{"id":487936,"date":"2026-05-13T06:27:12","date_gmt":"2026-05-13T06:27:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487936\/"},"modified":"2026-05-13T06:27:12","modified_gmt":"2026-05-13T06:27:12","slug":"la-guerra-in-iran-e-sfuggita-di-mano-allamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/487936\/","title":{"rendered":"La guerra in Iran \u00e8 sfuggita di mano all\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile ricordare un momento in cui gli Stati Uniti abbiano subito una sconfitta totale in un conflitto: una battuta d\u2019arresto tanto decisiva da non poter essere n\u00e9 riparata n\u00e9 ignorata sul piano strategico. Le perdite catastrofiche subite a Pearl Harbor, nelle Filippine e nell\u2019intero Pacifico occidentale nei primi mesi della Seconda guerra mondiale alla fine furono ribaltate. Le sconfitte in Vietnam e Afghanistan furono costose, ma non compromisero in modo duraturo la posizione complessiva dell\u2019America nel mondo, perch\u00e9 quei teatri erano periferici rispetto al cuore della competizione globale. Anche il fallimento iniziale in Iraq venne in parte corretto da un cambio di strategia che fin\u00ec per lasciare il paese relativamente stabile, non minaccioso per i vicini, e mantenne gli Stati Uniti forza dominante nella regione.<\/p>\n<p>Una sconfitta nell\u2019attuale confronto con l\u2019Iran avrebbe invece natura completamente diversa. Non potrebbe essere n\u00e9 aggiustata n\u00e9 ignorata. Non ci sarebbe ritorno allo status quo ante n\u00e9 un successivo trionfo americano capace di annullare o compensare il danno subito. Lo Stretto di Hormuz non tornerebbe a essere \u201caperto\u201d come un tempo. Controllando lo stretto, l\u2019Iran emergerebbe come attore chiave della regione e come uno dei principali attori globali. Il ruolo di Cina e Russia \u2013 alleate di Teheran \u2013 ne uscirebbe rafforzato; quello degli Stati Uniti, drasticamente ridimensionato.<\/p>\n<p>Lungi dal dimostrare la potenza americana, come i sostenitori della guerra hanno ripetutamente sostenuto, il conflitto ha mostrato un\u2019America inaffidabile e incapace di portare a termine ci\u00f2 che ha iniziato. E questo innescher\u00e0 inevitabilmente una reazione a catena a livello globale, mentre amici e avversari si adatteranno al fallimento americano.<\/p>\n<p>Al presidente Trump piace parlare di chi abbia \u00able carte in mano\u00bb, ma non \u00e8 affatto chiaro che gli siano rimaste buone carte da giocare. Stati Uniti e Israele hanno martellato l\u2019Iran con devastante efficacia per trentasette giorni, eliminando gran parte della leadership del paese e distruggendo il grosso delle sue forze armate, senza per\u00f2 riuscire n\u00e9 a far crollare il regime n\u00e9 a ottenere anche la minima concessione.<\/p>\n<p>Ora l\u2019amministrazione Trump spera che il blocco dei porti iraniani riesca l\u00e0 dove la forza militare ha fallito. \u00c8 possibile, naturalmente, ma un regime che non \u00e8 stato piegato da cinque settimane di attacchi incessanti difficilmente ceder\u00e0 sotto la sola pressione economica. N\u00e9 teme davvero la rabbia della popolazione. Come ha osservato recentemente la studiosa Suzanne Maloney: \u00abUn regime che a gennaio ha massacrato i propri cittadini per soffocare le proteste \u00e8 perfettamente disposto a imporre oggi nuove sofferenze economiche alla popolazione\u00bb.<\/p>\n<p>Alcuni sostenitori della guerra chiedono dunque la ripresa dei bombardamenti, ma non sanno spiegare in che modo un nuovo ciclo di attacchi dovrebbe ottenere ci\u00f2 che trentasette giorni di bombardamenti non sono riusciti a ottenere. Ulteriori operazioni militari porterebbero inevitabilmente l\u2019Iran a colpire gli Stati del Golfo vicini; e anche a questo i fautori della guerra non hanno alcuna risposta. Trump ha fermato gli attacchi contro l\u2019Iran non perch\u00e9 si fosse stancato del conflitto, ma perch\u00e9 Teheran stava colpendo le infrastrutture vitali di petrolio e gas della regione.<\/p>\n<p>Il punto di svolta \u00e8 arrivato il 18 marzo, quando Israele ha bombardato il giacimento iraniano di South Pars e l\u2019Iran ha reagito attaccando Ras Laffan Industrial City in Qatar \u2013 il pi\u00f9 grande impianto mondiale per l\u2019esportazione di gas naturale \u2013 causando danni alla capacit\u00e0 produttiva che richiederanno anni per essere riparati. Trump ha risposto dichiarando una moratoria su ulteriori attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e successivamente annunciando un cessate il fuoco, nonostante Teheran non avesse fatto alcuna concessione.<\/p>\n<p>Il calcolo dei rischi che ha costretto Trump a fare marcia indietro un mese fa resta valido ancora oggi. Anche se ora decidesse di dare seguito alla sua minaccia di distruggere la \u00abcivilt\u00e0\u00bb iraniana attraverso nuovi bombardamenti, l\u2019Iran sarebbe comunque in grado di lanciare numerosi missili e droni prima della caduta del regime \u2013 ammesso che il regime cada davvero. Basterebbero pochi attacchi riusciti per paralizzare per anni, se non decenni, le infrastrutture petrolifere e del gas della regione, gettando il mondo intero, e gli stessi Stati Uniti, in una crisi economica prolungata. Anche se Trump volesse bombardare l\u2019Iran come parte di una strategia d\u2019uscita \u2013 mostrarsi duro per mascherare la ritirata \u2013 non potrebbe farlo senza rischiare questa catastrofe.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 uno scacco matto, poco ci manca. Negli ultimi giorni Trump avrebbe chiesto alla comunit\u00e0 dell\u2019intelligence americana di valutare le conseguenze di una semplice dichiarazione di vittoria seguita dal disimpegno. \u00c8 difficile biasimarlo. Sperare nel collasso del regime non \u00e8 una strategia, soprattutto quando quel regime \u00e8 gi\u00e0 sopravvissuto a ripetuti colpi militari ed economici. Potrebbe crollare domani, fra sei mesi, oppure non crollare affatto. Ma Trump non ha cos\u00ec tanto tempo da aspettare, mentre il petrolio si avvicina ai centocinquanta o persino ai duecento dollari al barile, l\u2019inflazione cresce e iniziano a manifestarsi carenze globali di cibo e altre materie prime. Ha bisogno di una soluzione pi\u00f9 rapida.<\/p>\n<p>Ma qualunque soluzione diversa da una resa di fatto degli Stati Uniti comporta rischi enormi che Trump, finora, non ha mostrato di voler assumere. Coloro che invitano con leggerezza il presidente a \u00abportare a termine il lavoro\u00bb raramente riconoscono i costi di questa scelta. A meno che gli Stati Uniti non siano pronti a impegnarsi in una guerra terrestre e navale su vasta scala per rovesciare l\u2019attuale regime iraniano, e poi a occupare il paese finch\u00e9 un nuovo governo non riesca a consolidarsi; a meno che non siano disposti a rischiare la perdita di navi da guerra impegnate a scortare petroliere attraverso uno stretto conteso; a meno che non siano pronti ad accettare i devastanti danni di lungo periodo alle capacit\u00e0 produttive della regione derivanti dalle ritorsioni iraniane \u2013 ritirarsi ora potrebbe apparire come l\u2019opzione meno peggiore.<\/p>\n<p>Sul piano politico, Trump potrebbe benissimo ritenere di avere maggiori possibilit\u00e0 di sopravvivere a una sconfitta che non a una guerra molto pi\u00f9 lunga, vasta e costosa, che potrebbe comunque concludersi con un fallimento.<\/p>\n<p>La sconfitta degli Stati Uniti, dunque, non \u00e8 soltanto possibile: \u00e8 probabile.<\/p>\n<p>Ecco che cosa significherebbe una sconfitta. L\u2019Iran resterebbe in controllo dello Stretto di Hormuz. L\u2019idea diffusa secondo cui, in un modo o nell\u2019altro, lo stretto torner\u00e0 a riaprirsi una volta terminata la crisi \u00e8 infondata. L\u2019Iran non ha alcun interesse a tornare allo status quo ante. Si parla spesso di una divisione tra moderati e falchi a Teheran, ma persino i moderati devono capire che il paese non pu\u00f2 permettersi di perdere il controllo dello stretto, indipendentemente da quanto vantaggioso possa sembrare un eventuale accordo.<\/p>\n<p>Per prima cosa: quanto sarebbe affidabile un accordo con Trump? Il presidente si \u00e8 quasi vantato di aver replicato l\u2019attacco a sorpresa giapponese di Pearl Harbor approvando l\u2019eliminazione della leadership iraniana nel pieno dei negoziati. Gli iraniani non possono avere la certezza che Trump non decida di colpire di nuovo pochi mesi dopo aver raggiunto un\u2019intesa. E sanno anche che Israele potrebbe tornare ad attaccare, perch\u00e9 non si \u00e8 mai sentito realmente vincolato quando ritiene minacciati i propri interessi. E gli interessi israeliani saranno minacciati.<\/p>\n<p>Come hanno osservato numerosi esperti dell\u2019Iran, il regime di Teheran rischia oggi di uscire dalla crisi molto pi\u00f9 forte di prima della guerra, avendo non soltanto preservato il proprio potenziale nucleare, ma acquisito anche un\u2019arma ancora pi\u00f9 efficace: la capacit\u00e0 di tenere in ostaggio il mercato energetico globale.<\/p>\n<p>Quando gli iraniani parlano di riaprire lo stretto, intendono comunque mantenerne il controllo. L\u2019Iran potr\u00e0 non soltanto imporre pedaggi per il passaggio, ma anche limitare il transito alle nazioni con cui intrattiene buoni rapporti. Se un paese si comporter\u00e0 in modo sgradito ai dirigenti iraniani, Teheran potr\u00e0 punirlo semplicemente rallentando \u2013 o anche solo minacciando di rallentare \u2013 il flusso delle sue navi commerciali in entrata e in uscita dallo stretto.<\/p>\n<p>Il potere di chiudere o controllare il traffico navale nello stretto \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 immediato del potere, per ora soltanto potenziale, del programma nucleare iraniano. Questa leva consentir\u00e0 ai dirigenti di Teheran di costringere gli altri paesi a revocare le sanzioni e normalizzare le relazioni diplomatiche, oppure a subirne le conseguenze. Israele rischier\u00e0 di trovarsi pi\u00f9 isolato che mai, mentre l\u2019Iran si arricchir\u00e0, si riarmer\u00e0 e conserver\u00e0 intatta la possibilit\u00e0 di dotarsi in futuro dell\u2019arma nucleare.<\/p>\n<p>Potrebbe persino diventare impossibile per Israele colpire i proxy iraniani: in un mondo in cui Teheran esercita un\u2019influenza decisiva sulle forniture energetiche di numerosi paesi, lo Stato ebraico potrebbe subire enormi pressioni internazionali affinch\u00e9 eviti di provocare l\u2019Iran in Libano, a Gaza o altrove.<\/p>\n<p>Il nuovo equilibrio nello stretto produrr\u00e0 inoltre uno spostamento significativo dei rapporti di forza e d\u2019influenza, tanto a livello regionale quanto globale. Nella regione, gli Stati Uniti avranno dimostrato di essere una tigre di carta, costringendo gli Stati del Golfo e gli altri paesi arabi ad accomodarsi alle richieste iraniane. Come hanno scritto di recente gli studiosi Reuel Gerecht e Ray Takeyh: \u00abLe economie arabe del Golfo sono state costruite sotto l\u2019ombrello dell\u2019egemonia americana. Togliete quell\u2019ombrello \u2014 e la libert\u00e0 di navigazione che garantiva \u2014 e gli Stati del Golfo finiranno inevitabilmente per andare a trattare con Teheran\u00bb.<\/p>\n<p>E non saranno gli unici. Tutti i paesi che dipendono dall\u2019energia proveniente dal Golfo dovranno trovare un proprio accomodamento con l\u2019Iran. Quale alternativa avrebbero? Se gli Stati Uniti, con tutta la potenza della loro marina, non riescono o non vogliono riaprire lo stretto, nessuna coalizione che disponga soltanto di una frazione delle capacit\u00e0 americane potr\u00e0 riuscirci.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa anglo-francese per pattugliare lo stretto dopo il cessate il fuoco ha qualcosa di grottesco. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito che questa coalizione operer\u00e0 soltanto in condizioni pacifiche: scorter\u00e0 le navi, ma solo se non avranno realmente bisogno di essere scortate. Eppure, con l\u2019Iran al controllo, lo stretto non torner\u00e0 sicuro ancora per molto tempo. La Cina, presumibilmente, esercita una certa influenza su Teheran, ma nemmeno Pechino \u00e8 in grado, da sola, di forzare la riapertura dello stretto.<\/p>\n<p>Uno degli effetti di questa trasformazione potrebbe essere l\u2019avvio di una nuova corsa navale tra le grandi potenze. In passato, la maggior parte dei paesi del mondo \u2013 inclusa la Cina \u2013 contava sugli Stati Uniti sia per prevenire crisi di questo tipo sia per gestirle una volta scoppiate. Ora invece le nazioni europee e asiatiche che dipendono dall\u2019accesso alle risorse energetiche del Golfo Persico si trovano impotenti di fronte alla perdita di forniture vitali per la propria stabilit\u00e0 economica e politica.<\/p>\n<p>Per quanto tempo potranno tollerare questa situazione prima di iniziare a costruire flotte proprie, nel tentativo di esercitare influenza in un mondo dominato dal \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d, dove ordine e prevedibilit\u00e0 sono ormai venuti meno?<\/p>\n<p>La sconfitta americana nel Golfo avr\u00e0 conseguenze globali ancora pi\u00f9 ampie. Il mondo intero pu\u00f2 vedere come poche settimane di guerra contro una potenza di secondo livello abbiano ridotto le scorte di armamenti statunitensi a livelli pericolosamente bassi, senza che esista una soluzione rapida per ricostituirle. Gli interrogativi che questo solleva sulla capacit\u00e0 americana di affrontare un altro grande conflitto potrebbero oppure no spingere Xi Jinping ad attaccare Taiwan, o Vladimir Putin ad aumentare l\u2019aggressione contro l\u2019Europa. Ma, nel minimo dei casi, gli alleati degli Stati Uniti in Asia orientale e in Europa devono ormai interrogarsi sulla reale tenuta americana nel caso di futuri conflitti.<\/p>\n<p>L\u2019adattamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante degli Stati Uniti nel Golfo \u00e8 soltanto la prima di molte vittime future.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/international\/2026\/05\/iran-war-trump-losing\/687094\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Questo articolo \u00e8 stato pubblicato originariamente sull\u2019Atlantic.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 difficile ricordare un momento in cui gli Stati Uniti abbiano subito una sconfitta totale in un conflitto:&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":487937,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,206,764,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-487936","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-donald-trump","12":"tag-iran","13":"tag-mondo","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-di-mondo","18":"tag-ultimenotizie","19":"tag-ultimenotiziedimondo","20":"tag-world","21":"tag-world-news","22":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116565852025774180","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/487936","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=487936"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/487936\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/487937"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=487936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=487936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=487936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}