{"id":480522,"date":"2026-05-08T13:32:17","date_gmt":"2026-05-08T13:32:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480522\/"},"modified":"2026-05-08T13:32:17","modified_gmt":"2026-05-08T13:32:17","slug":"al-maat-di-lisbona-la-commedia-collettiva-di-anna-maria-maiolino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480522\/","title":{"rendered":"Al Maat di Lisbona la commedia collettiva di Anna Maria Maiolino"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando <strong>Anna Maria Maiolino<\/strong> (Scalea, 1942) ha visto per la prima volta gli spazi del <strong>Maat-Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia <\/strong>di <strong>Lisbona<\/strong>, dove <strong>fino al 30 agosto<\/strong> \u00e8 in corso la sua personale <strong>\u00abTerra Po\u00e9tica\u00bb<\/strong>, le \u00e8 affiorato immediatamente un ricordo d\u2019infanzia: \u00abL\u2019architettura di questo luogo, racconta, mi ha ricordato Scalea, il paese della Calabria dove sono nata durante la guerra. Dall\u2019orizzonte si vedevano arrivavare i cicloni dall\u2019Africa e io, insieme ai miei fratelli, immaginavo di oltrepassarli\u00bb. Per Maiolino, figura di riferimento dell\u2019arte contemporanea sudamericana e vincitrice del <a href=\"https:\/\/www.ilgiornaledellarte.com\/Mostre\/BIENNALE-ARTE-Leone-dOro-alla-carriera-Anna-Maria-Maiolino\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leone d\u2019Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2024<\/a>, l\u2019orizzonte non \u00e8 mai stato solo un\u2019immagine, ma una condizione esistenziale. La sua biografia \u00e8 segnata da continui attraversamenti, dall\u2019Italia al Venezuela, fino al Brasile, dove vive ancora oggi, e da spostamenti costanti, geografici e interiori. \u00abNella mia vita di migrante gli orizzonti sono stati molteplici: geografici e mentali. I miei lavori lo riflettono: sono ibridi, come me. Vengo da tutti i posti e da nessuno\u00bb, afferma con una semplicit\u00e0 che restituisce l\u2019autenticit\u00e0 della sua ricerca artistica. Come molte sue mostre, anche \u00abAnna Maria Maiolino. Terra Po\u00e9tica\u00bb nasce da ricordi biografici di un\u2019infanzia trascorsa nella Calabria del dopoguerra. Lo rivela l\u2019uso dell\u2019argilla, materiale che Maiolino inizia a utilizzare negli anni Ottanta e che rimanda a una dimensione femminile vissuta in prima persona: \u00abAppartengo a una generazione abituata a usare le mani, continua l\u2019artista. La sensibilit\u00e0 dell\u2019argilla modellata a mano si intreccia a quella del cucinare e dell\u2019impastare. Ricordo le grandi tavolate di pasta fatta in casa della mia infanzia\u00bb. Un\u2019abitudine che, nella sua famiglia, oggi mantiene solo lei.<\/p>\n<p>Quella dimensione corale, cos\u00ec tipica della societ\u00e0 italiana di met\u00e0 Novecento e ormai quasi scomparsa anche nel Sud del Paese, \u00e8 diventata parte integrante del lavoro di Maiolino. \u00abMi ricordo quando in Calabria si faceva il raccolto, aggiunge. Partecipavo alle vendemmie, che erano un vero e proprio rito collettivo. Si cantava, ed era una gioia farne parte. Vedo questa mostra come una sorta di commedia collettiva\u00bb. Per la realizzazione delle opere, l\u2019artista si \u00e8 avvalsa di un gruppo di assistenti arrivati in loco prima di lei, incaricati di costruire le installazioni, solitamente di grandezze che vanno dal palmo della mano all\u2019apertura delle braccia, ma questa volta di dimensioni molto pi\u00f9 ampie. Nella Oval Gallery del Maat, 1.200 metri quadrati di spazio ovale, si dispiega una serie di installazioni appartenenti alle serie \u00abTerra Modelada\u00bb (Terra Modelata), 1993-2026, e \u00abDo Barro \u00e0 Escultura\u00bb (2026), tra le quali il pubblico pu\u00f2 muoversi liberamente. \u00abPer queste opere, spiega Maiolino, ho utilizzato argille colorate, perch\u00e9 il territorio brasiliano offre una straordinaria variet\u00e0 di terre dai colori diversi, e volevo portare tutto questo nel mio lavoro\u00bb. Le sculture sono entit\u00e0 in trasformazione: mentre si asciugano nello spazio espositivo, l\u2019argilla muta ulteriormente colore, indurendosi e avvicinandosi alla consistenza della pietra. Osservandole con attenzione, le opere rivelano una struttura composta da forme molto semplici. \u00abSono fatte di segni, linee e punti: ci\u00f2 a cui ritorno ogni volta che mi sento persa. Quando lavoro, mi riconnetto alle origini, ai primi gesti dell\u2019essere umano, quando dall\u2019uso della bocca si pass\u00f2 a quello delle mani\u00bb. Linee e punti ripetuti all\u2019infinito, una ripetizione che per Maiolino richiama direttamente quella del lavoro domestico, fatto di gesti ripetuti ed esperienza comune a tutte le donne della sua generazione.<\/p>\n<p>Maiolino, tuttavia, non si \u00e8 mai definita un\u2019artista feminista: \u00abNon ho mai aderito al lavoro delle femministe. Ho sempre saputo che un giorno sarei diventata madre, cos\u00ec come sapevo, sin da bambina, quando facevo teatrini a Scalea, che sarei diventata un\u2019artista. Detto questo, le femministe hanno reso possibile che il mio lavoro fosse visto. Hanno aperto la strada verso la scoperta e il riconoscimento del lavoro delle artiste donne\u00bb. Accanto alle grandi installazioni in argilla, la mostra al Maat dedica un ruolo centrale anche al disegno, che per Maiolino non ha mai una funzione puramente preparatoria. La serie \u00abTempestade de Ideias\u00bb (Tempesta di Idee), sviluppata tra il 1990 e il 2025, \u00e8 presentata al piano superiore come un flusso continuo di pensiero visivo: uno storyboard mentale in cui convivono appunti, variazioni di forme e tracce grafiche. \u00abAlcuni disegni funzionano come progetti descrittivi per essere realizzati in futuro, mentre altri sono lavori autonomi\u00bb, spiega l\u2019artista.<\/p>\n<p>La tensione tra fragilit\u00e0 e resistenza, che attraversa tutta l\u2019opera di Maiolino, trova una delle sue espressioni pi\u00f9 potenti nella dimensione performativa, in particolare in \u00abEntrevidas\u00bb (1981\/2026). L\u2019artista avanza lentamente in uno spazio disseminato di uova, un terreno instabile dove l\u2019equilibrio pu\u00f2 spezzarsi a ogni passo. \u00c8 una metafora della precariet\u00e0 dell\u2019esistenza, ma anche del clima di incertezza che segnava il Brasile dell\u2019epoca, ancora scosso dagli anni della dittatura. Riproposta da Maiolino all\u2019inaugurazione della mostra e, in chiusura, dal nipote <strong>Gabriel Sitchin<\/strong>, la performance risuona oggi con una forza rinnovata. \u00abCos\u00ec come nel 1981 vivevamo nell\u2019incertezza della dittatura, oggi l\u2019umanit\u00e0 continua a trovarsi in uno stato simile a causa delle guerre e delle violenze nel mondo. Io stessa ho conosciuto la distruzione delle bombe. L\u2019umanit\u00e0 si ripete\u00bb, afferma l\u2019artista. \u00abEntrevidas\u00bb rimane cos\u00ec una delle opere che meglio sintetizzano la dimensione politica del lavoro di Maiolino: un atto che ancora si oppone e resiste alla violenza dei conflitti e alle brutalit\u00e0 che attraversano le grandi metropoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942) ha visto per la prima volta gli spazi del Maat-Museu de Arte,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":480523,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-480522","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116539211612955850","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/480522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=480522"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/480522\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/480523"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=480522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=480522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=480522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}