{"id":483364,"date":"2026-05-10T08:48:21","date_gmt":"2026-05-10T08:48:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/483364\/"},"modified":"2026-05-10T08:48:21","modified_gmt":"2026-05-10T08:48:21","slug":"dilva-rollandin-la-donna-che-ha-fatto-della-cura-il-filo-della-sua-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/483364\/","title":{"rendered":"Dilva Rollandin, la donna che ha fatto della cura il filo della sua vita"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Se fosse una canzone, Dilva, potrebbe essere \u201c<strong>La cura\u201d di Franco Battiato<\/strong>. La sua \u00e8 una storia fatta di lavoro per essere vicina agli altri, ma soprattutto \u00e8 stata una vita di presenza, di concretezza e di una disponibilit\u00e0 che non si spegne con il tempo, n\u00e9 con i ruoli.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u201cSe dovessi chiudere il cerchio\u201d, dice, \u201cdirei che nella vita<strong> ho sempre abbastanza tribulato.<\/strong> Ho studiato tanto per arrivare dove sono arrivata. Ma ho incontrato persone davvero speciali. E tutti mi hanno dato qualcosa\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">Dilva Rollandin \u00e8 nata nel 1953, da <strong>un parto gemellare, in una famiglia numerosa<\/strong>, \u2013 \u00abcinque donne e un maschio\u00bb \u2013 cresce a <strong>Variney<\/strong>, in un mondo dove casa e lavoro coincidono. I genitori gestiscono un bar con alimentari, uno di quei luoghi che sono anche presidio sociale, relazione quotidiana.<\/p>\n<p class=\"p1\">Lei resta l\u00ec ad aiutare. \u201cEro un po\u2019 testa matta \u2013 racconta \u2013 Ho lasciato la scuola in seconda media\u201d. Poi il matrimonio a 17 anni, un figlio subito dopo e poi un altro, <strong>Irvin e Igor.<\/strong> Una vita gi\u00e0 piena, gi\u00e0 adulta. E anche estremamente veloce, quasi accelerata.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u201cIo ho fatto tutto presto \u2013 dice sorridendo \u2013 Sono diventata <strong>nonna a 39 anni.<\/strong> E adesso sono gi\u00e0 bisnonna\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">Una vita che corre pi\u00f9 veloce delle altre, che concentra generazioni e passaggi in pochi decenni. \u201cQuello che gli altri fanno in due vite\u201d, come lo racconta lei stessa.<\/p>\n<p class=\"p1\">Dopo aver costruito la propria famiglia, a un certo punto, qualcosa cambia: \u201cMi \u00e8 venuto il trip di studiare\u201d. Riparte da capo,<strong> da privatista per prendere il diploma di scuola media.<\/strong> Una giovane mamma tra i banchi di scuola. \u00c8 da quei banchi che prende forma un percorso di vita che non si fermer\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Nel 1972 entra in ospedale come ausiliaria<\/strong>. \u201cIo ci provo, ma se non mi piace non ci sto\u201d, aveva detto a suo marito. Poi per\u00f2 \u201cmi piaceva\u201d. E da l\u00ec costruisce tutto. Passo dopo passo, sempre all\u2019interno dell\u2019ospedale di Aosta:<strong> infermiera generica<\/strong> prima, poi <strong>professionale, poi caposala.<\/strong> Chirurgia generale, medicina e chirurgia vascolare.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u201cNon \u00e8 che sono un genio. Mi piaceva e basta.<strong> E ho sempre lavorato seriamente, con passione\u201d<\/strong>. E soprattutto con una visione molto chiara del lavoro.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u201cIl fatto di aver fatto tutti gli scalini mi ha aiutato tantissimo. Perch\u00e9 capisci il lavoro degli altri. Quando organizzi, sai cosa stai chiedendo\u201d. \u00c8 una lezione che diventa metodo. Concretezza, rispetto, capacit\u00e0 di far funzionare le cose.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u201cIo non ho mai permesso a un medico di passare su un pavimento appena lavato. Prima si finisce una cosa, poi si passa all\u2019altra\u201d. Non \u00e8 una questione di regole. \u00c8 una questione di ordine, di rispetto, di organizzazione. Di far funzionare insieme un sistema.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il suo \u00e8 un percorso costruito anche attraverso gli altri, da cui ha ricevuto tanto: medici, colleghe, figure che le insegnano e a cui lei, a sua volta, restituisce, con la convinzione che: \u201c<strong>Non bisogna mai aver paura di passare quello che sai.<\/strong> Io tutto quello che so lo dico. E quello che non so, lo guardiamo insieme\u201d. Tra i tanti nomi e volti che ritornano nel racconto di Dilva ci sono i medici <strong>Di Vito, Cerrato e Palombo<\/strong> e le tante colleghe, in particolare <strong>Angela Casavecchia<\/strong> che la sprona a fare la scuola da caposala.<\/p>\n<p class=\"p1\">Poi, a poco pi\u00f9 di quarant\u2019anni, arriva una svolta che per molti sarebbe un punto di arrivo. La pensione, che per Dilva \u00e8 l\u2019inizio di una nuova vita. \u201cMi sentivo inutile\u201d, racconta. \u201cAvevo 41 anni, i figli grandi\u2026 non potevo stare ferma\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">E cos\u00ec ricomincia, ancora una volta, con un patrimonio fatto di esperienze e di persone incontrate. Una vita fatta di cura per gli altri e poi di incontri. Da questi ultimi nasce una nuova occasione di lavoro che, con la solita curiosit\u00e0, accetta:<strong> la gestione di una sanitaria vicino all\u2019ospedale,<\/strong> dove riesce a mettere insieme competenze tecniche e capacit\u00e0 relazionali. Poi il passaggio al sociale.<\/p>\n<p class=\"p1\">Quando le propongono di dirigere<strong> una comunit\u00e0 psichiatrica<\/strong>, non ha certezze. \u201cIo ho detto: posso provare. Per\u00f2 se non ce la faccio, lo dico\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Prima alla direzione di Ollignan<\/strong> poi, nel 2003, direttore di una delle prime comunit\u00e0 psichiatriche della Valle d\u2019Aosta,<strong> a Bellon, sulla collina di Sarre.<\/strong> Rester\u00e0 per ventitr\u00e9 anni con i suoi pazienti, dirigendo 70 dipendenti. Nel 2007 la necessit\u00e0 di ampliare il progetto con <strong>una nuova struttura per acuti, a Ch\u00e2tillon<\/strong>. Un processo lungo arrivato dopo aver vinto tristi battaglie con l\u2019amministrazione e un gruppo di cittadini, perch\u00e9 i \u201cmatti\u201d sovente vengono guardati con sospetto ed \u00e8 meglio non averli vicino a casa. Poi si \u00e8 aggiunto, nel 2010, <strong>il gruppo appartamento di Pontey, Maison Banchet.<\/strong><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-402523\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-01-at-20.05.18-3-472x1024.jpeg\" alt=\"Dilva Rollandin\" width=\"472\" height=\"1024\"  \/>Dilva Rollandin<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00c8 in questo lungo percorso che emerge con forza il suo modo di lavorare: <strong>affrontare i problemi, non aggirarli<\/strong>. Costruire soluzioni, anche quando non sono gi\u00e0 pronte. \u201cSe deleghi, devi anche controllare, altrimenti sembra che tu non abbia voglia di fare\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00c8 una leadership concreta la sua, al tempo stesso innata e costruita sul campo, dentro le relazioni e nelle difficolt\u00e0 quotidiane.<\/p>\n<p class=\"p1\">Aprono strutture, nascono percorsi e progetti volti a costruire autonomia per le persone pi\u00f9 fragili: \u201cNon puoi tenere le persone come fossero all\u2019asilo. Devi dargli delle cose. Devi lavorare perch\u00e9 possano tornare a vivere\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">E quando arrivano i momenti pi\u00f9 difficili, come durante il Covid, la direzione \u00e8 sempre la stessa.<\/p>\n<p class=\"p1\">Non fermarsi. \u201c<strong>Non potevano vedere le famiglie. Allora ci siamo organizzati:<\/strong> videochiamate, acquisti di nuovi strumenti informatici, tanti turni straordinari. Dovevamo garantire il contatto. Dovevamo esserci\u201d. \u00c8 un racconto tra i tanti che esprime la capacit\u00e0 di trasformare un limite in un\u2019azione. Quello in cui Dilva \u00e8 pi\u00f9 brava, per intelligenza, sensibilit\u00e0, esperienza e studio.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>\u201cI ragazzi hanno patito tanto, c\u2019\u00e8 stato un aumento della depressione <\/strong>\u2013 dice. \u2013 Soprattutto quelli pi\u00f9 fragili\u201d. E allora il lavoro diventa ancora pi\u00f9 responsabilit\u00e0: \u201cIo preferisco che uno si lavi sei volte le mani piuttosto che vedere guanti sporchi da ore\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Pragmatismo, lucidit\u00e0, nessuna retorica.<\/strong> Il percorso non \u00e8 stato facile. Ci sono stati attriti, ostacoli, contesti complicati. Ma alla fine la gestione di Dilva \u00e8 stata premiata e le \u00e8 valsa anche l\u2019ottenimento del <strong>Premio del volontariato.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-402522\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-01-at-20.05.18-2.jpeg\" alt=\"Dilva Rollandin\" width=\"639\" height=\"960\"  \/>Dilva Rollandin<\/p>\n<p class=\"p1\">Ma oltre al lavoro, nella sua vita c\u2019\u00e8 anche altro. C\u2019\u00e8 uno spazio che appartiene solo a lei. Un tempo che non \u00e8 servizio, non \u00e8 responsabilit\u00e0, non \u00e8 organizzazione: <strong>il ballo. Il tango.<\/strong> Uno spazio di relazione, di leggerezza, di femminilit\u00e0. Un luogo dove si incontra, si ride, si respira. <strong>Una passione che l\u2019accompagna e che restituisce equilibrio a tutto il resto<\/strong>. Come quella <strong>per la montagna e per il camminare<\/strong>. Necessarie, perch\u00e9, anche nelle vite pi\u00f9 \u201cdedicate agli altri\u201d, \u00e8 indispensabile mantenere una parte solo per se stessi, un\u2019oasi da cui trarre forza e serenit\u00e0 per tenere insieme tutto il resto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-402525\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-01-at-20.05.18-682x1024.jpeg\" alt=\"Dilva Rollandin\" width=\"682\" height=\"1024\"  \/>Dilva Rollandin<\/p>\n<p class=\"p1\">Oggi, a 73 anni, ha chiuso anche l\u2019ultima esperienza di consulenza. <strong>\u201cBasta, adesso basta\u201d,<\/strong> dice. Eppure, non \u00e8 davvero un fermarsi. Per lei non sarebbe possibile. \u00c8 un modo diverso di esserci.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-402521\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-01-at-20.05.18-1-768x1024.jpeg\" alt=\"Dilva Rollandin\" width=\"768\" height=\"1024\"  \/>Dilva Rollandin<\/p>\n<p class=\"p1\">Oggi aiuta la famiglia, sta accanto alla sorella e si prepara a partire per la Norvegia dai pronipoti. <strong>\u201cVoglio andare su e dargli una mano\u201d.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Ancora una volta, risuonano le parole di Battiato: \u201cSuperer\u00f2 le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salver\u00f2 da ogni malinconia, perch\u00e9 sei un essere speciale ed io avr\u00f2 cura di te\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ci sono vite che sembrano contenerne pi\u00f9 di una. E poi ci sono vite come quella di Dilva Rollandin, che in realt\u00e0 sono una sola<strong>. Coerente, ostinata, concreta.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Una vita che ha attraversato generazioni \u2014 da madre ragazzina a nonna a 39 anni, fino a essere ora giovanissima bisnonna \u2014 e che, in ogni fase, ha trovato un modo per continuare.<\/p>\n<p class=\"p1\">Perch\u00e9, in fondo, non ha mai cambiato direzione. La sua direzione \u00e8 sempre stata quella di <strong>prendersi cura degli altri.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se fosse una canzone, Dilva, potrebbe essere \u201cLa cura\u201d di Franco Battiato. 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