{"id":482098,"date":"2026-05-09T13:36:19","date_gmt":"2026-05-09T13:36:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/482098\/"},"modified":"2026-05-09T13:36:19","modified_gmt":"2026-05-09T13:36:19","slug":"contro-genocidio-e-precariato-la-protesta-ferma-la-biennale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/482098\/","title":{"rendered":"Contro genocidio e precariato, la protesta ferma la Biennale"},"content":{"rendered":"<p>La Biennale ha chiuso le sue porte per tutta la giornata di ieri. Una trentina di padiglioni nazionali ha risposto all\u2019appello lanciato da Anga (Art not genocide alliance), collettivo indipendente di artisti e lavoratori del settore dell\u2019arte, e ha sbarrato l\u2019accesso alle esposizioni in segno di protesta contro il genocidio e il precariato. Scene mai viste in tutta la lunga storia della rassegna d\u2019arte internazionale, quelle di ieri nei Giardini dell\u2019Arsenale. Ingressi dei padiglioni sprangati mentre curatori, lavoratori, artisti e performer se ne stavano seduti per terra l\u00ec davanti reggendo cartelli in inglese e in altre lingue che riportavano frasi come \u00abla Palestina \u00e8 il futuro del mondo\u00bb. Oppure: \u00abIl precariato uccide l\u2019arte\u00bb. Visitatori, tutt\u2019altro che infastiditi, chiacchieravano con i manifestanti facendo domande e solidarizzando con le loro richieste. Richieste che, per la prima volta, sposavano due questioni che solo apparentemente sono diverse: il precariato e la guerra.<\/p>\n<p><strong>\u00abIL PRECARIATO<\/strong> dei lavoratori nel settore dell\u2019arte \u00e8 una piaga alla quale nessun governo ha voluto porre un freno \u2013 spiega davanti al padiglione olandese un attivista Anga, che chiede l\u2019anonimato -. Dicono che non ci sono risorse ma i finanziamenti per la guerra e per supportare regimi genocidari come quello di Israele li trovano sempre. Per questo noi di Anga crediamo che manifestare per i propri diritti sindacali e nello stesso tempo chiedere il rispetto delle regole internazionali boicottando quei governi che le violano siano la stessa battaglia. Una battaglia internazionale perch\u00e9 coinvolge tutti gli Stati del mondo. La Biennale d\u2019arte di Venezia in questo senso \u00e8 un perfetto palcoscenico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E IL PALCOSCENICO<\/strong> si \u00e8 riempito di oltre tremila persone, quando, verso le 17, i manifestanti sono usciti dalle aree espositive e si sono radunati in via Garibaldi, raggiunti da attiviste e attivisti veneziani, per formare tutti assieme un lungo corteo internazionale diretto verso le Tese dell\u2019Arsenale, dove ha trovato un muro di polizia in assetto antisommossa ed \u00e8 scoppiato qualche tafferuglio. Una manifestazione coloratissima, dove le bandiere dei sindacati sventolavano assieme a quelle della Palestina. Tutti dietro al grande striscione con la scritta \u00abNo art washing genocide\u00bb. Riferimento diretto al contestato padiglione di Israele che proprio ieri \u00e8 stato inaugurato dall\u2019ambasciatore di Tel Aviv, Jonathan Peled.<\/p>\n<p><strong>E PROPRIO MENTRE<\/strong> il corteo sfilava, anche l\u2019altro padiglione contestato, quello russo, riceveva una visita importante. Quella del ministro dei Trasporti Matteo Salvini venuto a portare solidariet\u00e0 al padiglione di Mosca che, dopo queste giornate di pre apertura, chiuder\u00e0 i battenti. Non certo per uno sciopero contro la guerra, ma per decisione della presidenza della Biennale su espressa richiesta dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Il leader della Lega, che \u00e8 stato accolto da un coro tradizionale russo, dopo aver definito \u00abvolgare\u00bb l\u2019intervento della Commissione europea e spiegato che \u00abpossiamo fare a meno dei loro 2 milioni di euro\u00bb, ha sostenuto che la politica non dovrebbe trovare spazio nei padiglioni della Biennale. \u00abIo penso che l\u2019arte non debba conoscere n\u00e9 censure, n\u00e9 bavaglio, n\u00e9 boicottaggio, n\u00e9 chiusure\u00bb, ha dichiarato Salvini schierandosi dalla parte del presidente Pietrangelo Buttafuoco nell\u2019ennesima polemica con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per l\u2019apertura dalla rassegna agli artisti russi. Artisti comunque indicati espressamente da Vladimir Putin.<\/p>\n<p><strong>\u00abCHI SOSTIENE CHE L\u2019ARTE<\/strong> non c\u2019entri con la politica o non sa cosa \u00e8 l\u2019arte o non sa cosa \u00e8 la politica. O tutte e due le cose assieme. Nello stesso momento in cui un artista fa un quadro contro la guerra compie una azione politica ben precisa \u2013 commenta una attivista di Anga davanti al padiglione chiuso dell\u2019Austria -. L\u2019arte pu\u00f2 e deve schierarsi sempre. E soprattutto non ha nulla a che vedere con squallide operazioni di artwashing costruite solo per coprire genocidi, guerre e regimi totalitari\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i tanti padiglioni nazionali che hanno aderito alla chiusura non figura quello dell\u2019Italia. \u00abChiara Camoni, la curatrice del padiglione Italia, ci ha risposto che sarebbe anche d\u2019accordo con noi ma che un conto \u00e8 la sua opinione personale e un altro la sua opinione professionale\u00bb, sostiene l\u2019attivista.<\/p>\n<p>Non la pensano cos\u00ec i circa 250 artisti e artiste che, anche se il loro padiglione nazionale \u00e8 rimasto aperto, hanno scelto di coprire con lenzuola e manifesti pro Pal e contro la guerra le loro opere. Come Gramsci, l\u2019arte odia gli indifferenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Biennale ha chiuso le sue porte per tutta la giornata di ieri. 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