{"id":490140,"date":"2026-05-14T14:19:27","date_gmt":"2026-05-14T14:19:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/490140\/"},"modified":"2026-05-14T14:19:27","modified_gmt":"2026-05-14T14:19:27","slug":"witching-hour-descending-where-time-has-ceased-to-exist","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/490140\/","title":{"rendered":"WITCHING HOUR &#8211; Descending&#8230; Where Time Has Ceased To Exist"},"content":{"rendered":"<p>                <img src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" class=\"attachment-band-image size-band-image wp-post-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\" data-lazy- data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WITCHING-HOUR-Descending-\u2026-Where-Time-Has-Ceased-To-Exist-2026-500x500.jpg\"\/>                <\/p>\n<p>voto<br \/><b>6.5<\/b><\/p>\n<ul class=\"album-details\">\n<li>Band:<br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/metalitalia.com\/band\/witching-hour\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">WITCHING HOUR<\/a>                     <\/li>\n<li>Durata: 00:43:06<\/li>\n<li>Disponibile dal: 22\/05\/2026<\/li>\n<li>Etichetta: <\/li>\n<li>\n                                Dying Victims Productions\n                            <\/li>\n<\/ul>\n<p>\n                            Streaming non ancora disponibile.\n                        <\/p>\n<p>Alcune band cambiano pelle inseguendo una maturazione studiata a tavolino, altre si evolvono quasi inconsapevolmente, trascinando con s\u00e9 il proprio integralismo sonoro e la propria attitudine fino a trasformarle in qualcosa di diverso: i tedeschi Witching Hour, che quest\u2019anno, con il quarto album in studio, celebrano il ventesimo anno di attivit\u00e0, appartengono senza dubbio alla seconda categoria.<br \/>Nati fra l\u2019adorazione per Venom (e il nome adottato, in tal senso, \u00e8 emblematico), Sodom e Destruction, sono noti per l\u2019approccio sporco e ferale che ha caratterizzato la loro proposta fin dal debutto \u201cRise Of The Desecrated\u201d; il trio di Rehlingen ha progressivamente arricchito il proprio linguaggio incorporando negli anni sempre pi\u00f9 elementi di un thrash-heavy metal epico e battagliero, con melodie e strutture pi\u00f9 complesse e ambiziose rispetto a quelle dei primi giorni. Tale percorso \u00e8 culminato con il terzo album del 2018, quel \u201c\u2026And Silent Grief Shadows The Passing Moon\u201d che riusciva a conciliare la consueta violenza esecutiva a qualche barlume di melodia, specie per le chitarre armonizzate nel classico stile \u2018maideniano\u2019.<\/p>\n<p>Otto anni dopo, con il marchio della Dying Victims Productions a fare da garanzia, ritornano con questo quarto lavoro, accompagnato da un certo fermento in un underground teutonico da poco reduce di pubblicazioni interessanti \u2013 come testimoniano i nuovi lavori di Cruel Force (non a caso il loro chitarrista Slaughter accompagna i Witching Hour in sede live sin dal lontano 2014), Diabolic Night e Sphinx (per dirne alcuni), band che con i Witching Hour hanno ben pi\u00f9 di qualche antenato in comune.<br \/>Sin dalle prime note, si percepisce la volont\u00e0 del trio di ampliare ulteriormente il proprio spettro sonoro, a partire dall\u2019introduzione pianistica dal gusto funereo \u2013 che ben rispecchia le macabre e solenni vibrazioni espresse dall\u2019artwork \u2013 a fungere da apertura su scenari gotici, prima che il disco esploda in un soprassalto di riff di chitarra vorticosi, di basso pulsante e batterie stratificate che confermano immediatamente quanto la band abbia ormai abbandonato la semplice dimensione black\/thrash degli esordi, mutando in una creatura sospesa tra heavy metal classico, speed e thrash metal melodico dalle tinte sepolcrali.<br \/>I brani si dilatano frequentemente oltre i sei o sette minuti (con la conclusiva \u201c\u2026And Then Came The Flames\u201d a superare addirittura gli undici), nel tentativo di costruire vere e proprie suite dal respiro epico e solenne, ed \u00e8 qui che emergono i limiti del disco: se da un lato infatti i Witching Hour\u00a0 possiedono ancora la capacit\u00e0 di evocare atmosfere crepuscolari senza risultare \u2018artefatti\u2019 o forzati, va detto che non tutto funziona con la medesima naturalezza. Le melodie chitarristiche mantengono quella malinconia dal sapore antico che aveva reso interessante il precedente lavoro, il basso continua ad avere un ruolo sorprendentemente centrale e dinamico, e la produzione \u2013 curata da Sascha Bastian, chitarrista e batterista della band \u2013 riesce a valorizzare ogni dettaglio, ma il connubio fra il tessuto strumentale e quello vocale inizia a\u00a0 mostrare delle crepe.<\/p>\n<p>Mentre il thrash-heavy metal del terzetto ha ormai puntato verso coordinate sempre pi\u00f9 raffinate (per il genere s\u2019intende), melodiche e atmosferiche, la componente vocale continua a rimanere ancorata a un\u2019idea molto pi\u00f9 primitiva del loro sound, appiattendo la costruzione delle dinamiche e delle atmosfere in generale.<br \/>Jan Hirtz \u2013 che qui suona anche la chitarra \u2013 mantiene il suo classico registro ruvido e sgraziato, perfettamente adatto al black\/thrash degli inizi, ma decisamente meno convincente all\u2019interno di composizioni che cercano pathos, dinamica ed epicit\u00e0, stavolta particolarmente monocorde.<br \/>In diversi momenti si crea quasi una frattura fra il lavoro strumentale \u2013 sempre pi\u00f9 stratificato \u2013 e un cantato che finisce invece per appiattire le finezze strumentali e le sfumature emotive dei brani, realizzando un contrasto il quale, invece, sul capitolo precedente funzionava meglio: ed infatti, alcuni passaggi pi\u00f9 lenti e atmosferici perdono mordente proprio quando dovrebbero elevarsi definitivamente, mentre certe sequenze di riff finiscono col somigliarsi pi\u00f9 del dovuto, facendo emergere una certa dispersione compositiva, come se il salto evolutivo dei Nostri fosse avvenuto senza la totale coesione necessaria per realizzarlo.<br \/>Nelle cavalcate, va detto, sopravvivono bagliori di piacevole \u2013 seppur derivativa \u2013 composizione e, ad onor del vero negli intrecci di accordi e nelle armonie di chitarra si avverte l\u2019influenza tanto dei primi Maiden quanto quella delle sovraincisioni melodiche dei Metallica di \u201cRide The Lightning\u201d, laddove in taluni passaggi la furia dei primissimi Running Wild lascia ancora sopravvivere il fascino barbarico degli esordi\u00a0 (\u201cWhere Time Has Ceased To Exist\u201d).<\/p>\n<p>Forse questo quarto capitolo non possiede l\u2019equilibrio del suo predecessore, ma, nonostante queste riserve, non ci sembra giusto liquidare il disco come una delusione, anche perch\u00e9 \u00e8 indubbio che nelle furiose cavalcate funebri dei nuovi brani continui ad agitarsi una personalit\u00e0 autentica e un selvatico spirito creativo, sempre pi\u00f9 distante dal revivalismo degli esordi, testimone del fatto che i Witching Hour tentano di emanciparsi definitivamente dall\u2019ombra dei propri numi tutelari senza rinunciare del tutto alla rozza ferocia che ne aveva definito l\u2019identit\u00e0.<br \/>Date queste premesse, qualora i Witching Hour riuscissero definitivamente nell\u2019impresa, parleremmo forse di una delle pi\u00f9 interessanti realt\u00e0 della scena heavy metal underground proveniente dalla Germania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"voto6.5 Band: WITCHING HOUR Durata: 00:43:06 Disponibile dal: 22\/05\/2026 Etichetta: Dying Victims Productions Streaming non ancora disponibile. 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