{"id":483576,"date":"2026-05-10T12:03:20","date_gmt":"2026-05-10T12:03:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/483576\/"},"modified":"2026-05-10T12:03:20","modified_gmt":"2026-05-10T12:03:20","slug":"la-verita-e-nei-porri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/483576\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 \u00e8 nei porri"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Non \u00e8 a \u010cernobyl\u2019 che nasce davvero la nostra ossessione contemporanea per il rischio. E forse nemmeno nelle pagine di Ulrich Beck, teorico della \u201csociet\u00e0 del rischio\u201d. Secondo il documentarista britannico Adam Curtis, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/dimanches\/adam-curtis-la-verite-est-dans-les-poireaux\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">in un mirabile pezzo<\/a> uscito su Le Grand Continent, il punto di svolta \u00e8 pi\u00f9 sottile: \u00e8 il momento in cui la scienza smette di promettere futuro e inizia a promettere sicurezza.<\/p>\n<p class=\"p1\">Dopo la seconda guerra mondiale la scienza aveva un compito quasi messianico. Costruire un mondo nuovo, pi\u00f9 efficiente, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 prospero. Poi arrivano il Ddt, Three Mile Island, \u010cernobyl\u2019 e la fiducia inizia a incrinarsi. La tecnologia non appare pi\u00f9 come liberazione, ma come fonte di minacce invisibili.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00c8 qui che Beck offre la sua intuizione pi\u00f9 potente: la politica smette di distribuire opportunit\u00e0 e inizia a gestire paure. Non pi\u00f9 uguaglianza, ma prevenzione, non pi\u00f9 progresso, ma contenimento.<\/p>\n<p class=\"p1\">Curtis porta questa teoria dentro un terreno apparentemente innocuo: la nutrizione. Analizza uno studio dell\u2019University College London secondo cui mangiare sette porzioni di frutta e verdura al giorno ridurrebbe drasticamente il rischio di morte prematura. Il messaggio \u00e8 perfetto per i media: semplice, rassicurante, individuale. Mangia meglio, vivi pi\u00f9 a lungo. Ma Curtis solleva una domanda scomoda: e se il dato non misurasse i vegetali, ma il privilegio?<\/p>\n<p class=\"p1\">Chi mangia pi\u00f9 verdure, spesso, appartiene a classi sociali pi\u00f9 istruite, con migliori cure mediche, meno stress, quartieri meno inquinati, lavori meno usuranti. In altre parole, forse non sono i broccoli a far vivere pi\u00f9 a lungo, ma il contesto sociale.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il problema, allora, non \u00e8 scientifico ma politico. Perch\u00e9 una certa scienza contemporanea, concentrata su correlazioni statistiche e grandi masse di dati, rischia di trasformarsi in uno strumento culturale che sposta la responsabilit\u00e0 collettiva sull\u2019individuo. Non cambiare il sistema. Mangia una banana in pi\u00f9.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ed \u00e8 qui che entrano in scena i porri del titolo. In un vecchio documentario BBC del 1972, uomini del nord dell\u2019Inghilterra competono orgogliosamente in una gara di coltivazione di porri giganti. Fumano, bevono, misurano diametri e lunghezze. Nessuna ansia salutista, nessuna ossessione preventiva. Solo orgoglio, comunit\u00e0, appartenenza.<\/p>\n<p class=\"p1\">Per Curtis, forse la verit\u00e0 non \u00e8 nei superfood, nei protocolli wellness o nei report epidemiologici. Forse, paradossalmente, \u00e8 proprio l\u00ec, in quei porri. Nella differenza tra vivere pi\u00f9 a lungo e vivere insieme.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00abDare tutta la colpa alle verdure \u00e8 ingiusto. La scienza e gli scienziati compiono ogni genere di cose meravigliose. Ma, quando si avventurano nel mondo sociale e politico, tendono a piegarsi alla direzione in cui soffia il vento ideologico. Un tempo era per sostenere i politici che cercavano di estendere il proprio potere rimodellando la societ\u00e0. Oggi, nell\u2019era dell\u2019individualismo, \u00e8 per mantenerci al nostro posto, promuovendo l\u2019idea che dovremmo semplicemente concentrarci su noi stessi e sul nostro corpo. E non pensare ai problemi pi\u00f9 ampi, come le crescenti disuguaglianze e le ingiustizie che ne derivano. Gli scienziati ci dicono: \u201cForza, mangiate una banana o un cavolo in pi\u00f9, e andr\u00e0 tutto bene\u201d. Fanno ricadere tutto il peso della responsabilit\u00e0 sull\u2019individuo isolato. Rapporti di questo tipo \u2013 e sono molti \u2013 ci mantengono prigionieri delle angosce della \u201csociet\u00e0 del rischio\u201d. In realt\u00e0, forse avreste pi\u00f9 possibilit\u00e0 di vivere pi\u00f9 a lungo se vi uniste e usaste questa forza collettiva per cambiare la societ\u00e0. Qualcosa di molto pi\u00f9 divertente che contare faticosamente le proprie verdure. Come gioioso antidoto a tutto questo, <a href=\"https:\/\/stream.mux.com\/Yxz27g01YDpVcUU9rkKpeeXkAa5prq82Uw02nHQBQ91Lc.m3u8?redundant_streams=true\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">ecco un magnifico film sulle verdure<\/a>. \u00c8 un documentario realizzato nel 1972 su un concorso di coltivazione di porri a Newcastle, Newcastle upon Tyne. \u00c8 molto kitsch: si vedono un sacco di uomini discutere della lunghezza e del diametro dei loro porri. Ed \u00e8 interamente dedicato a statistiche e numeri, perch\u00e9 saranno proprio le misurazioni a determinare il vincitore. In questo caso, non si tratta affatto della paura di morire. Ma dell\u2019orgoglio e della gloria associati alle verdure, in uomini che conducono una vita tutt\u2019altro che salutare, fumando e bevendo in continuazione, mentre parlano dei loro amatissimi porri\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 a \u010cernobyl\u2019 che nasce davvero la nostra ossessione contemporanea per il rischio. 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