{"id":485871,"date":"2026-05-11T23:19:16","date_gmt":"2026-05-11T23:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/485871\/"},"modified":"2026-05-11T23:19:16","modified_gmt":"2026-05-11T23:19:16","slug":"lhorror-di-supermassive-perde-colpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/485871\/","title":{"rendered":"l&#8217;horror di Supermassive perde colpi"},"content":{"rendered":"<p>Correva il 2015 quando un piccolo team inglese rubava le scene con un videogioco atipico. <b>Il successo clamoroso dell&#8217;horror targato Supermassive Games ha garantito allo studio una solida base su cui sviluppare questo nuovo approccio al medium<\/b>, generando a distanza di anni addirittura un remake ed un vero e proprio film dedicati a Until Dawn. Lo studio britannico ha assunto un&#8217;identit\u00e0 ben chiara, ha giocato con diversi generi cinematografici e si \u00e8 inserita in altri grandi franchise horror, ma a pi\u00f9 di dieci anni dal suo miglior titolo ha l&#8217;assoluta necessit\u00e0 di reinventarsi per non rimanere impantanato nel passato: <b>l&#8217;evoluzione di Supermassive passa da Directive 8020<\/b>, un&#8217;opera che rinuncia ad alcuni tratti distintivi del team per proporre sezioni da &#8220;vero videogame&#8221;, ma purtroppo nel processo sembra aver perso quella scintilla capace di catturare l&#8217;attenzione del pubblico.<\/p>\n<p>Una trama che non decolla<\/p>\n<p>Accantonati i teen movie e gli slasher che avevano caratterizzato la produzione precedente dello studio, questa volta i ragazzi del Surrey hanno posato lo sguardo sul succulento genere della fantascienza, <b>carico di possibilit\u00e0 narrative e nuove ambientazioni<\/b> in grado di diversificare con estrema semplicit\u00e0 gli scenari della Dark Pictures Anthology.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 bisogno di scomodare gli ovvi richiami ai capisaldi della letteratura e del cinema sci-fi, poich\u00e9 l&#8217;incipit di Directive 8020 non nasconde nemmeno per un istante le sue ispirazioni e propone <b>la classica minaccia aliena a un solito equipaggio spaziale<\/b> lontano anni luce dalla Terra che muore a causa dell&#8217;inquinamento. Il brusco risveglio dal sonno criogenico scopre i nostri eroi costretti a gestire le strane avarie della nave spaziale in assenza dei due ingegneri che erano incaricati di vegliare su di loro e sulla missione durante il viaggio in sospensione di vita, mentre dalla cabina di pilotaggio gi\u00e0 si intravede lo storico obbiettivo dell&#8217;umanit\u00e0: Tau Ceti F, il primo esopianeta adatto alla vita, un faro di speranza per miliardi di persone bloccate in un sistema solare che non ha pi\u00f9 alcuna chance di sopravvivere. La trama prosegue dunque alternando questi due obbiettivi quasi contrapposti, <b>l&#8217;enorme responsabilit\u00e0 di pavimentare il futuro della razza umana e il puro desiderio di sopravvivere a quella forma di vita che sembra plagiare la mente degli astronauti<\/b>, procedendo senza particolari scossoni verso un&#8217;immancabile rivelazione conclusiva incaricata di sconvolgere ogni certezza assunta fino a quel momento. <\/p>\n<p>Sebbene il colpo di scena riesca a rianimare una storia che procede a furia di clich\u00e9 e leitmotiv, <b>con alcuni dialoghi basati proprio sull&#8217;ironica prevedibilit\u00e0 degli eventi<\/b>, \u00e8 difficile non rimanere delusi dall&#8217;ennesima svolta ripresa a forza dai classicismi della fantascienza, un&#8217;ulteriore spunta su quell&#8217;ipotetica &#8220;lista delle tematiche basilari dello sci-fi&#8221; che Directive 8020 sembra voler completare a tutti costi, a discapito dell&#8217;originalit\u00e0 e della coerenza del racconto. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/directive-8020-v1-930623-1280x16.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Non \u00e8 assolutamente un difetto voler ripescare dall&#8217;immaginario popolare quelle idee capaci di far esclamare i giocatori che riconoscono i numerosissimi riferimenti, come gi\u00e0 detto un paio di dialoghi scherzano proprio su questo aspetto della trama, ma <b>il problema sorge quando la narrazione viene sacrificata al fan-service<\/b> e rimane semplicemente ferma, in attesa del prossimo clich\u00e9 da spendere in nome del citazionismo.<\/p>\n<p>Sceneggiatura e ambientazione<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.everyeye.it\/articoli\/provato-directive-8020-tensione-scelte-impossibili-mostri-mutaforma-paura-casa-67050.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">In occasione della nostra prova in anteprima del gioco<\/a> ci avevano stuzzicato le parole della lead producer di Supermassive, la quale illustrava la differenza tra Directive 8020 ed i titoli precedenti dello studio sulla base della gravitas del racconto: i protagonisti della storia non sono ragazzini adolescenti in fuga da un mostro cattivo, ma esploratori spaziali in missione per l&#8217;umanit\u00e0, <b>dunque le scelte da prendere avranno pesanti ripercussioni sulla sopravvivenza della specie<\/b>.<\/p>\n<p>Questo prospettava un cambio di paradigma molto importante per l&#8217;eredit\u00e0 dello studio, e lo abbiamo atteso a lungo durante gli otto episodi dell&#8217;avventura (la durata delle singole puntate varia tra i 30 ed i 60 minuti, con una longevit\u00e0 complessiva di circa sei ore per una prima partita alla cieca), assistendo nel frattempo a <b>troppe situazioni di gioco nelle quali si \u00e8 chiamati a scegliere tra una domanda retorica ed un&#8217;osservazione banale<\/b>, venendo ripagati soltanto ad un passo dal finale da una vera e propria &#8220;decisione importante&#8221;, quella capace di indirizzare il destino dell&#8217;umanit\u00e0. A corredo di questi bivi narrativi, che amplificano enormemente il fattore rigiocabilit\u00e0 del titolo, <b>troviamo una mappa basata sui numerosi Punti di Svolta che possiamo richiamare in qualsiasi momento per riavvolgere il nastro<\/b> ed esplorare nuove strade senza dover ricominciare l&#8217;episodio dal suo inizio. Ci\u00f2 che rimane dell&#8217;impianto narrativo sono situazioni non sempre oneste nel presentare cause e conseguenze, e personaggi poco interessanti, seppur ben doppiati in italiano, persi in dialoghi monotoni all&#8217;interno di un altrettanto prevedibile rappresentazione grafica della fantascienza, zeppa di corridoi metallici, tubature e colori freddi. <\/p>\n<p><b>All&#8217;interno della nave spaziale assistiamo ad un costante riciclo di ambientazioni<\/b>, inframezzate dagli immancabili condotti di areazione nei quali strisciare lontano da sguardi indiscreti, da esplorare alla ricerca di documenti ed altri collezionabili mentre si risolvono semplici puzzle ambientali: chi ha giocato i precedenti titoli dello studio sa bene che queste sezioni erano utili ad abbassare il ritmo del racconto, generando quella tensione che sarebbe esplosa di l\u00ec a poco in una sequenza animata in cui superare i quick time event per far sopravvivere i propri personaggi, <b>ma l&#8217;andatura di Directive 8020 \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 compassata<\/b>, e queste fasi esplorative rallentano ulteriormente l&#8217;incedere di una storia che non sembra mai sul punto di decollare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/images.everyeye.it\/img-singole\/articolo-183415.webp\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/articolo-183415-850.webp.webp\" class=\"img_100\"\/><\/a><\/p>\n<p>Non aiuta, tra l&#8217;altro, l&#8217;abbandono di quelle inquadrature fisse che nel passato avevano vivacizzato molte scene dei giochi Supermassive con movimenti di telecamera arditi, sacrificate in Directive 8020 in nome della libert\u00e0 data al giocatore di osservare quello che preferisce. La scelta era indispensabile per sostenere le rinnovate sezioni di gameplay puro introdotte nel titolo, <b>ma riteniamo troppo repentina la perdita di quegli angoli suggestivi<\/b>, e non neghiamo di aver mancato un paio di jumpscare soltanto perch\u00e9 non stavamo guardando nella giusta direzione.<\/p>\n<p>Le fasi stealth<\/p>\n<p>Dopo aver sconvolto ambientazione e tematiche, l&#8217;ultima fatica di Supermassive Games <b>vuole infatti rivedere le fondamenta ludiche dell&#8217;intera esperienza<\/b>, allontanandosi dalla definizione di &#8220;film interattivo&#8221; che spesso \u00e8 stata utilizzata per svalutare le loro opere. Due anni fa, nella nostra <a href=\"https:\/\/www.everyeye.it\/articoli\/recensione-the-casting-of-frank-stone-horror-insipido-purtroppo-64411.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">recensione di The Casting of Frank Stone<\/a>, ci lamentavamo della deriva presa dallo studio che offriva un videogioco dall&#8217;interattivit\u00e0 quasi nulla, e Directive 8020 si propone come una risposta a questa precisa critica: oltre alle solite fasi esplorative, infatti, <b>adesso ci troviamo di fronte ad alcuni segmenti di gioco in cui bisogna evitare le mostruosit\u00e0 spaziali<\/b>, sgattaiolando alle loro spalle senza essere visti. <\/p>\n<p>Le meccaniche stealth introdotte nel gioco sono molto semplici, si basano su una posa accovacciata che permette di nascondersi dietro ad alcuni oggetti, e non avrebbero sfigurato come mero mezzo di gestione dei ritmi ed innovazione qualora fossero state gestite con prudenza, ma purtroppo nel corso dell&#8217;avventura bisogna affrontare tantissime sequenze di questo tipo, <b>senza alcuna variazione degna di nota<\/b> e spesso all&#8217;interno di zone gi\u00e0 visitate in precedenza. L&#8217;eccesso e la mancanza di variet\u00e0 impediscono al gameplay di generare tensione, complice una colonna sonora poco incisiva che partecipa all&#8217;atmosfera altalenante del titolo, mentre <b>abbiamo poche riserve sulla resa grafica complessiva degli orrori alieni<\/b>, sebbene potremmo lamentare la loro comparsa in una fase fin troppo avanzata nella trama, e cio\u00e8 nell&#8217;immancabile discesa nel body horror che contraddistingue tanti racconti del genere. Come da tradizione Supermassive ha investito molto nella modellazione dei volti umani ed<b> i risultati si evidenziano nell&#8217;ottima espressivit\u00e0<\/b>, mentre le animazioni si dimostrano estremamente basilari e l&#8217;illuminazione complessiva fin troppo generica. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 che apprezzabile la possibilit\u00e0 di scegliere tra un preset grafico incentrato sulla qualit\u00e0 dell&#8217;immagine, con una risoluzione maggiore ed ombre pi\u00f9 corpose, ed uno che incentiva le prestazioni perdendo un po&#8217; di resa complessiva: trattandosi di un titolo cos\u00ec cinematografico non crediamo esista una scelta giusta ed una sbagliata, ma <b>il preset performance supporta anche i 120 Hz<\/b>, ed \u00e8 complicato barattare 90 frame al secondo in nome di una risoluzione pi\u00f9 alta, specie in assenza di particolari effetti speciali come in questo caso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Correva il 2015 quando un piccolo team inglese rubava le scene con un videogioco atipico. 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