{"id":477517,"date":"2026-05-06T16:33:19","date_gmt":"2026-05-06T16:33:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477517\/"},"modified":"2026-05-06T16:33:19","modified_gmt":"2026-05-06T16:33:19","slug":"amazzonia-sotto-assedio-criminalita-droga-e-deforestazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477517\/","title":{"rendered":"Amazzonia sotto assedio: criminalit\u00e0, droga e deforestazione"},"content":{"rendered":"<p class=\"ifq-post__label-soft-registration-title\">\n            Questo articolo \u00e8 gratis.        <\/p>\n<p class=\"ifq-post__label-soft-registration-text\">\n                Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione            <\/p>\n<p>            <a href=\"https:\/\/shop.ilfattoquotidiano.it\/registrati\/?ifq-reg-origin=regwall-soft-article-mondo\" class=\"ifq-post__label-soft-registration-button\" onclick=\"window.dataLayer = window.dataLayer || []; window.dataLayer.push({&#010;                    event: &#039;click_paywall&#039;,&#010;                    category: &#039;regwall&#039;,&#010;                    action: &#039;Articolo gratis - registrazione&#039;,&#010;                    label: &#039;Registrati - &#039; + (window.fscUser?.test?.regwall ?? &#039;unknown&#039;)&#010;                });\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                Registrati            <\/a><\/p>\n<p>Il <strong>rombo<\/strong> degli <strong>aerei<\/strong> fa tremare le <strong>piccole<\/strong> <strong>abitazioni<\/strong>, fatte di palma e di legno, della riserva indigena di <strong>Kakataibo<\/strong>, nell\u2019Amazzonia peruviana. Partono da cinque a otto voli al giorno. Ciascuno trasporta dai 300 ai 400 chili di droga (o meglio: cloridrato e pasta basica di cocaina). Vanno in <strong>Brasile<\/strong> o in <strong>Bolivia<\/strong>, a seconda del committente. \u201cSiamo stanchi di contare i <strong>nostri morti<\/strong> mentre gli <strong>aerei<\/strong> continuano a <strong>decollare<\/strong>\u201c, denuncia a met\u00e0 aprile <strong>Marcelo<\/strong> <strong>Odicio<\/strong> <strong>Estrella<\/strong>, presidente della Federazione che riunisce le comunit\u00e0 della riserva (Fenacoka), ricordando <strong>36<\/strong> <strong>leader<\/strong> <strong>indigeni<\/strong> uccisi negli ultimi dodici anni. \u201cSe lo Stato non entra <strong>fisicamente<\/strong> a distruggere le <strong>piste<\/strong> per noi <strong>non cambia nulla<\/strong>. Ogni <strong>rombo<\/strong> di <strong>motore<\/strong> che sentiamo all\u2019alba ci ricorda che questa <strong>terra<\/strong> <strong>non \u00e8 pi\u00f9 nostra<\/strong>\u201c, aggiunge Estrella. Da almeno <strong>cinque<\/strong> <strong>anni<\/strong> gli indigeni forniscono allo Stato peruviano le <strong>coordinate<\/strong> delle <strong>piste<\/strong>, ma nessuno interviene.<\/p>\n<p>In quella zona, detta il \u201c<strong>triangolo<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>morte<\/strong>\u201d (tra le localit\u00e0 di <strong>Ucayali<\/strong>, <strong>Huan\u00e1co<\/strong> e <strong>Pasco<\/strong>) le piste clandestine sono almeno <strong>60<\/strong>. L\u2019Amazzonia \u00e8 invasa di <strong>piattaforme<\/strong> del <strong>genere<\/strong>, con almeno 1.260 nella <strong>foresta<\/strong> <strong>Brasiliana<\/strong>. E non solo. Nel <strong>polmone<\/strong> <strong>verde<\/strong> c\u2019\u00e8 anche <strong>un\u2019impennate<\/strong> di <strong>strade<\/strong> <strong>illegali<\/strong> (almeno 4.700) e addirittura i <strong>fiumi<\/strong>, come il Napo (Ecuador), vengono usati come \u201c<strong>corridoi<\/strong>\u201d per l\u2019estrazione mineraria. \u00c8 quanto rileva il dossier <strong>Amazon Under Siege<\/strong>, recentemente pubblicato da Amazon Watch, organizzazione senza fini di lucro fondata nel 1996 secondo cui il <strong>67%<\/strong> dei <strong>municipi<\/strong> <strong>dell\u2019Amazzonia<\/strong> vedono la presenza \u201c<strong>reti<\/strong> <strong>criminali<\/strong>\u201d e \u201c<strong>gruppi<\/strong> <strong>armati<\/strong>\u201c, che mettono a rischio il <strong>32%<\/strong> del <strong>territorio<\/strong> <strong>forestale<\/strong>. Nasce cos\u00ec una catena di violenza che, dal 2012, ha visto l\u2019uccisione di oltre <strong>1.800 ecoattivisti in America Latina<\/strong> mentre gli indigeni sono sottoposti a <strong>reclutamento<\/strong> <strong>forzato<\/strong>, schiavit\u00f9 e tentativi di corruzione volti a frammentare e indebolire le comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il <strong>dossier<\/strong> <strong>denuncia<\/strong> anche la nascita di un sistema di \u201c<strong>convergenza<\/strong> <strong>criminale<\/strong>\u201d tra gruppi armati (Ej\u00e9rcito de liberaci\u00f3n nacional, Primeiro comando da capital e altre organizzazioni) che condividono le <strong>medesime<\/strong> <strong>rotte<\/strong> per il traffico di droga, oro, mercurio, legname ed esseri umani. Si tratta di \u201c<strong>sistemi<\/strong> <strong>interconnessi<\/strong> , che controllano la terra, riscrivono le economie locali e promuovono una <strong>violenza<\/strong> senza <strong>precedenti<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p><strong>La complicit\u00e0 oltreoceano<\/strong><\/p>\n<p>La filiera criminale sconfina anche in <strong>Stati<\/strong> <strong>Uniti<\/strong>, <strong>Europa<\/strong> e <strong>Cina<\/strong> che insieme costituiscono \u201cil nucleo della domanda che finanzia la <strong>governance<\/strong> <strong>criminale<\/strong> <strong>dell\u2019Amazzonia<\/strong>\u201c. Il \u201cflusso delle <strong>attivit\u00e0<\/strong> <strong>criminali<\/strong>\u201d entra infatti nel \u201c<strong>sistema<\/strong> <strong>bancario<\/strong> <strong>legale<\/strong>\u201d attraverso societ\u00e0 di comodo utili a nascondere le tracce di \u201cattivit\u00e0 di <strong>estorsione<\/strong> e <strong>violenza<\/strong> <strong>territoriale<\/strong>\u201c. Inoltre le imprese \u201cfalliscono nel loro dovere di \u2018due diligence\u2019, permettendo che il finanziamento di queste economie illecite possa fluire senza restrizioni\u201d, spiega Raphael Hoetmer, direttore del programma per l\u2019Amazzonia occidentale.<\/p>\n<p>Succede soprattutto nelle <strong>industrie<\/strong> di <strong>tecnologia<\/strong> ed <strong>edilizia<\/strong>, che rispettivamente importano <strong>oro<\/strong> e <strong>legname<\/strong> dal <strong>polmone<\/strong> <strong>verde<\/strong>. Quanto all\u2019oro Amazon Watch sottolinea che i Big Tech Usa \u201cnon riescono (o non vogliono) tracciare la <strong>vera<\/strong> <strong>origine<\/strong> del <strong>metallo<\/strong>\u201c. D\u2019altra parte l\u2019oro estratto illegalmente in Paesi come <strong>Colombia<\/strong> ed <strong>Ecuador<\/strong> transita spesso in raffinerie del sud del <strong>Florida<\/strong>, perde ogni traccia criminale ed entra nelle filiere legali. Hoetmer aggiunge che \u201csenza controlli severi nella <strong>filiera<\/strong> che connette l\u2019Amazzonia con i <strong>mercati<\/strong> <strong>globali<\/strong>\u201d i Paesi importatori resteranno \u201ccomplici finanziari\u201d della <strong>distruzione<\/strong> <strong>dell\u2019Amazzonia<\/strong>. Il dossier riserva critiche nei confronti degli <strong>interventi<\/strong> <strong>militari<\/strong> e di <strong>polizia<\/strong> finalizzati a \u201csmantellare le strutture\u201d, senza per\u00f2 colpire le cause strutturali che nutrono le economie illecite.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 autogoverno delle comunit\u00e0 indigene<\/strong><\/p>\n<p>Occorre invece \u201criconoscere, finanziare e rafforzare le <strong>autorit\u00e0<\/strong> <strong>indigene<\/strong>\u201c, da considerare come \u201c<strong>elemento<\/strong> <strong>centrale<\/strong> nella strategia per affrontare il <strong>problema<\/strong>\u201c. Lo rivendicano anche le <strong>comunit\u00e0<\/strong> <strong>stesse<\/strong> che, nella dichiarazione di <strong>Pucallpa<\/strong>, sottoscritta il 24 febbraio da diverse <strong>organizzazioni<\/strong> e dagli <strong>autogoverni<\/strong> indigeni di <strong>Brasile,<\/strong> <strong>Colombia<\/strong>, <strong>Ecuador<\/strong> e <strong>Per\u00f9 <\/strong>sostengono: \u201c<strong>l\u2019autonomia<\/strong> <strong>territoriale<\/strong> <strong>indigena<\/strong> \u00e8 la risposta migliore alla <strong>crisi<\/strong> <strong>ambientale<\/strong> e sociale nell\u2019Amazzonia\u201d. I firmatari dicono \u201cno\u201d all\u2019imposizione di progetti esterni ed \u201cestranei alla loro volont\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Le <strong>comunit\u00e0<\/strong> <strong>indigene<\/strong> cominciano anche a prendersi cura di <strong>spazi<\/strong> <strong>abbandonati<\/strong> dagli <strong>Stati<\/strong>, come accaduto in un posto di controllo <strong>abbandonato<\/strong> al confine tra il <strong>Brasile<\/strong> e il <strong>Per\u00f9<\/strong>. \u201cNon siamo violenti. Stiamo soltanto difendendo i nostri <strong>territori<\/strong>\u201c, afferma <strong>Jackeline<\/strong> <strong>Odicio<\/strong>, presidente della Federazione di donne della comunit\u00e0 di Kakataibo (Femuka). E i tempi stringono, l\u00e0 dove dal <strong>1985<\/strong> al <strong>2023<\/strong> l\u2019Amazzonia ha visto distrutto il <strong>12,5%<\/strong> della propria <strong>vegetazione<\/strong> e negli ultimi dodici anni la sola attivit\u00e0 mineraria illegale ha provocato la perdita di 2 milioni di ettari di vegetazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo articolo \u00e8 gratis. 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