{"id":495031,"date":"2026-05-17T16:24:13","date_gmt":"2026-05-17T16:24:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/495031\/"},"modified":"2026-05-17T16:24:13","modified_gmt":"2026-05-17T16:24:13","slug":"il-problema-iraniano-non-e-solo-il-nucleare-lavvertimento-di-kallas-a-tallinn","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/495031\/","title":{"rendered":"&#8220;Il problema iraniano non \u00e8 solo il nucleare&#8221;: l\u2019avvertimento di Kallas a Tallinn"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Kaja Kallas \u00e8 tornata a Tallinn nella veste di Alto rappresentante dell&#8217;Unione Europea per la politica estera, ruolo che la obbliga a mediare tra ventisette governi, gestire crisi simultanee su pi\u00f9 fronti e trattare con interlocutori che, come ha detto senza giri di parole, preferirebbero non avere a che fare con lei in quanto rappresentante dell&#8217;Ue. La sua conversazione con Edward Luce, editorialista e National Editor per gli Stati Uniti del Financial Times, nel corso della Lennart Meri Conference 2026, ha toccato Iran, Ucraina, rapporti transatlantici e sfida cinese. Il punto di partenza \u00e8 la crisi iraniana. Trump \u00e8 rientrato dal vertice con la Cina, Teheran ha rifiutato il quadro negoziale proposto dagli americani, e Israele preme per riprendere l&#8217;Operazione Epic Fury. Kallas ha delineato la posizione europea in tre fasi: cessazione delle ostilit\u00e0, riapertura dello Stretto di Hormuz, poi i negoziati sui temi pi\u00f9 difficili a partire dal nucleare. Ha per\u00f2 insistito su un punto che spesso viene trascurato nel dibattito pubblico occidentale: &#8220;Non dobbiamo tenere gli occhi fissi solo sul nucleare&#8221;, perch\u00e9 il programma missilistico iraniano, gli attacchi ibridi e il supporto militare a Mosca sono minacce altrettanto concrete per i Paesi vicini. Sul fronte economico, ha ricordato che la chiusura dello Stretto di Hormuz non \u00e8 una questione bilaterale tra Washington e Teheran: il 54% dei fertilizzanti destinati al Sudan transita da quel corridoio. Un&#8217;interruzione prolungata si tradurrebbe a breve termine nella mancata semina, e in una carestia in Africa nell&#8217;arco di un anno. Quanto all&#8217;opzione militare, Kallas ha argomentato che colpire le infrastrutture civili iraniane non risolve il problema dello Stretto (che rimane il principale strumento di pressione nelle mani di Teheran) e rischia anzi di rendere pi\u00f9 difficile qualsiasi soluzione diplomatica. Luce ha sollevato la questione dell&#8217;ostilit\u00e0 dell&#8217;amministrazione Trump verso l&#8217;Unione, esplicitata dal discorso di Vance a Monaco l&#8217;anno scorso: un\u2019infilata di accuse contro l\u2019Europa mentre Russia e Cina non venivano neanche menzionate. Kallas ha risposto con una domanda retorica: perch\u00e9 anche Pechino e Mosca mostrano la stessa ostilit\u00e0 verso le istituzioni europe? &#8220;Perch\u00e9 se restiamo uniti e operiamo insieme, siamo una potenza pari a loro. Invece, dal loro punto di vista, \u00e8 molto pi\u00f9 semplice trattare con Paesi molto pi\u00f9 piccoli&#8221;. Il rischio concreto, secondo Kallas, \u00e8 che alcuni Stati membri cedano alla logica bilaterale, accettando di fatto la tesi che i rapporti individuali con Washington valgano pi\u00f9 della coesione europea. Ha citato Paul-Henri Spaak: &#8220;In Europa ci sono solo due tipi di Paesi: quelli piccoli e quelli che non si sono ancora resi conto di esserlo&#8221;. Una citazione che usa spesso, ha ammesso, e che si applica oggi anche al contesto globale. Ha anche segnalato un dato di opinione pubblica: a ottobre 2025 (prima delle minacce sulla Groenlandia e prima di molti altri episodi) solo il 14% degli europei considerava gli Stati Uniti un alleato, contro il 42% degli americani che consideravano l&#8217;Europa tale. &#8220;Anche nei paesi europei che storicamente sono pi\u00f9 grati e pi\u00f9 pro-americani, le cose stanno cambiando&#8221;. Sulla guerra in Ucraina, Kallas ha tracciato la posizione europea. La Russia, a suo giudizio, non \u00e8 ancora arrivata al punto in cui sente la necessit\u00e0 reale di negoziare: ha puntato su Washington per ottenere quanto non ha conquistato sul campo, e fin qui la strategia non ha funzionato perch\u00e9 l&#8217;Ucraina ha retto. &#8220;Non possiamo essere noi a supplicare la Russia di parlarci&#8221;. Ha presentato due mesi fa, in sede di Consiglio Affari Esteri, una lista di concessioni che Mosca dovrebbe fare prima di qualsiasi accordo, tra cui elezioni libere in Russia. Ha riconosciuto che considera queste condizioni difficilmente realistiche nel breve termine, ma ha spiegato la logica: se una bozza di accordo impone obblighi all&#8217;Ucraina, deve imporli in modo speculare all&#8217;aggressore. Sulla posizione americana, Luce ha chiesto se la pressione su Kyiv ad abbandonare territori non ancora persi militarmente restasse il punto fermo di Washington. Kallas: &#8220;La posizione americana \u00e8 stata molto chiara a tutti. E la pressione esercitata sull&#8217;Ucraina per cedere territori che non ha nemmeno perso militarmente \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Perch\u00e9 sia cos\u00ec \u00e8 un&#8217;altra domanda, a cui non so rispondere\u201d. L&#8217;ultimo tema \u00e8 stato la sfida cinese, che Luce ha definito potenzialmente pi\u00f9 rilevante di tutto il resto sul lungo periodo. Kallas ha concordato, ed \u00e8 stata esplicita sull&#8217;insufficienza della risposta europea attuale. &#8220;Abbiamo una comprensione molto chiara della diagnosi, ma non c&#8217;\u00e8 accordo sulla cura&#8221;, ha detto. La metafora che ha usato \u00e8 quella medica: di fronte a una malattia seria si pu\u00f2 aumentare la morfina &#8211; i sussidi pubblici per rendere le imprese europee competitive contro il dumping cinese &#8211; oppure avviare la chemioterapia, ovvero usare gli strumenti di difesa commerciale disponibili, con il rischio di ritorsioni. &#8220;Alcuni Paesi preferiscono ancora la strada che non fa male nell&#8217;immediato. Ma prima o poi anche i Paesi ricchi esauriranno i soldi dei contribuenti, e il problema strutturale rester\u00e0&#8221;. Ogni riferimento alla Germania \u00e8 casuale? Ha citato anche il vertice Trump-Xi, riferendo le parole di un ministro degli Esteri asiatico: &#8220;Quando gli elefanti combattono, l&#8217;erba (tutti gli altri, ndr) viene calpestata. Ma \u00e8 ancora peggio quando gli elefanti si amano&#8221;, perch\u00e9 in un mondo G2, il resto non conta. Per Kallas, la risposta \u00e8 costruire una capacit\u00e0 europea autonoma in materia di difesa e di politica industriale. Il lavoro \u00e8 in corso, ha detto, con dodici partenariati di sicurezza e difesa gi\u00e0 attivi, l&#8217;ultimo con l&#8217;Australia. Ma i tempi restano incerti. (di Giorgio Rutelli)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(Adnkronos) &#8211; Kaja Kallas \u00e8 tornata a Tallinn nella veste di Alto rappresentante dell&#8217;Unione Europea per la politica&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":13884,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-495031","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/495031","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=495031"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/495031\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13884"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=495031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=495031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=495031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}