{"id":485663,"date":"2026-05-11T20:28:16","date_gmt":"2026-05-11T20:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/485663\/"},"modified":"2026-05-11T20:28:16","modified_gmt":"2026-05-11T20:28:16","slug":"installazioni-opere-e-architettura-tra-vuoto-e-vertigine-a-palazzo-manfrin-lomaggio-a-anish-kapoor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/485663\/","title":{"rendered":"Installazioni, opere e architettura tra vuoto e vertigine: a Palazzo Manfrin l&#8217;omaggio a Anish Kapoor"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Veronica Tuzii<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il palazzo  cinquecentesco di Cannaregio riapre dopo due anni con le visioni dell\u2019artista anglo-indiano. La mostra \u00e8 visitabile fino all&#8217;8 agosto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Architetture reali e utopiche, specchi che deformano e a volte catturano il cielo, abissi che inghiottono completamente la luce e il senso di profondit\u00e0, neri pi\u00f9 neri dell\u2019universo. Ci sono tutte le vertigini percettive e la radicalit\u00e0 che distinguono <b>Anish Kapoor<\/b> nella  nuova mostra allestita a Palazzo Manfrin a Venezia, aperta fino all\u20198 agosto.\u00a0Il palazzo cinquecentesco a Cannaregio, sede della <b>Fondazione Kapoor<\/b>,  con le sue sale severe inondate di luce, riapre le  porte al pubblico dopo due anni, luogo  ideale per percorrere oltre cinquant\u2019anni di ricerca del maestro anglo-indiano, Turner Prize 1991. Il titolo della mostra \u00e8 Anish Kapoor: Palazzo Manfrin, circa 100 modelli architettonici, progetti realizzati e altri rimasti allo stato di ipotesi, insieme a grandi installazioni e opere ambientali. \u00abPer creare nuova arte bisogna creare nuovo spazio\u00bb, dice Kapoor.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il primo impatto \u00e8 con le colossali estrusioni di cemento di <b>\u00abGa Gu Ma\u00bb<\/b> (2011-12): metri e metri quadrati di <b>materia grigia espulsa<\/b> come da una macchina industriale fuori controllo. Forme viscose, organiche, quasi intestinali, a met\u00e0 strada tra qualcosa di biologico e qualcosa di meccanico. <br \/>Kapoor (1954) lavora da anni su questa ambiguit\u00e0: ci\u00f2 che all\u2019inizio appare respingente finisce per diventare magnetico. Una nuova opera specchiante distorce e moltiplica prospettive, soffitti e presenze, in un continuo inganno ottico. \u00c8 uno dei dispositivi pi\u00f9 tipici dell\u2019artista: lo specchio non restituisce mai un\u2019immagine stabile, ma altera lo spazio e il corpo di chi guarda. <br \/>Sospesa dal soffitto, compare invece una nuova versione di \u00abAt the Edge of the World\u00bb (1998): otto metri di diametro, una gigantesca forma concava che sembra assorbire l\u2019ambiente circostante.\u00a0Guardandola, per un attimo si perde del tutto il senso della profondit\u00e0.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 una sensazione che ritorna anche davanti all\u2019ipnotica<b> \u00abDescent into Limbo\u00bb<\/b> (1992), una delle opere pi\u00f9 celebri dell\u2019artista, installata permanentemente a Palazzo Manfrin: un pozzo nero perfetto, scavato nel pavimento, che annulla completamente la percezione del fondo. Kapoor lo definisce \u00abnon-oggetto\u00bb, qualcosa che esiste proprio nel momento in cui sfugge alla definizione. Il percorso alterna dimensione fisica e immaginazione progettuale. I modelli architettonici dell\u2019artista, molti realizzati con materiali poveri, carta, legno, resina,  sono il cuore dell\u2019esposizione. Alcuni hanno generato opere monumentali sparse nel mondo, altri non sono mai usciti dallo studio e conservano intatta la loro forza visionaria.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In <b>\u00abPlace\u00bb<\/b> (1982) e <b>\u00abNo Place\u00bb<\/b> (1989) si riconoscono gi\u00e0 i temi che attraverseranno tutta la ricerca successiva: il vuoto, la soglia, il rapporto instabile tra presenza e assenza. <b>\u00abSky Garden\u00bb<\/b> (2013) immagina invece una struttura-giardino che integra specchio e architettura, creando un\u2019esperienza sospesa tra terra e cielo, mentre <b>\u00abSectional Body preparing for Monadic Singularity\u00bb<\/b> (2015) sembra il frammento anatomico di un organismo futuribile. La dimensione progettuale distingue da sempre il lavoro di Kapoor, autore di alcune delle pi\u00f9 spettacolari opere ambientali degli ultimi decenni: dall\u2019installazione in pvc <b>\u00abTaratantara\u00bb <\/b>realizzata nel 1999 per il Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, nel Regno Unito, alla sala da concerto gonfiabile <b>\u00abArk Nova\u00bb<\/b> del 2013, fino alla stazione della metropolitana Monte Sant\u2019Angelo inaugurata a Napoli.\u00a0C\u2019\u00e8 poi il colore, elemento centrale nella sua pratica fin dagli esordi. In <b>\u00abViolet Pearl over Burple\u00bb<\/b> (2013) il pigmento monocromo blu appare quasi impalpabile. E poi le opere in Vantablack, il materiale sviluppato con nanotecnologie al carbonio capace di trattenere il 99,96% della luce. Kapoor ne ha fatto uno strumento estremo di sperimentazione: davanti a queste sculture la forma sembra dissolversi, diventare pura assenza. Non si capisce pi\u00f9 dove inizi o finisca l\u2019oggetto.\u00a0Si guarda qualcosa che sembra sfuggire continuamente allo sguardo. A Palazzo Manfrin, Kapoor riunisce tutto il suo mondo di forme sempre al confine tra costruzione e collasso.<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/venezia-mestre\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_venezia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-10T22:16:53+02:00\">11 maggio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Veronica Tuzii Il palazzo cinquecentesco di Cannaregio riapre dopo due anni con le visioni dell\u2019artista anglo-indiano. 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