{"id":486373,"date":"2026-05-12T07:40:22","date_gmt":"2026-05-12T07:40:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/486373\/"},"modified":"2026-05-12T07:40:22","modified_gmt":"2026-05-12T07:40:22","slug":"lora-del-pasto-i-racconti-della-maglia-nera-piero-spinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/486373\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO. I RACCONTI DELLA MAGLIA NERA: PIERO SPINELLI"},"content":{"rendered":"<p>Le maglie nere: gli ultimi della classifica generale, i primi della classifica sentimentale. Perch\u00e9 le maglie nere appartengono ai gregari, in perenne lotta con il tempo massimo e le energie minime. I pi\u00f9 umani e i pi\u00f9 umili. I pi\u00f9 simili a noi. Questa \u00e8 la seconda puntata.\n            <\/p>\n<p><strong>La conquist\u00f2 al Giro d\u2019Italia del 1972. Primo, Eddy Merckx. Ultimo, Piero Spinelli.<\/strong> Fra i due, 67 corridori nonch\u00e9 2 ore, 10 minuti e 16 secondi che, alla media di 36 all\u2019ora, significano <strong>78 km di distanza.<\/strong> Statistiche alla mano, neanche tantissimo, fra prima e ultimo si \u00e8 registrato anche molto pi\u00f9 del doppio. Eppure, come precisa Spinelli, c\u2019erano momenti in cui il primo, Merckx, e l\u2019ultimo, lui, non erano poi cos\u00ec lontani: per esempio, alla partenza.\n            <\/p>\n<p><strong>Spinelli, a ripensarci adesso?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNon mi sembra vero. Non mi sembra vero di aver corso, e finito, sette Giri d\u2019Italia, cinque Giri di Svizzera, cinque Parigi-Roubaix, quattro Milano-Sanremo\u2026 Non mi sembra di aver perfino vinto, da dilettante, la Coppa Ciuffenna, il Citt\u00e0 di Lucca, il campionato toscano in tre prove e, da professionista, la Coppa Sabatini. Non mi sembra vero di aver indossato anche la maglia azzurra, due Mondiali nel ciclocross. Non mi sembra vero che, menare o no, davanti o indietro, in quel gruppo ci fossi anch\u2019io. Nove anni da professionista, una bella avventura. Mi faccio un esame di coscienza e ho la coscienza a posto. Andavo a pane e acqua, una sola volta provai il cortisone, ma invece che pi\u00f9 forte, andavo pi\u00f9 piano\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quel Giro?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cGregario di Franco Bitossi alla Filotex. Stesso borgo, Carmignano, e stessa camera, letti separati, ma altre cilindrate, lui un campione, io, appunto, un gregario. Mi diceva: se ce la fai, finch\u00e9 ce la fai, stammi vicino. Senza telecamere, i capitani si davano un \u2018attacchino\u2019 e risparmiavano forze, buone per il finale. Oppure gregario di Tista Baronchelli alla Scic. Stessa taglia, stessa bici, altre cilindrate. Quella volta sul Monte Generoso che Merckx ebbe una mezza crisetta e Baronchelli, che ne voleva approfittare, for\u00f2 prima dell\u2019ultima salita, allora mi fermai, scesi dalla bici, gli passai la mia, aspettai l\u2019ammiraglia, ne rimediai una di scorta, cos\u00ec piccola che pedalavo con le ginocchia in bocca e mi venne subito il mal di gambe. Quel gesto fu apprezzato anche da Ernesto Colnago. Alla fine della stagione, quando fu il momento di restituirgli la bici, lui mi disse di tenerla. Un caso pi\u00f9 unico che raro. E ce l\u2019ho ancora. Celestina. Un\u2019opera d\u2019arte\u201d.<\/p>\n<p><strong>La maglia nera era ambita?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNo, quell\u2019anno non solo non c\u2019era la maglia ma neanche i premi. Per\u00f2 alla fine del Giro c\u2019erano i circuiti a ingaggio, e da gregario, anzi, da autista di Bitossi li correvo quasi tutti. Giravamo sulla sua Mercedes, io guidavo, lui si fidava e riposava. Bitossi era il mio capitano, anche il mio maestro, sempre un mio amico. Quando aveva le crisi di cuore, io mi sedevo su un paracarro accanto a lui, aspettavo che l\u2019attacco gli passasse \u2013 bianco come un lenzuolo, faceva paura -, poi lo aiutavo a rientrare nel gruppo. Lui ce la faceva, io no. Bitossi mi present\u00f2 ai vecchi del gruppo, anche di altre squadre, che mi insegnarono il mestiere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Momenti di gloria?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPoco o niente, pi\u00f9 gloria riflessa, quella dei capitani, che non gloria personale. Per\u00f2 un giorno provai quella sensazione magica di non sentire la catena. Andavo forte. Volavo. Si era al Giro di Svizzera del 1978, la tappa di Affoltern, breve ma con due gran premi della montagna, non tanto grandi, tipo San Baronto, and\u00f2 via la fuga, c\u2019ero io e c\u2019era anche Giancarlo Bellini, mio compagno di squadra nella Zonca, e Bellini mi disse: scattiamo a turno, comincio io, se mi riprendono ci provi tu. Non lo ripresero. Primo lui, secondo io\u201d.<\/p>\n<p><strong>Merckx era veramente il Cannibale?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl giorno prima aveva litigato con lo spagnolo Jos\u00e9 Manuel Fuente, cos\u00ec il giorno dopo, mentre noi facevamo colazione lui e la sua squadra si stavano gi\u00e0 scaldando, in fila indiana, a tutta, come se fosse una cronosquadre. Prima della partenza, Merckx disse a Bitossi: parti davanti perch\u00e9 io parto forte. Pronti, via, fuoco e fiamme, il gruppo salt\u00f2 in aria, mi ritrovai in fondo a lottare per stare dentro il tempo massimo. Ma eravamo in una cinquantina, c\u2019erano anche diversi \u2018cavalli\u2019, come Polidori, Paolini, Boifava\u2026 e sotto sotto sapevamo che non avrebbero potuto buttarci fuori dalla corsa\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le maglie nere: gli ultimi della classifica generale, i primi della classifica sentimentale. 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