{"id":487653,"date":"2026-05-13T01:20:16","date_gmt":"2026-05-13T01:20:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487653\/"},"modified":"2026-05-13T01:20:16","modified_gmt":"2026-05-13T01:20:16","slug":"massimo-ricci-luomo-che-ha-restituito-al-mondo-il-segreto-della-cupola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487653\/","title":{"rendered":"Massimo Ricci: l\u2019uomo che ha restituito al mondo il segreto della Cupola"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\">\ndi Tommaso Chimenti<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per oltre sei secoli la Cupola del Brunelleschi \u00e8 rimasta un enigma. Un\u2019opera che sfida la gravit\u00e0, la logica e la documentazione storica: nessun disegno, nessuna spiegazione, nessun manuale lasciato dal suo autore. Solo la perfezione di una struttura che domina Firenze e il pensiero di generazioni di studiosi. Tra questi, uno ha scelto di non arrendersi al silenzio: Massimo Ricci, architetto, ricercatore, docente, e soprattutto uomo capace di dedicare una vita intera a un\u2019unica domanda. Non per ambizione ma per necessit\u00e0 interiore. Ricci ha attraversato cinquant\u2019anni di studio con una tenacia che appartiene pi\u00f9 agli artigiani del Rinascimento che agli accademici contemporanei. Ha costruito modelli, li ha demoliti, li ha ricostruiti. Ha sperimentato tecniche antiche, ha osservato la Cupola come si osserva un organismo vivente, ha trasformato ogni intuizione in verifica concreta. Il suo metodo non \u00e8 stato teorico: \u00e8 stato fisico, quasi ascetico. Il risultato \u00e8 oggi riconosciuto come la ricostruzione pi\u00f9 autorevole del sistema costruttivo brunelleschiano. Ricci ha dimostrato che la Cupola non \u00e8 un miracolo, ma un capolavoro di ingegneria intuitiva, basato su una geometria complessa e su una logica muraria che nessuno aveva pi\u00f9 saputo leggere. Ha restituito al mondo ci\u00f2 che Brunelleschi aveva scelto di non lasciare scritto: il metodo. Questa lunga avventura intellettuale trova oggi una forma pubblica nella mostra che si terr\u00e0 sabato 16 maggio alle ore 16.30, presso Villa Barberini, in Via Antonio Bertolini 45, ai Parioli a Roma. Un luogo scelto non a caso: uno spazio che permette di restituire al pubblico la dimensione fisica, concreta, quasi tattile della ricerca di Ricci. Ma la storia di Ricci non \u00e8 solo la vicenda di uno studioso. \u00c8 anche la storia delle persone che hanno saputo custodire, proteggere e infine restituire al pubblico il valore del suo lavoro. Tra queste, un ruolo decisivo appartiene a Angela Ricci, moglie del professore. Per anni ha vissuto accanto alla sua ricerca, ne ha visto la fatica quotidiana, le intuizioni improvvise, le notti passate sui modelli e i giorni in cui la Cupola sembrava tacere. Angela non \u00e8 stata una semplice presenza: \u00e8 stata la memoria viva del percorso di Ricci, la custode dei suoi appunti, la garante della continuit\u00e0 di un lavoro che rischiava di restare confinato nell\u2019ambito privato. \u00c8 stata lei, oggi, a voler trasformare quella lunga avventura in una mostra. L\u2019ideatrice del progetto, la prima a dire che era arrivato il momento di condividere con il pubblico ci\u00f2 che per decenni era rimasto nel silenzio dei laboratori e dei cantieri sperimentali. La mostra nasce dalla sua determinazione, dalla sua visione e dalla sua capacit\u00e0 di trasformare un patrimonio personale in un bene culturale collettivo. <\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/IMG-20260512-WA0004.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-92527\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/IMG-20260512-WA0004.jpg\" alt=\"\" width=\"896\" height=\"1195\"  \/><\/a>Accanto a questa storia, ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra che ritorna dopo quarant\u2019anni. Tutto cominci\u00f2 nel marzo del 1982, quando una giovane donna \u2013 Emma Maffucci \u2013 curiosa, intuitiva, capace di muoversi tra mondi diversi, decise di credere in Ricci prima che lo facesse il mondo accademico. La Maffucci organizz\u00f2 una conferenza che il professore avrebbe poi definito \u201cmemorabile\u201d, non solo per il successo inatteso, ma per la lucidit\u00e0 con cui quella giovane seppe intuire la portata del suo metodo. Da allora, il percorso di Emma Maffucci (che il Professor Ricci aveva soprannominato \u201cla volpe\u201d) non \u00e8 stato lineare. Ha attraversato viaggi, incarichi, retrovie istituzionali, scritture, incontri, fino a trasformare quell\u2019esperienza in una voce riconoscibile. Una voce che oggi trova la sua forma pi\u00f9 matura in \u201cOmert\u00e0 parlante\u201d, un libro che affronta il non detto con la stessa determinazione con cui Ricci ha affrontato il mistero brunelleschiano. Oggi, quella \u201cvolpe\u201d dopo quarant\u2019anni \u00e8 tornata accanto a Ricci non come spettatrice ma come organizzatrice della mostra che celebra i cinquant\u2019anni di studi sulla Cupola. Un ritorno che non \u00e8 nostalgia ma compimento: la chiusura di un cerchio iniziato nel 1982 e riaperto oggi grazie alla visione della moglie Angela. Cos\u00ec, in questo progetto, si incontrano tre sguardi: quello dello studioso che ha decifrato l\u2019enigma; quello della moglie che ne ha custodito la memoria e ne ha voluto la restituzione pubblica; quello di Emma Maffucci, che quarant\u2019anni fa vide ci\u00f2 che ancora non era visibile e oggi accompagna la mostra con la maturit\u00e0 del suo percorso culturale e narrativo. In fondo, la Cupola del Brunelleschi parla proprio di questo: di ci\u00f2 che resiste, di ci\u00f2 che ritorna, di ci\u00f2 che continua a parlare anche quando tutto intorno tace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Tommaso Chimenti Per oltre sei secoli la Cupola del Brunelleschi \u00e8 rimasta un enigma. 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