il sopravvento, eliminando progressivamente il freno e lasciando alle cellule tumorali campo libero per migrare e invadere. Alessia Varone, ricercatrice del CNR-IEOMI e autrice corrispondente dello studio, ha descritto questo meccanismo come &#8220;una modalit\u00e0 del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilit\u00e0 del suo recettore&#8221;. E la coautrice senior Daniela Corda ha aggiunto che agire su questo punto potrebbe &#8220;rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori pi\u00f9 aggressivi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Dalla ricerca di base alla clinica: il salto ancora da compiere<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 fondamentale chiarire unan cosa: questo studio non \u00e8 una cura. Non \u00e8 nemmeno un farmaco in fase sperimentale. \u00c8 una ricerca di base, che mira alla comprensione del meccanismo. Ed \u00e8 esattamente da qui che nascono le terapie del futuro. Il valore di una scoperta come questa si misura su due livelli. Il primo \u00e8 il contributo alla conoscenza: identificare dove e come il cancro regola la propria aggressivit\u00e0 \u00e8 informazione preziosa, che riempie un vuoto rimasto aperto nella biologia del carcinoma mammario. Il secondo livello \u00e8 sulla sua applicazione. Lo studio suggerisce che la proteina Shp1 potrebbe diventare sia un marcatore diagnostico, quindi un indicatore della gravit\u00e0 della malattia, misurato su biopsie o campioni tumorali,\u00a0 sia un bersaglio terapeutico su cui sviluppare molecole in grado di potenziarne l&#8217;attivit\u00e0, o di proteggerla dall&#8217;inibizione da parte di IL-8. Non \u00e8 un caso che la ricerca sia stata condotta in collaborazione con Domp\u00e9 farmaceutici S.p.A.: la presenza di un partner industriale in uno studio di questo tipo accelera il percorso dalla scoperta alla possibile applicazione clinica.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 importante seguire questa notizia<\/strong><\/p>\n<p>Il tumore al seno \u00e8 il cancro pi\u00f9 diagnosticato al mondo nelle donne. In Italia, secondo i dati AIOM, ogni anno si contano circa 55.000 nuove diagnosi. Negli ultimi decenni, la sopravvivenza \u00e8 migliorata enormemente grazie all&#8217;early detection e ai progressi terapeutici \u2014 ma non per tutte le pazienti nella stessa misura. Per quelle con tumori triplo negativi o in stadio avanzato con metastasi, le opzioni rimangono ancora insufficienti. Ogni studio che svela un meccanismo molecolare nuovo, un nuovo punto di vulnerabilit\u00e0 nel sistema di comunicazione del tumore, apre una porta. Non la spalanca di colpo, ma la schiude quel tanto che basta perch\u00e9 i ricercatori successivi possano entrarci, esplorare, costruire. Quello del CNR-IEOMI \u00e8 uno di questi studi: solido nel metodo, preciso nella descrizione, con implicazioni cliniche che meritano attenzione anche al di l\u00e0 dei comunicati stampa.<\/p>\n<p>Fonte primaria: Monti M. et al., &#8220;Shp1 phosphatase regulates CXCR2 protein stability and IL8-mediated invasiveness in breast cancer&#8221;, Cell Death &amp; Disease, 2026. DOI: 10.1038\/s41419-026-08516-4 <strong><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41419-026-08516-4\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41419-026-08516-4<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Stella Grillo 05 maggio 2026 C&#8217;\u00e8 un momento preciso in cui un tumore smette di essere una massa&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":476156,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,240,22876],"class_list":{"0":"post-476155","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-salute","13":"tag-seno"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116524002575294145","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/476155","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=476155"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/476155\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/476156"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=476155"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=476155"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=476155"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}