{"id":48727,"date":"2025-08-15T08:57:15","date_gmt":"2025-08-15T08:57:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48727\/"},"modified":"2025-08-15T08:57:15","modified_gmt":"2025-08-15T08:57:15","slug":"afgani-deportati-dalliran-storie-di-umiliazioni-e-violenze-al-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48727\/","title":{"rendered":"Afgani deportati dall&#8217;Iran: storie di umiliazioni e violenze al confine"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ai confini occidentali dell\u2019Afghanistan<\/strong>, la strada verso casa non ha niente di accogliente. \u00c8 un corridoio di calore, polvere e perdita, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/07\/14\/rifugiati-afghani-rimpatri-forzati-pakistan-iran-notizie\/8058852\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dove gli afgani deportati tornano non con valigie ma con niente<\/a>, spesso portando solo il peso di ci\u00f2 che \u00e8 stato loro tolto. In questi luoghi, le vite si frantumano in pochi minuti, i beni vengono sequestrati, i risparmi spariscono, la dignit\u00e0 \u00e8 strappata via prima della spinta finale oltre il confine. Da inizio 2025, sono stati oltre un milione i rifugiati afghani che sono stati rimpatriati da Pakistan e Iran. In particolare, Teheran sta portando avanti <strong>deportazioni di massa<\/strong>: le tensioni sono aumentate dopo la guerra con Israele e le accuse di coinvolgimento da parte di cittadini afghani in operazioni del Mossad. Le espulsioni riguardano decine di migliaia di persone che sono costrette a rientrate in un Paese che gi\u00e0 si trova ad affrontare <strong>una profonda crisi economica<\/strong>. Questa \u00e8 la realt\u00e0 a <strong>Zaranj<\/strong>, nella provincia di Nimrooz, a <strong>Islam Qala<\/strong>, nella provincia di Herat, e in altri punti di passaggio, raccontata attraverso <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2023\/11\/19\/le-voci-dei-rifugiati-afghani-che-il-pakistan-costringe-al-rientro\/7349721\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">le voci di coloro che sono appena rientrati in Afghanistan<\/a>. Nelle storie che seguono, parlano di giorni senza acqua, notti senza riparo, neonati trattenuti fino al pagamento di riscatti e bare che arrivano senza spiegazioni.<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-5-630x407.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>1 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-4-630x405.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>2 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-3-630x412.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>3 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-2-630x411.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>4 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-1-630x408.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>5 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.49-630x410.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>6 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.48-630x411.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>7 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.47-2-630x410.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>8 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.47-1-630x411.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>9 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p>                            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-11-at-08.06.47-630x411.jpeg\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>                            \u2039<br \/>\n                            \u203a<\/p>\n<p>10 \/ 10<\/p>\n<p>                            Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n<p><strong>\u201cPrima di essere respinti, tolgono loro tutto: dal denaro ai telefonini\u201d<\/strong><br \/>\u201cNessuno pu\u00f2 prevedere quando arriveranno le persone\u201d, racconta <strong>Wakeel Khorami<\/strong>, operatore umanitario presso l\u2019area di confine di Zaranj (Nimrooz). \u201cAlcune notti arrivano all\u2019una del mattino, altri giorni l\u2019afflusso inizia alle cinque del pomeriggio sotto un sole che sembra fuoco. Il calore arriva a 51 gradi, la polvere si attacca alla pelle e ai vestiti, e gli anziani e i bambini soffrono di pi\u00f9. Arrivano esausti, dopo ore di cammino, e a volte vengono trattenuti nei campi per altre ore, anche tutta la notte, prima di poter ripartire\u201d. E continua: \u201cUna delle cose pi\u00f9 crudeli \u00e8 che<strong> molti vengono mandati di proposito a confini lontani dalle loro citt\u00e0<\/strong> e province, per rendere il ritorno a casa pi\u00f9 difficile e creare pi\u00f9 problemi anche dopo essere stati scaricati in Afghanistan. Alcuni sono nati in Iran o ci hanno vissuto tutta la vita. Non conoscono l\u2019Afghanistan, le sue strade, le sue citt\u00e0, o come sopravvivere qui\u201d. Khorami racconta anche in che condizioni arrivano queste persone: \u201cPrima che vengano respinti, viene tolto loro tutto: denaro, conti bancari, beni, propriet\u00e0, persino i telefoni. <strong>Molti arrivano qui a mani vuote<\/strong>. Uomini e donne soli, senza famiglia, sono quelli che soffrono di pi\u00f9. Spesso il governo afghano non li tratta allo stesso modo, li lascia fuori dalle liste di assistenza e affrontano seri problemi anche solo per passare i controlli biometrici e le procedure di base. Se non fosse per i volontari, molti sarebbero morti. Portiamo riso, pane, acqua, succhi, forniture igieniche, tutto ci\u00f2 che riusciamo. Le persone si organizzano in gruppi: alcuni rifiutano denaro e comprano direttamente gli articoli, altri accettano soldi ma danno ricevute e pubblicano foto, cos\u00ec i donatori sanno esattamente dove sono finiti. Il bisogno non finisce mai. I bagagli possono impiegare uno o due giorni ad arrivare. Le famiglie dormono negli angoli in attesa. Da qui a Kabul servono da 1.000 a 2.000 afghani a persona, soldi che quasi nessuno ha dopo aver pagato per lasciare l\u2019Iran\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cSiamo andati in ospedale e non volevano curare mio figlio di 6 anni investito da motociclette\u201d<\/strong><br \/>\u201cMio figlio era seduto fuori con i suoi amici quando dei motociclisti iraniani sono arrivati, lo hanno travolto e sono scappati senza fermarsi\u201d, racconta <strong>Sardar Ahmad Wali<\/strong> che si trova a Islam Qala (Herat) ed \u00e8 padre di un bambino di sei anni investito da motociclisti in Iran. \u201cEra verso le quattro del pomeriggio. L\u2019ambulanza \u00e8 arrivata tardi. Siamo andati in ospedale la sera e abbiamo aspettato fino alle otto, ma nulla. Hanno rifiutato di curarlo perch\u00e9 siamo afgani. Gli iraniani venivano presi subito, uno dopo l\u2019altro. Mio figlio piangeva con una gamba rotta, e loro dicevano solo: \u2018Aspettate.\u2019 Ci hanno lasciati ad aspettare fino al mattino prima di mettergli finalmente il gesso. Sono andato dalla polizia, che mi ha detto di procurarmi le immagini delle telecamere. Sono andato da un negozio vicino e ho chiesto i filmati, ma il proprietario ha rifiutato e mi ha insultato: \u2018Afghani Kasafat,\u2019 che significa afghano sporco. \u00c8 cos\u00ec che ci vedono l\u00ec. Ti feriscono due volte: prima con quello che fanno al tuo corpo, e poi con quello che dicono al tuo volto e alla tua dignit\u00e0. Questo \u00e8 solo uno dei migliaia di episodi quotidiani che gli afgani subiscono in Iran dai cittadini comuni: dalle <strong>aggressioni di gruppo<\/strong> e individuali agli attacchi contro donne afghane\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cPenso solo a come tenere in vita mia moglie fino alla prossima settimana\u201d<br \/><\/strong>\u201cLavoravo in una fattoria in Iran\u201d, spiega <strong>Rahmat Gul<\/strong> (pseudonimo) che si trova a Islam Qala (Herat) ed \u00e8 un lavoratore agricolo deportato mentre la moglie riceve cure per il cancro. \u201cPagava poco, ma ci teneva in vita. <strong>Mia moglie ha un cancro al seno<\/strong>; in Iran aveva appuntamenti regolari e speranza. Poi siamo stati deportati. Siamo tornati questa mattina senza niente: nessuna casa, nessun lavoro, neppure l\u2019ultimo stipendio che mi dovevano. Il prossimo trattamento di mia moglie \u00e8 vicino, e non posso pagare n\u00e9 affitto, n\u00e9 cibo, n\u00e9 medicine. Non penso a domani, penso solo a come tenerla in vita fino alla prossima settimana.\u201d<\/p>\n<p><strong>\u201cCi gridano \u2018afgani sporchi&#8217;\u201d<\/strong><br \/>\u201cOra penso che forse ho fatto un errore ad andare in Iran\u201d, dice <strong>Omid Khalili<\/strong>, espulso con la sua famiglia di sei persona e ora a Islam Qala, (Herat). \u201cForse ci sono andato perch\u00e9 temevo per la sicurezza della mia famiglia, o forse perch\u00e9 pensavo di non avere altra scelta che cercare rifugio l\u00ec. Ma dopo aver vissuto l\u00ec, dopo aver visto la loro gente, il loro sistema, il loro trattamento verso di noi, credo questo: \u00e8 meglio morire nel proprio paese che vivere come un re in quello di qualcun altro. Al cancello, con i documenti pronti, gli ufficiali mi hanno comunque insultato e spintonato. Ho detto: \u2018Credete in Allah?\u2019 Mi hanno risposto: \u2018Afghani Palid, Afghani Kasafat,\u2019 afgano sporco.<br \/>Andarsene non \u00e8 gratis. Per la mia famiglia ho pagato sedici milioni di toman, circa 150 dollari, per l\u2019autobus fino al confine, e sei milioni di toman, circa 65 dollari, come tassa \u201cmunicipale\u201d. Se non puoi pagare, ti tirano gi\u00f9 dall\u2019autobus dei deportati. Ho visto persone mendicare nel campo per ottenere i soldi, e ti costringono a farlo. Se non hai niente, ti prendono il telefono o la borsa. Il campo dove ti tengono se non puoi pagare \u00e8 crudele: il caldo \u00e8 insopportabile, le condizioni sporche. Siedi in quel posto, umiliato, finch\u00e9 qualcuno fuori non ti porta i soldi o finch\u00e9 non ti spogliano di ci\u00f2 che ti resta.\u201d<\/p>\n<p><strong>\u201cL\u2019ospedale mi ha chiesto soldi per riavere indietro mio figlio\u201d<\/strong><br \/>\u201cQuando \u00e8 stato il momento del parto, l\u2019ospedale mi ha perquisito prima ancora di guardare mia moglie\u201d, ha detto <strong>Nasiruddin Fayaz<\/strong> padre di un neonato e ora a Islam Qala (Herat). \u201cTasche, borsa, tutto, cercando soldi. Dopo la nascita hanno mandato a casa mia moglie ma hanno trattenuto il bambino, dicendo che aveva \u2018ittero neonatale.\u2019 Per cinque giorni il mio neonato \u00e8 stato trattenuto l\u00ec senza latte adeguato. Hanno detto che me lo avrebbero restituito solo se avessi pagato cinque milioni di toman, tra 500 e 600 dollari. Ho preso in prestito soldi da chiunque conoscevo e ho ripreso mio figlio. Ho visto altre famiglie afghane nella stessa trappola. <strong>Tengono i bambini come se fossero una garanzia<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cHanno resituito mio nipote in una bara\u201d<\/strong><br \/>\u201cDicono che \u00e8 stato un incidente\u201d, \u00e8 la testimonianza di <strong>Habib Noor<\/strong>, uno zio che ha ricevuto il corpo del nipote alla frontiera e ora parla da Islam Qala (Herat). \u201cMio nipote aveva trentadue anni, celibe, lavorava nei campi in Iran. <strong>Questa mattina ce lo hanno restituito in una bara.<\/strong> Nessuna spiegazione oltre a quella parola. Sua madre \u00e8 ancora l\u00ec e sar\u00e0 deportata presto. Era partito per guadagnare ed \u00e8 tornato silenzioso e pesante. Lo porteremo al nostro villaggio e lo seppelliremo, ma non sapremo mai cosa \u00e8 successo davvero.\u201d<\/p>\n<p>Tra le sedie rosse, verdi e blu delle sale di accoglienza, sotto ventilatori a soffitto che girano lentamente, queste storie si ripetono in bocche diverse. Un bambino che segue il bordo del suo gesso con un dito, un marito che piega fogli medici che non sa pi\u00f9 come usare, un padre che conta i giorni tra la nascita e il riscatto, uno zio che cammina accanto a una bara. A Zaranj e Islam Qala i confini non sono solo una linea sulla mappa. <strong>Sono un luogo dove le vite vengono spogliate<\/strong>, dove il viaggio di ritorno inizia con niente se non i vestiti che si indossano, e dove, per molti, la strada davanti porta in un paese che non hanno mai davvero conosciuto.<\/p>\n<p>*I nomi utilizzati sono pseudonimi come richiesto dagli intervistati<\/p>\n<p>*Foto di Muhammad Balabuluki<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ai confini occidentali dell\u2019Afghanistan, la strada verso casa non ha niente di accogliente. \u00c8 un corridoio di calore,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":48728,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-48727","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48727\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}