{"id":481773,"date":"2026-05-09T08:38:12","date_gmt":"2026-05-09T08:38:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/481773\/"},"modified":"2026-05-09T08:38:12","modified_gmt":"2026-05-09T08:38:12","slug":"arabia-saudita-e-usa-la-guerra-alliran-allontana-riyad-verso-la-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/481773\/","title":{"rendered":"Arabia Saudita e USA, la guerra all&#8217;Iran allontana Riyad: verso la Cina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/05\/07\/project-freedom-arabia-saudita-basi-usa-notizie\/8378001\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">C\u2019\u00e8 l\u2019<strong>Arabia Saudita<\/strong> dietro alla sospensione dell\u2019operazione americana <strong>Project Freedom<\/strong> nello <strong>Stretto di Hormuz<\/strong><\/a>. Quello che negli ultimi anni si era ritagliato il ruolo di principale alleato degli <strong>Stati Uniti<\/strong> nel Golfo, nonch\u00e9 nemico giurato dell\u2019<strong>Iran<\/strong> per la leadership nella Penisola, rimane nelle retrovie della guerra e, anzi, diventa un ostacolo alle ambizioni belliciste di <strong>Washington<\/strong> e <strong>Israele<\/strong> negando l\u2019utilizzo delle proprie basi. Anche a <strong>Teheran<\/strong> sembrano averlo capito, tanto che <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/05\/08\/stretto-hormuz-iran-attacca-emirati-notizie\/8377025\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">le azioni militari della <strong>Repubblica Islamica<\/strong> si sono concentrate soprattutto sugli <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong><\/a> che, invece, hanno l\u2019ambizione di diventare un partner sempre pi\u00f9 affidabile per la <strong>Casa Bianca<\/strong>. La guerra all\u2019Iran, spiega a Ilfattoquotidiano.it <strong>Neil Quilliam<\/strong>, ricercatore associato nel programma per il Medio Oriente e Nord Africa della Chatham House di Londra, non ha quindi solo ristabilito i rapporti di forza nella Penisola Arabica, ma sta allontanando gli Usa da quello che era il suo primo alleato: l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p><strong>Dottor Quilliam, nei giorni scorsi abbiamo visto l\u2019Iran attaccare gli Emirati Arabi e ampliare la porzione di mare sotto il proprio controllo nello Stretto di Hormuz, includendo volutamente anche aree di Abu Dhabi strategiche l\u2019esportazione di combustibili fossili. Nel frattempo, l\u2019Arabia Saudita non ha concesso le proprie basi agli Stati Uniti per portare avanti l\u2019operazione Project Freedom che infatti \u00e8 stata sospesa. Possiamo dire che gli Emirati stanno diventando il principale alleato americano nell\u2019area?<br \/><\/strong>\u00c8 difficile fare una classifica, ma in questo momento credo che sia cos\u00ec, i rapporti sono molto stretti e forti. Probabilmente pi\u00f9 forti di quelli con l\u2019Arabia Saudita in questo particolare momento che, ovviamente, pu\u00f2 sempre cambiare. Ma c\u2019\u00e8 anche un forte rapporto col Qatar. Anche se credo che l\u2019amministrazione Trump in questo preciso momento stia dando priorit\u00e0 ai rapporti con gli Emirati rispetto agli altri paesi del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sono noti invece gli stretti legami tra la prima amministrazione Trump e l\u2019Arabia Saudita. Riyad fu la prima trasferta ufficiale del presidente all\u2019estero, una scelta inusuale, con la foto iconica del tycoon insieme ad Abdelfattah Al Sisi e re Salman intorno alla sfera di luce. C\u2019\u00e8 stato poi il gigantesco accordo commerciale nel campo della Difesa siglato proprio con la monarchia degli Al Saud. Cos\u2019\u00e8 cambiato?<\/strong><br \/>Aggiungo che anche il primo viaggio del suo secondo mandato fu nel Golfo, sempre a Riyad e poi a Doha e Abu Dhabi. E durante la sua visita, era il maggio 2025, Mohammad bin Salman riusc\u00ec a convincere Trump a incontrare e accogliere politicamente il nuovo presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Quindi fino a questo punto l\u2019influenza dei sauditi su Trump era molto forte. Lo \u00e8 ancora, ma la volont\u00e0 del presidente di portare avanti questa guerra, qualunque sia il suo obiettivo, combacia soprattutto con gli interessi di Israele e degli Emirati, il Paese che pi\u00f9 ha supportato il conflitto tra quelli arabi della Penisola. Ha fornito supporto senza esitare, tanto che abbiamo visto Israele dispiegare l\u2019Iron Dome sul suo territorio. Credo che lui tenga molto in considerazione gli Emirati proprio per questo, per la loro posizione sulle guerra all\u2019Iran. Loro sono il soggetto pi\u00f9 compiacente, mentre l\u2019Oman lo \u00e8 meno di tutti. Arabia Saudita, Kuwait e Qatar si collocano in una posizione intermedia. E sappiamo quanto questo sia importante per Trump che ha chiesto il supporto della Nato, degli europei, della Gran Bretagna in questo conflitto. Loro hanno risposto \u201cnon \u00e8 la nostra guerra\u201d, mentre gli Emirati hanno mostrato grande disponibilit\u00e0. I sauditi si sono mostrati molto pi\u00f9 esitanti e su posizioni neutrali. Inizialmente hanno condannato gli attacchi iraniani, ma sono anche preoccupati da possibili ripercussioni anche nel Mar Rosso (dove si era ipotizzato un altro blocco iraniano col supporto degli Houthi, ndr). Quindi vogliono tenersene fuori e, per questo, saranno giudicati da Donald Trump.<\/p>\n<p><strong>Sembra che con lo scoppio della guerra a Gaza qualcosa nei rapporti tra sauditi e Stati Uniti sia iniziato a cambiare. Siamo passati dai negoziati per accogliere Riyad negli Accordi di Abramo a uno stop dopo il 7 ottobre 2023. Da quel momento il rapporto ha conosciuto un graduale deterioramento. Possiamo dire che quella data rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra Washington e Riyad?<\/strong><br \/>Pu\u00f2 essere considerato uno dei punti di svolta, ma non sono sicuro che sia iniziato col 7 ottobre. Gli anni di guerra a Gaza hanno reso difficile per l\u2019Arabia Saudita prendere in considerazione la normalizzazione dei rapporti con Israele. Anche se la giovane popolazione saudita, francamente, non \u00e8 molto interessata alla questione palestinese perch\u00e9 sono cresciuti in un\u2019era diversa rispetto ai loro padri e ai loro nonni che, invece, avevano maggior senso di lealt\u00e0 per questioni politiche come questa. Detto questo, le immagini molto forti diffuse durante la guerra hanno comunque politicizzato molto la giovane popolazione saudita. E questo ha lasciato a Mohammad bin Salman pochissimo margine di manovra. Quindi, al momento, la prospettiva di una normalizzazione \u00e8 pari a zero ed \u00e8 progressivamente scesa da forse dieci a zero dopo il 7 ottobre, come conseguenza delle azioni di Israele. Per rispondere alla domanda, i bombardamenti a Gaza sono stati un punto di svolta, ma non di rottura. Le relazioni bilaterali sono ancora buone, ma il processo di normalizzazione dei rapporti con Israele al momento non \u00e8 un\u2019opzione. E questo per Trump \u00e8 frustrante.<\/p>\n<p><strong>Quali sono stati i principali passaggi di questo cambiamento?<\/strong><br \/>Se si torna indietro fino al settembre 2019, quando Houthi e Iran sferrarono una serie di attacchi contro le infrastrutture energetiche saudite di Abqaiq e Khurais, non ci fu una risposta militare immediata da parte dell\u2019amministrazione Trump. Questo fece riflettere i sauditi. Trump intervenne solo nel gennaio successivo con l\u2019uccisione del generale Qasem Soleimani in Iraq. Cos\u00ec i sauditi hanno iniziato a percepire preoccupazione perch\u00e9 hanno capito che gli atti imprevedibili e unilaterali di Trump possono esporli a dei pericoli. Per questo hanno fatto pressione per evitare gli attacchi del 28 febbraio scorso. Quindi anche questa nuova guerra con l\u2019Iran pu\u00f2 essere considerato un momento cruciale. Bin Salman ha capito che la propria capacit\u00e0 di influenzare o orientare la politica della Casa Bianca, indipendentemente da quanti soldi promettesse o da quali accordi fosse disposto a firmare, era limitata, inferiore a quella di Israele. Quindi si possono individuare tre momenti chiave: settembre 2019, il 7 ottobre 2023 e il 28 febbraio di quest\u2019anno.<\/p>\n<p data-start=\"2228\" data-end=\"2421\">Pi\u00f9 recentemente, anche l\u2019annuncio fatto domenica da Trump sul \u201cProject Freedom\u201d pu\u00f2 diventare un momento cruciale. Da quanto capisco, parte dell\u2019operazione \u00e8 stata condotta con un\u2019intesa implicita con gli Stati del Golfo che avrebbero acconsentito all\u2019uso delle proprie basi e infrastrutture a sostegno dell\u2019operazione. Ma l\u2019Iran ha risposto colpendo obiettivi negli Emirati. E penso che, ancora una volta, poich\u00e9 non sono state fornite protezioni n\u00e9 garanzie di sicurezza, i sauditi abbiano ritirato il loro sostegno al Project Freedom e Trump sia poi stato costretto ad annunciare che l\u2019operazione veniva sospesa. C\u2019\u00e8 questa paura costante da parte dei sauditi. Donald Trump pu\u00f2 promettere garanzie di sicurezza, ma quando arriva il momento decisivo gli Stati Uniti non ci sono. Non intervengono. E penso che questo sia un grande problema nella relazione. Il legame con gli Stati Uniti rimarr\u00e0, continuer\u00e0 a essere molto importante, \u00e8 una partnership fondamentale. Ma la fiducia nella capacit\u00e0 di Trump di mantenere ci\u00f2 che promette si \u00e8 ridotta.<\/p>\n<p data-start=\"2228\" data-end=\"2421\"><strong>A questo si aggiunge che l\u2019operazione Project Freedom, come lei ha scritto in una sua recente analisi, rappresenta anche un notevole problema economico per Riyad.<\/strong><br \/>Il punto \u00e8 trovare alternative infrastrutturali per le esportazioni di petrolio e l\u2019importazione di cibo. I porti sul mar Rosso sono insignificanti da questo punto di vista e la maggior parte delle infrastrutture energetiche si trova invece nelle province orientali (che pi\u00f9 risentono del blocco nello Stretto di Hormuz, ndr). La chiusura rappresenta una sfida e una minaccia enorme per la sicurezza economica, alimentare e militare saudita. Ora che Hormuz \u00e8 stato chiuso una volta, il confine \u00e8 stato varcato. Anche se ci fosse un accordo domani, gli iraniani sarebbero comunque in grado di chiudere di nuovo il passaggio alle navi quando vogliono. Questo espone i sauditi a una continua vulnerabilit\u00e0, ecco perch\u00e9 guardano sempre pi\u00f9 alle coste dell\u2019ovest. Devono sfruttare il mar Rosso per aggirare eventuali chiusure, questo \u00e8 diventato un problema strutturale per i sauditi.<\/p>\n<p data-start=\"2228\" data-end=\"2421\"><strong>Quindi \u00e8 giusto dire che con la decisione di supportare Israele in questa guerra all\u2019Iran gli Stati Uniti rischiano di compromettere le loro relazioni con quello che era il loro principale alleato nel Golfo?<\/strong><br \/>Non penso che le relazioni siano definitivamente compromesse perch\u00e9 sono troppo importanti e i due Paesi hanno troppi interessi in comune. Ma la leadership saudita ha potuto imparare che per gli Usa gli interessi israeliani stanno al primo posto e che quindi non pu\u00f2 contare solo sul supporto americano e deve invece costruire nuove relazioni. Fino a oggi era al secondo posto nella classifica degli Stati Uniti, adesso probabilmente al terzo, sotto gli Emirati. E questo non \u00e8 accettabile per un grande Paese come l\u2019Arabia Saudita, \u00e8 un\u2019umiliazione. Riyad non pu\u00f2 compensare una eventuale perdita dei legami con gli Usa, ma pu\u00f2 comunque costruire parallelamente relazioni con Paesi come Pakistan o Turchia e ha gi\u00e0 buone relazioni con l\u2019Egitto.<\/p>\n<p><strong>E la Cina?<\/strong><br \/>Certamente. Con loro e la Turchia ha gi\u00e0 iniziato da qualche anno a costruire la propria industria della difesa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/x.com\/GianniRosini\" rel=\"nofollow\">X: @GianniRosini<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 l\u2019Arabia Saudita dietro alla sospensione dell\u2019operazione americana Project Freedom nello Stretto di Hormuz. 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