{"id":490537,"date":"2026-05-14T19:23:16","date_gmt":"2026-05-14T19:23:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/490537\/"},"modified":"2026-05-14T19:23:16","modified_gmt":"2026-05-14T19:23:16","slug":"il-premio-nobel-joseph-stiglitz-leuropa-impari-a-fare-da-sola-il-tempo-della-protezione-americana-e-finito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/490537\/","title":{"rendered":"Il premio Nobel Joseph Stiglitz: \u00abL\u2019Europa impari a fare da sola, il tempo della protezione americana \u00e8 finito\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n, inviato a Santa Margherita di Pula<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Il Nobel dell\u2019Economia al Linkontro di NielsenIQ,: \u00abGli Usa non sono pi\u00f9 affidabili e Xi ha in mano carte migliori di Trump\u00bb. Dai dazi alla Cina, fino all\u2019intelligenza artificiale, ecco la nuova fragilit\u00e0 dell\u2019Occidente<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per <b>Joseph Stiglitz<\/b> il vero choc geopolitico non \u00e8 la Cina. \u00c8 l\u2019America.<br \/>Perch\u00e9 il punto di rottura, secondo il Nobel dell\u2019Economia, non riguarda soltanto <b>i dazi di Donald Trump <\/b>o la competizione industriale globale, ma qualcosa di pi\u00f9 profondo: <b>la progressiva erosione della leadership democratica statunitense.<\/b> E cos\u00ec, mentre Washington si avvita fra polarizzazione, guerre commerciali e crisi istituzionali, <b>l\u2019Europa si ritrova improvvisamente sola.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 il filo rosso dell\u2019intervento con cui il professore della Columbia University ha aperto il suo dialogo al Linkontro di NielsenIQ, il tradizionale appuntamento del largo consumo in corso al <b>Forte Village di Santa Margherita di Pula<\/b>, in Sardegna. Ma pi\u00f9 che una lezione di economia, quella di Stiglitz \u00e8 sembrata una riflessione sul passaggio storico che sta attraversando l\u2019Occidente:<b> la fine di un ordine globale costruito negli ultimi trent\u2019anni attorno alla centralit\u00e0 americana e alla stabilit\u00e0 delle catene internazionali.<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non \u00e8 un caso che Stiglitz guardi con attenzione crescente alle parole di <b>Mario Draghi <\/b>e alla sua richiesta di una <b>nuova autonomia strategica europea<\/b>. Difesa, tecnologia, energia, politica industriale: per l\u2019economista americano <b>il nostro continente non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di delegare agli Stati Uniti la protezione del proprio modello economico e democratico<\/b>. \u00abL\u2019Europa \u00e8 ormai l\u2019unico luogo in cui sopravvivono davvero<b> democrazia e diritti umani<\/b>\u00bb, osserva, spingendosi persino oltre le conclusioni dell\u2019ex presidente della Bce. Un giudizio che nasce anche dall\u2019osservazione di ci\u00f2 che sta accadendo negli Stati Uniti, dove &#8211; nota l\u2019economista &#8211;<b> la libert\u00e0 di stampa e quella accademica stanno attraversando una fase di deterioramento senza precedenti recenti.<\/b><\/p>\n<p>    Xi, Trump e le nuove gerarchie del potere<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dentro questa trasformazione si muove anche il nuovo equilibrio globale. <b>Per Stiglitz la vera forza della Cina non \u00e8 soltanto finanziaria o commerciale, ma industriale<\/b>. <b>\u00ab\u00c8 Xi Jinping ad avere le carte\u00bb,<\/b> osserva riferendosi al confronto con Donald Trump. Carte che non riguardano soltanto il peso geopolitico di Pechino, ma <b>il controllo di intere filiere strategiche: terre rare, magneti, componenti indispensabili per l\u2019automotive e per la manifattura avanzata.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo il premio Nobel, Xi nell\u2019incontro avvenuto oggi 14 maggio ha voluto mandare a Washington due messaggi molto precisi: <b>Taiwan non \u00e8 un tema sul quale scherzare e le guerre commerciali sono dannose per tutti. <\/b>Trump, invece, continua a pensare ai dazi come strumento centrale della competizione economica. Ma, ricorda Stiglitz, gi\u00e0<b> nel primo confronto commerciale con Pechino gli Stati Uniti furono costretti a fare marcia indietro <\/b>proprio quando la Cina mostr\u00f2 il proprio controllo sulle materie prime critiche.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abQuando vai in guerra devi sapere quali carte hai tu e quali ha il tuo avversario\u00bb, spiega. Ed \u00e8 qui, a suo giudizio, che <b>Washington continua a sottovalutare la profondit\u00e0 della dipendenza industriale costruita negli anni della globalizzazione.<\/b><\/p>\n<p>    Il ritorno delle \u00abstrozzature\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra in Medio Oriente rappresenta, per Stiglitz, la dimostrazione pi\u00f9 evidente di quanto il mondo sia diventato fragile.<b> Lo stretto di Hormuz non \u00e8 soltanto un corridoio energetico. \u00c8 uno dei grandi punti di pressione della globalizzazione contemporanea.<\/b> Non transitano pi\u00f9 soltanto petrolio e gas, come negli anni Settanta durante gli choc petroliferi, ma fertilizzanti, alluminio, elio, materie prime industriali e componenti strategici indispensabili per la produzione globale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo l\u2019economista,<b> i mercati non hanno ancora incorporato completamente il rischio di una crisi lunga e strutturale.<\/b> Anche perch\u00e9 il danno alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbe richiedere anni per essere riassorbito. \u00abIl mondo di oggi \u00e8 diverso da quello del 1973\u00bb, osserva. Ed \u00e8 diverso soprattutto perch\u00e9 <b>l\u2019interdipendenza estrema costruita negli ultimi decenni ha trasformato ogni passaggio logistico in un possibile punto di vulnerabilit\u00e0 sistemica.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per l\u2019Europa, fortemente dipendente dall\u2019esterno sul piano energetico e industriale, questo significa convivere con <b>una nuova normalit\u00e0 fatta di volatilit\u00e0, costi elevati e instabilit\u00e0 geopolitica permanente.<\/b><\/p>\n<p>    Inflazione, tassi e consumatori pi\u00f9 deboli<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dentro questo scenario, Stiglitz vede un\u2019economia globale destinata a rallentare. <b>L\u2019inflazione &#8211; spiega &#8211; non riguarda pi\u00f9 soltanto l\u2019energia ma si sta trasferendo nell\u2019economia \u00abcore\u00bb, entrando nei prezzi industriali e nei consumi.<\/b> E questo obbliga inevitabilmente le banche centrali a mantenere tassi elevati pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La conseguenza \u00e8 duplice: d<b>a una parte si riduce il potere d\u2019acquisto delle famiglie, dall\u2019altra si raffreddano investimenti e crescita.<\/b> Negli Stati Uniti il quadro viene temporaneamente compensato dalla gigantesca corsa agli investimenti in intelligenza artificiale e data center. \u00abQuasi un terzo della crescita americana oggi \u00e8 trainata dagli investimenti nell\u2019Ai\u00bb, sottolinea. Ma si tratta, a suo giudizio, di una <b>crescita sbilanciata e difficilmente sostenibile nel lungo periodo.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche il clima psicologico conta. Negli Stati Uniti, osserva Stiglitz, i consumatori sono attraversati da una crescente incertezza alimentata da inflazione, tensioni politiche, dazi e politiche migratorie restrittive che stanno creando carenze di manodopera. <b>L\u2019Europa presenta dinamiche differenti, ma non meno problematiche: guerra in Ucraina, debolezza industriale e necessit\u00e0 di aumentare rapidamente investimenti pubblici e spesa per la difesa.<\/b><\/p>\n<p>    \u00abIl boom dell\u2019Ai? Una bolla finanziaria\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel suo brillante intervento Stiglitz non si risparmia ed \u00e8 sull\u2019intelligenza artificiale che la sua analisi diventa pi\u00f9 controcorrente. Per il Nobel americano, infatti, <b>il boom dell\u2019Ai presenta molte caratteristiche tipiche di una bolla finanziaria.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non perch\u00e9 la tecnologia sia irrilevante &#8211; al contrario, il suo impatto sar\u00e0 enorme &#8211; ma perch\u00e9 le valutazioni attuali incorporano<b> aspettative di profitti che potrebbero rivelarsi irrealistiche. <\/b>La ragione principale \u00e8 la concorrenza. In un settore nel quale i costi marginali tendono rapidamente a ridursi, sostiene Stiglitz, \u00e8 difficile immaginare extraprofitti permanenti. L\u2019emergere di modelli alternativi e open source, come DeepSeek, dimostra che<b> la leadership dei grandi gruppi americani potrebbe essere meno inattaccabile di quanto oggi il mercato immagini.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi un secondo problema: <b>la produttivit\u00e0 promessa dall\u2019intelligenza artificiale non si vede ancora nei dati macroeconomici aggregati.<\/b> Alcune imprese stanno migliorando rapidamente efficienza e margini, ma il salto sistemico dell\u2019economia nel suo complesso non \u00e8 ancora evidente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E infine c\u2019\u00e8 il rischio sociale. L\u2019Ai, avverte Stiglitz, potrebbe ampliare ulteriormente le disuguaglianze e destabilizzare il mercato del lavoro. Ma soprattutto rischia di impoverire l\u2019ecosistema dell\u2019informazione. \u00abL\u2019intelligenza artificiale vive dei contenuti prodotti da altri\u00bb, osserva. Se le piattaforme assorbono attenzione e ricavi senza sostenere economicamente chi produce informazione di qualit\u00e0, il rischio \u00e8 una progressiva erosione del sistema mediatico e, di conseguenza, della qualit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>    Il paradosso italiano<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella riflessione finale, Stiglitz si sofferma anche sull\u2019Italia, che definisce un Paese \u00abaffascinante\u00bb proprio per i suoi contrasti. Da una parte esistono territori, distretti e imprese tra i pi\u00f9 dinamici d\u2019Europa: manifattura avanzata, moda, design, produzioni ad alto valore aggiunto. Dall\u2019altra, per\u00f2, <b>i numeri aggregati continuano a raccontare una crescita debole e una produttivit\u00e0 insufficiente.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 il paradosso italiano che l\u2019economista osserva con curiosit\u00e0:<b> un sistema capace di generare eccellenze diffuse senza riuscire, per\u00f2, a trasformarle in una forza macroeconomica stabile<\/b>. \u00abCi sono tantissime storie di successo\u00bb, dice quasi sorridendo, evocando perfino la moka italiana che usa ogni giorno a casa. Ma il punto, per Stiglitz<b>, resta capire come trasformare quell\u2019energia imprenditoriale in crescita strutturale.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ed \u00e8 forse qui che il suo ragionamento torna al punto di partenza. In un mondo pi\u00f9 instabile, frammentato e competitivo, <b>nessuna economia europea pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di vivere soltanto delle proprie eccellenze.<\/b> Servono scala, investimenti, politica industriale e autonomia strategica. <b>Perch\u00e9 il tempo della protezione americana, secondo Stiglitz, \u00e8 finito<\/b>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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