{"id":477233,"date":"2026-05-06T12:44:16","date_gmt":"2026-05-06T12:44:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477233\/"},"modified":"2026-05-06T12:44:16","modified_gmt":"2026-05-06T12:44:16","slug":"judy-chicago-da-alberta-pane-la-mia-intera-produzione-artistica-e-una-critica-al-sistema-patriarcale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477233\/","title":{"rendered":"Judy Chicago da Alberta Pane: \u00abLa mia intera produzione artistica \u00e8 una critica al sistema patriarcale\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>La mostra \u00ab<strong>The Materiality of Judy Chicago<\/strong>\u00bb, a cura di\u00a0<strong>Allison Raddock<\/strong>, allestita <strong>dall\u20198 maggio al 22 novembre<\/strong> alla <strong>Galleria Alberta Pane<\/strong>, ripercorre alcune delle serie pi\u00f9 importanti della carriera dell\u2019artista femminista per eccellenza, dai disegni e dalle sculture minimaliste degli anni Settanta ai piatti di \u00abThe Dinner Party\u00bb (la monumentale installazione artistica considerata una delle opere pi\u00f9 significative dell\u2019arte femminista del XX secolo), dai tessuti ricamati del \u00abBirth Project\u00bb ai dipinti della serie \u00abPowerPlay\u00bb, oltre a un nuovo corpus di opere. Nata nel 1939 nella pi\u00f9 grande e cosmopolita citt\u00e0 dell&#8217;Illinois, Chicago vanta una lunga carriera alle spalle, di oltre sessant\u2019anni, durante la quale ha sempre sfidato le gerarchie artistiche per espandere le pratiche dell\u2019arte femminista e concettuale. Le abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua ultima produzione e sul dialogo tra le diverse fasi della sua ricerca artistica, dalle opere storiche ai cicli pi\u00f9 recenti, con particolare attenzione ai temi del corpo, del potere e della rappresentazione dell\u2019esperienza femminile.<\/p>\n<p><strong>Quali fili invisibili collegano queste diverse fasi della sua ricerca e in che modo il nuovo ciclo \u00abJudy Chicago: Lilies\/Goddesses\u00bb si rapporta ai temi storici del suo lavoro, quali il corpo, il potere e la rappresentazione dell\u2019esperienza femminile?<\/strong><br \/>Si tratta in realt\u00e0 di una domanda di storia dell\u2019arte, che richiede pi\u00f9 spazio per una risposta di quello a disposizione in questa intervista. Sebbene abbia lavorato su una variet\u00e0 di soggetti attraverso una miriade di mezzi espressivi, direi che ci sono alcuni temi che sono alla base di tutto il mio lavoro: un profondo impegno per la giustizia e l\u2019equit\u00e0, una sfida al modo in cui le donne sono state viste; un interesse costante per le assenze storiche e artistiche (come la storia delle donne, la nascita, il costrutto della mascolinit\u00e0, l\u2019Olocausto da una prospettiva globale, la mortalit\u00e0, l\u2019estinzione e, pi\u00f9 recentemente, la fragilit\u00e0 e la gloria della natura). Inoltre, il mio uso specifico del colore per esprimere stati emotivi attraversa i decenni.<\/p>\n<p><strong>Le opere della serie \u00abJudy Chicago: Lilies\/Goddesses\u00bb, sculture in vetro, bronzo e alluminio, sono state sviluppate a partire dal progetto \u00abAn Homage to Arles\u00bb (2024), commissionato da LUMA Arles. Pu\u00f2 spiegare come questo progetto si sia evoluto fino a dare origine a queste ultime opere e quali trasformazioni formali e simboliche si siano verificate nel passaggio da un contesto site-specific a un nuovo corpus autonomo?<\/strong><br \/>Ho creato \u00abAn Homage to Arles\u00bb nel 2024 nell\u2019ambito della mia mostra al LUMA. Si trattava di una \u00abSmoke Sculpture\u00bb site-specific commissionata da Maja Hoffman (fondatrice della Fondazione LUMA, Ndr) per essere presentata nel giardino. Il mio obiettivo era trasformare quello splendido spazio in un dipinto impressionista, senza rendermi conto che era il 150mo anniversario dell\u2019Impressionismo, che avevo studiato a fondo da bambina all\u2019Art Institute di Chicago. Ho progettato 10 gigli in alluminio come supporti per i fuochi d\u2019artificio utilizzati nel finale in omaggio a Monet. Mentre il fumo colorato eruttava, ho deciso di esplorare il motivo del giglio ma di renderlo mio, da cui la serie \u00abJudy\u2019s Lilies\u00bb, realizzata come disegni, sculture in bronzo, vetro e alluminio e presentata in anteprima alla Galerie Alberta Pane. All\u2019epoca non sapevo che esistesse un legame storico tra i gigli e l\u2019immaginario delle dee, che ricorre in tutta la mia carriera. Ma \u00e8 qualcosa che sto esplorando ora.<\/p>\n<p><strong>Nel suo lavoro ha costantemente sovvertito le gerarchie tra arti maggiori e arti applicate utilizzando materiali come tessuti, ceramica e vetro. In che modo questa materialit\u00e0 pu\u00f2 essere letta oggi non solo attraverso una lente femminista ma anche come una critica pi\u00f9 ampia ai sistemi di valore dell\u2019arte contemporanea?<\/strong><br \/>La mia intera produzione artistica pu\u00f2 essere vista come una critica non solo ai sistemi di valori dell\u2019arte contemporanea ma al sistema patriarcale che essa riflette, un sistema basato sullo sfruttamento, l\u2019oppressione, l\u2019ingiustizia e l\u2019\u00abestrazione\u00bb di valore sia dagli esseri umani, sia dalla terra e dalle altre creature. Potrebbe sembrare inverosimile attribuire tali valori, ad esempio, alla genderizzazione dei media o dei temi trattati (ovvero, certi materiali o argomenti associati alle donne vengono svalutati), ma questa tendenza riflette i pi\u00f9 ampi valori patriarcali che dominano il nostro pianeta. E, specificamente per quanto riguarda l\u2019arte, si potrebbe dire che la soppressione delle emozioni richiesta agli uomini come parte dell\u2019ideologia patriarcale sia visibile in alcune delle opere d\u2019arte eccessivamente astratte e dal minimo contenuto che vengono apprezzate nel mondo dell\u2019arte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La mostra \u00abThe Materiality of Judy Chicago\u00bb, a cura di\u00a0Allison Raddock, allestita dall\u20198 maggio al 22 novembre alla&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":477164,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-477233","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116527698098238634","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/477233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=477233"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/477233\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/477164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=477233"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=477233"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=477233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}