{"id":480681,"date":"2026-05-08T15:30:18","date_gmt":"2026-05-08T15:30:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480681\/"},"modified":"2026-05-08T15:30:18","modified_gmt":"2026-05-08T15:30:18","slug":"biennale-piu-di-cento-artisti-no-allartwashing-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/480681\/","title":{"rendered":"Biennale, pi\u00f9 di cento artisti: \u00abNo all\u2019artwashing di Israele\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Lo hanno chiamato \u00abil padiglione del genocidio\u00bb. I visitatori vengono accolti da personale gentilissimo che regala belle borse in tela dove infila eleganti depliant. L\u2019installazione artistica di Belu-Simion Fainaru, \u00abThe Rose of Nothingness\u00bb, consiste in una grande piscina rettangolare foderata di nero dove piovono gocce d\u2019acqua a simboleggiare le lacrime versate dagli ebrei durante l\u2019olocausto. Lacrime che nel futuro sono servite a fecondare la Terra Promessa. Stiamo parlando del padiglione di Israele alla Biennale d\u2019Arte di Venezia e, nelle intenzioni dei curatori, l\u2019installazione altro non sarebbe che un messaggio di pace e fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>A far invece chiudere il padiglione, ricordando che in quella Terra Promessa si sta compiendo un genocidio, ci hanno provato 113 artisti internazionali e 18 team di padiglioni nazionali riuniti nella sigla Anga (Art Not Genocide Alliance), collettivo internazionale di lavoratori nel settore dell\u2019arte, con una lettera inviata ai vertici della Biennale. Lettera che \u00e8 stata ignorata.<\/p>\n<p>Nella scorsa edizione dell\u2019esposizione internazionale, due anni fa, proteste e pressioni ottennero comunque di far spostare il padiglione nazionale dai Giardini alle Tese dell\u2019Arsenale in una zona considerata meno centrale ma pi\u00f9 controllabile in caso di manifestazioni di protesta. Ma la soluzione non ha avuto i risultati sperati. Nella tarda mattinata di ieri, proprio in occasione della seconda giornata inaugurale della 61esima Biennale d\u2019Arte, le attiviste e gli attivisti di Anga hanno messo in scena una dura protesta contro la presenza del padiglione israeliano che, di fatto, ha dovuto chiudere i battenti per oltre tre ore con artisti e curatori asserragliati dentro, difesi da un cordone di polizia. Protagoniste dell\u2019iniziativa, un paio di centinaia di persone tra espositori, curatori di altri padiglioni e lavoratori, ai quali si sono spontaneamente aggiunti altrettanti visitatori, per lo pi\u00f9 provenienti dall\u2019estero, che hanno dato alla manifestazione un colorito carattere internazionale. Ricordiamo che in questi giorni di pre esposizione, alla Biennale si entra solo con invito riservato a critici d\u2019arte, artisti, giornalisti e addetti ai lavori.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa \u00e8 scattata alle 12,30. Bandiere della Palestina al vento, striscioni contro il genocidio, slogan pro pal e volantini lanciati in aria in cui si invita a boicottare Israele e tutte le nazioni complici. La manifestazione si \u00e8 conclusa con un corteo che \u00e8 sfilato lungo le Tese dell\u2019Arsenale. \u00abQuello che abbiamo di fronte \u2013 ha gridato al megafono una portavoce di Anga \u2013 \u00e8 un tentativo di \u2018artwashing\u2019. L\u2019arte viene usata per ripulire l\u2019immagine di uno Stato genocida i cui leader sono accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0\u00bb. In tutto questo la Biennale \u00ab\u00e8 complice\u00bb, afferma la portavoce.<\/p>\n<p>Anga invita a boicottare anche i padiglioni di tutte quelle nazioni che sostengono Israele. A tale proposito, il collettivo ha diffuso un depliant in cui elenca, nazione per nazione, il livello di collaborazione col governo di Netanyahu. Ce n\u2019\u00e8 anche per l\u2019Italia, ovviamente, che continua a supportare con materiale militare Tel Aviv.<\/p>\n<p>Ma le proteste contro il \u00abpadiglione del genocidio\u00bb non si fermeranno qui. Per domani Anga, Biennalocene, Sale Docks, Usb, Cobas e altre associazioni hanno indetto uno sciopero di 24 ore. Sar\u00e0 il primo sciopero dei lavoratori in tutta la storia della Biennale. \u00abNessun artista o lavoratore culturale \u2013 si legge nel comunicato \u2013 dovrebbe essere costretto a condividere una piattaforma con uno Stato accusato di genocidio\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo hanno chiamato \u00abil padiglione del genocidio\u00bb. 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