{"id":492765,"date":"2026-05-16T04:38:22","date_gmt":"2026-05-16T04:38:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492765\/"},"modified":"2026-05-16T04:38:22","modified_gmt":"2026-05-16T04:38:22","slug":"la-stand-up-comedy-italiana-sta-vivendo-il-suo-momento-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492765\/","title":{"rendered":"La stand-up comedy italiana sta vivendo il suo momento d&#8217;oro"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Quando due settimane fa Francesco De Carlo si \u00e8 esibito al Tonight Show di Jimmy Fallon, la stand-up comedy italiana ha avuto una visibilit\u00e0 nuova, per certi versi differente: tutti sui social hanno commentato il pezzo di De Carlo, tutti \u2013 tra giornali, televisioni e radio \u2013 hanno sentito il bisogno di contattarlo e intervistarlo, di chiedergli com\u2019\u00e8 stato esibirsi in uno dei late show pi\u00f9 seguiti negli Stati Uniti (e, quindi, nel mondo) portando la sua comicit\u00e0, una comicit\u00e0 che ha costruito negli anni, in uno spazio cos\u00ec rinomato e ambito. Pi\u00f9 o meno, una cosa del genere \u00e8 successa anche quando circa un mese fa Stefano Rapone e Daniele Tinti hanno registrato una puntata del loro podcast, Tintoria, in Giappone. Ospiti: gli attori e le attrici del cast di Super Mario Galaxy. Per carit\u00e0: le due cose sono estremamente differenti, anche perch\u00e9 Tinti e Rapone non hanno fatto un monologo. Ma l\u2019attenzione che hanno ricevuto all\u2019estero, sui giornali di tutto il mondo, ha riacceso l\u2019ennesimo riflettore sulla nostra comicit\u00e0 e sulle figure che, oggi, la rappresentano.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">\u00c8 importante dire una cosa, piuttosto banale: la stand-up comedy non nasce oggi con Francesco De Carlo al Tonight Show o con Tinti e Rapone; la stand-up comedy, in Italia, arriva molto, molto tempo fa. Per qualcuno con Daniele Luttazzi, per qualcun altro con Satiriasi. Per qualcun altro ancora, decisamente prima: con i vari Beppe Grillo e Roberto Benigni. Il punto, ed \u00e8 un punto che in questo pezzo torner\u00e0 spesso, \u00e8 che la comicit\u00e0 cambia, si adegua e si trasforma. \u00c8 indubbiamente vero che la stand-up comedy italiana di oggi non \u00e8 la stessa di, per esempio, dieci anni fa. Il pubblico \u00e8 cresciuto, c\u2019\u00e8 una consapevolezza diversa. Quello che resta, e lo dimostrano anche i successi citati poco fa, \u00e8 la resistenza del vecchio sistema alla novit\u00e0 \u2013 anche se, e va detto, una vera novit\u00e0 la stand-up comedy non lo \u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Francesco De Carlo<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Dopo essersi esibito al Tonight Show, Francesco De Carlo \u00e8 rimasto negli Stati Uniti per un altro appuntamento, quello di Netflix Is A Joke, il festival organizzato da Netflix con il meglio della stand-up comedy. \u00ab\u00c8 stata un\u2019esperienza assurda\u00bb, racconta De Carlo. \u00abCon dei nomi che ti passano davanti e non ci credi: da Letterman in gi\u00f9, c\u2019erano veramente tutti. \u00c8 come il Fringe Festival di Edimburgo, ma con delle star incredibili. Louis CK ha registrato il suo speciale, e c\u2019\u00e8 stato il \u201croast\u201d (speciale in cui qualcuno viene preso in giro in modo estremamente diretto, ndr) di Kevin Hart\u00bb. Dice De Carlo che ha preso in considerazione la possibilit\u00e0 di trasferirsi e che negli Stati Uniti gli sta andando molto bene. Ma non sta pensando di farlo perch\u00e9 la dimensione italiana gli sta stretta. \u00abVoglio fare entrambe le cose\u00bb, confessa. \u00abE poi preferisco vivere in Italia, dove ho la mia famiglia e i miei affetti, dove c\u2019\u00e8 il mio pubblico ed \u00e8 tutto pi\u00f9 semplice. Qui in America sono arrivato a un punto importante della mia carriera\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Per decenni, dice De Carlo, ha sognato il momento in cui sarebbe andato in un programma come il Tonight Show di Jimmy Fallon. \u00c8 cresciuto cibandosi di un certo immaginario, seguendo quei comici e quei personaggi. E per lui la stand-up comedy \u00e8 stata, prima di tutto, una passione. \u00abQuando sono stato chiamato, ho provato a rimanere lucido, a non lasciarmi travolgere dall\u2019ansia da prestazione e dall\u2019emotivit\u00e0, e onestamente mi pare di esserci riuscito. Quando aspetti qualcosa per cos\u00ec tanto tempo, alla fine devi fare di tutto per giocartela bene\u00bb. Esibirsi in uno spazio del genere significa preparare un pezzo diverso dal solito. \u00abNon puoi fare lo stesso monologo che fai nei comedy club o nei tuoi spettacoli\u00bb, spiega De Carlo. \u00abDevi trovare un pezzo che vada bene per la televisione americana, che \u00e8 poi la stessa cosa che succede in Italia: non posso fare in tv le cose che, per esempio, faccio in teatro\u00bb. La grande differenza con gli americani, continua De Carlo, \u00e8 il modo in cui riescono a riprendere la stand-up comedy. Nessun grande artificio, nessuna intuizione straordinaria. C\u2019\u00e8 il comico e c\u2019\u00e8 la camera. E poi ci sono sei minuti di tempo. Il pubblico \u00e8 microfonato, c\u2019\u00e8 un ritorno delle risate, c\u2019\u00e8 un\u2019atmosfera palpabile. In Italia, invece, \u00e8 differente. \u00abDa noi, a furia di voler far bene le cose, si finisce per esagerare: ci sono troppe telecamere, troppi cambi di inquadratura; il pubblico \u00e8 poco microfonato. Sono tutti dettagli su cui \u00e8 fondamentale lavorare, per potersi avvicinare al livello che c\u2019\u00e8 in America\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">L\u2019Italia, dice De Carlo, \u00e8 un Paese molto conservatore e nostalgico, e guarda alla novit\u00e0 con un certo sospetto. \u00abC\u2019\u00e8 una capacit\u00e0 di autoironia piuttosto bassa, e la reputazione rimane una cosa molto importante. La comicit\u00e0 italiana, per questo, tende a fare fatica a cambiare. E non mi riferisco solo alla stand-up. Parlo in generale: si fanno le stesse battute che si facevano negli anni Novanta\u00bb. In America, continua De Carlo, la comicit\u00e0 cambia costantemente. \u00abPrima c\u2019\u00e8 stato il periodo di Seinfeld, con New York al centro del mondo; poi c\u2019\u00e8 stato un periodo, coincidente con gli anni Duemila, con una comicit\u00e0 pi\u00f9 sofisticata. Poi c\u2019\u00e8 stato il momento del woke, con il politicamente corretto che \u00e8 tornato alla ribalta. Adesso c\u2019\u00e8 una visione quasi opposta. Insomma, \u00e8 cambiato tutto innumerevoli volte nel giro di poco tempo. Da noi no, da noi siamo decisamente pi\u00f9 lenti. Abbiamo avuto una tradizione, specie al cinema, incredibile: pensiamo alla commedia all\u2019italiana, che \u00e8 stata in grado di unire il dramma e la commedia in modo perfetto. \u00c8 difficile capire perch\u00e9 il sistema, tra piccolo e grande schermo, non sia ancora riuscito a rappresentare questa generazione di comici. Anzi, queste generazioni: sono almeno due. Parliamo di comici che riempiono i teatri. Ci sono dei limiti, ecco. E sono limiti che, pi\u00f9 o meno, coincidono con il sospetto. E onestamente? Non ho capito perch\u00e9\u00bb. Ci\u00f2 nonostante, secondo De Carlo il pubblico c\u2019\u00e8: \u00ab\u00c8 lo stesso pubblico che riempie i teatri, che \u00e8 cresciuto guardando i comici online, su internet. Io sono un grande fan della comicit\u00e0 pi\u00f9 \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 tradizionale. Ma credo che ci sia spazio anche per altro. Il sistema italiano, dopo un investimento iniziale, vuole immediatamente un ritorno; non si d\u00e0 il tempo al cambiamento per attecchire. Ed \u00e8 un\u2019idea abbastanza vetusta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un\u2019altra differenza enorme tra Italia e Stati Uniti \u00e8 la velocit\u00e0 con cui si costruiscono opportunit\u00e0 lavorative. \u00abIn America ti arrivano le proposte quando sono praticamente chiuse, quando non c\u2019\u00e8 molto altro da dire; bisogna solo finalizzare gli ultimi dettagli\u00bb, dice De Carlo. \u00abIn Italia le proposte sono un\u2019altra cosa. Le persone ti contattano, ti cercano, ma alla fine non si fa niente. In America c\u2019\u00e8 un sistema verticale, dove la crescita si muove in una direzione precisa. Personalmente non ho nessuna fretta. Questo, per me, rimane un lavoro artistico. Io sto migliorando nella stand-up inglese, ed \u00e8 veramente difficile: sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista della scrittura. Ma voglio che le cose succedano quando sono pronto. Con Fallon, per fortuna, \u00e8 andata cos\u00ec\u00bb. Una delle passioni pi\u00f9 grandi per De Carlo sono le storie. Gli piace raccontarle, gli piace leggerle e poterle seguire al cinema. Per questo motivo ha scritto un libro, I malviventi (Rizzoli): aveva in mente un\u2019idea, e anzich\u00e9 aspettare di avere una possibilit\u00e0 per fare una serie tv ha preferito lavorare a un romanzo. \u00abEra una storia che avevo in testa da molto tempo. \u00c8 un romanzo che parla del mio quartiere, un po\u2019 come il mio spettacolo, Limbo. Rispetto a Limbo, per\u00f2, I malviventi mi ha permesso di cambiare prospettiva, di trovarne una pi\u00f9 netta, pi\u00f9 dark, e di unire generi diversi. Un po\u2019 come certe serie: DTF St. Louis, disponibile su HBO Max, Fargo, The Beast in me e Black Rabbit su Netflix\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Quello che manca alla stand-up comedy italiana, dice De Carlo, \u00e8 l\u2019infrastruttura. \u00abMancano i promoter e i locali, e manca anche una certa cultura di andare a vedere uno spettacolo dal vivo. Noi siamo passati dai ristoranti ai teatri, non c\u2019\u00e8 stata una via di mezzo; non abbiamo i comedy club, che sono una scuola fondamentale. Se i comici si possono esibire pi\u00f9 spesso, migliora la comicit\u00e0. E se migliora la comicit\u00e0, il pubblico si sente pi\u00f9 coinvolto ed \u00e8 decisamente pi\u00f9 interessato. E poi ci servirebbe una maggiore attenzione nel sistema televisivo e cinematografico. Io non voglio fare l\u2019attore: voglio scrivere. Mi piacerebbe riuscire a restituire, al cinema e in tv, la complessit\u00e0 della stand-up comedy, senza riprendere la stessa idea, trita e ritrita, di comicit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Vincenzo De Luca Bossa di The Comedy Club<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un punto di vista parallelo a quello di chi fa stand-up comedy salendo su un palco ed esibendosi davanti al pubblico \u00e8 il punto di vista di chi gli spettacoli li organizza, mettendoli in piedi, producendo speciali e provando a creare una rete. Vincenzo De Luca Bossa \u00e8 il CEO e il co-fondatore di The Comedy Club. La situazione in Italia, dice, \u00e8 cambiata parecchio. Soprattutto rispetto a pochi anni fa. \u00abUna volta avere un pubblico di cento persone per uno spettacolo era un traguardo importante che ti faceva svoltare. Adesso un tour nazionale di un comico di prima fascia pu\u00f2 arrivare tranquillamente a 60 mila biglietti, a volte anche di pi\u00f9. I numeri sono tranquillamente paragonabili a quelli registrati dagli artisti che hanno fatto la storia della comicit\u00e0 pi\u00f9 tradizionale o anche da alcuni musicisti. Quando arrivi a contare cos\u00ec tanto dal punto di vista economico, cambia tutto. Sia nel bene che nel male. La stand-up ha sdoganato diverse cose, e gode decisamente di un altro tipo di considerazione. Basta guardare chi viene invitato in televisione, in alcuni programmi. Prima gli stand-up comedian avevano uno spazio in seconda o in terza serata, adesso il monologhista \u00e8 un elemento fondamentale per una certa offerta. E c\u2019\u00e8 una differenza enorme, evidente, tra un monologhista e un comico che interpreta un ruolo o una maschera\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La stand-up, dice De Luca Bossa, ha un richiamo. \u00abLa cosa pi\u00f9 bella, per i comici, \u00e8 quando in teatro possono essere completamente liberi. Per questo il monologo dal vivo ha un ruolo e un peso differenti. Lo spettatore sa che andando a teatro avr\u00e0 accesso a un\u2019intimit\u00e0 con l\u2019artista unica, irripetibile. E questo \u00e8 importante\u00bb. In Italia, oggi, \u00e8 evidente un contrasto enorme. \u00abDa una parte si vogliono integrare i ventenni-trentenni, che sono cresciuti con le serie tv e con altri tipi di riferimenti culturali; dall\u2019altra parte ci sono i quaranta-cinquanta-sessantenni che sono interessati a un altro tipo di programmazione televisiva, molto pi\u00f9 tradizionale. Gli sponsor, che investono nella tv, vogliono che sia coinvolta anche la fascia dei venticinque-trentacinque, ma per farlo devi chiamare dei nomi e degli artisti che potrebbero offendere la sensibilit\u00e0 del pubblico pi\u00f9 maturo\u00bb. Molti stand-up comedian, pur di avere uno spazio in televisione, sono pronti ad accettare qualunque tipo di condizione. E questo perch\u00e9, insiste De Luca Bossa, credono che andando in tv si possa ottenere una visibilit\u00e0 assoluta. A furia di compromessi, per\u00f2, c\u2019\u00e8 il rischio di perdere la propria identit\u00e0, ed \u00e8 un elemento da non sottovalutare. \u00abLa stand-up comedy, oggi, ha una diffusione ancora rivolta a un target specifico. Le cose cambieranno tra dieci anni, quando questo pubblico sar\u00e0 cresciuto. Alcuni programmi provano a integrare la stand-up comedy, e bisogna riconoscerlo; ma la stand-up comedy va ascoltata con attenzione, non pu\u00f2 essere decontestualizzata. Il pubblico degli spettacoli dal vivo \u00e8 profondamente diverso dal pubblico televisivo, e anche questo rischia di essere un problema. Il pubblico \u00e8 fondamentale; senza le risate, manca una parte importante dello spettacolo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Gli speciali di stand-up comedy, che qualche anno fa sono arrivati sulle varie piattaforme streaming, come Netflix, hanno sicuramente aiutato a far conoscere certi nomi. Piuttosto rapidamente, per\u00f2, gli speciali di stand-up comedy sono stati messi da parte e i remi, dice De Luca Bossa, sono stati tirati in barca. \u00abMolte piattaforme streaming cercano di integrare la stand-up, ma devono stare anche attenti al loro pubblico. E spesso, per avere un pubblico generalista, \u00e8 difficile distribuire alcuni monologhi. Parallelamente c\u2019\u00e8 il limite della lingua: visto che i nostri speciali sono in italiano, \u00e8 difficile che vengano guardati anche da un pubblico straniero. Le piattaforme vogliono contenuti potenzialmente globali, per tutti. Tra produrre una serie tv e produrre uno speciale di stand-up si tende a preferire la prima cosa. E questo al di l\u00e0 dei costi: nel caso di uno speciale di stand-up le spese sono decisamente minori. Forse la situazione cambier\u00e0 nei prossimi due anni. Su YouTube la stand-up funziona molto: viene tutelato il contenuto, che non viene minimamente toccato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Il punto di vista di una realt\u00e0 come The Comedy Club resta un punto di vista privilegiato, perch\u00e9 in questi anni \u00e8 cresciuta molto, accogliendo un numero maggiore di artisti e osservando da vicino quella che \u00e8 stata l\u2019evoluzione della stand-up comedy. \u00abAll\u2019inizio era veramente difficile riuscire a farsi ascoltare e chiudere una trattativa\u00bb, racconta De Luca Bossa. \u00abMi ricordo che spesso non venivamo nemmeno presi in considerazione. Non eravamo abbastanza interessanti, n\u00e9 artisticamente n\u00e9 numericamente. Adesso ci sono tantissimi stand-up comedian, e la stand-up \u00e8 pi\u00f9 diffusa. Noi abbiamo preferito essere fedeli alla nostra linea iniziale. Negli ultimi anni, abbiamo provato a essere pi\u00f9 riconoscibili, sia con i nostri artisti che con la nostra impostazione editoriale. Lavoriamo su pi\u00f9 fronti, dalle location alla comunicazione, per essere indipendenti dai social e dai vari algoritmi; dal booking degli artisti alla direzione artistica di alcuni eventi, e dal management alla produzione video\u00bb. Oggi, sottolinea De Luca Bossa, The Comedy Club \u00e8 una delle realt\u00e0 pi\u00f9 attive nell\u2019integrazione tra spettacoli dal vivo e speciali su YouTube. \u00abLa produzione video, per noi, \u00e8 uno degli elementi pi\u00f9 importanti: pensiamo allo speciale di Francesco Fanucchi, che ora \u00e8 arrivato a due milioni di visualizzazioni, o a Tintoria. Collaboriamo con altre realt\u00e0, come LocuraComedy, proprio perch\u00e9 per noi \u00e8 importante continuare a fare scouting e a tenere d\u2019occhio le novit\u00e0. Il nostro obiettivo \u00e8 di non snaturarci e di essere un punto di riferimento per chi ama e segue la stand-up comedy\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Dalla presenza di Francesco De Carlo al Tonight Show e dall\u2019esperienza di Tintoria in Giappone, De Luca Bossa dice che \u00e8 importante provare a trarre una lezione. \u00abAbbiamo un bisogno profondo di unirci come categoria. Ci sentiamo solo per motivi economici e commerciali. E non per il resto. Ed \u00e8 un peccato. Dovremmo unire tutte le istanze e le necessit\u00e0, e cercare di esportare il monologo italiano all\u2019estero. Per ora siamo noi a essere stati conquistati dagli americani, che vengono qui, fanno due date, vendono i loro biglietti tra i centocinquanta e i duecento euro e vanno benissimo. Ma non ci sono altri effetti. Dovremmo provare anche noi a parlare a un pubblico che si trova fuori, all\u2019estero. Questo permetterebbe sia di crescere economicamente che artisticamente. Dobbiamo muoverci come movimento, non solo come singoli. Dobbiamo darci una linea, dobbiamo creare una riconoscibilit\u00e0 chiara per il pubblico. La stand-up comedy deve mantenere una sua identit\u00e0, non pu\u00f2 essere unicamente un modo per vendere di pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Giorgio Montanini<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Giorgio Montanini, uno dei comedian pi\u00f9 importanti che ci sono in Italia, seguito da AltraScena, dice che la stand-up sta benissimo. \u00abQualcuno parla di crisi: ma crisi di cosa, esattamente? Io vedo l\u2019esatto contrario. Dopo tre serate al Brancaccio, tutte sold out e con pi\u00f9 di 5 mila spettatori, per quanto mi riguarda la stand-up comedy \u00e8 in perfetta salute. E ci sono comici che fanno numeri anche pi\u00f9 grossi dei miei. L\u2019anno prossimo Luca Ravenna sar\u00e0 al Forum a Milano, con quasi 10 mila posti\u00bb. La distanza che sembra separare la stand-up dalla televisione italiana \u00e8 una distanza relativa, che va chiaramente contestualizzata. Tra il 2014 e il 2016 Montanini ha condotto Nemico Pubblico, un programma di stand-up che, dice, ha raccolto un buon successo. \u00abIl primo anno and\u00f2 molto bene; il secondo e il terzo abbiamo avuto dei problemi, ma erano legati al palinsesto e a scelte editoriali: il giorno di messa in onda cambiava ogni settimana. Nemico Pubblico era una trasmissione a suo modo innovativa. Che poi la televisione non abbia pi\u00f9 voluto proseguire su questa linea \u00e8 un problema della televisione, ma la televisione non rappresenta minimamente il mondo dell\u2019arte\u00bb. Con il tempo, prosegue Montanini, il pubblico della stand-up comedy \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 trasversale. \u00abNon \u00e8 come dieci anni fa, quando c\u2019eravamo solo noi di Satiriasi, e quindi il pubblico era una nicchia. Gli spettacoli dal vivo sono l\u2019anima della stand-up comedy, e a questi spettacoli la gente viene. Se poi la televisione non riesce a intercettare il pubblico, significa che ha altri obiettivi. Se qualcuno mi chiama e mi fa una proposta, valuto la proposta che mi viene fatta. Il punto \u00e8 che in televisione si fanno cose che non mi appartengono\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La stand-up, oggi, \u00e8 la forma di comicit\u00e0 pi\u00f9 praticata. Tutti i nuovi comici, ribadisce Montanini, fanno stand-up. \u00abRispetto al cabaret degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, la stand-up non \u00e8 solamente una comicit\u00e0 di puro intrattenimento. Il comico rimane centrale, con il suo nome e le sue esperienze personali. \u00c8 una comicit\u00e0 pi\u00f9 introspettiva, non come quella di Beppe Grillo che, al contrario, si rivolgeva di pi\u00f9 al mondo esterno e che Filippo Giardina, secondo me giustamente, definiva \u201ccabaret politico\u201d. Ovviamente anche qui vanno fatte delle distinzioni: questa comicit\u00e0 era l\u2019esempio pi\u00f9 alto possibile, poi ce n\u2019era un altro tipo, che si fondava su stereotipi. Quindi la differenza non \u00e8 lo stile: \u00e8 culturale. Ora la maggior parte dei comici sale sul palco e si mette a nudo. \u00c8 un po\u2019 come con la musica: la musica non \u00e8 sempre stata rap e trap; ci sono stati cantautori, band, eccetera. Tutti suonano gli strumenti e cantano, ma c\u2019\u00e8 una differenza tra le canzoni. Ecco, questa differenza c\u2019\u00e8 anche tra i diversi tipi di comicit\u00e0. Il cambiamento, specie all\u2019inizio, \u00e8 arrivato grazie al collettivo di Satiriasi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Rispetto ad alcuni anni fa, la produzione di stand-up comedy \u00e8 cresciuta enormemente. Ma, dice Montanini, non \u00e8 un problema. E questo perch\u00e9 il pubblico pu\u00f2 sempre scegliere. \u00abChiunque pu\u00f2 dire il cazzo che vuole. Se non vuole approfondire, se vuole banalizzare certi argomenti, \u00e8 una scelta sua. Non posso essere io ad andare da ogni comico e chiedere: ma che cazzo hai scritto? Se un comico non funziona, non funziona. Lo decidono gli spettatori\u00bb. Un problema vero che riguarda la stand-up comedy, e lo stesso Montanini ultimamente si \u00e8 trovato ad affrontarlo, \u00e8 quello che riguarda il contesto: un pezzo estrapolato da una particolare situazione, da un particolare momento, e diffuso altrove, in un momento successivo. \u00abIo a casa bestemmio. Se poi bestemmio in chiesa durante la messa, sono un imbecille. Ma se tu registri la mia bestemmia detta a casa e poi la riproduci in chiesa, e tutti si scandalizzano, il problema \u00e8 di chi non riesce a capire il contesto. Non \u00e8 un problema della comicit\u00e0: \u00e8 un problema culturale. Perch\u00e9 a quel punto significa che le persone non capiscono nemmeno quando le leggi sul lavoro cambiano, quando vengono violati i loro diritti e quando non ci sono garanzie. Io mi preoccuperei delle persone che non arrivano alla fine del mese. Non di quello che dico io. L\u2019arte diventa una cartina tornasole abbastanza indicativa del livello culturale di un paese. Anzi, l\u2019arte \u00e8 la prima spia. Prima ancora della politica. Ma non \u00e8 l\u2019unica\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Parallelamente al discorso che riguarda la televisione generalista, c\u2019\u00e8 quello che riguarda gli speciali di stand-up comedy. Anche a Montanini, nel corso degli anni, \u00e8 stato chiesto di farne uno. Alla fine, per\u00f2, ha deciso di rifiutare. \u00abNon potevo dire determinate cose, c\u2019erano dei paletti da rispettare, e allora ho preferito evitare e li ho mandati affanculo\u2026 Io non vado a fare uno speciale, pagato pochissimo, per vederlo stravolto dalla policy di, che ne so, una piattaforma streaming. A me le piattaforme streaming non interessano, cos\u00ec come non mi interessano i canali televisivi\u2026 Mi faccio i miei spettacoli e basta\u00bb. Il comico, dopotutto, si esprime durante il live. \u00abO almeno, ecco, \u00e8 quello che fa il comico vero. Poi ci sono tanti comici che si esprimono in altri contesti. Se poi riprendi uno spettacolo e lo metti su una piattaforma streaming, stai usando lo streaming come cassa di risonanza. Ma non lo cambi, non lo pieghi alle tue necessit\u00e0. Il cuore della stand-up comedy rimane il live. E per me il live \u00e8 assolutamente imprescindibile. Io non ho nessuna ossessione di diventare pi\u00f9 famoso o di allargare il mio bacino di utenza. Sto bene cos\u00ec, e faccio quello che voglio fare. E finch\u00e9 posso farlo su un palco, perch\u00e9 la legge e la Costituzione me lo permettono, allora continuo a farlo. Se devo cambiare quello che faccio per compiacere il dirigente della piattaforma, se ne pu\u00f2 andare affanculo. Hai capito? Io non cambio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">In teatro, spiega Montanini, c\u2019\u00e8 la vera libert\u00e0: ed \u00e8 grazie a quella libert\u00e0 che un comico pu\u00f2 dimostrare, o meno, ci\u00f2 di cui \u00e8 veramente capace. \u00abSe accetta di fare uno speciale e si castra da solo, fa una scelta che non paga. E abbiamo visto che \u00e8 anche una scelta che non funziona. Chi ha fatto uno speciale \u00e8 tornato indietro e, indovina, \u00e8 andato di nuovo in teatro\u00bb. Un discorso completamente differente \u00e8 quello che riguarda il rapporto tra stand-up e cinema. Rispetto alla televisione, \u00e8 evidente l\u2019intenzione di provare a sfruttare la visibilit\u00e0 di cui godono alcuni artisti, proprio per il numero di biglietti che sono in grado di vendere, ma non sempre vengono proposti i progetti giusti. \u00abIn America i comici vengono sfruttati nel cinema non per fare i buffoni, ma per le loro corde drammatiche\u00bb, dice Montanini. \u00abIl comico ha un\u2019anima drammatica profondissima, che esprime attraverso la comicit\u00e0 per non essere troppo pesante. Io vivo come una grande gratificazione il fatto di essere chiamato per interpretare ruoli drammatici. Se mi chiamassero, e mi \u00e8 successo, per un film comico, declinerei. A farsi scrivere le battute dagli altri c\u2019\u00e8 il rischio di essere mortificati sia come comici che come attori\u00bb. Oggi, conclude Montanini, la stand-up comedy \u00e8 la comicit\u00e0 nazionale. \u00abCi sono pi\u00f9 stand-up comedian che parrucchieri. La rivoluzione \u00e8 stata vinta. Quando bisognava farla eravamo in pochi e stavamo in trincea. Appena l\u2019abbiamo vinta, tutti ne hanno potuto beneficiare. L\u2019unica cosa di cui c\u2019\u00e8 bisogno, ora come ora, \u00e8 che i comici migliorino\u00bb.<\/p>\n<p>Cecilia Attanasio di Tamago<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Cecilia Attanasio \u00e8 la fondatrice di Tamago. Sostanzialmente, lavora come agente dello spettacolo. Con Tamago non si occupa di tour: segue i comici per quanto riguarda la televisione, il cinema e l\u2019editoria. Chi si occupa di live, dice Attanasio, deve occuparsi unicamente di quello. Perch\u00e9 \u00e8 importante specializzarsi. Negli anni, si \u00e8 notata un\u2019enorme disparit\u00e0. \u00abNonostante i successi in teatro, solo recentemente ci si \u00e8 accorti dell\u2019enorme spreco di talento che c\u2019\u00e8 stato sia al cinema che in tv, per ragioni che io tendo ad attribuire pi\u00f9 a disattenzione e ad abitudini. La televisione viene vista come un mezzo per arrivare alle persone distratte. In ogni riunione in cui mi sono trovata c\u2019\u00e8 sempre stato qualcuno che ha ribadito che il pubblico \u00e8 poco attento, che i comici hanno un linguaggio troppo alto e che la gente che guarda la tv non presta attenzione e perde continuamente il filo del discorso. E per me si tratta di una visione non vera\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Da sempre, dice Attanasio, in televisione c\u2019\u00e8 stato spazio per un intrattenimento pi\u00f9 ricercato, che parlava a un pubblico che voleva ascoltare. Oggi resistono solo poche eccezioni. \u00abPensiamo al successo della Gialappa\u2019s. Anni fa venivano dati per spacciati. Mediaset non li faceva pi\u00f9 lavorare. Poi che cosa \u00e8 successo? Sono tornati, con Mago Forest e una scelta di cast coraggioso: hanno messo insieme un gruppo molto eterogeneo, con comici del sud, del nord e del centro, e ognuno ha il proprio linguaggio. Altrove si tende a fare un intrattenimento, come ti posso dire\u2026 quasi goliardico\u00bb. \u00c8 facile riconoscere una tendenza, sottolinea Attanasio. In televisione si fanno soprattutto game show, dove vengono riproposte sempre le stesse persone. \u00abSono dei volti che i direttori di rete trovano pi\u00f9 rassicuranti perch\u00e9 conosciuti. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, si perde di vista una cosa importante, e cio\u00e8 che i comici \u2013 e per comici intendo tutti, non solo gli stand-up comedian; intendo anche chi, come Valerio Lundini, ha uno stile pi\u00f9 surreale \u2013 stanno raggiungendo un pubblico ampissimo: Edoardo Ferrario, Luca Ravenna, Michela Giraud. Io seguo Monir Ghassem, che secondo me \u00e8 un talento straordinario: si esibisce da meno anni, ma sta trovando rapidamente il suo spazio per la sua originalit\u00e0\u00bb. Il problema, continua Attanasio, \u00e8 legato principalmente alla comunicazione. \u00ab\u00c8 come se arrivassimo sempre in ritardo. La stand-up comedy \u00e8 sempre stata vista come una cosa di nicchia. E non ci si rende conto della capillarit\u00e0 e della diffusione che ha; basta guardare, lo ripeto, ai numeri che fanno le vendite, che non hanno quasi bisogno di nessun tipo di promozione. La pubblicit\u00e0 si fa grazie al passaparola e ai social. Il pubblico non comprende solo i giovanissimi, ma anche i trenta-quarantenni, che \u00e8 un pubblico che oggi viene totalmente ignorato dalla televisione. Ed \u00e8 paradossale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Il fatto che le piattaforme non producano pi\u00f9 regolarmente speciali di stand-up comedy \u00e8 un problema piuttosto grave, dice Attanasio. \u00abVengono fatti solo format presi da altri Paesi, gi\u00e0 visti, e non si sperimenta pi\u00f9. Abbiamo comici in Italia che vendono 100, 150 mila biglietti e non mi produci uno speciale che costa pochissimo? Parliamo di un\u2019ora di contenuto, spesso di alta qualit\u00e0. Che cosa si produce, oggi? Le piattaforme preferiscono i contenuti senza rischio. Per portare risultati agli americani, stanno riproponendo la televisione generalista italiana. Le serie di Zerocalcare sono l\u2019unica eccezione: l\u2019unico prodotto veramente originale delle piattaforme streaming. Per il resto, vediamo cose che abbiamo gi\u00e0 visto in televisione\u00bb. Una speranza, anche se residuale, \u00e8 rappresentata da HBO Max, che ha deciso di produrre Peccato, la serie mockumentary di e con Emanuela Fanelli. \u00abIncrocio le dita perch\u00e9 continuino a mantenere la stessa qualit\u00e0 che c\u2019\u00e8 in America\u00bb, ammette Attanasio. \u00abOggi ci sono solo eccezioni nella televisione lineare. Tv8, per esempio, sta cercando seriamente di sperimentare con la comicit\u00e0. Tempo fa, invece, c\u2019\u00e8 stata Una pezza di Lundini. Il merito fu di Giovanni Benincasa, grandissimo autore, e di Valerio Lundini ed Emanuela Fanelli. All\u2019epoca, Lundini era uno sconosciuto. E Stand by me, la societ\u00e0 di produzione, \u00e8 riuscita a spingere un programma con lui\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Format come LOL, al contrario, non rappresentano un passo indietro o, all\u2019estremo, un problema. Sono programmi pensati per tutta la famiglia, che non vanno sostituiti ma, dice Attanasio, affiancati da altre idee. \u00abDipende dalla chimica che si crea tra i comici, e ogni edizione pu\u00f2 andare in modo differente. Contano sempre due cose: la qualit\u00e0 e il momento in cui si distribuisce un programma\u00bb. I format comici, in generale, tendono a essere delle gabbie: perch\u00e9 riducono la libert\u00e0 dei comici. Ci\u00f2 che serve, ribadisce Attanasio, sono gli speciali di stand-up comedy, che costano poco e che possono offrire un\u2019ora di grande qualit\u00e0. \u00abLa scelta dei comici di pubblicare i loro speciali su YouTube, con dei numeri altissimi, \u00e8 una scelta un po\u2019 obbligata, vista la disattenzione che c\u2019\u00e8 dall\u2019altra parte. Uno speciale in italiano non ha lo stesso potenziale di uno speciale in inglese, \u00e8 vero, e probabilmente anche questo frena le piattaforme streaming dal produrre speciali. Ma la verit\u00e0 \u00e8 anche un\u2019altra: a sviluppare speciali di stand-up comedy, oggi, si corrono pochi rischi da un punto di vista produttivo\u00bb. Quello che forse si sta sbagliando con la stand-up comedy, dice Attanasio, \u00e8 che non si sta facendo gruppo. \u00abOggi manca il gruppo che si oppone, che si muove e lavora insieme. Gli stand-up comedian continuano a essere visti come giovani promesse, e giovani promesse non sono: hanno carriere decennali e in alcuni casi pi\u00f9 di quarant\u2019anni; \u00e8 un problema di gruppo e, ripeto, di comunicazione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Per quanto riguarda il cinema, \u00e8 evidente che si tratta di un altro campionato. Il punto \u00e8 il mezzo. Ogni comico deve scegliere il suo percorso. \u00abE non tutti sono tagliati per le stesse cose\u00bb, precisa Attanasio. \u00abAlcuni comici, secondo me, possono avere una profondit\u00e0 sorprendente anche al cinema. Ma parliamo di una piazza difficile\u00bb. Il mercato italiano, oggi, \u00e8 florido, con una richiesta consistente da parte del pubblico. E non dare spazio agli speciali di stand-up comedy significa costringere il pubblico a cercarli altrove. \u00abQuando \u00e8 nato Cachemire Podcast, eravamo in piena pandemia\u00bb, racconta Attanasio. \u00abEdoardo (Ferrario, ndr) e Luca (Ravenna, ndr) hanno deciso di farlo perch\u00e9 non si potevano esibire dal vivo. Poi, per diversi motivi ed esigenze, Cachemire si \u00e8 fermato. Hanno deciso di chiudere quando stavano andando molto bene. Non escludiamo nessun tipo di ritorno, ma anche Cachemire \u00e8 nato dall\u2019esigenza di cui ti parlavo: quella di trovare un proprio spazio. Indubbiamente, negli ultimi anni, ci sono stati dei miglioramenti. Perch\u00e9 tutti, piano piano, si stanno rendendo conto dei numeri. Vediamo, ora, come andranno le cose\u00bb.<\/p>\n<p>Luca Ravenna<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Dopo aver girato l\u2019Italia con il suo spettacolo, Flamingo, Luca Ravenna ha annunciato una nuova data per il 2 aprile del 2027 al Forum di Assago. Parliamo di una platea di quasi 10 mila posti. \u00abSar\u00e0 la conclusione di questo tour e sar\u00e0 anche una versione leggermente diversa dello spettacolo, perch\u00e9 cambier\u00e0 di mezz\u2019ora\u00bb, dice. \u00abMette agitazione, com\u2019\u00e8 giusto che sia. Ma se la stand-up comedy italiana si sta evolvendo \u00e8 importante provare a fare cose nuove. Un po\u2019, e non lo nascondo, si sente ancora questa idea che chi fa stand-up comedy deve dimostrare qualcosa. Siamo una figura a met\u00e0: ci conoscono sui social, che sono delle vetrine che ci servono; carichiamo i nostri spettacoli su YouTube, visto che le piattaforme streaming e i vari broadcast non sembrano interessati, e poi andiamo in teatro a esibirci\u00bb. \u00c8 bello, spiega Ravenna, potersi interrogare sulla forma e sul linguaggio che si usa. Alla fine, per\u00f2, quello che conta \u00e8 sempre il contenuto. \u00abPossiamo farci tante domande sul perch\u00e9 il sistema, pi\u00f9 o meno, continui a ignorarci \u2013 e non \u00e8 sempre cos\u00ec, visto che ci sono sempre pi\u00f9 programmi che danno spazio ai monologhi e ai comici. La cosa importante sono i pezzi, e i pezzi devono essere liberi. Quando c\u2019\u00e8 un editore \u00e8 difficile mantenere la stessa libert\u00e0 del teatro\u00bb. Anche Ravenna, come Montanini, pensa che l\u2019esperienza dal vivo sia fondamentale e che, a suo modo, sia irripetibile. \u00abFacciamo finta del contrario, ma rimaniamo animali sociali e il pubblico va in questa direzione. Io faccio parte di una generazione di autori, prima ancora che di comici, che gode nel vedere il pubblico riempire le sale e ascoltare con attenzione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La presenza di De Carlo da Jimmy Fallon, dice Ravenna, rappresenta un momento importante per la stand-up comedy italiana. Ma \u00e8 anche un momento che non va confuso con quello che lui e altri comici hanno fatto. \u00abFrancesco ha scelto di andare a giocare in Champions, di andare in America, e lo ha fatto benissimo, andando in uno show e mettendosi sullo stesso livello di altri comici veramente importanti. Esibirsi in inglese \u00e8 complesso. Francesco ha fatto una carriera da comico internazionale. Noi, invece, andiamo all\u2019estero e facciamo qualche data, anche in inglese, ma i nostri risultati non sono minimamente paragonabili ai suoi. Il successo di Francesco al Tonight Show va riconosciuto, e questo per un motivo semplicissimo: Francesco se lo merita\u00bb. La visibilit\u00e0 di De Carlo, come abbiamo detto all\u2019inizio, ha riacceso il dibattito sulla comicit\u00e0. \u00abIl nostro Paese riesce a trasformare qualsiasi cosa in tifo\u00bb, dice Ravenna. \u00abIl nostro sport preferito \u00e8 tifare. E succede per tutte le cose. Vale anche per noi, per la stand-up comedy. La differenza tra la stand-up comedy e la comicit\u00e0 pi\u00f9 tradizionale \u00e8 innanzitutto la maschera che viene esposta dal comico: nella stand-up comedy il punto di partenza \u00e8 il comico, con il suo mondo; nel cabaret la maschera \u00e8 centrale e si gioca in modo brutale con gli stereotipi. Sono due cose differenti, non ce n\u2019\u00e8 una migliore o peggiore. La gente, alla fine, va a divertirsi, non ci pensa pi\u00f9 di tanto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Secondo Ravenna, i grandi sceneggiatori e attori della commedia all\u2019italiana sono stati capaci di intercettare per primi una comicit\u00e0 feroce, viva e, quasi paradossalmente, drammatica. \u00abIl comedian, prima di ogni altra cosa, \u00e8 un autore. Poi ci sono stati grandi performer: Dario Fo \u00e8 stato il nostro George Carlin, e non dimentichiamo Roberto Benigni e Paolo Rossi. Io ci metto anche Federico Buffa, che non c\u2019entra niente con la stand-up comedy, ma che pi\u00f9 di dieci anni fa ha portato in teatro uno spettacolo che ha sdoganato qualunque artificio, qualunque idea di costruzione della scena: c\u2019era lui, con due musicisti, e c\u2019era la storia che raccontava. E se ci pensi questo tipo di essenzialit\u00e0 ritorna nella stand-up comedy. E vanno assolutamente citati anche i punk del gruppo di Satiriasi\u00bb. Se un comico decide di lavorare nel cinema non c\u2019\u00e8 nessun tradimento, aggiunge Ravenna. \u00abRichard Pryor \u00e8 stato il pi\u00f9 grande comedian di sempre, eppure ha fatto diversi film. Si tratta di un passaggio naturale. La stand-up comedy \u00e8 anche e soprattutto un punto di partenza per chi scrive, non per forza un punto di arrivo. Stare su un palco e provare le battute davanti a un pubblico dovrebbe essere la base per tutti gli autori. L\u2019importante \u00e8 non snaturarsi, \u00e8 non andare incontro ai gusti del cosiddetto cinema italiano, che ancora non riesce a intercettare quello che \u00e8 il potenziale della stand-up comedy\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Esibirsi significa confrontarsi costantemente con la paura, anche quando si va in scena in un piccolo comedy club. Lo spettacolo dal vivo, sottolinea Ravenna, \u00e8 un momento fondamentale. Perch\u00e9 serve a osservare s\u00e9 stessi da un\u2019altra prospettiva. \u00abIl mio obiettivo \u00e8 riuscire a consumare questa paura: la paura \u00e8 un motore creativo, \u00e8 interno; rispetto all\u2019invidia, che \u00e8 un motore esterno, ti porta a metterti in dubbio. Il primo comico che dice che non \u00e8 invidioso o che non ha paura sta mentendo spudoratamente\u00bb. Alla fine, la stand-up comedy \u00e8 il risultato di tantissimi tentativi e prove, di meccanismi e linguaggi differenti. Bisogna insistere, dice Ravenna. \u00abServe parlare, esercitarsi, ripetere. E quando tutto funziona, quando il pubblico ti ascolta, \u00e8 una sensazione che ti travolge, sia di pancia che di testa. Se sei fortunato, ci riesci due o tre volte nel giro di cinque anni. Uno spettacolo di stand-up \u00e8 un enorme punto di domanda, che mette in discussione sia te, il comico, che il pubblico\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Insomma, la stand-up comedy italiana, oggi, sta vivendo il suo periodo migliore. Lo dimostrano i biglietti staccati e anche la visibilit\u00e0 che alcuni comici hanno ottenuto in altri mercati come gli Stati Uniti. In un modo o nell\u2019altro resiste una distanza enorme tra il sistema pi\u00f9 tradizionale, come quello televisivo, e questo tipo di comicit\u00e0. La forma e il contenuto si muovono insieme, di pari passo. In teatro continua a esserci una libert\u00e0 che, altrove, \u00e8 quasi impossibile da replicare. Alla stand-up comedy, come settore e mercato, servono due cose: riuscire a fare gruppo, per mantenere un fronte comune, e non snaturarsi. Alla fine, dopotutto, \u00e8 il pubblico che decide e che premia. La stand-up comedy, come dice Montanini, pu\u00f2 essere un campanello d\u2019allarme. E, pi\u00f9 in generale, pu\u00f2 esserlo tutta l\u2019arte. Perch\u00e9 mette a nudo quelli che sono i veri problemi dell\u2019Italia: problemi culturali, che hanno poco a che fare con questa o quella battuta, ma che ci ricordano la difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 diffusa nel comprendere tanto il contesto quanto ci\u00f2 che leggiamo e ci viene detto. Non \u00e8 vero, come si continua a ripetere, che non si pu\u00f2 pi\u00f9 dire niente: \u00e8 vero che alle parole non viene pi\u00f9 dato il giusto peso e il giusto significato, perch\u00e9 estrapolate e ripetute dove non sono state n\u00e9 pronunciate n\u00e9 tantomeno pensate. La stand-up comedy, insomma, pu\u00f2 essere una risorsa anche in questo, e non andrebbe minimamente sottovalutata o data per scontata. Perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 riuscita a ritagliarsi il suo spazio in Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando due settimane fa Francesco De Carlo si \u00e8 esibito al Tonight Show di Jimmy Fallon, la stand-up&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":492766,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1451],"tags":[1621,1620,203,204,1537,90,89,3965],"class_list":{"0":"post-492765","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-celebrita","8":"tag-celebrita","9":"tag-celebrities","10":"tag-entertainment","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-personaggi"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116582410223712072","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=492765"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492765\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/492766"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=492765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=492765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=492765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}