{"id":494570,"date":"2026-05-17T09:10:17","date_gmt":"2026-05-17T09:10:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/494570\/"},"modified":"2026-05-17T09:10:17","modified_gmt":"2026-05-17T09:10:17","slug":"sulla-luna-ce-anche-un-po-di-messina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/494570\/","title":{"rendered":"sulla Luna c&#8217;\u00e8 anche un po&#8217; di Messina"},"content":{"rendered":"<p class=\"single-excerpt\">\n\t\t\t\t\t\t\t\tPartito nel 2016, il giovane ingegnere oggi vive in Canada, ma ha girato il mondo. La sua startup oggi collabora con la Nasa: &#8220;Ai messinesi dico di non rassegnarsi&#8221;\t\t\t\t\t\t\t<\/p>\n<p>Da Messina\u2026 alla Luna. Potremmo riassumere cos\u00ec l\u2019incredibile storia di <strong>Paolo Pino, <\/strong>messinese doc, oggi trapiantato in Canada. L\u00ec vive e lavora perch\u00e9 \u00e8 il co-fondatore (e attuale Cto, Chief technology officer) di Volta Space Technologies. E cos\u2019\u00e8? Una startup aerospaziale (che il giovane ingegnere ha fondato insieme a Justin Zipkin, oggi Ceo della societ\u00e0) con sede a Montr\u00e9al, che collabora con la Nasa e punta a portare sulla Luna l\u2019energia. Sembra un film, ma \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0 e questa realt\u00e0 parla, grazie a Paolo Pino, anche un po\u2019 messinese. Ma prima di arrivare in Canada e sulla Luna, Paolo ha vissuto e studiato a Messina. A raccontarci la sua storia \u00e8 stato lui stesso.<\/p>\n<p>Paolo, quando sei andato via da Messina e perch\u00e9?<\/p>\n<p>\u201cSono andato via nel 2016, subito dopo aver conseguito la laurea triennale in ingegneria all\u2019Universit\u00e0 di Messina. Il motivo per cui sono andato via \u00e8 sfaccettato: da un lato, volevo proseguire i miei studi in campi che all\u2019epoca UniMe semplicemente non offriva; dall\u2019altro, mi attraeva la possibilit\u00e0 di conoscere realt\u00e0 diverse e di vivere esperienze nuove, di avere sfide da affrontare. In questo, non credo che le mie motivazioni siano state molto diverse da quelle che accomunano molti giovani che decidono di partire, messinesi e non. Personalmente, non avevo un\u2019idea molto precisa del tipo di carriera che avrei voluto intraprendere o del genere di lavoro che avrei voluto fare in futuro. Non ero nemmeno sicuro di aver scelto la facolt\u00e0 e la citt\u00e0 pi\u00f9 adeguate in cui andare da l\u00ec a poco. Nutrivo soltanto un forte sentimento di curiosit\u00e0 e di entusiasmo nei confronti della scienza, della ricerca, della tecnologia all\u2019avanguardia, e di come queste trasformavano il mondo. E da l\u00ec nasceva il mio desiderio di saperne di pi\u00f9 e di avvicinarsi ai luoghi in cui venivano perseguite con pi\u00f9 ambizione\u201d.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 stato il percorso lontano da casa?<\/p>\n<p>\u201cDopo Messina mi trasferii a Torino, e l\u00ec rimasi per i successivi sei anni. Gli inizi furono molto cupi, perch\u00e9 mi accompagnava il presentimento che l\u2019allontanamento da casa sarebbe stato irreversibile. Non riuscivo a vedere un futuro a Messina. E questo suscitava una commistione di dispiacere e rimorso che offuscava molto il mio entusiasmo e che mi induceva a rimettere in discussione il senso e la bont\u00e0 di quella scelta. Per i primi due anni studiai al Politecnico di Torino e conseguii una laurea magistrale in scienza ed ingegneria dei materiali. Verso la fine, frequentai un\u2019accademia sull\u2019innovazione e le start-up che coinvolgeva imprenditori ed esperti dalla Silicon Valley. Per tre settimane lavorai con studenti da tutto il mondo. E lo ricordo ancora come uno dei momenti pi\u00f9 felici di quel periodo. I mesi precedenti li trascorsi in Francia per fare ricerca su una tecnologia in grado di contrastare i batteri che resistono agli antibiotici\u201d.<\/p>\n<ol start=\"2\" class=\"wp-block-list\"\/>\n<p>E ancora: \u201cDopo la magistrale, provai a tornare a Messina per fare un dottorato di ricerca. Nel frattempo ero stato ammesso anche a un master in sistemi di esplorazione spaziale al Politecnico di Torino. Lo spazio era sempre stata una grande passione, e fui in procinto di abbandonarla per tornare a Messina. Alla fine, per\u00f2, non arrivai abbastanza in alto nella graduatoria del dottorato per ricevere una borsa (sostanzialmente uno stipendio), mentre per il master mi sarebbe stata assegnata una borsa dall\u2019Agenzia Spaziale Italiana. Il master mi permise di studiare in Francia e nel Regno Unito, e di trascorrere del tempo tra Thales Alenia Space e l\u2019Agenzia Spaziale Europea, lavorando alle missioni di esplorazione lunare. Terminato il master, mi fu offerto un dottorato in ingegneria chimica al Politecnico di Torino. La ricerca era rimasta l\u2019altra grande passione, e cos\u00ec decisi di provarci pur dovendomi allontanare dal settore spaziale. Mi ripromisi che avrei fatto di tutto per coltivare quell\u2019interesse in parallelo alla ricerca\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPer il dottorato lavorai quindi alla realizzazione di nuovi materiali che si potessero usare per curare le ferite croniche, che affliggono milioni di persone e che sono spesso causa di infezioni. Arrivammo a testare i materiali sugli animali insieme all\u2019Universit\u00e0 di Pavia, e li portammo anche alla McGill University, in Canada, per combinarli a nuovi materiali su cui anche loro stavano lavorando. In parallelo al dottorato, intrapresi un master in business administration con il Coll\u00e8ge des Ing\u00e9nieurs (CDI). Negli anni di Torino avevo maturato molto interesse per il mondo delle start-up e dell\u2019innovazione industriale, e volevo capire come trasferire la ricerca e la tecnologia dai laboratori alla vita di tutti i giorni. Il CDI offre una formazione manageriale di eccellenza a chi proviene da un background tecnico-scientifico, quindi mi sembr\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 ideale. Furono anni molto stimolanti che mi permisero di conoscere persone incredibili e da cui ho imparato moltissimo. La mia startup nacque mentre facevo queste esperienze. Una volta completati il dottorato e il master, mi trasferii in Canada, dove la startup si era stabilita nel frattempo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa startup \u00e8 nata grazie al Covid. Come ti accennavo, mi ero ripromesso di continuare a coltivare la passione per lo spazio in parallelo a quella per la ricerca. Nel 2020, durante il dottorato, scoprii che il Florida Institute of Technology avrebbe avviato un corso di studi sulla nuova economia dello spazio, un tema a cui mi ero appassionato particolarmente. Il corso si sarebbe dovuto tenere in presenza negli Stati Uniti, ma per via del Covid si decise in via straordinaria di tenerlo da remoto. Questo mi permise di prendervi parte. Per diversi mesi, al termine della giornata in laboratorio, trascorrevo la sera seguendo le lezioni del corso e studiando per gli esami. Uno di quegli esami prevedeva che esaminassimo un\u2019idea di impresa nel settore spaziale. Io convinsi un gruppo di colleghi ad esplorare l\u2019idea secondo cui trasmettere energia alle sonde spaziali avrebbe migliorato molto i costi e le capacit\u00e0 di questi sistemi\u201d. <\/p>\n<p>\u201cOggi, ogni sonda spaziale \u00e8 costruita per provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico. Ogni satellite si porta dappresso i suoi pannelli solari e le sue batterie, e per farlo ci rimette: pi\u00f9 chili ti servono, pi\u00f9 costa raggiungere lo spazio. Idealmente, vorremmo assegnare tutti quei chili agli strumenti che sono strettamente necessari per la missione, in modo tale da generare pi\u00f9 dati scientifici o pi\u00f9 ricavi economici. \u00c8 come se tu avessi un\u2019azienda che esporta limoni, e fossi costretto a riempire met\u00e0 del tuo camion con una pompa di benzina per alimentare il viaggio anzich\u00e9 con altri limoni da vendere. \u00c8 chiaro che cos\u00ec \u00e8 molto costoso. Questo problema \u00e8 ancora pi\u00f9 grande per l\u2019esplorazione della Luna. L\u00ec il costo di quei chili si calcola nella decine di milioni di dollari, e in pi\u00f9 la vita utile \u00e8 estremamente ridotta. Questo accade perch\u00e9, sulla Luna, le temperature si abbassano cos\u00ec tanto e cos\u00ec a lungo che tutto congela e si rompe. Quindi non solo costa tantissimo raggiungerla, ma si rimane vivi solo per una decina di giorni. Eppure tutto il mondo adesso ci vuole tornare. Allora abbiamo pensato di mettere la pompa di benzina fuori dai camion: se l\u2019energia pu\u00f2 essere inviata a tutte queste sonde da una fonte separata, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di portarsi i propri generatori dappresso, e i costi crollano\u201d. <\/p>\n<p>\u201cNel nostro caso, avremmo dovuto realizzare dei laser speciali per trasmettere questa energia attraverso lo spazio, permettendo alle sonde lunari di operare per mesi o anni anzich\u00e9 giorni. I primi risultati furono promettenti, per cui alla fine del corso di studi io ed uno dei miei colleghi \u2013 un coetaneo canadese \u2013 ci convincemmo a portare avanti il progetto per un altro po\u2019. Decidemmo di partecipare ad una sfida che la NASA aveva lanciato proprio sull\u2019argomento, e riuscimmo a vincerla. Quello ci convinse ad andare avanti. Il Canada era il punto di partenza pi\u00f9 naturale data la provenienza del mio collega e la prossimit\u00e0 agli Stati Uniti. Il Nord America ci offriva il mercato pi\u00f9 grande e il talento pi\u00f9 specializzato. Chiamammo l\u2019azienda Volta Space Technologies. Poco dopo il premio della Nasa, ricevemmo un investimento da un fondo di venture capital statunitense. Da l\u00ec, il team \u00e8 cresciuto, abbiamo allestito laboratori, costruito prototipi pi\u00f9 avanzati, e aperto una seconda sede negli Usa. Oggi lavoriamo con la Nasa, ma anche per le agenzie spaziali europea e canadese, e per il dipartimento della difesa americano. L\u2019anno prossimo manderemo due missioni nello spazio, di cui una sulla Luna. Sono ancora tentato di far incidere un \u2018Bella la Luna, ma non si trovano braciole di pesce spada\u2018, sul fianco del nostro dispositivo\u201d.<\/p>\n<p>Cosa fai attualmente?<\/p>\n<p>\u201cAttualmente sono quello che nel gergo si chiama Chief Technology Officer. In sostanza, sono responsabile di tutto quello che ha a che fare con la creazione e lo sviluppo della tecnologia e con le missioni spaziali in cui la utilizzeremo. Dalla progettazione alle operazioni in orbita, passando per la fabbricazione, i test, e la gestione del budget e della squadra che sono necessari per arrivarci in tempo. Ovviamente \u00e8 soprattutto la squadra che fa tutta la differenza. Ho l\u2019enorme privilegio di poter lavorare con un team di esperti di calibro mondiale nei campi dei laser, dell\u2019ottica, e dei sistemi spaziali. Loro sono le menti e le mani dietro tutto il nostro progresso tecnico. Il mio compito \u00e8 solo quello di orchestrarli e di metterli nella condizione di esprimersi al meglio. Quello che facciamo \u00e8 estremamente complesso e non sarebbe fattibile senza uno sforzo multidisciplinare e la competenza pi\u00f9 alta. Io imparo moltissimo ogni giorno da ciascuno di loro e li ammiro enormemente. Mi sento immensamente fortunato nel poterli assistere. Penso spesso di non meritarmelo. Da cofondatore della startup, poi, mi ritrovo a fare di tutto: parlare con gli investitori, rispondere alle gare d\u2019appalto, creare materiale per il marketing, e ordinare le capsule di caff\u00e8 quando stanno per finire\u201d.<\/p>\n<p>E qual \u00e8 il sogno?<\/p>\n<p>\u201cIn un certo senso, questo \u00e8 gi\u00e0 il sogno: lavorare a qualcosa di entusiasmante con persone in gamba da cui imparare. Se tutto dovesse finire domani, io mi sentirei ancora la persona pi\u00f9 felice e grata al mondo. Se avessi la fortuna di continuare per un altro po\u2019, allora l\u2019obiettivo \u00e8 quello di fare dell\u2019energia nello spazio una risorsa accessibile ed abbondante al punto da rendere sostenibile e duratura per le nazioni la permanenza sulla Luna. Molto nel progresso dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 ascrivibile alla disponibilit\u00e0 energia in quantit\u00e0 maggiori e a costi inferiori. E non c\u2019\u00e8 mai stato nella storia un momento in cui il mondo sia stato pi\u00f9 risoluto nel voler stabilire una presenza duratura sulla Luna come oggi. Spero che potremo giocare un ruolo abilitante in tal senso. E quando questo dovesse terminare, spero solo di poter continuare ad imparare, scoprire, e costruire. Essere parte di progetti ambiziosi che muovano l\u2019asticella del possibile un po\u2019 pi\u00f9 in alto. E se potessi farlo in un posto in cui non si arriva a trenta gradi sotto zero durante l\u2019inverno, anche meglio\u201d.<\/p>\n<p>Paolo, qual \u00e8 il tuo rapporto con Messina e con la Sicilia?<\/p>\n<p>\u201cMessina e la Sicilia sono casa. Sono la culla della mia infanzia e della mia adolescenza. Sono dove rimangono cristallizzati i ricordi pi\u00f9 dolci e dove vivono gli affetti pi\u00f9 cari. Quando vai via, il tempo inizia ad essere scandito dai momenti in cui puoi tornare. Il resto del tempo trascorre come un\u2019immersione subacquea: vedi un mondo diverso, ma sai che stai trattenendo il respiro prima di risalire. Provo sempre molta tristezza e molta rabbia tutte le volte che vado via, perch\u00e9 \u00e8 una partenza che mi sa sempre pi\u00f9 di necessit\u00e0 che di scelta. E quando sono fuori mi accompagna sempre la nostalgia. Il paradosso \u00e8 che nel cuore c\u2019\u00e8 spazio per molte vite, ma non per una vita a met\u00e0. E vivere fuori \u00e8 un po\u2019 questo. Faccio comunque del mio meglio per rimanere collegato alla citt\u00e0. Mi \u00e8 capitato di collaborare con dei colleghi del Dipartimento di Ingegneria su molti progetti interessanti, ho fatto parte dell\u2019associazione FuoridiMe, e recentemente mi sono unito a Oltrestretto per conoscere altri messinesi e continuare a coltivare il legame con la citt\u00e0. Cerco di seguire le vicende e in alcune occasioni ne ho scritto sul web\u201d.<\/p>\n<p>Vista da lontano e dopo aver viaggiato cos\u00ec tanto, cosa pensi manchi alla citt\u00e0 per tenersi stretti i suoi \u201cfigli\u201d?<\/p>\n<p>\u201cMancano industrie ad alta densit\u00e0 di conoscenza e tecnologia. Guardando i dati, si vede come la met\u00e0 di chi lascia Messina sia rappresentata da laureati in materie tecniche e scientifiche. Queste persone lavorano tutte in settori ad alto valore aggiunto nei luoghi in cui questi si sono aggregati nel tempo: al Nord Italia e all\u2019estero. Purtroppo non solo mancano queste industrie: manca anche la consapevolezza di quanto siano importanti nello sviluppo economico complessivo di un territorio. C\u2019\u00e8 una convinzione pericolosamente diffusa a Messina che si debba puntare prevalentemente su turismo, eventi, prodotti agroalimentari tipici e microimprese: tutti settori ed attori economici contraddistinti da bassa innovazione, bassa produttivit\u00e0, bassi salari e basso valore aggiunto. I luoghi pi\u00f9 prosperi in Italia e all\u2019estero \u2013 quelli per cui i giovani abbandonano Messina \u2013 sono quelli in cui si sono concentrate industrie avanzate e complesse, e aziende innovative di grandi dimensioni. E questi fattori hanno effetti trainanti anche per eventi, turismo e agroalimentare\u201d. <\/p>\n<p>\u201cTutta la letteratura scientifica e tutta l\u2019evidenza storica e contemporanea puntano incontrovertibilmente in questa direzione, ma a Messina sembriamo non capirlo, e ci ostiniamo a sussidiare quello che \u00e8 rimasto, anzich\u00e9 investire in quello che \u00e8 necessario. L\u2019altro giorno mi \u00e8 capitato di sentire qualcuno vantarsi di come il concerto di Vasco Rossi avesse portato venti milioni di euro alla citt\u00e0. Se noi volessimo che la citt\u00e0 ricevesse una somma di denaro equivalente ai soli investimenti in startup a San Francisco in un anno, sai quanti concerti di Vasco Rossi ci servirebbero? Venticinque. Al giorno. E naturalmente quegli investimenti si trasformano in invenzioni, ricerche e mercati che a loro volta moltiplicano crescita, benefici, e attraggono giovani e persone talentuose. Nessun numero di concerti di Vasco Rossi \u00e8 in grado di creare questo valore. Noi sembriamo ciechi a questi fatti. Siamo chiusi in una cassa di risonanza in cui si ripetono sempre le stesse cose. Ogni tanto si parla di creare spazi per incubatori e coworking, o di dare incentivi fiscali, ma questo \u00e8 quantomeno secondario. Non va alla radice del problema. Il problema \u00e8 la scarsa competitivit\u00e0 nelle industrie che determinano il benessere maggiore. Questo mi fa molta rabbia e mi scoraggia profondamente\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un messaggio che vuoi lanciare ai messinesi?<\/p>\n<p>\u201cChiedo solo: non rassegnatevi. Possiamo immaginare un futuro diverso per Messina, ma dobbiamo avere il coraggio e l\u2019onest\u00e0 intellettuale di guardare in faccia la realt\u00e0 e di rimettere in discussione tutte le nostre convinzioni su come casa nostra possa trasformarsi in un luogo migliore. Le soluzioni esistono, ma sono diverse da quelle che ci vengono in mente per prime. Ogni giorno trascorso senza parlarne e senza sfidare lo status quo aumenta la probabilit\u00e0 che presto qualcun altro dei nostri cari si ritrovi costretto ad abbandonare Messina, che altri genitori si separino da altri figli, e che un altro aliscafo si riempia di biglietti di sola andata. Non deve essere cos\u00ec. Spero che questo sia l\u2019ultimo messaggio che leggerete da chi per adesso \u00e8 lontano, e che il prossimo venga lanciato dai voi per dare il benvenuto a chi arriva. Ah, dimenticavo: se passaste dal Canada, conosco un posto dove fanno i cannoli buoni\u201d.<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/wondertools.cloud\/community\/tempo-stretto\/login\" class=\"accedi\" style=\"display: flex;justify-content: center;clear: both;margin: 40px 0;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Community_Tempostretto.png\" style=\"width: 100%;max-width: 500px;\"\/><br \/>\n\t\t\t\t\t\t<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Partito nel 2016, il giovane ingegnere oggi vive in Canada, ma ha girato il mondo. 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