{"id":477774,"date":"2026-05-06T20:10:16","date_gmt":"2026-05-06T20:10:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477774\/"},"modified":"2026-05-06T20:10:16","modified_gmt":"2026-05-06T20:10:16","slug":"la-storia-di-giuseppe-ragazzino-rimasto-orfano-nel-terremoto-del-friuli-che-divento-volontario-nella-protezione-civile-50-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/477774\/","title":{"rendered":"La storia di Giuseppe, ragazzino rimasto orfano nel terremoto del Friuli, che divent\u00f2 volontario nella Protezione civile, 50 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Greta Sclaunich<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Giuseppe Turchetti aveva 12 anni quando il 6 maggio 1976 il Friuli venne colpito da uno dei terremoti pi\u00f9 forti di sempre. Perse la madre, le sorelle e la casa: 30 anni fa \u00e8 entrato nella Protezione civile. Per aiutare quelli come lui<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Friuli, L\u2019Aquila, Mirandola, Amatrice. Giuseppe Turchetti ha vissuto tutti questi terremoti. Il primo, quello del <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/frammenti-ferruccio-de-bortoli\/26_maggio_04\/l-esempio-friulano-cinquant-anni-dopo-456931ce-6b79-4d0d-ac89-deec3c002xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">6 maggio 1976 in Friuli<\/a>, lo ha sub\u00ecto: <b>aveva 12 anni e quel giorno perse la mamma, le due sorelle e la casa di famiglia nel centro di Gemona, citt\u00e0 simbolo (ed epicentro) del sisma. <\/b>In tutti gli altri, invece, ha scelto di esserci. Per aiutare: \u00abNel 1976 ero troppo piccolo per dare una mano ma appena ho potuto ho deciso di fare la mia parte. Da trent\u2019anni, come volontario della Protezione civile, sono in prima linea quando serve\u00bb. Incendi, alluvioni e s\u00ec, anche terremoti. \u00ab<a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/cronaca\/video-verticali\/50-anni-fa-il-terremoto-in-friuli-ho-perso-mamma-e-sorelle-ora-aiuto-gli-sfollati-di-tutta-italia-\/d1b5cf3b-6c58-4ad3-b4e7-75ed96efcxlk\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Paura? Certo che ce l\u2019ho<\/a>. Quando sento la terra che si muove, anche per una scossa minima, subito mi preoccupo: <b>mi ricordo quella sera terribile di cinquant\u2019anni fa. <\/b>Per\u00f2 questa paura non mi blocca, al contrario mi aiuta a capire meglio come si sente chi si trova l\u00ec, nei luoghi del sisma. So cosa prova e so cosa si deve fare perch\u00e9 ci sono gi\u00e0 passato\u00bb, spiega d\u2019un fiato.<\/p>\n<p>    6 maggio 1976, ore 21<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Giuseppe non racconta spesso la sua storia. Che fino al giorno del terremoto scorreva tranquilla: la scuola, i giochi con le due sorelle, la grande casa di famiglia nel centro storico di Gemona. Quella terribile scossa (di magnitudo 6.4 sulla scala Richter e 10 sulla Mercalli, durata in tutto 59 lunghissimi secondi) per\u00f2 cambia tutto. \u00abLa sera del 6 maggio io e mio pap\u00e0, insieme a un suo amico e al figlio, stavamo rincasando dopo un giro di commissioni. <b>Alle 21, mentre attraversavamo un paese vicino a Gemona, il furgone su cui viaggiavamo ebbe come un sobbalzo.<\/b> Dal finestrino vedemmo la cima del campanile che veniva gi\u00f9 di botto. Ma non capimmo subito di cosa si trattasse\u00bb. Successe a tanti, alcuni addirittura pensarono che si trattasse di una frana o che fosse scoppiata una bomba rimasta inesplosa dopo la Seconda Guerra Mondiale. In pi\u00f9, con le linee telefoniche interrotte e l\u2019elettricit\u00e0 saltata ovunque, era impossibile dare e ricevere notizie.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    La notte dopo il terremoto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intanto scendeva la sera, tra buio e caos era anche difficile orientarsi. Arrivati a Gemona, i due pap\u00e0 lasciarono i figli a dormire nel furgone in una zona di campagna e andarono a piedi, in centro, a cercare le famiglie. \u00abPer tutta la notte ho sentito rumori di crolli e schianti, grida, le sirene delle ambulanze. Al mattino non ho aspettato che venisse qualcuno a prendermi ma sono salito su in centro da solo. Al posto della mia casa c\u2019era un buco e tutt\u2019intorno, macerie\u00bb. Giuseppe sospira, si ferma. <b>Sotto quelle macerie c\u2019erano la sua mamma e le sue due sorelle, tre delle 989 vittime del terremoto, 370 delle quali solo a Gemona.<\/b> \u00abVoglio ricordare, ma al tempo stesso non voglio. Per questo faccio fatica a raccontare la mia storia \u2013 prova a spiegare \u2013 Per me \u00e8 come se fosse successo ieri anche se, di fatto, \u00e8 passata una vita intera\u00bb.<\/p>\n<p>    Il &#8220;modello Friuli&#8221;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non \u00e8 un modo di dire: il 6 maggio di quest\u2019anno ricorreranno cinquant\u2019anni. <\/b>Del terremoto, anzi dei due terremoti perch\u00e9 dopo la scossa di maggio ce ne furono diverse, molto forti, a settembre, sono rimasti pochi segni. Sembra impossibile, considerando che coinvolse 137 Comuni per un totale di 100 mila sfollati, 18 mila edifici distrutti e 75 mila danneggiati. Merito di quello che \u00e8 stato ribattezzato \u201c<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/buone-notizie\/26_maggio_03\/giorgio-vittadini-quel-sisma-in-friuli-primo-esempio-di-sussidiarieta-0652d5cf-eb86-4bb1-9968-374b0b8d2xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">modello Friuli<\/a>\u201d e che si basava su due cardini, sintetizzati in due espressioni poi passate alla storia. La prima \u00e8 fas\u00ecn di bess\u00f4i, facciamo da soli in lingua friulana, cio\u00e8 la scelta di decentrare i poteri dallo Stato agli enti locali per l\u2019amministrazione e la gestione delle risorse. La seconda \u00e8 \u201ccom\u2019era dov\u2019era\u201d, cio\u00e8 ricostruire facendo in modo che tutto fosse come prima, ma seguendo le norme antisismiche.\u00a0<\/p>\n<p>    La ricostruzione in dieci anni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli esempi sono tanti, dal duomo di Venzone rimesso in piedi con il procedimento dell\u2019anastilosi (ogni pietra ricollocata al suo posto, come in un enorme puzzle) ai portici di via Bini, la via principale di Gemona. Che sono addirittura migliorati: \u00abDai restauri sono saltati fuori antichi affreschi, coperti nei secoli\u00bb, osserva <b>Roberto Revelant, sindaco<\/b> della cittadina. Nato due anni dopo il terremoto, nei suoi primi ricordi ci sono i prefabbricati dove vivevano gli sfollati. <b>Nel giro di una decina d\u2019anni, per\u00f2, la gran parte delle persone era gi\u00e0 tornata a vivere in centro. <\/b>Le casette dismesse sono state poi utilizzate per altre emergenze o regalate, anche se qualcuna si nota ancora qua e l\u00e0 nei paesi toccati dal sisma, magari usata come deposito. Le macerie invece sono state riutilizzate: a Gemona, per esempio, sono la base di quella che \u00e8 poi diventata l\u2019area sportiva della cittadina.<\/p>\n<p>    Il ritorno a Gemona<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche Giuseppe, malgrado all\u2019epoca fosse ancora un ragazzino, aiutava la sua famiglia impegnata nel tirare su la casa: \u00abOgni momento libero era consacrato alla ricostruzione, non c\u2019erano ferie, n\u00e9 gite. E quando una casa era finita, si andava a metter mano a quelle degli altri\u00bb. Cos\u00ec, in una manciata di anni, anche lui e i suoi famigliari erano di nuovo in paese. <b>\u00abSono cresciuto insieme a Gemona: \u00e8 come se la ricostruzione fosse andata di pari passo con la mia vita. <\/b>Man mano che il paese si rianimava, io mi riprendevo le abitudini dell\u2019infanzia: le chiacchierate in piazza con gli amici, il caff\u00e8 al bar\u2026\u00bb, riassume. Della casa, e della vita, di prima conserva ancora gelosamente alcune tazzine di ceramica con i fiorellini: \u00abLe abbiamo recuperate rovistando tra le macerie, \u00e8 l\u2019unica cosa che siamo riusciti a trovare ancora intatta\u00bb. Le foto, invece, sono andate in gran parte perse.<\/p>\n<p>    Portis Vecchio, paese fantasma<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cos\u2019ha fatto davvero la differenza, cosa ha permesso di realizzare <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/extra-per-voi\/2016\/05\/02\/cosi-il-terremoto-friuli-riuscimmo-compiere-miracolo-436d91bc-1059-11e6-aba7-a1898801ab6b.shtml?ssoAt=\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il \u201cmodello Friuli\u201d<\/a> e di farlo in tempi cos\u00ec stretti? Roberto Dominici, all\u2019epoca assessore regionale alla ricostruzione, ha una sua spiegazione: <b>\u00abIl terremoto ha distrutto i luoghi fisici, non i valori. Anzi, li ha fatti riscoprire:<\/b> grazie a questi le persone si sono sentite cos\u00ec legate alla loro comunit\u00e0 da impegnarsi per riportarla, in tutti i sensi, com\u2019era e dov\u2019era prima del sisma\u00bb. Con pochissime eccezioni. Una di queste \u00e8 Portis Vecchio, paese fantasma rimasto fermo al 1976. L\u2019area \u00e8 a rischio crolli dalla vicina montagna, quindi il paese \u00e8 stato ricostruito un po\u2019 pi\u00f9 a nord. Sui muri delle case cresce indisturbata l\u2019edera, da una finestra rotta si intravede lo scheletro di una sedia. Ma orti e giardini sono in ordine: i proprietari continuano a curarli anche se da tempo abitano altrove.<\/p>\n<p>    Le tracce del terremoto, 50 anni dopo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le tracce lasciate dal terremoto, insomma, ci sono anche se spesso non si vedono. Nei cuori prima che nei luoghi. \u00abAncora oggi tanti non vogliono parlare di quei giorni, \u00e8 come se non fossimo riusciti a sbloccarci del tutto\u00bb, riprende Giuseppe Turchetti, risalendo il filo dei ricordi. Ma \u00e8 vero, come dicono le cronache di giornali e telegiornali dell\u2019epoca, che gi\u00e0 dall\u2019indomani nei paesi friulani nessuno pi\u00f9 piangeva: \u00abNon \u00e8 che non ne sentissimo il bisogno, ma c\u2019era cos\u00ec tanto da fare che non ne avevamo il tempo\u00bb, ricorda oggi. A lui, di quei giorni, era rimasto un chiodo fisso: quello di non aver potuto fare di pi\u00f9. Intanto gli anni passavano e la sua vita andava avanti: il lavoro nella ditta di termoidraulica tramandata dal nonno, la famiglia, i figli. Negli Anni 90 un\u2019alluvione in una valle vicina spinge lui e un gruppo di coetanei a mobilitarsi per andare a dare una mano, ma una volta sul posto scoprono che da soli non si riesce a fare molto.<b> Cos\u00ec, insieme ad alcuni amici d\u2019infanzia, decide di entrare nella Protezione civile. <\/b>Ironia della sorte, se si considera che il primo embrione dall\u2019ente che oggi fronteggia le crisi nacque proprio dal bisogno di gestire l\u2019emergenza del terremoto del 1976.<\/p>\n<p>    La Protezione civile e il terremoto di Amatrice<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ora \u00e8 coordinatore per il distretto del Gemonese e di terremoti, negli anni, ne ha visti diversi: \u00abL\u2019Aquila, Mirandola e dieci anni fa <a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/cronaca\/ecco-come-appare-amatrice-a-9-anni-dal-terremoto-in-viaggio-nel-centro-storico-tra-cantieri-ed-edifici-ridotti-in-macerie\/e620a785-12cd-473b-978f-9659c0828xlk\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Amatrice<\/a>\u2026 \u2013 elenca \u2013 So come si gestisce un\u2019emergenza ma so, soprattutto, come ci si sente a perdere tutto: la paura, la rabbia, il dolore. Quello che ho vissuto da bambino mi d\u00e0 la motivazione per aiutare, come siamo stati aiutati noi friulani\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 una foto che racconta bene questo sentimento. \u00c8 stata scattata qualche giorno dopo il sisma quando la mobilitazione, sia nazionale che internazionale, era gi\u00e0 partita: i primi volontari erano arrivati nelle zone colpite la notte stessa ma nelle settimane e nei mesi successivi la solidariet\u00e0 non era mai venuta meno, tra raccolte fondi e invio di pacchi e lettere per gli sfollati. <b>In questa foto, in bianco e nero, si vede un grande muro rimasto in piedi in mezzo alle macerie.<\/b> Sopra qualcuno ha scritto, a caratteri cubitali, \u00abIl Friuli ringrazia e non dimentica\u00bb. Cinquant\u2019anni dopo, e la storia di Giuseppe lo dimostra, \u00e8 ancora vera.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-06T12:41:43+02:00\">6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 12:41)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Greta Sclaunich Giuseppe Turchetti aveva 12 anni quando il 6 maggio 1976 il Friuli venne colpito da&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":477775,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[3811,4240,51642,5678,39552,266300,841,2540,6969,104,14631,2042,7078,425,555,40560,14,93,94,2276,5316,3452,1909,266301,12443,435,228,4388,97,23917,3369,276,266302,3336,5235,1537,90,89,7364,13767,707,266303,4002,266304,962,74692,2506,266299,7,15,4476,690,5238,29080,266305,266306,266307,3338,428,150,4696,1989,10014,21393,8689,9638,19708,2521,17300,13287,862,21008,1272,12284,266308,266309,1567,266310,5248,21009,19705,19145,266311,266312,11,84,91,12,85,92,34776,266313,5490,8188,8993,266314],"class_list":{"0":"post-477774","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-addirittura","9":"tag-aiutare","10":"tag-amatrice","11":"tag-anzi","12":"tag-aquila","13":"tag-aquila-mirandola","14":"tag-area","15":"tag-arrivati","16":"tag-ce","17":"tag-centro","18":"tag-cinquant","19":"tag-cioe","20":"tag-cittadina","21":"tag-civile","22":"tag-com","23":"tag-crolli","24":"tag-cronaca","25":"tag-cronaca-italiana","26":"tag-cronacaitaliana","27":"tag-dare","28":"tag-dieci","29":"tag-epoca","30":"tag-famiglia","31":"tag-famiglia-centro","32":"tag-fantasma","33":"tag-forti","34":"tag-foto","35":"tag-friuli","36":"tag-furgone","37":"tag-gemona","38":"tag-giro","39":"tag-giuseppe","40":"tag-giuseppe-turchetti","41":"tag-gran","42":"tag-impossibile","43":"tag-it","44":"tag-italia","45":"tag-italy","46":"tag-luoghi","47":"tag-macerie","48":"tag-maggio","49":"tag-maggio-friuli","50":"tag-mamma","51":"tag-mamma-sorelle","52":"tag-mano","53":"tag-mirandola","54":"tag-modello","55":"tag-modello-friuli","56":"tag-news","57":"tag-notizie","58":"tag-notte","59":"tag-papa","60":"tag-paura","61":"tag-perse","62":"tag-portis","63":"tag-portis-vecchio","64":"tag-portis-vecchio-fantasma","65":"tag-primi","66":"tag-protezione","67":"tag-protezione-civile","68":"tag-prova","69":"tag-racconta","70":"tag-ragazzino","71":"tag-ricostruzione","72":"tag-rimasto","73":"tag-roberto","74":"tag-scossa","75":"tag-seconda","76":"tag-sente","77":"tag-sera","78":"tag-sfollati","79":"tag-sisma","80":"tag-so","81":"tag-sorelle","82":"tag-sorelle-famiglia","83":"tag-sorelle-famiglia-centro","84":"tag-storia","85":"tag-storia-giuseppe","86":"tag-tanti","87":"tag-terremoti","88":"tag-terremoto","89":"tag-terribile","90":"tag-trattasse","91":"tag-turchetti","92":"tag-ultime-notizie","93":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","94":"tag-ultime-notizie-italia","95":"tag-ultimenotizie","96":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","97":"tag-ultimenotizieitalia","98":"tag-vecchio","99":"tag-vecchio-fantasma","100":"tag-vissuto","101":"tag-voglio","102":"tag-volontario","103":"tag-volontario-protezione"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/477774","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=477774"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/477774\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/477775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=477774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=477774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=477774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}