{"id":492925,"date":"2026-05-16T07:21:19","date_gmt":"2026-05-16T07:21:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492925\/"},"modified":"2026-05-16T07:21:19","modified_gmt":"2026-05-16T07:21:19","slug":"la-dichiarazione-damore-di-daido-moriyama-alla-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/492925\/","title":{"rendered":"La dichiarazione d\u2019amore di Daido Moriyama alla fotografia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Daido Moriyama<\/strong> racconta che, mentre sviluppava la fotografia del cane randagio, il suo corpo \u00e8 stato percorso da un brivido: \u00abEra stata scattata in fretta, allora, in un primo tempo, alcuni dettagli mi sono sfuggiti. Gli occhi dell\u2019animale, tutto il suo corpo, esprimevano ostilit\u00e0 mescolata a una profonda tristezza, come una sfida rivolta a chi lo guardava\u00bb. \u00abStray Dog\u00bb, del 1971, \u00e8 probabilmente l\u2019immagine pi\u00f9 nota del fotografo giapponese (Osaka, 1938). Vi si concentra tutta la sua poetica: come da lui stesso dichiarato, in quel cane vagabondo, colto di sorpresa, diffidente e vulnerabile, Moriyama riconosce s\u00e9 stesso, il suo modo di stare nel mondo e di fotografarlo. \u00c8 un vero e proprio autoritratto. \u00c8 da questo iconico scatto che prende avvio idealmente <strong>\u00abLettres d\u2019amour \u00e0 la photographie\u00bb<\/strong>, la mostra che la <strong>Fondation Henri Cartier-Bresson<\/strong> di <strong>Parigi<\/strong> presenta <strong>dal 20 maggio al 4 ottobre<\/strong>. La monografica, evitando la struttura tradizionale della retrospettiva, indaga \u00abl\u2019ossessione\u00bb dell\u2019artista per il mezzo fotografico stesso: \u00abPer Daido Moriyama la fotografia \u00e8 viva. Dai primi anni Sessanta, cio\u00e8 da quando \u00e8 iniziata la sua relazione quotidiana, quasi esistenziale, con questa forma sensibile di registrazione del mondo, l\u2019autore non ha mai smesso di rivolgersi direttamente ad essa, tramite progetti, immagini o testi che, ogni volta, assumono il carattere della dichiarazione. Nel 1972, il suo libro Shasin yo sayonara (Addio fotografia) decostruisce i canoni delle buone pratiche fotografiche\u00bb, spiega il curatore <strong>Cl\u00e9ment Ch\u00e9roux<\/strong>, direttore della fondazione parigina.<\/p>\n<p>Sessanta stampe, insieme a documenti e pubblicazioni provenienti in gran parte dagli archivi della Daido Moriyama Photo Foundation, compongono un percorso articolato in quattro sezioni: \u00abManifesti\u00bb, \u00abPellegrinaggi\u00bb, \u00abMetafore\u00bb e \u00abScritture\u00bb. Moriyama, grafico di formazione, si \u00e8 avvicinato alla fotografia come assistente di <strong>Eikoh Hosoe<\/strong>, pioniere della fotografia giapponese e fondatore del collettivo Vivo, morto nel 2024. Sin dagli esordi, Moriyama si distingue per le sue immagini granulate, spesso sfocate, in bianco e nero, che pubblica su riviste come \u00abProvoke\u00bb. \u00abPi\u00f9 che a documentare il mondo in modo oggettivo, Moriyama cerca di cogliere le sue vibrazioni, i dettagli invisibili, i frammenti di vita\u00bb. La sezione \u00abPellegrinaggi\u00bb affronta l\u2019omaggio di Moriyama all\u2019inventore della fotografia, <strong>Nic\u00e9phore Ni\u00e9pce<\/strong>. Nel corso degli anni Settanta, l\u2019autore \u00e8 tornato pi\u00f9 volte a Saint-Loup-de-Varennes, in Francia, sul luogo in cui Ni\u00e9pce scatt\u00f2 la prima fotografia della storia, nel 1826-27. Ne \u00e8 nato il volume Lettres \u00e0 St. Loup, pubblicato nel 1990, \u00abuna vera dichiarazione d\u2019amore alla fotografia\u00bb. La sezione \u00abMetafore\u00bb presenta una serie di immagini, colte spesso di fretta, per strada, dove il soggetto \u00e8 la fotografia stessa, rappresentata da un rullino di pellicola, da una macchina fotografica, una luce rossa, un girasole, altre volte dall\u2019ombra o dal riflesso dello stesso Moriyama. Un corpus di testi, per la prima volta tradotti in francese, completa il ritratto dell\u2019artista.<\/p>\n<p>Nelle stesse date, la Fondation Hcb presenta anche la prima personale francese di <strong>Nuits Baln\u00e9aires<\/strong>, nome d\u2019arte, intitolata <strong>\u00abEboro\u00bb<\/strong>. L\u2019artista, nato e cresciuto ad Abidjan, in Costa d\u2019Avorio, sviluppa una pratica ibrida, al crocevia tra arti visive, moda, poesia e performance, radicata nelle tradizioni e nella spiritualit\u00e0 dei popoli Akan Agni-Bona e Malink\u00e9, a cui appartiene la sua famiglia. Come fa notare <strong>David Company<\/strong>, direttore artistico dell\u2019ICP, l\u2019International Center of Photography di New York, che ha curato la monografica, il progetto \u00abEboro\u00bb, realizzato nell\u2019ambito del programma \u00abLatitudes\u00bb della Fondation d\u2019entreprise Herm\u00e8s, \u00abintroduce una dimensione autobiografica pi\u00f9 marcata nel lavoro di Nuits Baln\u00e9aires\u00bb. Punto di partenza \u00e8 la scomparsa, in circostanze misteriose, nel luglio 1986 a Dakar, in Senegal, dello zio No\u00ebl X. Ebony, giornalista e drammaturgo di fama, figura centrale nella sua storia familiare. Da questo evento \u00e8 nata una riflessione sul legame tra i vivi e i morti, sulla trasmissione intergenerazionale e il potere dell\u2019immaginazione come strumento di guarigione. Nelle fotografie delle serie \u00abAdama et Awa\u00bb, \u00abLe Mat\u00bb e \u00abPassages\u00bb, immagini spesso immerse in una luce morbida, ombre e controluce, Nuits Baln\u00e9aires privilegia una dimensione \u00abcontemplativa e simbolica\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Daido Moriyama racconta che, mentre sviluppava la fotografia del cane randagio, il suo corpo \u00e8 stato percorso da&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":492926,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-492925","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492925","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=492925"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/492925\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/492926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=492925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=492925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=492925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}