{"id":489728,"date":"2026-05-14T08:51:30","date_gmt":"2026-05-14T08:51:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/489728\/"},"modified":"2026-05-14T08:51:30","modified_gmt":"2026-05-14T08:51:30","slug":"recensione-mostra-mario-schifano-palaexpo-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/489728\/","title":{"rendered":"Recensione mostra Mario Schifano, Palaexpo Roma"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/2911p_carlo-alberto-bucci.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Carlo Alberto Bucci<\/a>, pubblicato il 13\/05\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Recensioni mostre        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/mario-schifano.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mario Schifano<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/novecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novecento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> <\/p>\n<p>Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la retrospettiva su Mario Schifano curata da Daniela Lancioni ricostruisce la parabola di un artista onnivoro, illuminando la portata storica della sua ricerca, in anticipo su Arte Povera e non solo. La recensione di Carlo Alberto Bucci.<\/p>\n<p>La storia, compresa quella dell\u2019arte, non si fa con i \u201cse\u201d. L\u2019ucronia ci porta per\u00f2 a immaginare che idea avremmo oggi dei favolosi anni Sessanta italiani \u2013 un decennio compreso e compresso agli antipodi tra l\u2019arrivo della Pop Art e l\u2019avvio dell\u2019Arte Povera \u2013 nel caso in cui Mario Schifano, nel 1968, al lavoro per la casa di Roma di Marella e Gianni Agnelli, avesse potuto realizzare l\u2019ipotizzato \u201cambiente riempito di sabbia e con una grande piramide in un angolo\u201d, oltre alla celebre camera da pranzo riempita in ogni angolo e parete dai suoi dipinti. La notizia, inedita, \u00e8 stata fornita da Ettore Rosboch, produttore cinematografico e amico del pittore romano, a Daniela Lancioni durante una conversazione del 12 novembre 2025. E ora \u00e8 nel testo della studiosa e in una nota del catalogo (Electa, 343 pagine, 45 euro) della retrospettiva inaugurata quattro mesi dopo, intitolata semplicemente Mario Schifano e aperta fino al 12 luglio, da lei curata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, di cui \u00e8 \u201ccuratrice senior\u201d.<\/p>\n<p>La \u201ccamera picta\u201d per casa Agnelli \u00e8 un\u2019opera centrale nel percorso dell\u2019artista noto, anche al grande pubblico, per le palme e le stelle, gli omaggi al Futurismo, i paesaggi anemici, i regoli di dechirichiana memoria, la figura umana e le presenze animali rese attraverso svuotate silhouette, le scritte e il titolo che percorrono come biche di formiche la distesa di pittura rapida, gestuale, d\u2019impronta. E si tratta di temi, soggetti e stili tutti presenti nelle 14 tele che, realizzate nello stesso anno appoggiandosi allo studio del pittore e amico Franco Sarnari, sono andate a decorare la stanza da pranzo nella casa dell\u2019avvocato e di sua moglie, dopo che la smisurata tela della Festa cinese, esplosione di bandiere rosse e corteo di manifestanti comunisti in parata, era stata rifiutata (sebbene fosse stata collocata nella lussuosa abitazione) dal padrone di casa e della Fiat, la pi\u00f9 grande industria del Paese. In questi giorni, l\u2019ambiente pittorico degli Agnelli \u00e8 installato, nelle dimensioni originarie, nella sala centrale del Palazzo di via Nazionale. Accoglie i visitatori e idealmente li smista nelle sale laterali dove si pu\u00f2 ripercorrere, per sommi, salienti capi, l\u2019attivit\u00e0 del poliedrico artista (regista cinematografico e musicista, certo, ma innanzitutto pittore) che, figlio di un archeologo, nacque ad Homs, in Libia, nel 1934, e si spense a Roma nel 1998.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" title=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/allestimenti-mostra-mario-schifano-1.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" title=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/allestimenti-mostra-mario-schifano-2.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" title=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/allestimenti-mostra-mario-schifano-3.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" title=\"Allestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/allestimenti-mostra-mario-schifano-4.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Mario Schifano. Foto: Alberto Novelli&#13;<\/p>\n<p>Il ricordo di Ettore Rosboch \u2013 sebbene non sostanziato da studi preparatori e testimonianze del pittore stesso, altrimenti sarebbero stati pubblicati \u2013 \u00e8 importante perch\u00e9 dimostra da parte di Schifano la capacit\u00e0, da un lato predatoria, dall\u2019altro precorritrice, di muoversi agilmente tra le novit\u00e0 dell\u2019arte contemporanea, di qua e di l\u00e0 dall\u2019Atlantico, dentro e oltre le neo avanguardie. Nel 1967, un anno prima della commissione degli Agnelli, Schifano espone infatti alla Bertesca di Genova presentando dipinti del 1962. La galleria, fondata nel 1966 da due ventenni, Francesco Masnata e Nicola Trentalance, aveva aperto i battenti con la mostra American Pop Artists (Lichtenstein e Warhol, tra gli altri) ed era quindi in linea con quella scelta l\u2019idea di proporre il pittore che reinterpretava a modo suo le insegne pubblicitarie, come il marchio Coca Cola nel Grande particolare di propaganda del 1962, opera di collezione privata ora esposta a Roma. A settembre del 1967 lo spazio genovese di via Santi Giacomo e Filippo rinnova per\u00f2 il guardaroba e ospita, ormai \u00e8 storia, la prima mostra dell\u2019Arte povera: oltre a Boetti, Paolini e Fabro, in quell\u2019esordio appaiono anche i \u201cromani\u201d Kounellis e Pascali, oltrech\u00e9, nella sezione \u201cIm Spazio\u201d, altri protagonisti della scena capitolina quali i \u201cpop\u201d Ceroli, Mambor e Tacchi, tra gli altri.<\/p>\n<p>Schifano no: lui non c\u2019\u00e8 tra i poveristi della Bertesca. La sua pittura estrosa, rigogliosa, generosa, non era ne \u00e8 riconducibile e riducibile certo all\u2019impoverimento e alla decultura dell\u2019arte teorizzati nella poetica di Germano Celant. Eppure era nelle sue corde l\u2019idea di utilizzare materiali estranei alla pittura di cavalletto, perdipi\u00f9 in una scala ambientale e monumentale che, se la memoria di Rosboch non sbaglia, avrebbe portato a riempire di sabbia una stanza di casa Agnelli per piazzarci sopra una piramide, forse trasparente come lo era la Scultura controversa del 1966 (nota attraverso una foto di Ugo Mulas), ma come lo erano anche le superfici in perspex che ricoprono i suoi dipinti su tela quali Futurismo rivisitato a colori, esposto alla Tartaruga romana di Plinio De Martiis nel 1967, o Compagni compagni, nelle versioni proposte l\u2019anno seguente da Gi\u00f2 Marconi a Milano (le opere, di collezione privata, fanno parte della selezione operata da Lancioni).<\/p>\n<p>La sabbia, come la terra, si ritrovano del resto nella tavolozza della nascente parabola poverista, come nella coeva esperienza della Land Art americana, e baster\u00e0 ricordare a testimonianza di ci\u00f2 l\u2019installazione\/ performance del marzo del 1969 all\u2019Attico di Fabio Sargentini, spazio di punta a Roma delle neoavanguardie internazionali, con Eliseo Mattiacci che entrava nell\u2019ex garage sulla Flaminia alla guida di una schiacciasassi per trasformare la galleria in un campo arato.<\/p>\n<p>La storia dell\u2019arte, e del mercato, ha preso poi un altro corso. I protagonisti dell\u2019Arte povera celantiana sono finiti nei maggiori musei internazionali, mentre le opere di Schifano \u2013 apprezzatissimo e copiatissimo in patria, ma anche super contraffatto da falsari esperti o improvvisati \u2013 si trovano esclusivamente in (poche) collezioni pubbliche nostrane, come la Galleria d\u2019Arte Moderna di Torino (prestatrice dell\u2019importante trittico del 1964 Io non amo la natura) o il Museo del Novecento di Milano che ha spedito Particolare di esterno (Coca cola) del 1962, oltrech\u00e9 in una grande messe di collezioni private, grandi e piccole. E basti pensare che per trovare una sua mostra in un museo pubblico in Germania, solo per citare uno dei paesi leader del sistema dell\u2019arte, bisogna arrivare al 2025, l\u2019anno passato, con la retrospettiva allo Schauwerk Museum di Sindelfingen.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso pu\u00f2 valere per gli anni Ottanta e Novanta, ai quali sono dedicate le ultime sale del Palazzo delle Esposizioni, nel rigoroso, antico e utilissimo andamento cronologico, dato dalla curatrice alla rassegna, che va dai cementi degli esordi ai Campi profughi, televisivi e attualissimi, del 1991. Negli anni del ritorno alla pittura e della citazione, con i paladini della Transavanguardia che spopolano all\u2019estero, Schifano, che della pittura e della citazione era un maestro, accantona per un attimo le proprie emulsioni su tela di immagini fotografiche, rubate a rotocalchi e tv. E sforna quadri di grandi dimensioni e impatto, come il rarefatto, sgocciolante, monetiano Orto botanico del 1982 (in collezione privata a Torino dopo essere stato esposto quell\u2019anno nella galleria Tucci Russo) oppure, all\u2019opposto, l\u2019eccessivo, ridondante, pittoricamente pienissimo Incidente del 1985, di propriet\u00e0 di Emilio Mazzoli, il gallerista di Modena che ha seguito anche gli artisti della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, e che \u00e8 tra i maggiori prestatori, con la collezione Luigi e Peppino Agrati \u2013 Intesa San Paolo, la galleria Gi\u00f2 Marconi o i privati Valsecchi, Calabresi, D\u2019Ercole, Jacorossi, tra gli altri, dell\u2019antologica romana su Schifano.<\/p>\n<p>Poche le collezioni pubbliche coinvolte nella retrospettiva di Palaexpo, dove spicca per\u00f2 l\u2019ampio prestito del Csas dell\u2019Universit\u00e0 di Parma, detentore della serie completa di foto realizzate negli Usa nel 1970 in vista di un film, Human Lab, mai girato (al cinema di Schifano \u00e8 dedicato in catalogo un saggio di Stefano Chiodi), ma rimasto impresso in numerose stampe in bianco e nero su carta baritata argento. Manca all\u2019appello, ad esempio, la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che nel 2008 ha ospitato una retrospettiva sull\u2019artista e che possiede, tra l\u2019altro, un bellissimo Paesaggio, versione anemica con smalto e anima del 1965 (sulla titolazione di Schifano negli anni Sessanta, si legga il saggio in catalogo di Flavio Fergonzi), mentre \u00e8 stato scelto il coevo, simile e altrettanto valido Paesaggio anemico II (arrivato attraverso Gi\u00f2 Marconi Gallery): non conosciamo le ragioni della scelta che esclude la Gnamc, ma, vista la <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opinioni\/perche-galleria-nazionale-umbria-pago-100mila-euro-gnam-prestito-klimt\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cifra altissima (100mila euro)<\/a> richiesta dalla direzione del museo di Valle Giulia per il suo Klimt concesso nel 2024 alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria, \u00e8 comprensibile che Palaexpo abbia preferito un prestatore privato piuttosto che, come sarebbe sempre auspicabile a parit\u00e0 di qualit\u00e0 e importanza, un soggetto pubblico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mario Schifano, Grande particolare di propaganda (1962; smalto e grafite su carta applicata su tela, 189 \u00d7 150 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" title=\"Mario Schifano, Grande particolare di propaganda (1962; smalto e grafite su carta applicata su tela, 189 \u00d7 150 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mario-schifano-grande-particolare-di-propaganda.jpg\" width=\"750\" height=\"1048\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMario Schifano, Grande particolare di propaganda (1962; smalto e grafite su carta applicata su tela, 189 \u00d7 150 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mario Schifano, Senza titolo (Beebe's tree) (1963; smalto e grafite su carta applicata su tela, 200 \u00d7 200 cm; Collezione privata). Foto: Giorgio Benni \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" title=\"Mario Schifano, Senza titolo (Beebe's tree) (1963; smalto e grafite su carta applicata su tela, 200 \u00d7 200 cm; Collezione privata). Foto: Giorgio Benni \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mario-schifano-senza-titolo-beebes-tree.jpg\" width=\"750\" height=\"751\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMario Schifano, Senza titolo (Beebe\u2019s tree) (1963; smalto e grafite su carta applicata su tela, 200 \u00d7 200 cm; Collezione privata). Foto: Giorgio Benni \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mario Schifano, Futurismo rivisitato a colori (1965; spray e perspex su tela, 177,3 \u00d7 307 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" title=\"Mario Schifano, Futurismo rivisitato a colori (1965; spray e perspex su tela, 177,3 \u00d7 307 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mario-schifano-futurismo-rivisitato-a-colori.jpg\" width=\"750\" height=\"425\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMario Schifano, Futurismo rivisitato a colori (1965; spray e perspex su tela, 177,3 \u00d7 307 cm; Collezione privata) \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mario Schifano, Compagni compagni (1968; spray, grafite e perspex su tela, 200 \u00d7 303 cm; Collezione privata). Su concessione di Gi\u00f3 Marconi Gallery, Milano. Foto: Fabio Mantegna \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" title=\"Mario Schifano, Compagni compagni (1968; spray, grafite e perspex su tela, 200 \u00d7 303 cm; Collezione privata). Su concessione di Gi\u00f3 Marconi Gallery, Milano. Foto: Fabio Mantegna \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mario-schifano-compagni-compagni.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMario Schifano, Compagni compagni (1968; spray, grafite e perspex su tela, 200 \u00d7 303 cm; Collezione privata). Su concessione di Gi\u00f3 Marconi Gallery, Milano. Foto: Fabio Mantegna \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano&#13;<\/p>\n<p>La mostra in via Nazionale ha tra l\u2019altro il merito di proporre nella prima sala, quella dei tatzebao con la dettagliata vicenda umana e artistica del pittore, i Paesaggi del 1956, gli Studi o la Pittura di matrice informale del 1959, opere di un periodo (analizzato in catalogo da Manuel Barrese) espunto dal recentissimo catalogo generale dell\u2019opera di Mario Schifano che, redatto dalla vedova, Monica De Bei, e da Marco Meneguzzo, si attiene alle disposizioni del maestro di far partire la propria parabola artistica nel 1960, considerando le prove giovanili non degne di memoria. E invece interessanti lo sono eccome, poich\u00e9 gi\u00e0 agli albori si intuisce l\u2019estro del pittore e la sua curiosit\u00e0 onnivora, ad esempio nei confronti del cemento dell\u2019amico Giuseppe Uncini. Ma \u00e8 certo che la sala dei monocromi del 1960 (a questa fase \u00e8 dedicato il saggio di Giorgia Gastaldon) lasciano a bocca aperta il pubblico per il rigore della scelta di matrice minimalista, ma animata da una manipolazione artigianale dei telai (che diventano, un po\u2019 alla Enrico Castellani, superfici plastiche, scultoree) come anche dalla scelta calibratissima ed elegante di minime sgocciolature (Qualcos\u2019altro, 1960; collezione Claudio Costamagna) che danno il senso e il segno di una pittura fresca, ancora in fieri e in movimento; quel movimento che diventa palese, fisico, filmico, nel ritorno alla figura (ma mail al corpo: gli ovali dei visi sono quasi sempre vuoti, senza lineamenti) di opere di met\u00e0 anni Sessanta quali Corpo in moto e in equilibrio o Camminare, tele chiaramente debitrici della Bambina x balcone di Balla del 1912 (stesso anno peraltro del Nu descendant un escalier di Duchamp).<\/p>\n<p>Francesco Guzzetti \u2013 nel saggio in catalogo sul periodo immediatamente successivo alla tabula rasa dei monocromi, e al rapporto con la Pop art prima e dopo il soggiorno dell\u2019artista a New York per cinque mesi nel 1963-1964, ma poi ancora nel 1965 \u2013 cita anche le coreografie di Merce Cunningham come fonte possibile degli studi e dei quadri sul movimento di Schifano. Che in Words and Drawings del 1964 \u2013 17 fogli realizzati a quattro mani con il poeta Frank O\u2019Hara e concessi dalla Quenza Collection (Usa) \u2013 scrive: When I remember Giacomo Balla. \u00c8 l\u2019esplicito omaggio al maestro futurista ripetuto, peraltro, nel titolo di una delle opere esposte nello stesso anno alla Biennale di Venezia, l\u2019edizione del 1964 passata alla storia per il premio a Robert Rauschemberg e per l\u2019exploit dell\u2019Arte Pop che rompeva l\u2019egemonia di Espressionismo astratto e Informale.<\/p>\n<p>Il rapporto con l\u2019arte degli Usa \u00e8 importante per la fase dei monocromi di Schifano (le tele di Frank Stella, Newman, Rotko), ma, ancor di pi\u00f9, per quella contemporanea e seguente che fa i conti con l\u2019iconosfera dei mass media e, quindi, con la Pop art a stelle e a strisce: con Warhol, conosciuto e frequentato nella Grande mela, soprattutto. Ad esempio, nel dipinto oggi a Milano Particolare di esterno (Coca cola) del 1962 appare \u2013 dipinta a smalto su fogli di carta applicati su tela, secondo un trattamento della superficie caro a Schifano, noto come sperimentatore di media tradizionali e contemporanei, tra cui il computer \u2013 il celebre marchio della bibita gassata, presente al di sotto e ai margini di una pittura scura e catramosa, agitata e animata da sgocciolature che superano i confini del dipinto. Le colature di colore appaiono nei dipinti di Warhol del 1960 come Coca-Cola o, passando dal mondo dei marchi a quello dei fumetti e dei cartoon, nel coevo Dick Tracy o in Popeye del 1961. \u00c8 chiaro che da parte di entrambi c\u2019\u00e8 l\u2019amore per la pittura che tinge e al contempo scolora l\u2019immagine prelevata dalla realt\u00e0 \u2013 e anche per Warhol questo discorso vale pure per le opere in cui imprime le foto sulla tela, restando profondamente pittore anche se nel 1965 aveva annunciato: \u201cMi ritiro dalla pittura\u201d.<\/p>\n<p>Sull\u2019asse Roma-New York idee e temi correvano autonomamente senza dover pensare a sbirciatine negli altrui atelier o ad occhiate rapaci in riviste di settore. Mi riferisco a Incidente del 1963, esposto quell\u2019anno nella personale romana dal titolo Tutto allestita alla Galleria Odyssia che, l\u2019anno dopo, nella sede newyorkese, proporr\u00e0 Schifano e il suo dittico Beebe\u2019s tree, prestato al Palaexpo da un collezioni privato, senza incontrare i favori della critica (la cattiva stampa della gallerista Ileana Sonnabend, con la quale l\u2019artista aveva rotto i rapporti, avrebbe avuto il suo peso in questo insuccesso). E il 1963 \u00e8 l\u2019anno in cui la morte entra prepotentemente nel corpus dei lavori di Warhol attraverso capolavori come Ambulance disaster o le reiterate, truculente immagini di White Car Crash 19 Times. L\u2019Incidente di Schifano \u2013 tema come abbiamo visto altre volte affrontato dal pittore \u2013 ha per\u00f2 tutt\u2019altra matrice, esclude le vittime e coinvolge le lettere del titolo come ulteriore \u201ccorpo\u201d sulla superficie omogenea del fondo, sul quale si staglia, labile, leggera, potentissima, la linea grafica e pittorica di un reiterato, struggente \u201cnon finito\u201d.<\/p>\n<p>Questa superba opera di Schifano \u2013 il pittore rapido nell\u2019esecuzione (gli vengono assegnate circa 20mila opere in 40 anni di attivit\u00e0) e nello svicolare dalle etichette, una sorta di \u201cMario fa presto\u201d del Novecento come lo fu Luca Giordano nel XVII secolo \u2013 \u00e8 stato prestato dalla Casa di cultura Goffredo Parise a Ponte di Piave, Treviso. \u00c8 stato il grande scrittore vicentino trapiantato a Roma, il poeta dei Sillabari, a offrire la similitudine pi\u00f9 efficace e fortunata per ritrarre Mario Schifano: \u201cUn piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto, che lascia dietro di s\u00e9 l\u2019impronta nitida e misteriosa dell\u2019eleganza\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.castellogamba.vda.it\/it\/sole-caduto-aosta-gio-pomodoro\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/castellogamba_2026_pomodoro_adv_728x90pxl.jpg\" alt=\"Sole caduto Aosta. 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Dalla tesi, dedicata all\u2019opera di \u201cBartolomeo Montagna per la chiesa di San Bartolomeo a Vicenza\u201d, sono stati estratti i saggi sulla \u201cPala Porto\u201d e sulla \u201cPresentazione al Tempio\u201d, pubblicati da \u201cVenezia \u2018500\u201d, rispettivamente, nel 1991 e nel 1993. \u00c8 stato redattore a contratto del Dizionario biografico degli italiani dell\u2019Istituto dell\u2019Enciclopedia italiana, per il quale ha redatto alcune voci occupandosi dell\u2019assegnazione e della revisione di quelle degli artisti. Ha lavorato alla schedatura dell\u2019opera di Francesco Di Cocco con Enrico Crispolti, accanto al quale ha lavorato, tra l\u2019altro, alla grande antologica romana del 1992 su Enrico Prampolini. Nel 2000 \u00e8 stato assunto come redattore del sito Kataweb Arte, diretto da Paolo Vagheggi, quindi nel 2002 \u00e8 passato al quotidiano La Repubblica dove \u00e8 rimasto fino al 2024 lavorando per l\u2019Ufficio centrale, per la Cronaca di Roma e per quella nazionale con la qualifica di capo servizio. Ha scritto numerosi articoli e recensioni per gli inserti \u201cRobinson\u201d e \u201cil Venerd\u00ec\u201d del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Si occupa di critica e di divulgazione dell\u2019arte, in particolare moderna e contemporanea (nella foto del 2024 di Dino Ignani \u00e8 stato ritratto davanti a un dipinto di Giuseppe Modica). \t\t<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Carlo Alberto Bucci, pubblicato il 13\/05\/2026 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Mario Schifano &#8211; Novecento &#8211; Arte&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":489729,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,11183,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,253520,16631],"class_list":{"0":"post-489728","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arte-moderna","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-mario-schifano","21":"tag-novecento"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116572080768813393","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/489728","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=489728"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/489728\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/489729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=489728"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=489728"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=489728"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}