{"id":492102,"date":"2026-05-15T18:44:18","date_gmt":"2026-05-15T18:44:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492102\/"},"modified":"2026-05-15T18:44:18","modified_gmt":"2026-05-15T18:44:18","slug":"a-brescia-ce-un-bunker-che-e-anche-galleria-darte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492102\/","title":{"rendered":"A Brescia c\u2019\u00e8 un bunker che \u00e8 anche galleria d\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"\n<p>Da qualche settimana la sua gestione <a href=\"https:\/\/www.giornaledibrescia.it\/cultura\/arte\/bunkervik-palazzo-monti-arte-site-specific-ecoansia-estinzione-nq3h3jhi\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>\u00e8 stata affidata alla cordata di realt\u00e0 artistiche bresciane che vede capofila Palazzo Monti<\/strong><\/a> (le altre sono The Address e Fertile), ma sono gi\u00e0 diversi anni che da l\u00ec sotto passano artisti e collettivi. Alcune mostre sono rimaste particolarmente impresse nella memoria: per esempio quella\u00a0di Francesca Pasquali, che<strong> riemp\u00ec i corridoi di palline bianche <\/strong>lasciando che i visitatori ci nuotassero dentro. Ma non \u00e8 l\u2019unica, anzi.<\/p>\n<p> <img alt=\"L'installazione di Francesca Pasquali nel Bunkervik\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"rounded\" style=\"color:transparent\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/l-installazione-di-francesca-pasquali-nel-bunkervik.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>L&#8217;installazione di Francesca Pasquali nel Bunkervik<\/p>\n<p>La storia <\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 di Bunkervik \u2013\u00a0che non ospita solo mostre d\u2019arte contemporanea concettuale, ma spesso dai risvolti sociali \u2013 resta <strong>legata alla sua origine e alla sua semplicissima storia<\/strong>: fu realizzato in citt\u00e0 nei primi anni Quaranta per proteggere i cittadini e le cittadine di Brescia dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p>Alcuni articoli dell\u2019epoca, tratti da Il Popolo di Brescia e Brescia Repubblicana, riportavano notizie di cronaca sui rifugi antiaerei di Brescia nel loro complesso. Il Bunkervik allora era identificato come il \u00ab<strong>ricovero antiscoppio di via Italo Balbo<\/strong>, cortile Opera Balilla\u00bb (come scritto su Brescia Repubblicana). Via Balbo \u00e8, nello specifico, l\u2019odierna via Nino Bixio. Come spiega Martino Barbieri del Comune di Brescia, su via Balbo c\u2019\u00e8 un po\u2019 di caos toponomastico: \u00abVia Italo Balbo \u2013\u00a0ci racconta \u2013\u00a0pare essere il nome della <strong>gi\u00e0 via del Bova<\/strong>, quindi via Italo Balbo, poi ancora via del Bova dal marzo al novembre 1943, per rinominarsi nuovamente via Italo Balbo e infine divenire l\u2019attuale via Nino Bixio\u00bb.<\/p>\n<p>Una volta concluso il periodo di belligeranza,\u00a0<strong>lo spazio \u00e8 rimasto chiuso per decenni fino al 2016<\/strong>, quando ha iniziato a ospitare attivit\u00e0 artistiche sporadiche, inclusi eventi legati al Premio Nocivelli, tra gli altri.<\/p>\n<p> <img alt=\"Il Bunkervik in via Odorici\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"w-full transition-transform duration-300 group-hover:scale-[1.03]\" style=\"color:transparent\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1778870657_30_image.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Il Bunkervik in via Odorici<\/p>\n<p>Il corridoio stretto, le pareti grezze, l\u2019unica uscita (inizialmente c\u2019erano due vie di fuga)\u00a0e l\u2019assenza di luce naturale <strong>condizionano il modo in cui le opere vengono pensate e installate<\/strong>. Artiste e artisti, curatrici e curatori si confrontano quindi con uno spazio che impone limiti fisici e percettivi. Ecco la sua peculiarit\u00e0 ed ecco perch\u00e9 la programmazione negli anni ha privilegiato<strong> linguaggi adatti alla dimensione immersiva<\/strong>: installazioni site-specific, interventi sonori, video, fotografia e performance. L\u2019esperienza del pubblico passa attraverso il corpo, il movimento, ma anche l\u2019adattamento alla penombra, che non \u00e8 secondario e che fa parte del fascino del luogo.<\/p>\n<p>Le mostre <\/p>\n<p>Bunkervik ha accolto<strong> eventi legati a festival come Video Sound Art e Meccaniche della Meraviglia<\/strong>, ma anche esposizioni delle scuole e delle accademie cittadine. E sono diverse le mostre che sono passate di cui.<\/p>\n<p>La primissima fu <strong>\u00abLa Grande Guerra e oltre\u00bb<\/strong>. Era il giugno del 2016 e ad animare per la prima volta le pareti del rifugio furono le opere d\u2019arte dei ragazzi delle scuole Calini e Mompiani insieme a Laba e Santa Giulia e al liceo artistico Olivieri. L\u2019installazione artistica voleva essere esattamente un punto di collegamento tra il passato buio del bunker e la nuova funzionalit\u00e0 pi\u00f9 luminosa e sociale.<\/p>\n<p> <img alt=\"La primissima esposizione nel bunker nel 2016 - \u00a9 www.giornaledibrescia.it\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"rounded\" style=\"color:transparent\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/la-primissima-esposizione-nel-bunker-nel-2016.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>La primissima esposizione nel bunker nel 2016 &#8211; \u00a9 www.giornaledibrescia.it<\/p>\n<p>Elencare tutte le esposizioni che si sono susseguite da allora \u00e8 difficile, ma alcune \u00e8 bene ricordarle. Nel 2018 qui sono state protagoniste <a href=\"https:\/\/www.giornaledibrescia.it\/brescia-e-hinterland\/da-via-milano-al-bunker-voci-della-seconda-generazione-jlwt56pl\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>le voci dei ragazzi di via Milano<\/strong><\/a>. Nel\u00a02020\u00a0<strong>Alessio Barchitta (vincitore del Premio Nocivelli 2019)\u00a0ha presentato \u00abI can\u2019t see beyond these fucking clouds\u00bb<\/strong>. A gennaio 2022, Davide Sforzini ha\u00a0invece inaugurato <a href=\"https:\/\/www.giornaledibrescia.it\/cultura\/in-mostra-i-relitti-di-sforzini-nuovo-inizio-grazie-alla-luce-qmfoazxe\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>l\u2019esposizione personale\u00a0\u00abRelitti\u00bb<\/strong><\/a>, una rinascita dopo la pandemia.<\/p>\n<p>E appena prima della nuova gestione, a\u00a0gennaio 2026 c\u2019\u00e8 stato<strong>\u00a0il ciclo \u00abRifugio\u00bb di ?Collettivo e Turi Rizzi<\/strong>, con performance immersive per parlare di guerra: il pubblico veniva accompagnato lungo il tunnel del bunker in un percorso di luci, ombre, parole e canto, in un\u2019esperienza che restituiva la guerra come ferita mai sanata, in cui storie personali e collettive si intrecciavano tra passato e presente.<\/p>\n<p>La prima mostra del nuovo ciclo <\/p>\n<p>Da aprile 2026 la gestione \u00e8 in mano a <strong>Palazzo Monti, The Address e Fertile<\/strong>. L\u2019idea, spiegano i curatori Edoardo Monti, Luca Cremona, Sole Castelbarco Albani e Riccardo Angossini, \u00e8 quella di presentare al pubblico bresciano i giovani artisti contemporanei che svolgono residenze in citt\u00e0 (nello specifico, nei loro spazi artistici), con focus su temi attuali tra i quali<strong> l\u2019ecoansia e l\u2019estinzione<\/strong>.<\/p>\n<p>La prima artista a essere ospitata nel Bunkervik non ha tuttavia svolto alcuna residenza, ma come spiegano gli organizzatori rappresenta bene il succo del nuovo ciclo.\u00a0<strong>\u00abNon ho fatto nulla per tutta l\u2019estate se non aspettare di tornare ad essere di nuovo me stessa\u00bb di Caterina Gobbi<\/strong> riapre cos\u00ec lo spazio.<\/p>\n<p>Gobbi \u00e8 artista, musicista e body artist che negli ultimi periodi ha evoluto la propria arte spostando l\u2019attenzione su soggetti che rappresentino <strong>il binomio tra corpo e natura<\/strong>. Si muove tra performance, suono e scultura, e le opere ospitate in via Odorici alimentano riflessioni sulla natura e sull\u2019artificio umano.<\/p>\n<p> <img alt=\"Una delle opere di Caterina Gobbi al Bunkervik - \u00a9 www.giornaledibrescia.it\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"rounded\" style=\"color:transparent\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/una-delle-opere-di-caterina-gobbi-al-bunkervik.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Una delle opere di Caterina Gobbi al Bunkervik &#8211; \u00a9 www.giornaledibrescia.it<\/p>\n<p>L\u2019opera pi\u00f9 emblematica tra quelle presentate \u00e8<strong> la chitarra elettrica che suona lievemente in loop, sovrastata da un mazzo di fiori<\/strong>. Rappresenta l\u2019estate, periodo di rilassamento durante il quale le persone riscoprono la natura in maniera pi\u00f9 spontanea. E mentre la chitarra si scorda, i fiori resistono. Perch\u00e9 la\u00a0natura primeggia sull\u2019artificio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da qualche settimana la sua gestione \u00e8 stata affidata alla cordata di realt\u00e0 artistiche bresciane che vede capofila&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":492103,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-492102","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116580075225514107","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=492102"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492102\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/492103"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=492102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=492102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=492102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}