{"id":493443,"date":"2026-05-16T14:35:18","date_gmt":"2026-05-16T14:35:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/493443\/"},"modified":"2026-05-16T14:35:18","modified_gmt":"2026-05-16T14:35:18","slug":"rosa-barba-trasforma-lo-spazio-espositivo-in-un-ambiente-cinematografico-immersivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/493443\/","title":{"rendered":"Rosa Barba trasforma lo spazio espositivo in un ambiente cinematografico immersivo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u00abDrawing Vocabularies\u00bb<\/strong>, la nuova mostra di Rosa Barba al Centro de Arte Moderna Gulbenkian di Lisbona, curata da Benjamin Weil e aperta dal <strong>16 maggio al 28 settembre 2026<\/strong>, parte da un\u2019idea precisa: il cinema non viene trattato come schermo o narrazione, ma come <strong>spazio fisico da attraversare<\/strong>.<\/p>\n<p>Il punto di partenza \u00e8 che il tempo, invece di essere rappresentato in modo lineare, viene costruito come qualcosa che si <strong>accumula<\/strong> e si <strong>frammenta<\/strong> nello spazio espositivo. Da qui nasce la struttura della mostra, pensata come un ambiente continuo in cui elementi diversi del linguaggio cinematografico si combinano tra loro. <strong>Pellicola, proiezione, suono e dispositivi tecnici<\/strong> non sono separati, ma vengono integrati in un\u2019unica installazione. L\u2019immagine non resta su uno schermo, ma si distribuisce nello spazio e lo modifica. Per questo lo spettatore non osserva semplicemente le opere, ma si muove dentro di esse.<\/p>\n<p>Questo approccio \u00e8 coerente con il lavoro di Rosa Barba degli ultimi anni, che si colloca tra <strong>cinema e arti visive<\/strong>. L\u2019artista utilizza il film non solo come supporto di immagini, ma anche come <strong>materiale fisico<\/strong>. In questa mostra questo aspetto \u00e8 evidente: la pellicola in celluloide \u00e8 esposta come oggetto, con una propria presenza materiale, e anche i proiettori fanno parte dell\u2019installazione, non sono nascosti. Lo spazio della mostra viene quindi costruito come un <strong>sistema aperto e non stabile<\/strong>. Le opere non sono disposte in modo lineare, ma in relazione tra loro. Il visitatore attraversa un insieme di immagini, suoni e volumi che interagiscono e si influenzano reciprocamente.<\/p>\n<p>Un altro elemento centrale del lavoro \u00e8 il <strong>tempo<\/strong>. Nei lavori di Barba il tempo non \u00e8 mai continuo: viene trattato come qualcosa che pu\u00f2 essere interrotto, ripreso e riorganizzato. In \u00ab<strong>Drawing Vocabularies\u00bb<\/strong> questa idea si traduce in uno spazio in cui il tempo non scorre in modo regolare, ma si sovrappone in livelli diversi. Un ruolo importante \u00e8 svolto anche dall\u2019<strong>archivio<\/strong>. Le immagini non funzionano come documenti fissi, ma come elementi che possono essere riattivati e messi in relazione con altri contesti e altri tempi. In questo modo il confine tra <strong>documentazione e immaginazione<\/strong> non \u00e8 netto.<\/p>\n<p>Il titolo, \u00ab<strong>Drawing Vocabularies\u00bb<\/strong>, aiuta a capire l\u2019impostazione del progetto. \u00abDisegnare vocabolari\u00bb significa costruire sistemi di segni che non sono chiusi, ma restano <strong>aperti e modificabili<\/strong>. Anche lo spazio della mostra segue questa logica: cambia in base alla luce, al suono e al movimento. La mostra fa parte di un programma del Centro de Arte Moderna Gulbenkian che invita alcuni artisti a lavorare direttamente sullo spazio della Nave e a utilizzare opere della collezione del museo. In questo caso, Rosa Barba interviene sulla struttura stessa dello spazio espositivo, trasformandolo in un <strong>dispositivo attivo<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abDrawing Vocabularies\u00bb, la nuova mostra di Rosa Barba al Centro de Arte Moderna Gulbenkian di Lisbona, curata da&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":493444,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-493443","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116584757521595636","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/493443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=493443"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/493443\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/493444"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=493443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=493443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=493443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}