{"id":492239,"date":"2026-05-15T20:36:12","date_gmt":"2026-05-15T20:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492239\/"},"modified":"2026-05-15T20:36:12","modified_gmt":"2026-05-15T20:36:12","slug":"cinema-la-festa-e-finita-cattivissimi-loro-e-pure-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492239\/","title":{"rendered":"Cinema, \u00abLa festa \u00e8 finita!\u00bb: cattivissimi loro (e pure noi)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Sara D&#8217;Ascenzo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Antony Cordier e la sottile linea tra servi e padroni. In sala anche \u00abMother Mary\u00bb, ritratto lisergico di una diva che ricorda Taylor Swift<\/p>\n<p>    \u00abLa festa \u00e8 finita!\u00bb di Antony Cordier<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In una villa dell&#8217;Occitania, in Francia, l&#8217;estate dorata di una famiglia altoborghese <b>prende una piega pulp per un litigio con la servit\u00f9<\/b>. Il film\u00a0\u00abLa festa \u00e8 finita!\u00bb si potrebbe proprio riassumere cos\u00ec. Perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che succede in questa commedia nera e acida \u00e8 racchiuso nel perimetro di una storia che mette in scena la pi\u00f9 classica delle dinamiche familiari: quella tra\u00a0\u00abservo\u00bb e\u00a0\u00abpadrone\u00bb.<b> I Trousselard<\/b> &#8211;\u00a0\u00c9lodie Bouchez e Laurent Lafitte &#8211; sono i padroni: lui \u00e8 ricco da sempre, lei \u00e8 la sua bellissima moglie, attrice un tempo sulla cresta dell&#8217;onda ora in cerca, senza affanni ma anzi con accenti di meditazione, di un rilancio. <b>Gli Azizi<\/b> &#8211; Laure Calamy, qua in una delle versioni meglio riuscite della sua borgatara francese incattivita e\u00a0Ramzy Bedia &#8211; sono i custodi della villa e durante i tre mesi estivi lei si occupa delle pulizie, lui fa il manutentore. Ed \u00e8 proprio lui a far scoppiare il casus belli. <b>Colpa di una montagna di cacca<\/b> che gli arriva addosso per uno scarico intasato. Sar\u00e0 l&#8217;inizio della fine: tra le due famiglie &#8211; ci sono anche due figlie adolescenti e il ragazzo della figlia dei padroni, di estrazione popolare ma desideroso di diventare un avvocato importante &#8211; si scatena la guerra. <b>Quanto si pu\u00f2 essere cattivi nella rappresentazione dei conflitti di classe?<\/b> Quanto si pu\u00f2 tirare la corda da una parte all&#8217;altra facendo oscillare come un pendolo lo spettatore, prima da una parte poi dall&#8217;altra? Moltissimo. E pi\u00f9 il regista mette in scena i dispetti e le dichiarazioni d&#8217;intenti che ogni parte fa per sostenere la sua causa, pi\u00f9 ci si sente dentro quel giardino riarso di conflitti, dove quasi non cresce pi\u00f9 un filo d&#8217;erba, dove l&#8217;orto \u00e8 stato saccheggiato, dove tutto \u00e8 sterpaglia. <b>Metafora di ci\u00f2 che siamo oggi<\/b>, e delle conseguenze nefaste dell&#8217;annebbiamento dei soldi. Per tutti.\u00a0<br \/><b>Voto: 7. Commedia amara, nerissima e godibilissima, si perde un po&#8217; nel finale quando vuol far tornare tutto con la massima precisione. Rischiando di essere un po&#8217; scontata. Ma dialoghi, recitazione e situazioni paradossali si lasciano guardare con un certo perfido piacere.<\/b><\/p>\n<p>    \u00abIn the Grey\u00bb di Guy Ritchie<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La bellissima Sophia (l&#8217;attrice e cantante messicana Eiza Gonz\u00e1lez) ha l&#8217;innegabile pregio che in qualsiasi situazione Guy Ritchie la metta in questo film &#8211; in un bar di un&#8217;isola spagnola a rischiare la vita o in un&#8217;auto con i frammenti dell&#8217;imbottitura dell&#8217;auto ad arrivarle addosso per diverse esplosioni a pochi millimetri da lei &#8211; <b>nulla arriva a turbare l&#8217;onda perfetta dei suoi boccoli lucidi <\/b>e del rossetto adagiato su due labbra insolitamente turgide. La credibilit\u00e0 di un action movie dove sia proprio lei a fare l&#8217;avvocata che deve recuperare crediti per &#8211; solo &#8211; un miliardo di dollari da un lestofante latino patentato interpretato da Carlos Bardem, casca subito alla prima inquadratura, quando lei, di bianco candido vestita in mezzo a un mondo in frantumi, comincia a raccontare che \u00e8 e perch\u00e9 si sia trovata in quella incresciosa situazione. Da l\u00ec in poi <b>Ritchie mette in scena una serie di luoghi comuni rivisitati<\/b>: la coppia di salvatori al servizio della bella &#8211; Jake Gyllenhaal ed\u00a0Henry Cavill, entrambi super organizzati, ognuno nel suo settore, menatori e calcolatori e implicati in una relazione amorosa tra loro &#8211; l&#8217;avvocaticchio che deve difendere gli interessi del lestofante, il lestofante stesso. Tutti rispondono a un copione decisamente gi\u00e0 visto, con tasso adrenalinico esagerato, che soffoca qualsiasi contradditorio, qualsiasi battuta perfino, nella seconda parte del film, che finisce per essere uno\u00a0\u00abspara-spara\u00bb o\u00a0\u00abmena-mena\u00bb<b> che stufa e si piazza decisamente lontano dal modello dichiarato:\u00a0\u00abOcean&#8217;s Eleven\u00bb.\u00a0<\/b><br \/><b>Voto: 5,5. Tutto molto scontato e fastidiosamente perfetto in questo meccanismo a orologeria che finisce per essere freddo e terribilmente noioso.\u00a0<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abMother Mary\u00bb di\u00a0David Lowery<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mother Mary (Anne\u00a0Hathaway) \u00e8 la versione triste di <b>Taylor Swift e Beyonce.<\/b> <b>Quel lato B di celebrit\u00e0 del calibro mondiale<\/b> di queste due artiste, riprese quando i riflettori si spengono e le fragilit\u00e0 si rivelano preminenti rispetto alla loro forza. Ma qui c&#8217;\u00e8 anche molto di pi\u00f9 e purtroppo molto meno. Il regista Lowery, in maniera decisamente pretenziosa e presuntuosa, alla fine mette in scena un <b>dramma da camera travestito da kolossal<\/b>, tra Mother Mary, cantante di straordinario successo che si porta dentro qualcosa di pi\u00f9 di una ferita e la sua costumista storica interpretata da Michaela Coel. La quale, sicuramente, aveva proiettato sulla cantante le sue aspirazioni e la sua carica emotiva, forse anche erotica, tanto da risultare in qualche modo tossica ed essere allontanata senza un reale motivo. Salvo tornare a cercarla per chiederle un ultimo meraviglioso abito di scena. <b>Lowery ha visto tanti film gotici<\/b>, ha titillato il body horror: il risultato \u00e8 un pasticcio fastidioso che fin dalla prima voce fuori campo che viene incarnata dalla costumista rende tutto insopportabile: l&#8217;incontro tra i due, le rivendicazioni della costumista, le difese della diva. L&#8217;aureola s\u00ec, l&#8217;aureola no. Giovanna d&#8217;Arco s\u00ec, Giovanna d&#8217;Arco no. Con una teoria di luoghi comuni cinematografici paurosa, compresa la seduta spiritica che finisce per espellere lo spirito di una donna in rosso.<b> Un mescolone<\/b> di temi senza capo n\u00e9 coda che non si vede l&#8217;ora finisca. Come le canzoni.<b><br \/>Voto: 4. Difficile da digerire, noioso, indulge gratuitamente in un po&#8217; di finto splatter, con pretese autoriali non supportate da alcun tocco magico. Anzi.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    \u00abThe Sea\u00bb di\u00a0Shai Carmeli Pollak<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Khaled \u00e8 un dodicenne palestinese. <b>Unico della sua classe viene respinto al checkpoint<\/b> che sta portando i ragazzi in Israele a vedere il mare. <b>Scornato, triste, viene riaccompagnato a casa<\/b> ma al mare non rinuncia e si rimette in viaggio. Destinazione: la spiaggia di Tel-Aviv. Quanti paesaggi umani attraversa questo ragazzino che non \u00e8 diverso dai ragazzini di tutto il mondo, se non per un fatto mastodontico, il classico elefante nella stanza: lui non pu\u00f2 andare dove gli pare. E questo stigma di non poter andare dove gli pare, perch\u00e9 la frontiera israeliana lo respinge e anche quando supera i controlli \u00e8 seguito dalla maledizione di essere palestinese,<b> se lo porta dietro per tutto il film<\/b>, con la dolenza muta di uno sguardo che interroga lo spettatore, lo fa metaforicamente cadere dalla comoda poltroncina del cinema. In un incedere quasi allucinatorio che coinvolge tutta la seconda parte, una sorta di\u00a0\u00abduello\u00bb a distanza tra lui e le autorit\u00e0 israeliane con <b>l&#8217;inseguimento disperato del padre<\/b> che vuole evitargli di finire ucciso, Khaled diventa grande in un lampo, eppure resta quel bambino che cocciutamente voleva mettere la maschera da sub. A una prima parte molto lenta, non favorita da un doppiaggio che appiattisce un po&#8217; la resa, s<b>egue una seconda parte che cresce di inquadratura in inquadratura<\/b>,<b> con una piccola storia che acquisisce sul campo i contorni universali della Storia con l<\/b>a\u00a0\u00abs\u00bb maiuscola.\u00a0<br \/><b>Voto: 7. Attori e incedere della storia crescono con l&#8217;andare delle inquadrature. Tra il Truffaut dei\u00a0\u00abQuattrocento colpi\u00bb e la corsa disperata che chiude\u00a0\u00abCous Cous\u00bb di\u00a0Abdellatif Kechiche<\/b><\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/venezia-mestre\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_venezia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-15T19:55:06+02:00\">15 maggio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Sara D&#8217;Ascenzo Antony Cordier e la sottile linea tra servi e padroni. 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