{"id":480324,"date":"2026-05-08T10:33:14","date_gmt":"2026-05-08T10:33:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480324\/"},"modified":"2026-05-08T10:33:14","modified_gmt":"2026-05-08T10:33:14","slug":"evaristo-beccalossi-in-ricordo-di-un-fantasista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480324\/","title":{"rendered":"Evaristo Beccalossi, in ricordo di un Fantasista"},"content":{"rendered":"<p>A dicembre del 1981 la Nazionale di Bearzot deve giocare contro il Lussemburgo a Napoli. \u00c8 una partita di qualificazione di poca importanza ma in cui i tifosi fantasticano di vedere qualcosa che non vedono da tanto: una vittoria semplice, dei bei gol, un calcio leggero e brillante. L\u2019Italia &#8211; come sempre &#8211; gioca male, segna pochissimo. Si chiedono soluzioni, o almeno un po\u2019 di creativit\u00e0. Dov\u2019\u00e8 finito il talento? Dove sono i numeri dieci? Dove sono i Rivera, i Mazzola?<\/p>\n<p>Secondo qualcuno il talento c\u2019\u00e8, solo che Bearzot non lo convoca.<\/p>\n<p>Evaristo Beccalossi ha un casco di capelli ricci neri, un naso spiovente. Nella figurina Panini che lo ritrae quell\u2019anno schiude la bocca, mostrando i denti superiori. Gli occhi socchiusi per il sole gli danno un\u2019aria triste e profonda, un po\u2019 derelitta. Non gli si addiceva molto. Beccalossi indossava la maglia numero dieci dell\u2019Inter &#8211; il colletto spaccato, lo sponsor \u201cinno hit\u201d &#8211; ma non aveva la malinconia dei numeri dieci disgraziati e maledetti. Aveva un gioco malizioso, sottile e un carattere estroverso. Un carattere anche un po\u2019 compiaciuto della sua irregolarit\u00e0. Sul Guerin Sportivo viene definito un talento \u201cbrasileiro\u201d. Il calcio non sembra una fatica per lui, come invece sembra per l\u2019Italia. Ruud Krol, all\u2019epoca nel Napoli, lo definisce \u00abuno dei pochi fantasisti in circolazione. Forse l\u2019unico in Italia ora che Causio \u00e8 in ribasso\u00bb.<\/p>\n<p>La sua convocazione viene reclamata, come tutte le volte in cui gli italiani invocano un salvatore della patria. Di solito coincide sempre con un giocatore non convocato. \u00c8 un dispositivo polemico a tenuta stagna: si critica la mancata convocazione di un certo giocatore: se va bene nessuno se ne ricorder\u00e0, se va male si \u00e8 andati male a causa di quella mancata convocazione.<\/p>\n<p>Evaristo Beccalossi quell\u2019anno \u00e8 il miglior numero dieci della Serie A. Gioca nell\u2019Inter e non sembrano esserci particolari motivi per cui possa non essere convocato. Bearzot, invece, non lo convoca. Dice che non saprebbe dove metterlo. Come si fa a inserire un numero dieci in un modulo che non lo prevede? La tattica pu\u00f2 davvero piegarsi al talento? Se un giocatore \u00e8 indisciplinato non finisce per intossicare la morale di tutta la squadra, come una muffa? \u00c8 il dilemma che il calcio italiano ha dovuto affrontare fin quando non ha smesso di produrli del tutto, i numeri dieci.<\/p>\n<p>Secondo Bearzot, Beccalossi \u00e8 &#8220;un divoratore di energie altrui\u201d, secondo alcune ricostruzioni del Corriere della Sera. Peppino Prisco scherza in un editoriale dicendo che al massimo divora le energie degli avversari. Gianni Minoli intervista Bearzot e fa un paragone con Rossi, anche lui acclamato a furor di popolo e poi schierato dal CT. \u201cIl Vecio\u201d dice che sono situazioni diverse perch\u00e9 Rossi nelle volte in cui \u00e8 stato convocato \u00absi \u00e8 comportato bene\u00bb &#8211; alludendo al fatto che quindi Beccalossi non si sarebbe comportato bene.<\/p>\n<p>Beccalossi non la prende bene. Dice che la sua dignit\u00e0 vale pi\u00f9 di una maglia con la Nazionale. Non giocher\u00e0 mai con l\u2019Italia. La sua assenza dalla Nazionale ne definisce la memoria in modo definitivo. L\u2019Italia di Bearzot vincer\u00e0 i Mondiali con un gruppo di bravi ragazzi. L\u2019urlo di Tardelli, la partita a Scopone scientifico con Pertini, la tripletta d\u2019astuzia di Rossi col Brasile, la saggezza ottuagenaria di Zoff. Sar\u00e0 ricordata come una Nazionale bella e pura, un po\u2019 parrocchiale ma rinfrancante in un\u2019Italia in quegli anni sporca e violenta.<\/p>\n<p>L\u2019esclusione di Beccalossi \u00e8 stata la rinuncia necessaria a un agente patogeno. Un monello che avrebbe portato gli altri ragazzi sulla cattiva strada.<\/p>\n<p>Esiste un universo parallelo in cui Beccalossi \u00e8 stato tra i ragazzi del Mundial? Uno in cui serve un assist in profondit\u00e0 a Paolo Rossi contro il Brasile? Uno in cui lo vediamo scontrarsi a centrocampo con Zico e Socrates?<\/p>\n<p>In questo modo lui rafforza la sua aura leggendaria di irregolare. Un fenomeno il cui individualismo non era riducibile n\u00e9 alle logiche di squadra n\u00e9 all\u2019amor di patria. L\u2019assenza dalla Nazionale, per\u00f2, lo ha reso al contempo una figura meno resistente al tempo. Quella generazione dei giocatori \u00e8 arrivata a noi soprattutto grazie alla Nazionale e chi ne \u00e8 stato escluso \u00e8 diventato una figura di sfondo, piuttosto irrilevante nel gioco delle cose. La memoria di Beccalossi resta soprattutto a chi ha potuto vederlo giocare, e che ne conserva quindi un ricordo pi\u00f9 tattile.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>A poche ore dalla morte di Beccalossi, l\u2019Italia si divide tra chi lo ha visto giocare e chi no.<\/p>\n<p>Chi lo ha visto in campo, e magari tifava Inter, legge con autentico e profondo dispiacere la sua scomparsa. Forse pu\u00f2 aver sorriso al pensiero che se ne \u00e8 andato pochi giorni dopo la certezza che l\u2019Inter avesse vinto un altro Scudetto.<\/p>\n<p>Chi non lo ha visto deve costruire un&#8217;impressione in modo indiretto. Possono capire Beccalossi nella voce emozionata dei padri, sui loro occhi che brillano quando ricordano uno che li ha resi felici. Un\u2019epoca in cui uno che poteva renderti felice poteva venire da Brescia, avere un accento lombardo e avere tic e vezzi che riconosci subito. Beccalossi era un personaggio da bar, da libro di Stefano Benni, da canzone di Gaber, tipo La ballata del Cerutti.<\/p>\n<p>Nella canzone Gaber prende in giro le ballate della tradizione folk americana. Mentre negli Stati Uniti si celebrano grandi eroi popolari che hanno costruito la patria, Gaber suggerisce che i nostri padri della patria sono gente tipo Cerutti Gino. Un piccolo criminale che sta al Giambellino e vive di espedienti. Ha la fama di \u201cmago\u201d, deve stare attento a non farsi bere dalla \u201cmadama\u201d.<\/p>\n<p>Alla fine a Gino se lo bevono, ma i suoi reati sono piccoli. Gli danno tre mesi ma col condono esce prima. Quando torna al bar per\u00f2 la sua reputazione \u00e8 cresciuta e la sua leggenda \u00e8 ormai imperitura. Canta Gaber: \u00abE gli amici nel futuro Quando parleran del Gino Diran che \u00e8 un tipo duro\u00bb. Una leggenda imperitura, ma al bar del Giambellino.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>Come farsi allora un\u2019idea di Beccalossi, se non lo si \u00e8 visto mai giocare? I video bastano?<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 uno caricato dall\u2019account \u201cStoria FC Internazionale\u201d. Nella prima azione al ralenti vediamo Beccalossi defilarsi sulla fascia seguito da un difensore. Beccalossi non corre e sembra lasciare scorrere il pallone, poi fa un tocco improvviso con l\u2019esterno destro per far passare la palla tra le gambe dell\u2019avversario. Poi si avvicina all\u2019area di rigore malizioso, un numero dieci lungo e stirato lungo tutta la schiena, e un tiro di destro sul primo palo.<\/p>\n<p>Beccalossi viene spesso ricordato come uno di quei mancini \u201cche col destro non ci scende nemmeno dal bus\u201d. Almeno cos\u00ec ho letto in qualche ricordo di questi giorni. Eppure nei video si vede bene come sia perfettamente ambidestro. \u00c8 preferibilmente sinistro, ma porta palla col destro e col sinistro. Si vedono reperti in cui calcia e segna le punizioni col destro. Era innamorato del piede mancino di Omar Sivori, e cos\u00ec nel garage di casa si allen\u00f2 a battimuro per imparare a giocare anche col piede sinistro. Infilava i guanti e calciava sul muro, parando i suoi stessi tiri con i guanti di lana. A guardare meglio era uno strano fenomeno: Beccalossi portava palla col sinistro, ma poi calciava col destro.<\/p>\n<p>Nel video Beccalossi porta palla a piccoli tocchi sensuali, la testa sempre alta a studiare i movimenti dei compagni. Non aveva la classe \u201cpiaciona\u201d di Bruno Conti, n\u00e9 l\u2019eleganza pi\u00f9 algida di Antognoni. Aveva un corpo piuttosto tozzo, con gambe che parevano prosciutti dentro i pantaloncini cortissimi dell\u2019epoca, e questo casco di capelli che gli dava un\u2019aria da Pierino. Cantavano, i tifosi dell\u2019Inter, \u00abEvaristo, Evaristo non lo ferma neanche Cristo\u00bb.<\/p>\n<p>Brera lo aveva soprannominato \u201cdribblossi\u201d. Dribblava in modo irridente. Aveva uno stile simile a quello di altri grandi dieci degli anni \u201980 e \u201990, simile a quello di Gheorghe Hagi, che come lui aveva il baricentro basso e col suo piede mancino si metteva spesso in moto da fermo. C\u2019era qualcosa di malizioso nel suo dribbling, di aperta sfida al marcatore. Beccalossi lo faceva in un\u2019epoca in cui chi dribblava lo faceva senza la rete di sicurezza delle telecamere, che spingono i difensori a ridurre la violenza. Racconta Beccalossi del suo esordio in Catanzaro-Brescia del 1973: \u00abMi marcava Luigi Maldera. Appena lo superai in dribbling, ringhi\u00f2: se lo fai di nuovo, ti faccio arrivare a Soverato con un calcione. Quando seppi da Salvi che quel paese si trovava a una ventina di chilometri di distanza, girai alla larga dal difensore\u00bb.<\/p>\n<p>Era individualista, odiava passare il pallone se non per fare assist o gol. Il suo biografo, Luca Pagliari, scrive che \u201cogni volta che Evaristo passa la palla prova la cruda sensazione dell\u2019addio\u201d.<\/p>\n<p>Brera lo paragonava a Valentino Mazzola e definiva il suo tiro \u201cbeffardo\u201d. Corso lo definiva invece \u201cun atipico\u201d con \u201cpiedi felpati\u201d. Rivera diceva che Beccalossi aveva una dote che gli altri non avevano \u201cl\u2019inventiva\u201d, e poi una cosa pi\u00f9 vera di altre: \u201c\u00c8 un giocatore che diverte divertendosi\u201d.<\/p>\n<p>Beccalossi dribblava con un gusto che \u00e8 anche il prodotto di quegli anni, in cui gli uomini guardavano i film americani e tendevano a estetizzare certi gesti quotidiani. Il modo in cui tenevano la sigaretta tra le dita, o appesa tra le labbra, o tenevano aperta la camicia sul petto villoso. Un mondo di seduzione fatto di piccoli vezzi. Era molto amato da un interista che in quegli anni era un modello di maschio molto preciso, ovvero Franco Califano. La notte, dopo i concerti del \u201cCaliffo\u201d, andavano insieme a bere all\u2019autogrill di Dalmine sulla Milano-Bergamo. L\u2019unico posto aperto a quell\u2019ora.<\/p>\n<p>Peppino Prisco diede una definizione paradossale ed efficace: \u00abNon \u00e8 Beccalossi che gioca con la palla, ma la palla che gioca con Beccalossi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>La leggendaria sregolatezza di Beccalossi ha radici in un episodio originario. Mario Mereghetti, ex centrocampista e osservatore dell\u2019Inter, lo vede in una partita. C\u2019\u00e8 un\u2019azione in cui Beccalossi parte dalla difesa, dribbla cinque avversari, arriva davanti al portiere, e poi? E poi tira fuori.<\/p>\n<p>Dopo quell\u2019azione Mereghetti dice a Mazzola di comprarlo.<\/p>\n<p>L\u2019errore, l\u2019imperfezione, ha alimentato il mito di Beccalossi. Un uomo capace di quei dribbling deliziosi, e di errori incredibili, esprimeva un\u2019idea di fragilit\u00e0 con cui era facile entrare in contatto. Forse addirittura veniva istintivo volerla proteggere. <\/p>\n<p>Una sera sbagli\u00f2 due rigori contro lo Slovan Bratislava nella sfida di Coppa delle Coppe. Lui la definisce \u00abuna serata magica. Magia di streghe, ma sempre magia\u00bb. Beccalossi sbaglia il primo rigore angolandolo troppo. Quando viene assegnato il secondo, guadagnato da lui, non vuole tirarlo. I compagni per\u00f2 insistono e lui si lascia convincere, \u00abIo ero mortificato per il primo errore ma non me la sentii di tradire la loro fiducia. E tirai. E sbagliai. Ancora sbagliai. Mi sentii morire. Ero terrorizzato soprattutto che i tifosi smettessero di volermi bene. Invece quando tornai a San Siro, quindici giorni dopo, tutto era come sempre. Mi hanno perdonato quella serata storta\u00bb.<\/p>\n<p>All\u2019episodio il comico Paolo Rossi dedic\u00f2 una celebre gag introdotta da una cornice significativa: \u00abDue persone che hanno trasformato la creativit\u00e0 in una fonte d\u2019emarginazione e l\u2019emarginazione in una fonte di creativit\u00e0\u00bb. Rossi cita Charlie Parker ed Evaristo Beccalossi, e poi <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/video.corriere.it\/sport\/la-celebre-gag-di-paolo-rossi-sui-due-rigori-sbagliati-da-beccalossi-nella-stessa-partita\/45d1ab77-12ef-48f9-9988-e9028bb33xlk\" rel=\"nofollow noopener\">ironizza<\/a> sulla sua capacit\u00e0 di dribblare tutti &#8211; per quindici giorni di fila, fino al coma &#8211; e non concludere nulla.<\/p>\n<p>Anni dopo i due si trovano insieme sul palco e Beccalossi racconta di aver sbagliato anche un terzo rigore. Rossi lo definisce \u201cil Thelonius Monk del calcio italiano\u201d.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>Arriva a Milano con un anno di ritardo e sei chili di troppo. Aveva fatto il militare e si era rifiutato di giocare nella Nazionale del corpo. Non perch\u00e9 fosse anti-militarista ma perch\u00e9 quelli andavano a giocare a bordo di aerei ed elicotteri e Beccalossi aveva paura. Aveva paura degli aerei, ed era ipocondriaco. \u00abSolo che l\u00ec si mangiava bene e c\u2019erano dei bar con delle colazioni sopraffine. Fatto sta che ero ingrassato di sei o sette chili. Persi un anno\u00bb. Un aneddoto che descrive bene la ribellione un po\u2019 cialtrona di Beccalossi.<\/p>\n<p>Il giorno dell\u2019arrivo all\u2019Inter lo accompagna il padre con la Seicento. C\u2019\u00e8 la nebbia. Gli sembrava tutto grandissimo. Lui era cresciuto in una piccola frazione di Brescia tra casa e oratorio. Rimarr\u00e0 a Milano per tutta la vita, innamorato della citt\u00e0. Negli anni \u201980 frequentava il Derby, locale di cabaret dove si esibivano Rossi, Jannacci, Abatantuono. Per lui la citt\u00e0 era soprattutto vita, laddove il paesello era calma e ritiro.<\/p>\n<p>Quando arriva a Milano lo costringono a indossare la 10 di Mazzola. Lui non vuole, ha sempre avuto la 8 in onore di Spadoni, mezzala della Roma che adorava. La 10 non gli piaceva perch\u00e9 \u00abdue numeri pesano di pi\u00f9\u00bb, e Beccalossi non voleva sentirsi troppe responsabilit\u00e0 addosso. Beccalossi invece ricalcher\u00e0 la figura di altri eccentrici dell&#8217;Inter, come Corso o Recoba.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>Beccalossi ha attorno tutta una mitologia di nomignoli, aneddoti assurdi, tormentoni che alle persone della mia generazione millennial dicono ormai poco e niente. \u201cMi chiamo Evaristo scusate se insisto\u201d scrivono i tifosi nei commenti su Facebook di questi giorni. Una frase coniata da Beppe Viola in occasione della sua doppietta al derby. Viola la origli\u00f2 da un tifoso all\u2019uscita da San Siro. All&#8217;epoca di derby di Milano l&#8217;aria era mefitica, interisti e milanisti non si parlavano per due settimane.<\/p>\n<p>Questi tifosi lo ricordano con affetto e tenerezza, come se fosse un loro amico; non solo uno a cui hanno voluto bene, ma uno che era come loro. Noi che non lo abbiamo vissuto non abbiamo accesso a quello spettro emotivo, ed \u00e8 normale che sia cos\u00ec, ma proveremo mai questo tipo di sensazioni per i giocatori che abbiamo vissuto noi?<\/p>\n<p>Beccalossi veniva da una famiglia operaia, e se non avesse fatto il calciatore avrebbe lavorato in fabbrica. Il suo migliore amico era un meccanico, che riusciva a far imbucare alla Pinetina per scroccare il pranzo. Lui gli prestava le auto per uscire la sera camuffato; pure auto blindate. Quando \u00e8 arrivato all\u2019Inter per firmare il suo primo contratto lo ha accompagnato il padre a bordo di una Seicento. Andava agli allenamenti in sella a una bici Graziella pieghevole, e poi tornava con la macchina del padre, operaio democristiano e cattolico, ficcando la bici nel portabagagli. Diceva di se stesso, senza particolare asprezza ma quasi con gusto: \u00abSon cresciuto in anni in cui con un paio di scarpe dovevi trottare per tutto l\u2019inverno\u00bb. Quando era bambino in casa non c\u2019era l\u2019acqua e la mamma la scaldava sulla stufa per fargli il bagno; la sera si infilava la m\u00f2nega, quell\u2019attrezzo di legno farcito di braci per intiepidire il letto.<\/p>\n<p>Beccalossi rappresentava un sogno molto semplice, ma molto puro: un figlio di operai che finisce a giocare nell\u2019Inter, e gioca il calcio pi\u00f9 leggero ed etereo che l\u2019uomo possa concepire.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>I video sicuramente non bastano, a modellare un\u2019idea tridimensionale di Beccalossi. Gli aneddoti che circolano in questi giorni ne fanno un ritratto forse forzato, a consumo del mito \u201cgenio e sregolatezza\u201d, ma \u00e8 anche bello crederci.<\/p>\n<p>La sua pigrizia era leggendaria. Quando in panchina \u00e8 arrivato il sergente Bersellini detto \u201cIl Tiger\u201d gli aveva messo il preparatore Onesti alle calcagna. Quello gli puntava un bastone sulla schiena per farlo correre pi\u00f9 forte; poi, quando gli altri facevano le partitelle, lo portava nei boschi a correre \u201cper rinforzare le caviglie\u201d. \u00abMi portava al Golf vicino alla Pinetina: \u201cSenti il suono del torrente, ascolta gli uccellini, guarda il paesaggio\u201d e altre menate sul romanticismo. Ma cosa vuoi che me ne importasse! Io soffrivo e basta\u00bb. Quando gli dicevano che era pigro secondo lui non era vero: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che non ce la facevo proprio. Durante i test ero sempre ultimo\u00bb, come quelli che ti dicono che non sono portati per la matematica.<\/p>\n<p>\u201cIl Tiger\u201d aveva la panca della tortura. Ci si sedeva, ci si sdraiava nel vuoto e bisognava tirarsi su varie volte. Beccalossi la odiava; ogni tanto la faceva sparire, una volta gli ha tagliato una gamba.<\/p>\n<p>Arrivava in ritiro sempre con qualche chilo di troppo e lui per mascherarli si vestiva a strati: \u00abSembravo l\u2019omino Michelin\u00bb. Andavano a Salsomaggiore a correre nei boschi in salita. La preparazione fisica, a secco, era devastante. Al Guerin Sportivo Beccalossi racconta la sua via di fuga: \u00abAvevo visto che tutti i giorni passava lungo la strada un Ape. Allora io mi attardavo e, quando non ero pi\u00f9 a tiro, salivo sul cassone. Scendevo giusto in tempo per riprendere la corsa con gli altri\u00bb. Nell\u2019intervista Beccalossi si giustifica: \u00abOh, mica potevo morire\u00bb. Quando Radice gli chiese di coprire tutta la fascia lui rispose: \u00abS\u00ec, sdraiandomici\u00bb.<\/p>\n<p>Saranno veri questi aneddoti? Ma poi ha davvero importanza? Beccalossi era un molle in un mondo di duri.<\/p>\n<p>Quando i compagni lo vedevano dicevano: \u00abOggi giochiamo in dieci o in dodici\u00bb. Secondo lui lo sopportavano \u00abcon cristiana rassegnazione\u00bb. Era riconoscente a quelli che correvano per lui. Oriali gli passava vicino dicendo: \u00abCi stiamo facendo il culo, vedi di inventarti qualcosa\u00bb. Lui segnava e faceva assist. Faceva una decina di gol e una decina di assist ogni stagione. Ha vinto lo Scudetto con l\u2019Inter nel 1980, una Coppa Italia due anni dopo. La stagione del Mondiale spagnolo \u00e8 stata, secondo molti, la sua migliore in carriera. Aveva 25 anni e segn\u00f2 9 gol in campionato. Prisco diceva di aver paura che il Brescia, che lo aveva venduto all\u2019Inter per quelli che lui riteneva pochi soldi, chiedesse i danni per truffa.<\/p>\n<p>Beccalossi voleva tutti i palloni. Quando nel 1982 l\u2019Inter prese Hansi M\u00fcller, Beccalossi fu spostato dieci metri pi\u00f9 avanti, pi\u00f9 vicino alla porta (Brera lo definiva \u201cuomo da soglie dell\u2019area avversaria\u201d) e a lui non piaceva. \u00abGiocava dove volevo giocare io, in mezzo al campo\u00bb. Dopo il ritiro Beccalossi \u00e8 diventato una persona moderata e diplomatica, che amava scherzare, persino minimizzando, sul suo passato irrequieto. Quando giocava, per\u00f2, aveva un caratteraccio. Disse: \u00abGiocare con Hansi \u00e8 peggio che giocare con una sedia. Almeno la sedia ti rimanda indietro il pallone\u00bb. Il problema di tutti i numeri dieci: sono sempre gli altri che non passano la palla, non loro. Prima di un derby nel 1979 disse che l\u2019Inter avrebbe vinto 2-0 e lui avrebbe segnato un gol. L\u2019Inter vinse 2-0 e lui segn\u00f2 due gol.<\/p>\n<p>Quell\u2019anno \u00e8 pieno di storie in cui Bersellini distrugge Beccalossi. Bastava uno sguardo. Un giorno lo vede in allenamento che le gambe si muovono poco, e allora gli dice: \u00abBecca, tu rimani qui con Onesti fino a domenica\u00bb. Rimane alla Pinetina: \u00abEravamo io, Onesti e la guardia con la pistola\u00bb. Beccalossi scappava nella cucina lucchettata aprendo con un trancetto; una sera la guardia stava per sparargli, pensando a un ladro. La domenica Beccalossi segna quel gol strepitoso alla Lazio con tunnel al difensore.<\/p>\n<p>Contro il Napoli, nel 1984, segna un gol maradoniano.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>Il mito di Beccalossi si nutre della sua incompiutezza, di cui il non essere mai andato in Nazionale \u00e8 la dimostrazione pi\u00f9 palese. Secondo qualcuno il suo limite non era la pigrizia ma il non volere di pi\u00f9, il sentirsi arrivato. Lui vedeva \u00abgi\u00e0 tutto bello\u00bb secondo le sue parole. Ha conservato un inserto intitolato Sfida Beccalossi-Platini: vedere il suo nome vicino a quello di Platini gli bastava. La prima volta che vide Rivera gli chiese se poteva toccarlo. Non gli pareva vero.<\/p>\n<p>L\u2019estate dell\u201982, quella in cui non \u00e8 andato al Mondiale, l\u2019ha passato a Montecarlo. Faceva la seconda voce delle partite su Telemontecarlo, ogni tanto si assentava dalla telecronaca per salutare gli amici che trovava. \u00abMio padre mi ha insegnato di prendere sempre il bello delle cose\u00bb.<\/p>\n<p class=\"text-center\">***<\/p>\n<p>Dopo il ritiro ha fatto l\u2019ambasciatore FIFA, l\u2019agente della Sony, commerciale per un\u2019agenzia pubblicitaria milanese, opinionista, capodelegazione di Under 19 e Under 20. Quando inizia gli dicono che avrebbe trovato ragazzi indisponenti e viziati, e lui dice che invece ha trovato ragazzi che avevano bisogno di persone serie attorno. \u00abIo gli dico che in campo si deve inventare\u00bb; se qualcuno sbaglia il dribbling, <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=w2hhm4_Mk6o\" rel=\"nofollow noopener\">dice<\/a> Beccalossi, non gli si deve dire la volta dopo di darla di prima: deve riprovare il dribbling. \u00abUn ragazzo deve pensare, creare, essere libero di uscire dagli schemi\u00bb.<\/p>\n<p>Enrico Ruggeri, amico di Beccalossi, gli dedic\u00f2 una canzone che faceva cos\u00ec: <\/p>\n<p>\u00abIo sono quello da guardare\/ quando ho voglia di giocare\/ Sono schiavo dell\u2019artista che c\u2019\u00e8 in me\/ Datemi il pallone, non parlate\/ poi correte ad abbracciarmi\/ Io sono l\u2019ultimo egoista\/ perch\u00e9 sono un fantasista\/ Faccio quello che vorreste fare voi\u00bb. <\/p>\n<p>In un\u2019intervista degli ultimi anni disse: \u00abCerco sempre cose che mi fanno battere il cuore. Il giorno che mi trovo a fare il calcolatore me ne torno al paesello\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A dicembre del 1981 la Nazionale di Bearzot deve giocare contro il Lussemburgo a Napoli. \u00c8 una partita&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":480325,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[14,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-480324","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-cronaca","9":"tag-headlines","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-notizie-di-cronaca","16":"tag-notizie-principali","17":"tag-notiziedicronaca","18":"tag-notizieprincipali","19":"tag-titoli","20":"tag-ultime-notizie","21":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","22":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","23":"tag-ultimenotizie","24":"tag-ultimenotiziedicronaca","25":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116538507701487949","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/480324","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=480324"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/480324\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/480325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=480324"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=480324"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=480324"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}