{"id":487079,"date":"2026-05-12T17:13:15","date_gmt":"2026-05-12T17:13:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487079\/"},"modified":"2026-05-12T17:13:15","modified_gmt":"2026-05-12T17:13:15","slug":"paradosso-dellarte-contemporanea-mondo-violento-opere-inoffensive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487079\/","title":{"rendered":"Paradosso dell\u2019arte contemporanea: mondo violento, opere inoffensive"},"content":{"rendered":"<p>La coscienza, cos\u00ec, fa tutti vili,<br \/>cos\u00ec il colore della decisione <br \/>al riflesso del dubbio si corrompe <br \/>e le imprese pi\u00f9 alte e che pi\u00f9 contano <br \/>si disviano, perdono anche il nome <br \/>dell\u2019azione\u2026 <\/p>\n<p>WILLIAM SHAKESPEARE, AMLETO (1602, TRADUZIONE DI EUGENIO MONTALE) <\/p>\n<p>Secondo <strong>Theo Eshetu<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arte-contemporanea-2\/2026\/05\/intervista-eshetu-biennale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">nell\u2019intervista pubblicata qui<\/a>, a causa della \u201cviolenza generale in cui viviamo immersi (\u2026) i nostri parametri di riferimento si sono spostati. Questo \u00e8 ci\u00f2 che sento: la realt\u00e0 ci ha fatto spostare quei punti fermi su cui potevamo costruire dei discorsi.\u201d E ho letto un\u2019osservazione del cantautore <strong>Trent Reznor<\/strong>, che nota come negli ultimi anni la sensazione collettiva di slittamento e di sconnessione, soprattutto negli USA, faccia pensare a \u201cqualcuno che ha spostato di nascosto i mobili, di notte\u201d. \u00c8 un momento cos\u00ec. <\/p>\n<p>La dissociazione tra arte e realt\u00e0 <\/p>\n<p>Uno dei paradossi pi\u00f9 interessanti di oggi \u00e8 la<strong> dissociazione tra arte e realt\u00e0<\/strong>. \u00c8 accaduto infatti che via via si pretendesse che l\u2019opera fosse \u201ccorretta\u201d moralmente, irreprensibile, \u201ca posto\u201d dal punto di vista del pedigree identitario, possibilmente testimone e portatrice degli effetti di torti storici da riparare e da emendare. E che, addirittura, l\u2019artista fosse una \u201cbrava persona\u201d, \u201ca posto\u201d anche lui o lei o loro. Tutto ci\u00f2 in aperta contraddizione con la vecchia regola, per esempio, che non si possa e in fondo non si debba giudicare l\u2019opera in base al suo autore\/autrice, alla sua vita e ai suoi comportamenti: un conto infatti \u00e8 il territorio dell\u2019arte, un altro completamente diverso \u00e8 quello della realt\u00e0 quotidiana. <br \/>Invece, da una quindicina d\u2019anni \u00e8 entrato in uso il giudicare l\u2019uno in riferimento e in base all\u2019altro. <\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>La correttezza dell\u2019opera d\u2019arte <\/p>\n<p>Ma, soprattutto, questa attenzione spasmodica rivolta alla \u201ccorrettezza\u201d dell\u2019opera (con la curatela, come scrive giustamente <strong>Stefano Chiodi<\/strong>, come \u201c<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arte-contemporanea-2\/2026\/03\/pandemia-arte-covid-chiodi\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arte-contemporanea-2\/2026\/03\/pandemia-arte-covid-chiodi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">dispositivo di legittimazione morale\u201d<\/a> , a fare da tutrice legale, dal controllore, e anche da censore in alcuni casi) si \u00e8 sviluppata \u2013 non certamente a caso \u2013 nel momento in cui la storia, la politica, la geopolitica come rapporto tra le nazioni andavano progressivamente fuori controllo. <\/p>\n<p>Vale a dire: pi\u00f9 i comportamenti pubblici si facevano scomposti, inaccettabili, brutali, scandalosi e sanguinosi, pi\u00f9 all\u2019arte si richiedeva di essere perfettamente controllata, educata, inoffensiva, di non esacerbare gli animi e di non andare mai fuori registro (che poi, per inciso, l\u2019essere \u201cfuori registro\u201d, programmaticamente quasi, sarebbe proprio uno dei compiti principali dell\u2019arte\u2026). <\/p>\n<p>Il paradosso dell\u2019arte <\/p>\n<p>Si tratta di un evidente e strano tentativo di compensazione, che a sua volta ha dato luogo a uno dei pi\u00f9 grandi cortocircuiti degli ultimi decenni: nel momento storico in cui si perdeva la presa collettiva sui fatti, sulle scelte e addirittura sui rapporti di causa-effetto all\u2019interno della societ\u00e0, si pretendeva che arte e cultura rispettassero rigidamente certi protocolli imposti dall\u2019alto, pena l\u2019abiura e l\u2019esclusione, cos\u00ec come la sanzione sociale. (Basta vedere, a tal proposito, come e quanto sono invecchiate male certe pratiche artistiche molto in voga, per dire, negli Anni Novanta). <\/p>\n<p>La Biennale di Venezia e il cortocircuito cultura e societ\u00e0 <\/p>\n<p>E il cortocircuito \u00e8 in definitiva quello che si vede in questi giorni, a <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/biennale-2026\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/biennale-2026\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Venezia <\/a>per esempio. Il punto di convergenza \u2013 e di collasso -tra arte, politica, geopolitica, impegno, rappresentazione dell\u2019impegno, autorappresentazione. Come abbiamo scritto pi\u00f9 volte su queste pagine, \u2018<strong>praticare il conflitto<\/strong>\u2019 e \u2018rappresentare il conflitto\u2019 su una scena un palcoscenico una piazza, sono due cose molto diverse. L\u2019una non ha quasi nulla a che vedere con l\u2019altra. <\/p>\n<p>Senza per ora addentrarci in dettagli, passaggi e sequenze di fatti \u2013 cosa che magari faremo tra qualche giorno, quando un po\u2019 di polvere si sar\u00e0 posata \u2013 possiamo intanto affermare che era abbastanza inevitabile che si giungesse a un punto simile. Un\u2019<strong>arte asserragliata<\/strong> per un decennio dentro i suoi confini angusti, all\u2019interno del proprio recinto privilegiato, in grado di trasformare persino le istanze pi\u00f9 progressiste e \u2018inclusive\u2019 nell\u2019ennesima \u2018nicchia di mercato\u2019 da sfruttare intensivamente (ma non \u00e8 la stessa inclusione ormai pienamente riconoscibile come ci\u00f2 che \u00e8 sempre stata, vale a dire un meccanismo tra i pi\u00f9 paternalistici, condiscendenti e in ultima analisi autoritari che si possano immaginare? Laddove vige infatti un\u2019autentica condivisione, una relazione di tipo paritario, nessuno ha bisogno di essere \u201cincluso\u201d, cio\u00e8 ammesso graziosamente, da qualcun altro inevitabilmente pi\u00f9 potente e avvantaggiato. <\/p>\n<p>Arte e inclusione sociale <\/p>\n<p>Dunque l\u2019<strong>inclusione<\/strong>, lungi dall\u2019essere il sintomo di un riequilibrio, \u00e8 ed \u00e8 sempre stata il riflesso dell\u2019accentuazione e dell\u2019intensificazione dello squilibrio fondamentale\u2026) non poteva in fondo che generare la definitiva scissione, secessione, <strong>dissociazione <\/strong>dalla realt\u00e0 \u2013 definitivamente percepita e vissuta come \u201cesterna\u201d \u2013 e dunque esperire l\u2019impegno, che sarebbe il coinvolgimento nelle vicende storiche politiche e sociali, come la firma in calce a una lettera aperta senza alcun effetto concreto e consequenziale, o come una dichiarazione d\u2019intenti destinata a rimanere vuota. <\/p>\n<p>L\u2019effetto reale, per\u00f2, \u00e8 che nel rifugiarsi nella propria dimensione consolatoria di spettacolo \u201ca posto\u201d, \u201ccorretto\u201d, \u201cper bene\u201d, l\u2019arte sta forse rinunciando a se stessa: la separazione e l\u2019alienazione, a ben guardare, non avvengono solo rispetto al mondo, ma alla propria identit\u00e0 \u2013 che consiste nella capacit\u00e0 autenticamente trasformativa. <\/p>\n<p>Christian Caliandro <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La coscienza, cos\u00ec, fa tutti vili,cos\u00ec il colore della decisione al riflesso del dubbio si corrompe e le&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":487080,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-487079","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116562729776317325","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/487079","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=487079"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/487079\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/487080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=487079"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=487079"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=487079"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}