{"id":48408,"date":"2025-08-15T04:53:13","date_gmt":"2025-08-15T04:53:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48408\/"},"modified":"2025-08-15T04:53:13","modified_gmt":"2025-08-15T04:53:13","slug":"bravissimo-donald-il-gettito-dei-dazi-vale-solo-il-5-del-megadeficit-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48408\/","title":{"rendered":"Bravissimo Donald. Il gettito dei dazi vale solo il 5% del megadeficit Usa"},"content":{"rendered":"<p>Serviranno i dazi ad abbattere l&#8217;enorme deficit del bilancio federale che ogni anno ingrassa la montagna del debito pubblico americano? La risposta, per quanto parziale, al momento \u00e8 no. Dal punto di vista commerciale, le tariffe introdotte da Donald Trump\u00a0a partire dal 2 aprile non stanno ottenendo l&#8217;effetto sperato dal Dipartimento del Tesoro: come ha riportato una analisi di Goldman Sachs (<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/economia\/2025\/08\/11\/news\/nessuna_sorpresa_finora_sono_le_aziende_americane_ad_aver_assorbito_gran_parte_dei_dazi_di_trump-19828790\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">leggi qui<\/a>), infatti, sono state\u00a0soprattutto le aziende importatrici americane (per il 64%) e i consumatori americani (per il 22%)\u00a0 a farsi carico degli incrementi legati ai dazi sui beni importati dall&#8217;estero, mentre\u00a0le imprese straniere che esportano beni nel mercato a stelle e strisce hanno assorbito solo il 14% degli incrementi dei prezzi causati dalle tariffe ritorsive volute dall&#8217;amministrazione repubblicana.<\/p>\n<p>Un flop che circoscrive l&#8217;impatto dei dazi per gran parte all&#8217;economia americana, destinata a sopportare gran parte del peso degli aumenti dei prezzi. Infatti anche in futuro, secondo Goldman, cambieranno gli equilibri ma non il perimetro:\u00a0gli esportatori stranieri si faranno carico del 25% dell&#8217;impatto dei dazi, le imprese americane scaricheranno gradualmente l&#8217;onere sui consumatori &#8211; riducendo cos\u00ec la loro quota dal 64% al 10% &#8211;\u00a0e su questi ultimi\u00a0graver\u00e0 quindi il 67% dell&#8217;impatto da qui alla fine dell&#8217;anno.\u00a0<\/p>\n<p>Se da un lato l&#8217;obiettivo dichiarato della Casa Bianca \u00e8\u00a0di riequilibrare la bilancia commerciale americana e risolvere i persistenti deficit negli scambi di beni con gli altri Paesi, dall&#8217;altro l&#8217;intento \u00e8 pure quello di incrementare le entrate fiscali per ridurre i deficit federali e contenere il debito pubblico americano che ha ormai sfondato la soglia monstre dei 37 trilioni di dollari. Ma anche sul fronte del budget, al momento, Trump ha poco di che gioire:\u00a0secondo i dati del Dipartimento del Tesoro pubblicati marted\u00ec, nonostante i dazi\u00a0il deficit di bilancio degli Stati Uniti a luglio \u00e8 aumentato del 20% in questo anno fiscale (che va da ottobre a settembre) rispetto a quello precedente. Isolando solo le entrate tariffarie, il dato \u00e8 obiettivamente d&#8217;impatto: lo scorso mese le entrate doganali sono aumentate del 273% rispetto a un anno fa, una crescita in valore assoluto di\u00a0circa 21 miliardi di dollari. Naturale, visto che la guerra commerciale a mezzo dogana \u00e8 ufficialmente iniziata solo ad aprile scorso.<\/p>\n<p>Ma il dato va inquadrato nel pi\u00f9 ampio flusso delle entrate e delle uscite fiscali che restituisce, alla fine, il livello del deficit (o surplus, ma non \u00e8 questo il caso) federale. Il disavanzo \u00e8 aumentato del 19% a 291 miliardi di dollari a luglio. Il deficit per il 2025 \u00e8 gi\u00e0 di 1,63 trilioni di dollari, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso, registrando il secondo pi\u00f9 ampio deficit per il mese di luglio nella storia americana. La\u00a0spesa governativa \u00e8 aumentata del +9,7% su base annua, raggiungendo i 630 miliardi di dollari, il secondo valore pi\u00f9 alto da gennaio. Nel frattempo, le entrate sono cresciute solo del +2,5% su base annua, raggiungendo i 338 miliardi di dollari, inclusi i 21 miliardi ricavati con i dazi.\u00a0<\/p>\n<p>Spalmando l&#8217;effetto dazi sull&#8217;intero anno fiscale il risultato \u00e8 ancora meno generoso. Come riporta il Peterson Institute for International Economics, infatti, i ricavi cumulati delle entrate doganali tra gennaio e giugno 2025 vale circa 93 miliardi di dollari, mentre il deficit del bilancio federale fin qui toccato nell&#8217;anno fiscale 2025 sfiora i 1,9 trilioni di dollari. In sintesi i dazi contribuiscono a ridurre del 5% circa il buco annuale registrato nelle casse federali.\u00a0<\/p>\n<p>A contribuire negativamente al calcolo finale, per giunta, \u00e8 la spesa federale che \u00e8 aumentata per varie ragioni, tra cui anche l&#8217;incremento della spesa per interessi sul debito pubblico americano innescato &#8211; da un lato &#8211; dalle politiche commerciali americane e &#8211; dall&#8217;altro &#8211; dall&#8217;allegra politica fiscale repubblicana che si \u00e8 sublimata nell&#8217;approvazione dell&#8217;One Big Beautiful Bill Act, la legge simbolo voluta da Donald Trump\u00a0destinata far salire di svariati\u00a0trilioni il disavanzo pubblico americano.\u00a0<\/p>\n<p>Secondo il Congressional Budget Office e il Joint Committee on Taxation, la manovra fiscale repubblicana aumenter\u00e0 i pagamenti degli interessi sul debito nazionale di 718 miliardi di dollari nell&#8217;arco di un decennio,\u00a0facendo aumentare il deficit di bilancio federale di 4,1 trilioni di dollari in 10 anni. Peggio di quanto si pensava, dal momento che la stima del CBO ne aggiorna una precedente in cui quantificava il maggior disavanzo in\u00a03,4 trilioni di dollari.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Serviranno i dazi ad abbattere l&#8217;enorme deficit del bilancio federale che ogni anno ingrassa la montagna del debito&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":48409,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-48408","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48408","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48408"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48408\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48409"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}