{"id":48852,"date":"2025-08-15T10:19:13","date_gmt":"2025-08-15T10:19:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48852\/"},"modified":"2025-08-15T10:19:13","modified_gmt":"2025-08-15T10:19:13","slug":"la-proposta-del-ministro-israeliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/48852\/","title":{"rendered":"la proposta del ministro israeliano"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ipotesi torna a galla in maniera carsica. Lo ha fatto di nuovo negli ultimi giorni. In un\u2019intervista rilasciata marted\u00ec alla tv i24news, <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong> ha spiegato che Israele \u00e8 in contatto con \u201cdiversi Paesi\u201d per reinsediare i palestinesi che vivono nella <strong>Striscia di Gaza<\/strong>. Ieri poi l\u2019emittente <strong>Channel 12<\/strong> ha specificato che Tel Aviv sta trattando con cinque Stati: Indonesia, Somaliland, Sud Sudan, Uganda e <strong>Libia<\/strong>. S\u00ec, lo \u201cscatolone di sabbia\u201d ridotto dall\u2019Italia a colonia all\u2019inizio del \u2018900 e che dalla caduta di <strong>Muammar Gheddafi<\/strong> nel 2011 \u00e8 spaccato in due tra il governo filo-occidentale che regge la <strong>Tripolitania<\/strong> a ovest e la Cirenaica che a est vive sotto il giogo del generale <strong>Khalifa Haftar<\/strong>.<\/p>\n<p>A maggio la voce era arrivata dagli <strong>Stati Uniti<\/strong>, a parlarne era stata la tv americana Nbc. Tre fonti avevano riferito all\u2019emittente che \u201cin cambio del <strong>reinsediamento dei palestinesi<\/strong>\u201d Washington avrebbe potuto \u201caccordare alla Libia <strong>miliardi di dollari<\/strong> di fondi che gli Stati Uniti hanno congelato pi\u00f9 di un decennio fa\u201d e Israele era stato \u201ctenuto informato\u201d della discussione con la leadership libica. Il Dipartimento di Stato aveva subito smentito perch\u00e9 \u201cla situazione sul campo \u00e8 insostenibile per un piano del genere\u201d, ma il <strong>18 luglio<\/strong> a tornare sulla presunta trattativa era stato il sito Axios, secondo cui quella settimana il capo del Mossad <strong>David Barnea<\/strong> era stato a Washington e aveva riferito all\u2019inviato della Casa Bianca <strong>Steve Witkoff<\/strong> che Tel Aviv stava trattando il ricollocamento dei gazawi con l\u2019Etiopia, l\u2019Indonesia e, appunto, la Libia.<\/p>\n<p>Sabato scorso, <strong>9 agosto<\/strong>, la questione \u00e8 riaffiorata. Agenzia Nova, solitamente ben informata sui fatti libici, ha riferito che in un\u2019intervista al quotidiano Maariv il ministro dell\u2019Agricoltura israeliano, <strong>Avi Dichter<\/strong>, ha definito la Libia \u201cla <strong>destinazione ideale<\/strong>\u201d per un piano di reinsediamento di circa <strong>1,5 milioni di palestinesi<\/strong> residenti nella Striscia di Gaza, sostenendo che il trasferimento richiederebbe \u201csolo pochi miliardi\u201d e che \u201ci rifugiati palestinesi potrebbero contribuire allo <strong>sviluppo<\/strong> della Libia\u201d. Nova ha aggiunto anche che il 29 maggio una \u201cfonte\u201d aveva riferito all\u2019agenzia che una parte del progetto sarebbe stata sostenuta dagli Stati Uniti, con la mediazione della Turchia e dell\u2019Arabia Saudita e avrebbe compreso il trasferimento di <strong>un milione di gazawi<\/strong>. Secondo la stessa fonte, \u201cHaftar avrebbe offerto di <strong>concedere la cittadinanza<\/strong> ai palestinesi deportati, ottenendo in cambio maggiore libert\u00e0 di gestione delle risorse petrolifere e di influenzare il potere\u201d. Il 12 agosto un portavoce di Haftar ha smentito Nova affermando che l\u2019agenzia era stata \u201c<strong>usata in modo strumentale<\/strong> sul reinsediamento dei palestinesi\u201d e parlando di un \u201ctentativo di <strong>distogliere l\u2019attenzione<\/strong> dai risultati ottenuti dall\u2019Esercito nazionale nella difesa della patria e della sicurezza nazionale\u201d.<\/p>\n<p>In Libia la questione dei <strong>rapporti<\/strong> con Israele \u00e8 molto delicata. A fine agosto 2023, il ministro degli Esteri del governo di unit\u00e0 nazionale <strong>Najla Al-Mangoush<\/strong> aveva incontrato a Roma l\u2019allora omologo israeliano <strong>Eli Cohen<\/strong> nel primo confronto pubblico tra funzionari libici e israeliani da decenni. Al-Mangoush aveva dichiarato che l\u2019incontro era stato \u201c<strong>casuale<\/strong>\u201d (anche se era durato pi\u00f9 di due ore), ma nel paese erano scoppiate<strong> violente rivolte<\/strong> in diverse citt\u00e0 della Tripolitania mentre nella capitale una folla aveva <strong>assaltato il ministero degli Esteri<\/strong> e tentato di appiccare il fuoco alla residenza del premier <strong>Abdul Hamid Dbeibah<\/strong>. Secondo una legge del 1957, infatti, trattare con lo Stato ebraico \u00e8 un reato che prevede fino a 9 anni di carcere e Al-Mangoush era stata <strong>sospesa dall\u2019incarico<\/strong>.<\/p>\n<p>A gennaio 2025, poi, la diplomatica \u00e8 tornata a parlare di quell\u2019incontro. In un\u2019intervista al podcast \u201cAtheer\u201d di Al Jazeera, la donna ha affermato che si era trattato di un incontro \u201csegreto\u201d incentrato sul tema della sicurezza e approvato da Dbeibah, contraddicendo cos\u00ec il premier che aveva avallato la natura casuale del faccia a faccia. Dopo la messa in onda, nuove proteste sono scoppiate in diverse citt\u00e0 tra cui Tripoli, Misurata e Zawiya, con dimostranti che hanno chiesto le dimissioni del primo ministro. E le manifestazioni si sono intensificate quando il governo ad interim della Libia orientale, guidato da <strong>Osama Hamad<\/strong>, ha condannato l\u2019incontro definendolo \u201c<strong>moralmente e legalmente sbagliato<\/strong>\u201c, prima che la situazione tornasse alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle ultime ore l\u2019ipotesi del displacement dei palestinesi in Libia \u00e8 emersa nuovamente. E non pu\u00f2 lasciare indifferente l\u2019Italia, che nel febbraio 2017 firm\u00f2 anche a nome dell\u2019Unione europea il <strong>memorandum<\/strong> con cui accorda a Tripoli fondi e mezzi in cambio dell\u2019impegno a bloccare la partenza dei <strong>barconi carichi di migranti<\/strong> diretti lungo la rotta del Mediterraneo centrale verso le coste siciliane. Se davvero un milione di gazawi dovesse essere sfollato nell\u2019inferno libico, dove verrebbe collocato? In quale tipo di quadro giuridico l\u2019eventuale milione di profughi potrebbe essere sistemato in un paese dilaniato dalla guerra civile e in cui sorgono <strong>centri di detenzione<\/strong> finanziati anche da Roma in cui sono gi\u00e0 rinchiusi <strong>centinaia di migliaia di profughi<\/strong> provenienti dal sub-Sahara in violazione dei pi\u00f9 elementari diritti umani? E chi dovrebbe occuparsi della loro gestione? Si spera non le milizie armate che si spartiscono i fondi di Italia e Ue e sui cui capi \u2013 vedi <strong>Njeem Osama Almasri<\/strong> \u2013 pendono ordini di arresto della Corte Penale Internazionale che li accusa di omicidi, torture e stupri e che invece vengono trattati dal governo Meloni come capi di Stato e riaccompagnati a casa su un aereo dei servizi segreti. L\u2019ipotesi \u00e8 remota, ma la totale libert\u00e0 di manovra accordata dagli Stati Uniti al governo Netanyahu, nel silenzio delle democrazie occidentali, non lascia presagire nulla di buono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019ipotesi torna a galla in maniera carsica. Lo ha fatto di nuovo negli ultimi giorni. 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