{"id":477256,"date":"2026-05-06T13:04:17","date_gmt":"2026-05-06T13:04:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477256\/"},"modified":"2026-05-06T13:04:17","modified_gmt":"2026-05-06T13:04:17","slug":"pellegrino-vince-nonostante-il-tifo-contro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477256\/","title":{"rendered":"Pellegrino vince nonostante il tifo contro"},"content":{"rendered":"<p>Roma, 6 mag. (Adnkronos) &#8211; In Italia, nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la maternit\u00e0 si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e difficolt\u00e0 a rientrare nel mercato del lavoro. \u00c8 la fotografia che emerge dall\u2019XI edizione del Rapporto \u201cLe Equilibriste, la maternit\u00e0 in Italia\u201d diffuso oggi a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children &#8211; l\u2019Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro &#8211; che anno dopo anno racconta una realt\u00e0 che fatica a migliorare. Tra i dati emerge che in Italia ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in et\u00e0 prescolare. E per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese, dove la penalizzazione associata alla maternit\u00e0 \u00e8 pari al 33%.<\/p>\n<p>A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondit\u00e0 di 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media Ue (1,34 nel 2024), l\u2019et\u00e0 media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio. In Italia la penalizzazione associata alla maternit\u00e0 \u00e8 pari al 33%, con effetti significativi e persistenti nel tempo. Guardando in particolare ai salari, nel settore privato le madri registrano una penalizzazione che pu\u00f2 arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione \u00e8 pi\u00f9 contenuta (5%), ma comunque rilevante. <\/p>\n<p>Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dai dati si evince che mentre gli uomini con figli sono pi\u00f9 presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli \u00e8 associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli \u00e8 occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o pi\u00f9), per le donne della stessa fascia d\u2019et\u00e0 la situazione \u00e8 molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o pi\u00f9). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in et\u00e0 prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell\u2019occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l\u2019occupazione nel 2025 rispetto al 2024 \u00e8 aumentata dello 0,1%, mentre l\u2019aumento \u00e8 dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.<\/p>\n<p>Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le pi\u00f9 istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all\u201985,4% tra le laureate.<\/p>\n<p>Il pianeta maternit\u00e0 \u00e8 caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l\u201911,7% \u00e8 part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%).<\/p>\n<p>\u201cLa lettura dei dati ci restituisce la fotografia di un Paese in cui la maternit\u00e0 resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialit\u00e0 in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri pi\u00f9 giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non \u00e8 inserita in percorsi di formazione\u201d, ha dichiarato Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia. <\/p>\n<p>La maternit\u00e0 prima dei 30 anni \u00e8 oggi sempre pi\u00f9 rara e rappresenta un\u2019eccezione: in Italia, nel 2025, le mamme tra i 20 e i 29 anni sono circa 300mila, pari al 2,9% del totale delle mamme. Solo il 6,6% dei giovani nella stessa fascia d\u2019et\u00e0 \u00e8 genitore. Se la presenza di genitori tra i 20 e i 29 anni \u00e8 distribuita in modo relativamente uniforme sul territorio nazionale, con differenze contenute e valori solo leggermente pi\u00f9 elevati nel Nord, \u00e8 invece nella partecipazione al lavoro che emerge un divario netto, soprattutto tra uomini e donne. <\/p>\n<p>In Italia, nel settore privato il 25% delle madri under35 esce dal mercato del lavoro nell\u2019anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over35. Tra i 20-29enni, l\u2019occupazione maschile aumenta con la genitorialit\u00e0: lavora l\u201987,2% dei padri contro il 52,6% degli uomini senza figli, mentre per le donne accade l\u2019opposto, con un tasso di occupazione pari al 42% tre le giovani senza figli e al 33,4% tra le madri. Il divario si amplia ulteriormente con l\u2019aumentare dei figli: tra chi ne ha due o pi\u00f9, risultano occupati l\u201983,7% dei padri contro appena il 23,2% delle madri. <\/p>\n<p>La distanza si riflette anche nei livelli di inattivit\u00e0: tra i genitori 20-29enni \u00e8 inattivo il 59,8% delle madri (che aumenta al 70% con due o pi\u00f9 figli), contro appena il 6,2% dei padri (in flessione al 5,8% con due o pi\u00f9 figli). In questo gruppo, tuttavia vi possono essere anche mamme ancora alle prese con gli studi, mentre tra le mamme giovanissime, tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non studia, non lavora e non \u00e8 inserita in alcun percorso di formazione (Neet), contro l\u201911,3% dei padri.<\/p>\n<p>Anche se l\u201981,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di voler diventare genitore in futuro, questo desiderio fatica a tradursi in scelte concrete nel breve periodo.<\/p>\n<p>Tra le donne della stessa fascia d\u2019et\u00e0, il 14,8% prevede di avere un figlio entro tre anni (11,4% \u201cprobabilmente s\u00ec\u201d e 3,4% \u201ccertamente s\u00ec\u201d), quota superiore a quella dei coetanei maschi. Le intenzioni crescono nella fascia 25\u201334 anni, raggiungendo il 41,6% tra le donne e il 35,7% tra gli uomini, ma restano indicative di una progettualit\u00e0 che si consolida solo con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p>Tra le under 35 aumentano sia le migrazioni all\u2019estero sia quelle interne: in 10 anni, dal 2014 al 2024 le expat sono aumentate del 125%, arrivando a rappresentare quasi una giovane su dieci. Ancora pi\u00f9 preoccupante \u00e8 per\u00f2 la mobilit\u00e0 interna: secondo un approfondimento a cura di Svimez contenuto nel rapporto, le migrazioni femminili 25-34 anni, come quelle maschili, seguono quasi esclusivamente la direttrice Sud-Nord. Sempre tra il 2014 e il 2024, oltre 200mila under35 del Mezzogiorno si sono trasferite al Centro-Nord, aggravando il declino demografico del Sud, dove nel 2025 le nascite calano del 5%, pi\u00f9 che ne resto del Paese.<\/p>\n<p>\u201cPer sostenere davvero la genitorialit\u00e0 \u00e8 fondamentale adottare politiche strutturali, fondate su interventi integrati: occupazione stabile, servizi per l\u2019infanzia accessibili e di qualit\u00e0, adeguati strumenti di sostegno economico e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni. Serve rafforzare un welfare coerente e coordinato lungo tutto l\u2019arco della vita, insieme a un\u2019organizzazione del lavoro compatibile con le responsabilit\u00e0 familiari\u201d. Lo afferma Giorgia D\u2019Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children, sottolineando come \u201cla condivisione della cura rappresenti una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze di genere e rendere sostenibile la maternit\u00e0. In questa direzione, \u00e8 fondamentale riformare il sistema dei congedi per garantire una reale equit\u00e0 tra genitori, introducendo congedi paritari come diritto individuale. Allo stesso tempo, va potenziato il sistema educativo 0-6, assicurando servizi di qualit\u00e0 omogenei su tutto il territorio, continuit\u00e0 tra nidi, scuole dell\u2019infanzia e percorsi scolastici successivi, e una piena integrazione con i servizi del territorio\u201d.<\/p>\n<p>Il Rapporto \u201cLe Equilibriste \u2013 La maternit\u00e0 in Italia 2026\u201d propone anche quest\u2019anno il Mothers\u2019 Index, regionale, realizzato in collaborazione con l\u2019Istat, che misura le condizioni delle madri attraverso sette ambiti \u2013 Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza \u2013 utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale. <\/p>\n<p>In questa edizione la regione pi\u00f9 \u201camica delle madri\u201d \u00e8 l\u2019Emilia-Romagna (110,115), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (106,334) e dalla Valle d\u2019Aosta (105,718), che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell\u2019edizione precedente. Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12esimo all\u20198esimo posto (103,473), e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18esimo al 16esimo posto (94,197).<\/p>\n<p>Al contrario, si osserva nell&#8217;indagine, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall\u20198\u00b0 al 13\u00b0 posto (100,801) e il Veneto dal 9\u00b0 al 12\u00b0 (100,978), evidenziando un indebolimento relativo nel confronto nazionale. Perdono terreno anche il Molise, che scivola dal 15\u00b0 al 17\u00b0 posto (94,177), e il Lazio, che passa dal 6\u00b0 al 9\u00b0 posto (103,469). Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale (101,460): l\u2019Abruzzo, con un valore pari a 99,259, si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali (14\u00b0 posto), mentre in fondo alla classifica si collocano la Basilicata (92,276), la Puglia (92,226) e la Sicilia (91,930). Nel complesso, la situazione italiana mostra un lieve peggioramento rispetto agli ultimi due anni: l\u2019indice nazionale scende a 101,460, in calo rispetto al 102,635 del 2024 e al 102,002 del 2023. Una flessione riconducibile in particolare al peggioramento delle dimensioni della demografia, del lavoro e della salute.<\/p>\n<p>Anche la dimensione Demografia del Mothers\u2019 Index registra un peggioramento: nel 2025 l\u2019Italia si attesta a 94,857 punti, in calo di oltre 5 punti rispetto al 2022 e al 2023 e di 3,4 punti sull\u2019ultimo anno. Il dato riflette il continuo calo della fecondit\u00e0, con il numero medio di figli per donna che resta su livelli bassi in tutto il Paese. In questo quadro, la Provincia Autonoma di Bolzano si conferma al primo posto (130,0), seguita da altre regioni con valori superiori alla media nazionale, tra cui la Provincia Autonoma di Trento (104,286), la Sicilia (102,571) e la Campania (101,714). Solo in pochi territori si osservano segnali di crescita: nel 2025 il numero medio di figli per donna aumenta infatti soltanto nella Provincia Autonoma di Bolzano e in Valle d\u2019Aosta (93,143), mentre nelle Marche resta stabile (92,286). <\/p>\n<p>La dimensione Lavoro del Mothers\u2019 Index registra un peggioramento netto in tutte le regioni: nel 2025 l\u2019Italia scende a 88,3 punti, con un calo di oltre 11 punti rispetto al 2022 e di quasi 10 punti sull\u2019ultimo anno. A pesare sono soprattutto l\u2019aumento della precariet\u00e0, con la quota di donne occupate in lavori a termine da almeno 5 anni salita dal 17,4% al 19,1%, e la crescita delle dimissioni delle madri con figli piccoli, passate da 4,8 a 6,8 ogni 1.000 donne occupate. Migliora solo il part-time involontario, in lieve diminuzione, ma non basta a compensare il peggioramento complessivo. Si registrano, pertanto, arretramenti anche significativi in diversi territori. <\/p>\n<p>\u00c8 il caso della Valle d\u2019Aosta, che perde ben 10 posizioni rispetto all\u2019anno precedente (da 9\u00b0 a 19\u00b0 posto; 75,975), e del Piemonte, che scende dal 2\u00b0 al 10\u00b0 posto (87,393). In cima alla classifica del dominio lavoro si collocano le Marche, al 1\u00b0 posto (99,768), seguita da Toscana (97,258) e Molise (94,938), mentre in coda si trovano la Valle d\u2019Aosta, al 19\u00b0 posto appunto (75,975), seguita da Friuli-Venezia Giulia (73,407) e Provincia Autonoma di Bolzano (38,639). A differenza dei cali, i miglioramenti registrati in alcune regioni risultano pi\u00f9 contenuti e non compensano le perdite. Un arretramento diffuso che conferma come, da Nord a Sud, per le madri diventi sempre pi\u00f9 difficile restare nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p>La dimensione della Rappresentanza mostra un miglioramento complessivo: nel 2025 l\u2019Italia raggiunge un valore di 108,108, segnalando una crescente partecipazione delle donne alla vita politica a livello locale. Un progresso che per\u00f2 resta disomogeneo. A guidare la classifica \u00e8 l\u2019Umbria (145,586), al 1\u00b0 posto, che registra anche l\u2019incremento pi\u00f9 marcato degli ultimi anni, seguita dal Piemonte e Lazio (134,054 per entrambe) al 2\u00b0 posto, dalla Provincia Autonoma di Trento (131,892) e dall\u2019Emilia-Romagna (124,685). Buoni livelli si registrano anche in Veneto (123,423) e in Lombardia (110,450) mentre si mantengono su valori pi\u00f9 contenuti altre aree del Paese. In coda si collocano Basilicata e Molise (85,586 per entrambe). Tra le regioni con valori inferiori alla media, solo il Friuli-Venezia Giulia (94,234) al 17\u00b0 posto, si colloca al di fuori del Mezzogiorno, confermando una maggiore difficolt\u00e0 delle regioni del Sud nel rafforzare la presenza femminile negli organi politici.<\/p>\n<p>La dimensione della Salute restituisce un quadro articolato e solo lievemente in peggioramento: nel 2025 l\u2019Italia si attesta a 101,023, in calo rispetto al 101,739 dell\u2019anno precedente, a causa soprattutto dell\u2019aumento del quoziente di mortalit\u00e0 infantile, passato da 2,52 a 2,61 per 1.000 nati vivi. A guidare la classifica \u00e8 la Provincia Autonoma di Bolzano (131,623) al 1\u00b0 posto, grazie a un\u2019offerta di consultori nettamente superiore alla media nazionale seguita dall\u2019Emilia-Romagna (116,604) al 2\u00b0 posto, e dalla Valle d\u2019Aosta (111,857) al 3\u00b0 posto. Tra le performance pi\u00f9 interessanti si segnalano anche alcune regioni del Mezzogiorno che si collocano sopra la media nazionale, come la Sardegna (110,240) al 4\u00b0 posto, la Basilicata (109,079) al 5\u00b0 posto, l\u2019Abruzzo (103,059) al 10\u00b0 posto, e la Puglia (102,625) all\u201911\u00b0 posto. In coda alla classifica si collocano invece la Campania (90,271) al 21\u00b0 posto, la Provincia Autonoma di Trento (91,912) al 20\u00b0 posto, e la Sicilia (92,554) al 19\u00b0 posto. Un quadro che evidenzia dinamiche territoriali meno lineari rispetto ad altre dimensioni, con alcune realt\u00e0 del Mezzogiorno pi\u00f9 performanti e criticit\u00e0 diffuse anche in aree tradizionalmente pi\u00f9 forti.<\/p>\n<p>La dimensione dei servizi registra un miglioramento complessivo: nel 2025 l\u2019Italia raggiunge un valore medio di 106,543, con un rafforzamento dell\u2019offerta su prima infanzia, tempo pieno e mensa scolastica. In testa si collocano la Provincia Autonoma di Trento (135,926) al 1\u00b0 posto, la Valle d\u2019Aosta (133,223) al 2\u00b0 e la Provincia Autonoma di Bolzano (129,772) al 3\u00b0, seguite da Friuli-Venezia Giulia (125,948), Toscana (125,346) ed Emilia-Romagna (125,028). Dal punto di vista territoriale, nessuna regione del Centro \u00e8 sotto la media nazionale, mentre nel Mezzogiorno solo la Sardegna (112,193) la supera. Pi\u00f9 critico il quadro nelle altre regioni del Sud, dove l\u2019offerta pubblica di servizi per la prima infanzia resta molto limitata: Campania, Calabria e Sicilia si fermano rispettivamente al 6,9%, 5,9% e 7,9% di presa in carico, contro una media nazionale del 18,5%. Tra i dati pi\u00f9 significativi, il Friuli-Venezia Giulia raggiunge il 40,5%.<\/p>\n<p>La dimensione della Soddisfazione soggettiva delle donne evidenzia differenze marcate tra territori, con un divario tra primo e ultimo posto che supera i 47 punti. Al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano (135,398), seguita dalla Valle d\u2019Aosta (121,520) al 2\u00b0 posto e dalla Provincia Autonoma di Trento (117,420) al 3\u00b0 posto. Su livelli medio-alti si collocano anche l\u2019Umbria (113,260) al 4\u00b0 posto, le Marche (112,758) al 5\u00b0 posto e il Piemonte (110,906) al 6\u00b0 posto. In coda si trovano la Puglia (88,339) al 21\u00b0 posto, preceduta da Campania (88,756) al 20\u00b0 posto e Calabria (88,866) al 19\u00b0 posto. <\/p>\n<p>Infine, la dimensione della Violenza \u2013 che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne \u2013 evidenzia una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale stabilit\u00e0 nel tempo. Al primo posto si conferma nuovamente, il Friuli-Venezia Giulia (143,073), seguito dalla Provincia Autonoma di Bolzano (130,076) al 2\u00b0 posto, e dall\u2019Emilia-Romagna (129,924) al 3\u00b0 posto. Su livelli elevati si collocano anche la Valle d\u2019Aosta (125,542) al 4\u00b0 posto, la Lombardia (122,972) al 5\u00b0 posto e l\u2019Abruzzo (121,159) al 6\u00b0 posto. La Provincia Autonoma di Trento e la Basilicata chiudono la graduatoria di questo dominio all\u2019ultima posizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma, 6 mag. 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