{"id":488960,"date":"2026-05-13T21:09:25","date_gmt":"2026-05-13T21:09:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/488960\/"},"modified":"2026-05-13T21:09:25","modified_gmt":"2026-05-13T21:09:25","slug":"inedito-di-artemisia-gentileschi-allasta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/488960\/","title":{"rendered":"Inedito di Artemisia Gentileschi all\u2019asta?"},"content":{"rendered":"<p>        di Redazione , pubblicato il 12\/05\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/flash-news\/11c-arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Arte antica        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/artemisia-gentileschi.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Artemisia Gentileschi<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-barocca.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">arte barocca<\/a> <\/p>\n<p>Una\u00a0Santa Dorotea attribuita ad Artemisia Gentileschi sar\u00e0 battuta il 7 giugno 2026 al Castello di Villandry, stima 200-300.000 euro. Il dipinto \u00e8 emerso da una collezione privata francese\u00a0ed \u00e8 stato restaurato in vista della vendita.<\/p>\n<p>Un dipinto inedito da attribuire ad <strong>Artemisia Gentileschi<\/strong>? Di questo \u00e8 convinta la casa d\u2019aste francese <strong>Rouillac<\/strong>, che il prossimo 7 giugno, al Castello di Villandry, nella Valle della Loira, presenter\u00e0 una Santa Dorotea associata all\u2019altisonante nome della pittrice secentesca, con stima conseguente: tra i 200 e i 300mila euro. L\u2019attribuzione ad Artemisia, riferisce la casa d\u2019aste, \u00e8 stata confermata da <strong>Keith Christiansen<\/strong>, noto storico dell\u2019arte esperto di primo Seicento, in particolare di Caravaggio e dell\u2019ambito caravaggesco. L\u2019opera, un olio su tela di 74 per 62 centimetri, secondo la casa d\u2019aste \u00e8 databile agli anni napoletani dell\u2019artista tra il 1630 e il 1654, rappresenta una nuova aggiunta al corpus di una delle figure pi\u00f9 studiate e celebrate del Seicento europeo.<\/p>\n<p>La scoperta del dipinto \u00e8 legata a una vicenda familiare. La proprietaria dell\u2019opera, pronipote di un ingegnere generale del Genio marittimo francese e diplomato al Politecnico, Georges Raclot, conservava ancora il manoscritto del discorso pronunciato ai funerali del nonno nel 1957. In quelle pagine si ricordava il piacere che l\u2019uomo trovava nel soggiornare nella sua casa in Borgogna circondato dai dipinti che amava maggiormente. Tra quelle opere figurava anche la tela oggi attribuita ad Artemisia Gentileschi. Alla fine dell\u2019estate 2024, l\u2019attuale proprietaria ha deciso di contattare <strong>Aymeric Rouillac<\/strong>, titolare della casa d\u2019aste, dopo aver visto su Instagram un suo video (Rouillac \u00e8 infatti molto attivo sui social).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Artemisia Gentileschi (attr.), Santa Dorotea (olio su tela, 74 x 62 cm)\" title=\"Artemisia Gentileschi (attr.), Santa Dorotea (olio su tela, 74 x 62 cm)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/attr-artemisia-gentileschi-santa-dorotea.jpg\" width=\"750\" height=\"905\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nArtemisia Gentileschi (attr.), Santa Dorotea (olio su tela, 74 x 62 cm)&#13;<\/p>\n<p>Rouillac ha dunque coinvolto lo studio <strong>Turquin &amp; Associ\u00e9s<\/strong> e lo storico dell\u2019arte <strong>St\u00e9phane Pinta<\/strong>, che fin dalle prime osservazioni non avrebbe avuto dubbi sull\u2019attribuzione. Secondo Pinta, sarebbero gli elementi stilistici a ricondurre alla mano di Artemisia Gentileschi. In particolare, il critico sottolinea il trattamento della stoffa bianca, leggermente sgualcita e increspata, interpretata quasi come una firma dell\u2019artista. Il dipinto, osserva l\u2019esperto, si costruisce attraverso transizioni cromatiche estremamente sofisticate: dal bianco freddo modulato da leggere velature grigie emergono gradualmente toni pi\u00f9 caldi nelle pieghe violacee e rosso vino del drappo, eseguite con una pennellata morbida e quasi schiumosa, fino ad arrivare agli incarnati ramati che caratterizzano il volto della santa.<\/p>\n<p>Il recupero dell\u2019opera \u00e8 stato accompagnato da un intervento di restauro condotto da<strong> Laurence Baron-Callegari<\/strong>: proprio il restauro ha rivelato che l\u2019autore del dipinto modific\u00f2 significativamente la composizione durante l\u2019esecuzione del quadro. In origine, infatti, l\u2019architrave presente nella parte superiore del dipinto era stato decorato con una serie di petali successivamente cancellati, ma ancora visibili in alcuni frammenti degli strati pittorici originari. Secondo Baron-Callegari, questi elementi introducono una simbologia completamente diversa, vicina quasi al tema della vanitas. Anche la palma del martirio, oggi presente nella composizione, appare problematica e poco definita, probabilmente aggiunta in una fase successiva quando Artemisia decise di trasformare il soggetto del dipinto. La restauratrice sottolinea inoltre che la palma fu realizzata con una vernice a lacca che ne rende oggi difficile la lettura. Il restauro ha inoltre evidenziato le difficolt\u00e0 affrontate dai precedenti interventi conservativi. Baron-Callegari osserva che sia il restauratore ottocentesco sia quello attivo all\u2019inizio del Novecento che hanno lavorato sul dipinto si trovarono di fronte a evidenti pentimenti e modifiche pittoriche senza sapere come gestirli. Entrambi optarono quindi per coprire alcune tracce della composizione originaria, seppure con modalit\u00e0 differenti. L\u2019ultimo intervento ha invece scelto di eliminare numerose ridipinture per restituire leggibilit\u00e0 alla superficie autentica.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>identificazione del soggetto<\/strong> rimane per\u00f2 complessa e ancora aperta. Il dipinto viene oggi presentato come santa Dorotea, ma le ipotesi formulate dagli studiosi oscillano tra differenti figure della tradizione cristiana. Una delle interpretazioni iniziali avanzava l\u2019ipotesi che la figura fosse quella di santa Rosalia, particolarmente significativa nel contesto napoletano del Seicento. Dopo la peste che colp\u00ec Palermo nel 1624, infatti, il ritrovamento delle reliquie della santa sul Monte Pellegrino favor\u00ec una rapida diffusione del suo culto in tutto il Regno di Napoli, trasformandola in una potente figura protettiva e taumaturgica. Alcuni elementi iconografici sembrano effettivamente richiamare Rosalia. Lo sguardo rivolto verso il cielo e la presenza dei fiori potrebbero suggerire una lettura in questa direzione, almeno sul piano poetico. Tuttavia diversi studiosi invitano alla prudenza. Il confronto con la celebre Santa Rosalia di Antoon van Dyck conservata al Museo del Prado di Madrid rischierebbe infatti di indirizzare l\u2019interpretazione in modo fuorviante. Nessun artista dell\u2019epoca avrebbe collocato una palma del martirio in primo piano per rappresentare Rosalia, che non fu mai martire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Dettaglio del dipinto\" title=\"Dettaglio del dipinto\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/attr-artemisia-gentileschi-santa-dorotea-det-1.jpg\" width=\"750\" height=\"506\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nDettaglio del dipinto&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Dettaglio del dipinto\" title=\"Dettaglio del dipinto\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/attr-artemisia-gentileschi-santa-dorotea-det-2.jpg\" width=\"750\" height=\"684\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nDettaglio del dipinto&#13;<\/p>\n<p>La presenza della palma spinge quindi verso un\u2019altra identificazione, oggi considerata la pi\u00f9 plausibile: santa Dorotea, martirizzata sotto Diocleziano nel 311. Secondo la tradizione agiografica, Dorotea invi\u00f2 dal Paradiso rose e frutti all\u2019avvocato pagano Teofilo, che l\u2019aveva derisa prima dell\u2019esecuzione. I fiori presenti nel dipinto potrebbero dunque alludere a questo episodio. Anche in questo caso, per\u00f2, emergono alcune anomalie. Il culto di Dorotea apparteneva soprattutto alla tradizione spagnola e risultava relativamente raro nell\u2019ambiente napoletano, privo di radici locali particolarmente forti. L\u2019incertezza iconografica non rappresenta comunque un caso isolato nell\u2019opera di Artemisia Gentileschi. Molti dipinti della pittrice sfuggono infatti a identificazioni univoche proprio per l\u2019assenza di attributi chiaramente codificati.<\/p>\n<p>Le nuove ricerche hanno inoltre riaperto il dibattito sull\u2019identit\u00e0 della modella raffigurata nei dipinti napoletani dell\u2019artista. Alcuni studiosi hanno suggerito che il volto presente nella Santa Caterina d\u2019Alessandria entrata nel 2020 nelle collezioni del Nationalmsueum di Stoccolma possa essere identificato con <strong>Adriana Basile<\/strong>, cantante e musicista napoletana nata intorno al 1586 e sorella dello scrittore Giambattista Basile. Adriana Basile fu una figura centrale negli ambienti culturali tra Venezia e Napoli nei primi decenni del Seicento. Dopo il soggiorno veneziano del 1623, durante il quale le venne dedicata una raccolta poetica, l\u2019artista si trasfer\u00ec a Napoli entrando in contatto con l\u2019Accademia degli Oziosi, una delle istituzioni letterarie pi\u00f9 influenti del tempo. Sebbene non esistano documenti che attestino con certezza la presenza di Artemisia a Venezia in quegli stessi anni, la pittrice risulta attestata nella citt\u00e0 lagunare nel 1628 e le frequentazioni comuni potrebbero rendere plausibile un incontro tra le due donne, secondo Rouillac. Laurence Baron-Callegari suggerisce invece che Artemisia possa aver utilizzato se stessa come modella. La restauratrice invita a osservare la forma del naso, il disegno delle guance e soprattutto l\u2019intensit\u00e0 dello sguardo, descritto come penetrante e quasi giudicante. Un dettaglio che riporterebbe ancora una volta il dipinto all\u2019universo personale dell\u2019artista, alla sua autorappresentazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.castellogamba.vda.it\/it\/sole-caduto-aosta-gio-pomodoro\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/castellogamba_2026_pomodoro_adv_728x90pxl.jpg\" alt=\"Sole caduto Aosta. 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