{"id":482624,"date":"2026-05-09T20:47:21","date_gmt":"2026-05-09T20:47:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/482624\/"},"modified":"2026-05-09T20:47:21","modified_gmt":"2026-05-09T20:47:21","slug":"il-tasto-pausa-del-cervello-che-potrebbe-fermare-i-tumori-e-un-giorno-anche-portarci-su-marte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/482624\/","title":{"rendered":"Il \u00abtasto pausa\u00bb del cervello che potrebbe fermare i tumori (e un giorno anche portarci su Marte)"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Ricercatori cinesi hanno identificato il circuito neuronale che controlla il torpore artificiale nei topi. Attivarlo in modo selettivo induce settimane di ipometabolismo sicuro e reversibile. Le implicazioni vanno dalla cura del cancro all&#8217;esplorazione spaziale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C&#8217;e un momento, durante il digiuno, in cui il corpo di certi mammiferi smette di lottare contro il freddo e decide, in modo controllato, di cedere. La <b>temperatura scende, il metabolismo rallenta, il cuore batte pi\u00f9 lentamente<\/b>: l&#8217;animale non \u00e8 malato, non sta morendo. Sta semplicemente aspettando. \u00c8 il <b>torpore<\/b>, gergalmente conosciuto come <b>letargo<\/b>: una delle strategie di sopravvivenza pi\u00f9 antiche e raffinate che l&#8217;evoluzione abbia mai selezionato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Possiamo imparare a usarlo? E soprattutto: possiamo indurlo in modo sicuro, per settimane, senza che il corpo ne paghi il prezzo al risveglio? Fino a qualche settimana fa, la risposta onesta era: non lo sappiamo. Un preprint pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.biorxiv.org\/content\/10.64898\/2026.04.22.719582v1\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">bioRxiv<\/a> da ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Fudan, a Shanghai, suggerisce che la risposta potrebbe essere s\u00ec, almeno nei topi. E questo cambia molte cose.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Il problema del torpore breve<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In natura, il torpore si manifesta in forme diverse. C\u2019\u00e8 l<b>&#8216;ibernazione profonda <\/b>degli orsi e dei ghiri, che dura mesi, e c\u2019\u00e8 il <b>torpore giornaliero<\/b> di animali pi\u00f9 piccoli come i topi di laboratorio, che in condizioni di digiuno mostrano episodi spontanei di ipotermia e ipometabolismo della durata di qualche ora. <b>In entrambi i casi il meccanismo \u00e8 lo stesso: il cervello ordina all&#8217;organismo di ridurre la spesa energetica<\/b>, abbassando la temperatura corporea e rallentando tutte le funzioni vitali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi anni la neurofisiologia ha identificato alcune popolazioni di neuroni, nell&#8217;area preottica dell&#8217;ipotalamo, capaci di innescare questi stati. Stimolarle artificialmente produce torpore nei topi anche in assenza di digiuno. Il problema \u00e8 sempre stato la durata: <b>le tecniche esistenti inducono stati torpore-simili che durano qualche ora, al massimo un giorno.<\/b> Troppo poco per qualsiasi applicazione clinica nelle malattie croniche.\u00a0<\/p>\n<p>    I neuroni G e l&#8217;interruttore nascosto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il team guidato da Feifan Guo ha scelto di guardare a GCN2, un enzima noto come sensore cellulare della carenza di aminoacidi. GCN2 \u00e8 espresso in diverse regioni cerebrali, tra cui quella zona preottica mediale gi\u00e0 associata alla regolazione del torpore. L&#8217;idea di partenza era semplice:<b> i neuroni che esprimono GCN2 potrebbero essere quelli che traducono il segnale del digiuno in un comando di rallentamento sistemico.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per verificarlo, i ricercatori hanno generato una linea di topi transgenici che permette di identificare e manipolare selettivamente questi neuroni, battezzati \u00abneuroni G\u00bb. I risultati hanno confermato l&#8217;intuizione: silenziare i neuroni G durante il digiuno impedisce completamente la comparsa del torpore. Attivarli farmacologicamente, anche in topi ben nutriti, produce in poche ore una caduta della temperatura corporea e del metabolismo del tutto analoga a quella naturale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Fin qui, una scoperta gi\u00e0 notevole. Ma la parte pi\u00f9 sorprendente \u00e8 arrivata quando i ricercatori hanno provato a<b> ripetere l&#8217;attivazione ogni 48 ore per 24 giorni consecutivi<\/b>. I topi sono rimasti in torpore per quasi un mese. Nessuna compensazione spontanea, nessun risveglio anticipato, nessuna attenuazione dell&#8217;effetto nel tempo. E al risveglio, dopo tre giorni di recupero, <b>nessun deficit comportamentale misurabile<\/b>: gli animali correvano, esploravano, si comportavano esattamente come i controlli. Le analisi istologiche di fegato, cuore, muscoli, reni e cervello non hanno mostrato lesioni.<\/p>\n<p>    Il torpore come terapia: il caso dei tumori<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Rallentare il metabolismo dell&#8217;intero organismo ha una conseguenza diretta su qualunque processo che dipenda dalla proliferazione cellulare. <b>Le cellule tumorali si dividono senza sosta: \u00e8 questa la loro caratteristica fondamentale. <\/b>\u00c8 ragionevole pensare che un ipometabolismo profondo e prolungato possa frenare questa proliferazione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I ricercatori lo hanno verificato impiantando nei topi cellule di adenocarcinoma polmonare, uno dei tumori pi\u00f9 aggressivi, e attivando il GLT (G-neurons induced long torpor) a partire dal sesto giorno dopo l&#8217;impianto. I risultati sono stati netti: <b>la crescita tumorale \u00e8 stata significativamente soppressa<\/b> rispetto ai controlli, con tumori pi\u00f9 piccoli e una densit\u00e0 cellulare marcatamente ridotta all&#8217;analisi istologica.<br \/>Il dato pi\u00f9 promettente, per\u00f2, riguarda la combinazione con la chemioterapia. Il cisplatino \u00e8 uno dei farmaci antitumorali pi\u00f9 usati al mondo, ma i suoi effetti collaterali limitano spesso i dosaggi impiegabili. I ricercatori hanno mostrato che abbinare il GLT al cisplatino a basso dosaggio, da solo del tutto inefficace, produce un effetto antitumorale significativo. Il torpore, in altre parole,<b> amplia la finestra terapeutica del farmaco<\/b>, aprendo la possibilit\u00e0 di trattamenti efficaci a dosi pi\u00f9 basse e quindi meno tossiche per il paziente.<br \/>Siamo ancora a<b> stadi preclinici<\/b>: questi esperimenti sono stati condotti interamente nei topi. La strada verso la clinica \u00e8 lunga. Ma <b>GCN2 \u00e8 un enzima altamente conservato nell&#8217;evoluzione dei mammiferi<\/b>, e questo suggerisce che popolazioni di neuroni analoghi potrebbero esistere anche nell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>    L&#8217;altro orizzonte: Marte<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 un secondo scenario in cui questa scoperta potrebbe cambiare le regole del gioco, e si chiama esplorazione spaziale. Un viaggio verso Marte dura tra i sette e i nove mesi. In quello spazio di tempo un astronauta consuma risorse enormi, si deteriora psicologicamente nell&#8217;isolamento e, soprattutto, <b>accumula dosi di radiazione cosmica che aumentano significativamente il rischio di tumori e danni neurologici.<\/b><br \/>Ridurre il metabolismo degli astronauti durante il transito produrrebbe un significativo risparmio di cibo e ossigeno e renderebbe quel viaggio biologicamente sostenibile. Ci pensiamo da decenni, dalla fantascienza di 2001: Odissea nello Spazio ai progetti reali che l&#8217;ESA sostiene con il Topical Team Hibernation. Il problema \u00e8 sempre stato lo stesso: non avevamo un circuito su cui lavorare. Non sapevamo dove cercare l&#8217;interruttore.<br \/>Oggi quel circuito ha un nome. <b>I neuroni G dell&#8217;area preottica mediale sono, per la prima volta, un bersaglio molecolare concreto<\/b>. Non \u00e8 detto che funzioni nell&#8217;uomo come nel topo e ci vorranno anni di ricerca prima di poterlo sapere.<br \/>Il corpo sa come fermarsi, quando glielo si chiede nel modo giusto. Il lavoro che ci aspetta \u00e8 imparare il linguaggio con cui chiederglielo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Matteo Cerri* Professore di Fisiologia all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna e coordinatore del gruppo di ricerca sull&#8217;ibernazione dell&#8217;Esa (Agenzia Spaziale Europea)<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-08T15:58:44+02:00\">8 maggio 2026 ( modifica il 8 maggio 2026 | 15:58)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ricercatori cinesi hanno identificato il circuito neuronale che controlla il torpore artificiale nei topi. 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