{"id":494241,"date":"2026-05-17T03:21:17","date_gmt":"2026-05-17T03:21:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/494241\/"},"modified":"2026-05-17T03:21:17","modified_gmt":"2026-05-17T03:21:17","slug":"il-premio-nobel-stiglitz-contro-trump-non-sa-nulla-di-economia-la-sua-mente-e-insondabile-lamerica-oggi-e-un-paese-senza-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/494241\/","title":{"rendered":"Il premio Nobel Stiglitz contro Trump: \u00abNon sa nulla di economia, la sua mente \u00e8 insondabile. L\u2019America oggi \u00e8 un paese senza libert\u00e0\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n, inviato a Santa Margherita di Pula<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Dai dazi alla guerra in Iran, fino al controllo dei media, l\u2019economista avverte: \u00abGli Usa rischiano una vera deriva autoritaria\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un giudizio netto, senza sfumature n\u00e9 orpelli diplomatici: <b>Donald Trump \u00abnon capisce l\u2019economia\u00bb.<\/b> Per <b>Joseph Stiglitz<\/b>, uno dei pi\u00f9 autorevoli economisti americani e Nobel nel 2001, il presidente degli Stati Uniti continua a muoversi sulla base di<b> \u00abmisconcezioni\u00bb elementari sul commercio internazionale, sui deficit commerciali e sul funzionamento stesso del capitalismo globale.<\/b>\u00a0\u00abNon ha mai capito la teoria del vantaggio comparato\u00bb, dice Stiglitz, evocando Adam Smith e David Ricardo, i padri dell\u2019economia moderna.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parlando con i giornalisti, durante le giornate de <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/consumi\/26_maggio_14\/spesa-addio-al-carrello-pieno-gli-italiani-frammentano-gli-acquisti-boom-di-kefir-frutta-esotica-e-prodotti-per-animali-4b1cd464-aed1-431d-8593-ca969ffbcxlk.shtml\" title=\"Spesa, boom di kefir, frutta esotica e prodotti per animali, ma addio al carrello pieno: gli italiani \u00abframmentano\u00bb gli acquisti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Linkontro 2026<\/a>, il tradizionale appuntamento annuale organizzato dal 14 al 17 maggio da NielsenIQ\u00a0a Santa Margherita di Pula, in Sardegna, l\u2019economista intreccia dazi, inflazione, oligarchie tecnologiche, intelligenza artificiale e <b>crisi della democrazia americana. <\/b>Il risultato \u00e8 una diagnosi severissima degli Stati Uniti contemporanei: <b>un Paese polarizzato, dominato dai miliardari della tecnologia e dell\u2019informazione, dove il presidente concentra poteri senza precedenti e dove &#8211; sostiene &#8211; \u00abla libert\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata in parte persa\u00bb<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Gli Usa oggi come l\u2019Europa degli anni Trenta<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo Stiglitz i professori universitari hanno ora paura di esprimersi e le televisioni sono minacciate dalla Casa Bianca, poi parla delle pressioni sui media satirici e di un sistema di checks and balances che si sta sgretolando. Il paragone storico \u00e8 durissimo: \u00ab\u00c8 come l\u2019Europa degli anni Trenta. Si vedeva arrivare il fascismo\u00bb. Per il premio Nobel, molti americani stanno reagendo troppo tardi, avendo sottovalutato la profondit\u00e0 della trasformazione autoritaria in atto.<\/p>\n<p>    I dazi, l\u2019inflazione e il costo pagato dagli americani<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto questo, ovviamente, ha una ricaduta reale anche sul piano economico.\u00a0<br \/>Per Stiglitz, <b>il fallimento pi\u00f9 evidente della politica economica di Trump \u00e8 nei risultati concreti prodotti dai dazi.<\/b> La promessa era riportare industria e manifattura negli Stati Uniti. \u00c8 accaduto il contrario: \u00abnell\u2019ultimo anno i posti di lavoro manifatturieri sono diminuiti di circa 66 mila unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019economista insiste soprattutto sull\u2019assenza di una strategia industriale coerente.<b> Trump, dice, ha utilizzato le tariffe come uno strumento politico e identitario, pi\u00f9 che economico<\/b>, colpendo indiscriminatamente intere filiere produttive senza considerare gli effetti a valle sui consumatori e sulle imprese americane.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019esempio che porta \u00e8 quello del rame: \u00abSe imponi tariffe sul rame, le miniere cilene non si spostano negli Stati Uniti. Il rame resta in Cile\u00bb. Secondo Stiglitz, <b>il risultato reale \u00e8 stato un aumento dei costi per le famiglie americane, in un contesto gi\u00e0 aggravato dall\u2019inflazione e dall\u2019indebolimento del dollaro.<\/b>\u00a0\u00abI consumatori hanno pagato il prezzo dei dazi\u00bb, osserva, sottolineando come il mercato abbia espresso una sorta di \u00abvoto di sfiducia globale\u00bb verso la politica economica americana.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 dentro questo scenario che, secondo il Nobel, si spiega anche un fenomeno apparentemente secondario ma significativo:<b> la crescita negli Stati Uniti delle catene discount e dei retailer low cost europei. Un segnale, dice, dell\u2019erosione del potere d\u2019acquisto della classe media americana e della progressiva compressione dei consumi<\/b>.<\/p>\n<p>    La contraddizione dell\u2019\u00abAmerica First\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uno dei passaggi pi\u00f9 politici della chiacchierata con i giornalisti riguarda per\u00f2 la guerra con l\u2019Iran. Stiglitz evita di attribuire a Trump una motivazione precisa &#8211; \u00ab<b>\u00e8 difficile capire cosa accada nella sua mente<\/b>\u00bb, dice &#8211; ma mette in luce quella che considera una contraddizione centrale del trumpismo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Durante la campagna elettorale, Trump aveva costruito gran parte del consenso sul rifiuto delle <b>\u00abendless wars\u00bb<\/b>, promettendo che gli Stati Uniti non sarebbero entrati in nuovi conflitti in Medio Oriente. Una linea isolazionista e \u00abAmerica First\u00bb che gli aveva consentito di conquistare anche una parte dell\u2019elettorato stanco delle guerre americane.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo, osserva Stiglitz, <b>la guerra con l\u2019Iran ha aperto una frattura profonda persino dentro il mondo trumpiano<\/b>. Cita le critiche di figure influenti della destra americana come Tucker Carlson e descrive un Partito repubblicano sempre pi\u00f9 spaccato tra falchi interventisti e sostenitori dell\u2019America First.<\/p>\n<p>    La guerra in Iran e il supporto a Israele<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 qui che il Nobel, che \u00e8 nato in una famiglia ebraica dell\u2019Indiana, introduce il tema delle<b> lobby filoisraeliane <\/b>e del rapporto con il governo di Benjamin Netanyahu. Senza sostenere esplicitamente che siano state loro a determinare la scelta della guerra, Stiglitz lascia intendere che abbiano avuto un peso rilevante nella pressione politica esercitata sulla Casa Bianca: \u00abForse Netanyahu gli ha detto: sar\u00e0 una guerra facile, ti dar\u00e0 un\u2019altra vittoria\u00bb. Ma in realt\u00e0\u00a0\u00abnon sappiamo cosa sia stato promesso e cosa sia stato detto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il punto, per Stiglitz, \u00e8 che Trump ha finito per smentire una delle promesse centrali della sua stessa narrazione politica: quella di essere il presidente che avrebbe tenuto gli Stati Uniti fuori da nuovi conflitti internazionali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato, secondo Stiglitz, \u00e8 una crisi politica e morale che attraversa l\u2019intera societ\u00e0 americana: dai campus universitari alle \u00e9lite economiche, fino allo stesso elettorato conservatore che aveva votato Trump proprio perch\u00e9 prometteva di non trascinare pi\u00f9 gli Stati Uniti in nuove guerre.<\/p>\n<p>    \u00abGli oligarchi controllano l\u2019informazione\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma il passaggio pi\u00f9 inquietante riguarda la democrazia americana. Stiglitz descrive un sistema in cui i miliardari hanno conquistato il controllo dello spazio informativo. Cita Jeff Bezos con il Washington Post, Rupert Murdoch con il Wall Street Journal e i proprietari delle grandi piattaforme social. Una concentrazione di potere che, dice, \u00abplasma inevitabilmente l\u2019opinione pubblica\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo Stiglitz, il problema non riguarda solo la linea editoriale, ma l\u2019intera architettura della comunicazione democratica: \u00ab<b>Quando gli oligarchi controllano i media, questo influenza profondamente la societ\u00e0<\/b>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il rischio aumenta con l\u2019intelligenza artificiale e con l\u2019uso dei dati personali. L\u2019economia di mercato, sostiene, viene alterata quando le piattaforme conoscono in anticipo preferenze, debolezze e comportamenti dei cittadini, utilizzando quelle informazioni \u00abcontro di te\u00bb.<\/p>\n<p>    TikTok, gli amici di Trump e lo Stato di diritto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E poi c\u2019\u00e8 il caso <b>TikTok. <\/b>L\u2019economista critica l\u2019operazione che ha portato il social cinese sotto controllo di investitori vicini a Trump.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La motivazione ufficiale era impedire alla Cina di accedere ai dati degli americani (\u00abMa quali sono i dati importanti di milioni di adolescenti?\u00bb). Per\u00f2, osserva Stiglitz, nessuno ha imposto le stesse restrizioni a piattaforme statunitensi come Facebook. Per questo definisce \u00abbizzarro\u00bb che un asset valutato oltre 200 miliardi sia stato ceduto a condizioni estremamente favorevoli (14 miliardi) a un gruppo di alleati politici del presidente. \u00abQualcosa di disonesto \u00e8 accaduto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per Stiglitz, il caso TikTok \u00e8 il simbolo di una trasformazione pi\u00f9 ampia: <b>il progressivo svuotamento dello Stato di diritto americano e la fusione crescente tra potere politico, interessi economici e controllo dell\u2019informazione<\/b>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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